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February 26, 2017

Rainbow nelle sfumature del rosa o total black. Erica by Erika, nuova nata in casa Cromia non ha mezze misure. Merito della sua creatrice la talentuosa influencer Erika Boldrin. “Ho voluto cimentarmi come designer” dice la Boldrin, nuova it-girl del web e creatrice del blog Myfreechioice che 6 anni fa le ha permesso di lasciare un lavoro ben pagato in finanza per dedicarsi alla moda, la sua vera passione, “Quando Cromia mi ha chiamato per disegnare una borsa ero felicissima e sono andata a spulciare gli archivi del brand di pelletteria per scegliere il mio modello preferito”.

Caso della vita Erika ha scelto Erica, Boldrin infatti tra i vari accessori dell’archivio di Cromia si è imbattuta proprio nella storica pochette. “‘E’ stato amore a prima vista” dice la it-girl, “Le borse per me devono essere o piccolissime o enormi. Per questo ho scelto Erica perché è semplice e capiente. Ho voluto presentare solo due varianti colori: una più semplice nera e una coloratissima in tutte le nuances del pink e del viola…insomma un po’ come mi vesto io: semplice in jeans e maglioncino oppure da gran sera”.

“Il nuovo progetto Erica by Erika è stato davvero stimolante” ha detto Sergio Sciamanna, Amministratore Unico della Laipe Spa, società a cui Cromia fa capo, “Confrontarci con una influencer ci ha permesso di vedere i trend e la moda da un altro punto di vista”.

E se, grazie a questa partnership creativa, Boldrin ha scoperto di avere un talento come designer di moda “ Dopo le borse vorrei disegnare una collezione di lingerie super basica raffinata e confortevole”, ha detto l’influencer, Sciamanna ha confessato “Ci siamo confrontati partendo da un prodotto di collezione già esistente, il risultato è stato assolutamente innovativo e accattivante, non un semplice accessorio dunque, ma una borsa frizzante, carica di energia e di personalità, pensata sia per completare outfit più eccentrici sia per look più basici”

“Vorrei che la mia borsa fosse indossata da Olivia Palermo, Leandra Medine, Candela  e Gilda Ambrosio e ovviamente da Emanuelle Alt, una delle mie giornaliste preferite”, ha detto Erika.

E mentre aspettiamo di vederla sotto il braccio di chi detta le tendenze, almeno in fatto di street style, la maxi pochette Erica sarà venduta da oggi su Cromia.it e nelle boutique di Milano e Venezia. Aspiranti influencers siete state avvertite!

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February 26, 2017

Zara Larsson approda nel mondo della moda. E lo fa con un colosso del fast fashion. La cantautrice svedese, infatti, ha realizzato una capsule collection con H&M che sarà svelata il prossimo 17 marzo.

La collezione è stata annunciata come “divertente e perfetta per tutte le ragazze. Street e glamour”. “Non vedo l’ora di condividere con tutti il nostro lavoro”, ha commentato Zara.

I capi arriveranno negli store di tutto il mondo il 18 maggio.

Zara Larsson è sulla scena musicale svedese da quando nel 2008 ha vinto il talent show “Talang”, a soli 10 anni. Ad oggi ha all’attivo due album e 2,5 milioni di follower su Instagram. Nel 2016 è stata inserita tra i “30 Most Influential Teens” di Time Magazine.

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February 26, 2017

Sasha Pivovarova è nota per la sua bellezza statuaria e per le sue prestigiose cover e passerelle. Ma non tutti sono a conoscenza della sua grande passione per il disegno. Le opere della modella sono state pubblicate anche su Vogue Parigi ed esposte in una galleria della Ville Lumière. E oggi conquistano anche il mondo della moda.

Il brand Frame, infatti, ha deciso di lanciare una limited edition di denim decorata con le sue illustrazioni. Tra i capi giacche e pantaloni di jeans.

La collezione sarà in vendita in esclusiva presso il famoso department store Barneys e online su FRAME-STORE.com.

