BEAUTY NEWS: Apritimoda! Il successo della prima edizione

C’è Maria che fa la sarta a Spoleto e che ha fatto il viaggio apposta per entrare nella sartoria dell’Alta Moda di Giorgio Armani, poco più in là una signora francese che insegna moda a Parigi e che a Milano nel week end ci è capitata quasi per caso, c’è Barbara che è direttore di un’importante agenzia di comunicazione a Milano, le signore della Milano bene accompagnate da amiche o dai mariti, ci sono gli studenti (tanti) delle varie scuola di moda e design di Milano che rimangono composti in fila per realizzare un sogno: quello di entrare negli atelier della moda italiana. Luoghi sacri, per qualcuno, ricchi di fascino per molti, in cui si confezionano, si studiano, si progettano, si pensano, si creano gli abiti di Giorgio Armani, Prada, Versace, Antonio Marras, Ermenegildo Zegna, Etro solo per fare qualche nome.

Un successo quello di Apritimoda l’iniziativa nata dalla giornalista Cinzia Sasso e dalla docente dell’Università degli studi di Milano, Maria Canella, grazie anche al supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, del Comune di Milano, della Camera Nazionale della Moda Italiana e di Altagamma, che per due giorni ha dato la possibilità a chiunque lo desiderasse di entrare a visitare i luoghi della moda. A bordo della nostra Maserati, sponsor d’eccezione, abbiamo iniziato il nostro tour da Antonio Marras, all’interno di quello che è molto più della sua bottega, come la chiama lui, ma un circolo come è stato ribattezzato e che lo stesso Marras racconta ai moltissimi ospiti che sabato mattina, nebbia a parte, hanno varcato il civico 8 di Cola di Rienzo per parlare con lo stilista sardo che ha immaginato un sorta di shooting in cui ci poteva provare gli abiti e farsi scattare delle foto da un fotografo professionista, dopo un accurato trucco e parrucco. Da lì alla volta di Ermenegildo Zegna dove all’interno del suo headquarter di via Savona si racconta con minuzia e dedizione la nascita di un abito: dalla materia prima, la lana, in cui il marchio eccelle, alla confezione finale. Ricchissimi di fascino i Laboratori alla Scala, un’imponente struttura di 20.000 metri quadrati, divisa in tre padiglioni intitolati al regista Luchino Visconti, allo scenografo Nicola Benois e al costumista Luigi Sapelli (nome d’arte Caramba), capace di ospitare la maggior parte delle lavorazioni artigianali degli allestimenti scenici: scenografia, scultura, termo-formatura, falegnameria, officina meccanica, assemblaggio scene, sartoria, elaborazione costumi, lavanderia. Uno spazio immenso dove oltre a essere custoditi più di 60.000 costumi di scena, sono ospitate le sale prova per il coro e uno spazio scenico per le prove di regia perfettamente corrispondente al palcoscenico del Piermarini. Da Giorgio Armani è un tuffo al cuore: nella sede di via Borgonuovo al civico 11, in quello che è Palazzo Orsini, dal cortile si sale al piano nobile in cui gli abiti di Alta Moda dello stilista si trovano esposti tra le numerose sale finemente decorate, tra cui lo spogliatoio a pianta ovale dotato di arredi ottocenteschi e soffitto affrescato da Andrea Appiani con il motivo Amore trionfante (1787). La musica classica di sottofondo e la bellezza degli abiti lascia i visitatori a bocca aperta, increduli di sì tanta bellezza. Poco più là un altro grande regalo al pubblico: la sartoria dove sarte esperte sono intente nel loro lavoro quotidiano, mentre il pubblico timidamente prova a fare qualche domanda. da Etro la collezione per la prossima stagione è tutta in esposizione come fosse il back stage della sfilata, i visitatori camminano nell’ampio spazio di via Spartaco e toccano con mano i tessuti, studiano gli schizzi che precedeno il disegno di un abito, ascoltano come nasce una collezione. Palazzo Versace è in via Gesù, via che deve il suo nome alla Casa di Francescane, un monastero con chiesetta annessa eretto originariamente all’angolo della contrada nella quale le monache esercitavano l’arte della spezieria. Questo suggestivo palazzo, non una semplice sede aziendale, ma piuttosto una casa-studio, nella quale lo stilista viveva e lavorava, coniugando così l’impostazione tradizionale della maison di moda di quegli anni con le moderne esigenze tecnico-produttive. Al primo piano dell’ala sinistra dell’edificio si trova tutt’oggi l’abitazione di Gianni Versace, i cui lavori di restauro sono stati a suo tempo curati dall’architetto Lorenzo Mongiardino, mentre il resto del palazzo ospita oggi parte degli uffici, nonché l’Atelier.