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Beauty news
February 26, 2017

Lady Diana l’amata principessa, ma anche l’icona di stile. A 20 anni dalla sua morte, Kensington Palace le rende omaggio con una mostra che celebra il suo stile. L’esposizione – che inaugura oggi a Londra – si intitola Diana: her fashion story e racconta la storia di Lady D attraverso i suoi abiti.

Tra i capi in mostra, l’elegante long dress a sirena che indossò alla Casa Bianca nel 1985, e con il quale si lanciò in pista tra le braccia di John Travolta, il tailleur rosso con i bottoni gold che sfoggiò con una handbag di Dior nel 1996 a Londra, e una serie di preziosissimi long dress da grande soirée.

“Aveva una gran fiducia in se stessa, e lo comunicava in maniera intelligente attraverso i suoi abiti”, ha dichiarato il direttore dell’esposizione Eleri Lynn.

La mostra sarà on view per tutto il 2017.

Guardate la gallery di stile dedicata a Lady Diana.

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Beauty news
February 26, 2017
performs during the 2011 Victoria's Secret Fashion Show at the Lexington Avenue Armory on November 9, 2011 in New York City.

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Secondo quanto riportato da TMZ, Kanye West starebbe per lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale in ambito cosmetico. Una vera e propria linea beauty (make-up, profumi e lozioni per il corpo) chiamata Donda in tributo alla madre scomparsa nel 2007.

Già a febbraio dello scorso anno il rapper aveva annunciato ai suoi 27 milioni di follower su Twitter il progetto, che però ancora non comprendeva una sezione beauty.

 

 

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Beauty news
February 26, 2017

Si è svolto ieri sera al club Plastic di Milano il party esclusivo organizzato da Moschino in collaborazione con Tempo. L’evento ha celebrato la nuova limited edition degli iconici box di fazzoletti che riprendono alcune delle stampe più famose del brand di moda: il teddy bear, le nuvole, i fiori.

All’evento hanno partecipato anche, tra i tanti, le modelle Winnie Harlow, Jasmine Sanders e Lottie Moss, l’artista Maurizio Cattelan, Arisa, Jack Savoretti e Giorgio Pasotti, che hanno assistito alla performance dell’inarrestabile Justine Skye e di DJ Storm.

Prima di tornare a casa, però, tutti si sono concessi un momento di totale relax sul maxi letto TempoxMoschino, circondati da box e cuscini, per scattare l’immancabile foto ricordo.

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February 26, 2017

È il volto della fragranza Gucci Guilty e l’altra sera era tra gli ospiti dell’esclusivo e blindatissimo party che la maison di moda ha organizzato per la Milano Fashion Week. E oggi, Jared Leto è al centro di un gossip che lo vuole prossimo a una collaborazione con Alessandro Michele, direttore creativo del marchio.

Pare infatti che la star stia realizzando il suo primo film, una pellicola ambientata negli anni ’70. E secondo WWD starebbe pensando di coinvolgere lo stilista come costume designer.

“Ho un progetto segreto e ne sto discutendo con Alessandro Michele”, ha rivelato Jared al magazine subito dopo la sfilata di Gucci. Sarebbe bellissimo riuscire a collaborare con lui”.

Per il momento non è stato svelato altro. Ma viste le personalità coinvolte, siamo certi che il risultato sarà molto interessante.

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February 26, 2017

É scomparso oggi 24 febbraio 2017 il fotografo trentenne Ren Hang, una delle voci più interessanti del panorama della fotografia contemporanea. Nè dà notizia l’editore e amico Pierre Bessard. Lo ricordiamo con questo articolo, pubblicato in occasione dell’inaugurazione della mostra Ren Hang. Naked/Nude, tuttóra in corso al Foam di Amsterdam.

People come into this world naked and I consider naked bodies to be people’s original, authentic look. I feel the real existence of people through their naked bodies” Ren Hang

Nel volume intitolato Ren Hang, recentemente pubblicato da Taschen e curato dalla scrittrice, storica ed editrice di magazine pornografici Dian Hanson, compare questa affermazione del giovane artista cinese stampata su un foglio rosso che, essendo slegato dal libro, può essere appeso ovunque lo si desideri, come una sorta di memento per ricordarci delle potenzialità espressive e comunicative del nostro corpo.

Tale affermazione-manifesto racchiude in sé l’essenza dell’opera di Ren Hang, fungendo da chiave di accesso fondamentale per decifrare la figura enigmatica del timido poeta e fotografo cinese dal carattere anodino, che alle interviste risponde in maniera elusiva e talvolta spiazzante. Un artista sempre più noto al grande pubblico per la prolifica produzione di editoriali di moda, libri e mostre in tutto il mondo.

Ren Hang impara a utilizzare la macchina fotografica da autodidatta, fotografa perché questo lo rende felice (a differenza degli studi di marketing affrontati all’università), non pianifica i propri scatti ma asseconda le numerose idee che affollano la sua mente, coinvolge gli amici come soggetti e si considera soddisfatto quando si diverte assieme ai propri modelli. Poco importa se l’immagine ottenuta è quella giusta. Come afferma l’artista: “I’m most happy and excited when I’m shooting. It makes me feel a strong sense of existence. The inverse is true too. When my sense of existence is strong I feel most happy and excited”.

La nudità è il fulcro della sua ricerca artistica, ciò che lo interessa maggiormente e lo ossessiona, e, in parte, ciò che rende le sue fotografie così famose in tutto il mondo e controverse in Cina, dove la libertà creativa è fortemente limitata a causa della repressiva censura vigente. Se si considera che le immagini pornografiche sono bandite, si comprende facilmente come il contesto culturale e politico in cui agisce Ren Hang sia un campo minato in cui ogni set fotografico può essere interrotto, ogni mostra può essere smantellata dall’arrivo della polizia. L’artista, a tal proposito, ha specificato di non considerare il proprio lavoro come tabù, di non trasgredire intenzionalmente, ma di limitarsi a fare ciò che gli piace. Forse il suo impegno non è dichiarato ma senza dubbio le sue immagini sfidano i codici morali cinesi e il suo lavoro è stato esposto nella discussa mostra collettiva FUCK OFF 2 (2013, Groninger Museum, Paesi Bassi), curata da Ai Weiwei, Feng Boyi, Mark Wilson.

Nonostante l’incisività e la schiettezza con cui l’autore fotografa organi sessuali, orifizi, sofisticate composizioni di corpi voluttuosi e pose esplicitamente erotiche, che rimandano al sadomasochismo e al feticismo, le sue immagini risultano permeate da un senso di mistero e da una purezza formale tali da apparire poetiche e, per certi versi, melanconiche. Sgraziato, innocente, feroce e delicato, l’universo di Ren è ricco di sfumature e di contrasti che, anziché collidere tra loro, si amalgamano  felicemente, trasformando gli esili corpi glabri di giovani modelli tutti simili tra loro -pelle candida, capelli neri, rossetto rosso, unghie smaltate, nel caso delle ragazze- in forme scultoree definite dove il genere non ha motivo d’importanza. Come ha candidamente ammesso l’autore: “Il genere […] per me è importante solo quando faccio sesso”. Che il contesto sia una stanza di piccole dimensioni, la natura rigogliosa o il tetto di un grattacielo, non muta l’intensità con la quale viene esaltata la bellezza della giovinezza, l’istintività e spontaneità dei corpi in movimento.

Fino al 12 aprile il Foam di Amsterdam, una tra le istituzioni più attente, in campo europeo, alle ricerche fotografiche d’avanguardia, dedica al fotografo l’esposizione Naked/Nude presso Foam 3h, lo spazio del museo riservato a giovani artisti nazionali ed internazionali capaci di sperimentare e spingere la fotografia ai propri limiti. La mostra, realizzata in collaborazione con la galleria STIEGLITZ 19 di Anversa, è il risultato della vittoria, da parte di Ren Hang, dell’ Outset | Unseen Exhibition Fund, una partnership annuale tra il festival di Unseen e Outset Netherlands che consiste nel procurare uno spazio istituzionale ad un talento emergente della fotografia contemporanea. L’anno scorso la giuria ha scelto l’artista cinese, tra i numerosi autori esposti ad Unseen Photo Fair, perché “Employing the language of fashion photography, Ren Hang’s irreverent and playfully sexual compositions create new sculptural forms using the body. The curatorial committee are impressed by the consistent quality and sophistication across his practice and within each image.” 

Foam 3h

Ren Hang Naked/Nude

27 gennaio-12 marzo

Foam – Keizersgracht 609

1017 DS Amsterdam

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Beauty news
February 26, 2017

Si è tenuto ieri nella splendida cornice di Palazzo Morando il talk #untaggable PHOTO VOGUErs, un incontro ai vertici della creatività visionaria organizzato da Audi, da tempo a fianco di Vogue Italia nella promozione del talento e dell’innovazione, come ha sottolineato Emanuele Farneti, Direttore di Vogue Italia: «Puntare sui giovani è il motore della relazione nata tra Vogue Italia e Audi, diversi anni fa. Il supporto alla creatività, la ricercatezza di personaggi #untaggable e la stessa visione di stile ed eleganza sono elementi che alimentano quotidianamente non solo questo progetto, ma l’essenza di entrambi i brandı».

Riccardo Conti ha dialogato con Alessia Glaviano, Senior Photo Editor di Vogue Italia e L’Uomo Vogue, e sei fotografi selezionati dalla redazione di Vogue Italia, tra gli oltre 130.000 utenti del canale PhotoVogue – Turkina Faso, Alexandra Von Fuerst, Loreen Hinz, Scandebergs (duo formato da Alberto Albanese e Stefano Colombini) e Dagmar Van Weeghel. Un talk aperto al pubblico che ha fatto riflettere sul lavoro di fotografi impossibili da etichettare, capaci di muoversi con disinvoltura tra moda, arte e design, e di creare opere “ibride” nelle quali il concetto di bellezza acquista ogni volta un significato diverso. Perché costantemente messo in discussione, stravolto e ricomposto. Per questo indefinibile, inclassificabile, inimitabile: #untaggable.

«La presenza di Audi in questo evento di talenti italiani e internazionali emergenti selezionati da Vogue Italia sottolinea l’obiettivo della Marca dei quattro anelli, di ribadire in modo concreto la propria attenzione al design e ai nuovi trend, e di essere protagonista di un evento in cui avanguardia, creatività e stile si fondono in un contesto unico» Massimo Faraò, Direttore Marketing Audi Italia

 

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Beauty news
February 26, 2017

L’ultimo episodio di The O.C. è stato trasmesso negli States dieci anni fa. La serie tv creata da Josh Schwartz è stata un vero e proprio fenomeno culturale sin dalla sua primissima stagione, facendo registrare a Fox ascolti impressionanti e aprendo la strada a una lunga serie di teen-drama per il piccolo schermo.

The O.C. ha anche lanciato le carriere di molti attori. Oltre ai quattro giovani protagonisti (Benjamin McKenzie, Mischa Barton, Rachel Bilson e Adam Brody), qui hanno fatto le loro prime apparizioni anche diverse star del cinema di oggi come Amber Heard, Olivia Wilde e Chris Pratt. Eccovi un piccolo recap per rispolverare la memoria.

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February 26, 2017

Focus on: accessori e dettagli. Con tanto di scarpe, borse, gioielli, occhiali da sole, cappelli. Nella gallery troverete i fashion items di tendenza visti durante le sfilate della Milano Fashion Week Autunno Inverno 2017-18.

Saranno di moda le décolleté, i mocassini o gli stivali? Maxi bag o le versione mini? Tantissime varianti per ogni modello, dalle trame alle texture, ai colori, per esprimere il proprio stile.

Vedrete come ogni accessorio o tessuto è stato elaborato con minuziosi dettagli che mostrano il valore  del Made in Italy, tra artigianalità e  creatività.

Guarda anche qui:
Diario Milano Fashion Week
Milano Fashion Week: moda street style

L'articolo Milano Fashion Week: accessori moda Autunno Inverno 2017 2018 sembra essere il primo su Vogue.it.



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Beauty news
February 26, 2017

Back to the green: ritrovare ritmi più vicini alla natura e ridare spazio al tempo del gioco, della meraviglia e della scoperta. Questo il filo conduttore del servizio che potete sfogliare qui sopra, che mette al centro l’ispirazione gipsy-style per uno mood che gioca con accostamenti insoliti e mescola stampe millerighe a fantasie flower power. Tutto nel segno di un nuovo concetto di slow life.

Per sottolineare la nuova prospettiva, che ci riporta a contatto con la natura, sul filo di una mission ecologica, abbiamo scelto una location piena di fascino, la Riserva Naturale di Torre Guaceto, nel Salento: un tratto di costa, lungo sei chilometri, con paesaggi dai forti caratteri mediterranei, che dal mare scivola oltre le dune, attraverso la macchia mediterranea e le paludi, fino ad un uliveto secolare. Il suo fascino sta anche nel fatto che ogni forma e colore del Parco è voluta e modellata dal mare. Qui, colore, gioco e voglia di libertà hanno trovato la loro dimensione ideale!

 

Foto di Marco Tassinari.

Stylist Georgia Tal.

Grooming Antonella Gaglio@Close Up.

Si ringrazia il Centro Equitazione Altosalento.

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February 26, 2017

L’amministrazione Trump sta diventando preoccupantemente prevedibile. Dopo le dichiarazioni misogine, dopo il muro, dopo il Muslim ban, ora il discusso neo-Potus sembra aver intenzione di seguire l’ennesimo “diktat” della politica alt-right: l’omofobia.

Non è dato sapere per qualche ragione il presidente l’abbia fatto, ma quel che è certo che l’amministrazione Trump ha revocato le linee guida del governo Obama che consentivano agli studenti trans di usare i bagni pubblici che sentivano “aderenti” al proprio genere sessuale. Una scelta che arriva in maniera del tutto inaspettata visto che, come riporta correttamente People, Trump aveva al tempo difeso tale linea guida in campagna elettorale a fronte della medesima decisione presa oggi dalla sua amministrazione ma ai tempi attuata dal North Carolina.

Il North Carolina ha fatto qualcosa di veramente pesante. E pagheranno un caro prezzo” aveva detto allora il “concorrente” alla Casa Bianca. La decisione di Trump ha lasciato spiazzati tutti, compresi gli attivisti per i diritti repubblicani il cui volto più noto è quello di Caitlyn Jenner che ha commentato la decisione con un video postato su Twitter in cui la parola chiave è “disastro”.

E intanto Beyoncé ha già espresso la sua solidarietà unendosi insieme a un gruppo di altre celebrities sotto l’hashtag #protecttransyouth condividendo anche il link di GLSEN organizzazione che si occupa di creare scuole sicure per tutti i bambini indipendentemente dall’orientamento sessuale e dell’identità sessuale. Speriamo che questo non sia che un grande, enorme, passo falso che l’amministrazione Trump avrà cura di “aggiustare” il prima possibile.

 

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February 26, 2017

Il timore che ha serpeggiato tra i fan di Beyoncé fin dall’annuncio della sua duplice gravidanza ha preso definitivamente corpo. Queen Bee ha infatti annunciato che la sua attesa performance come headliner al Coachella non s’ha più da fare. D’altro canto, non ci si poteva aspettare niente di davvero diverso: già l’esibizione ai Grammys rientrava nel concetto di “pazza idea” e anche in quel contesto c’era chi si stava domandando se davvero l’inossidabile Beyoncé avrebbe tenuto fede ai suoi impegni.

Cosa puntualmente verificatesi con una delle esibizioni che hanno scolpito, per emotività, messaggio e coreografia, la storia dei premi delle sette note. La notizia della defezione è stata data dagli stessi organizzatori del festival che hanno assicurato che Mrs Knowles sarà headliner nel 2018. Non è ancora stato annunciato il sostituto”ma una cosa è certa: a Coachella avranno di che pensare per trovare una star di uguale levatura. Secondo voi chi sarà l’artista designato? Intanto, inattesa della nuova edizione, rivivete con noi nella nostra gallery il Coachella del 2016.

 

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February 26, 2017

Avete una passione per lo Yoga? Potete condividerla con i vostri figli! Le tecniche, se condivise nella maniera giusta, possono essere un utile strumento di crescita. Concentrazione, calma, sicurezza sono tra i benefici che la pratica regala ai più piccoli. Un buon punto di riferimento è l’Associazione Italiana Yoga per i Bambini, che propone un metodo speciale, Gioca Yoga. Ne parliamo (insieme a molto altro) con la fondatrice, Lorena Pajalunga.

  • come si svolge una lezione di Gioca Yoga?
 Gioca Yoga si fonda sugli antichissimi insegnamenti dello Yoga tradizionale di Patanjali, proponendolo ai bambini in maniera divertente e “contemporanea”. Iniziamo con un momento di saluto di gruppo, un vero e proprio rituale che sancisce l’inizio della lezione, per proseguire con la condivisione di esperienze positive che i bambini hanno vissuto durante la giornata. Qui si impara l’importanza della condivisione, dell’ascolto e, soprattutto, la consapevolezza che ogni giorno succede qualcosa di bello e positivo. Passiamo poi ad una parte più ludica dove vengono insegnati gli asana, cioè le posizioni e le tecniche tradizionali tramite il racconto di storie e miti, oppure tramite attività studiate ad-hoc che dipendono molto dall’età del gruppo (per esempio proponiamo il gioco “Percorso dei Guerrieri” per i ragazzi 9-12 anni dove imparano le posizioni tramite racconti di guerrieri mitologici). La lezione finisce poi con piccole meditazioni o rilassamenti, e con un rituale di chiusura finale.
  • quali sono i benefici psicofisici della pratica per i bambini?
 Lo yoga è una proposta di educazione globale che arricchisce e che valorizza le potenzialità dei bambini e dei ragazzi, uno strumento per affrontare al meglio la vita di tutti i giorni,  dando il nostro contributo per crescere futuri adulti equilibrati e consapevoli. La pratica aiuta a sviluppare la consapevolezza e l’ascolto di sé, aumentando la fiducia in se stessi, divenendo coscienti delle proprie emozioni, ma anche migliorando la concentrazione e la calma. Mi ricordo in particolare una mamma che ci raccontava che il figlio, un mio allievo di Giocayoga, in macchina andando a scuola prima di un’importante interrogazione, sedeva sul sedile posteriore facendo esercizi di respirazione per trovare la sicurezza e la concentrazione che gli avrebbero consentito di affrontare più serenamente quel momento di forte stress.
  • quali i vantaggi nella relazione tra mamma e bambino?
 Gioca Yoga si basa principalmente sull’osservazione reciproca. Durante la fascia d’età 2 – 4 anni i bambini e le mamme partecipano insieme alle attività ed alle pratiche proposte durante la lezione. Il tutto è basato sul conoscere l’altro e rispondere ai suoi segnali, semplicemente giocando. Il vantaggio è quindi la creazione di una sintonia che la coppia si porterà lungo tutta la vita.
  • quale l’età giusta per iniziare?
 AIYB propone il corso Baby OM per  mamme con i loro bambini a partire dai 3 mesi di vita (fino ai 24 mesi) per mantenere viva la simbiosi della gravidanza. Gioca Yoga è studiato invece per bambini dai 2 ai 14 anni, con attività differenti o modulate secondo la fascia di età. Il periodo migliore per iniziare a praticare? Prima possibile!

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February 26, 2017

Ukrainian Fashion Week: si è celebrato quest’anno il ventesimo anniversario con un panel di nomi forti nel panorama della moda est europea e nuove scoperte. I veri protagonisti della manifestazione sono stati di sicuro i giovani talenti che hanno portato in passerella collezioni connotate da un forte stimolo sportivo, in perfetto trend con la moda che detta stile in tutta Europa. Dal taglio maschile al formale rivisitato, sempre presente qua e là. Sono le proporzioni esagerate a guidare, oltre alla mescolanza dei tessuti, alle stampe e le applicazioni e a una vena artistica, dove la pittura del ‘600 e quella contemporanea si fanno abito.

A proporre una donna dall’animo casual che s’ispira al guardaroba di lui, senza rinunciare ai tocchi di colore per capospalla scivolati e alle maxi righe è Poustovit. Uno street style rivisitato che vede capi a peso leggero, come maxi-shirt, tute doppiopetto e tubini svasati sempre abbinati a calzini con slogan in cirillico e anfibi tipici dello stile di strada.

Cento per cento ispirata al mondo streetwear, con un focus su capispalla oversize è la collezione firmata Ludmilla Kislenko nella quale troviamo il piumino che, declinato in tutte le sue sfaccettature, diventa protagonista assoluto della passerella, disegnando silhouette dai volumi tridimensionali, destrutturati e geometrici.

Colori accesi e mescolanza tra tessuti tecnici e classici sono i denominatori comuni della collezione di Nadia Yurkiv in cui il riferimento agli abiti da lavoro è il filo conduttore: tagli netti e dettagli asimmetrici che osano senza eccessi. Nadia, già vincitrice del concorso Be Next, ha sfilato per la prima volta con una collezione versatile in cui spicca una stampa ispirata al cielo di Kiev che campeggia su una salopette dalla scollatura a doppia punta.

Distinto sempre da un tocco workwear è anche il brand Laksmi, disegnato da Maryana Steshenko, che rivisita in chiave classica tute intere a tinta unita contraddistinte da revers tipici del blazer da uomo e asimmetrici vestitini in denim, tessuto chiave anche della collezione di Bobkova, una maison che punta tutto sulla qualità e con un seguito di follower locali e non, di tutto rispetto. Il look è fatto di sovrapposizioni in denim, applicazioni sovrapposte, tinteggiato, stropicciato e sfilacciato. Una parte della collezione include anche una capsule realizzata con un motivo grafico stampato e lavorato in 3d su seta, per abiti e caftani.

Contradditorio e affascinante è lo stile di Frolov, vero protagonista di tutta la fashion week, che vanta tra i suoi cultori dello stile anche la popstar Rihanna. Tra sacro e profano, in un setting da chiesa blasfema e cori sacri, il designer Ivan Frolov abbina pizzi dai colori accesi a maxi felpe con dettagli a contrasto, e tracce di glitter. A rubare la scena sono le uscite da sera in lurex coordinate con capispalla in velluto e tessuto tecnico, abiti in pelle con dettagli bondage a contrasto, con una parata di seta cangiante dedicata a lui.

Un remix di linee, geometrie e tessuti a contrasto, come cinture in stile obi giapponese o maxi inserti di tartan, si trova nella collezione firmata Ostel, dove è proprio il patchwork, che trasforma i capi, il fil rouge di tutta la collezione. Chi l’ha detto che una sciarpa a frange in lana non possa diventare parte integrante del cappotto?

La contaminazione proveniente dal mondo dello sport anni settanta è distintivo anche nella collezione firmata Jean Gritsfeld, il quale rivede e corregge gli outfit formali, sia per lui che per lei, per farli diventare tute grintose, con inserti glitter a contrasto per look ibridi tra la palestra (da boxe) e il “formal attire”. A portare una ventata di vivaci cromie è anche Kass che porta in passerella il rosa in tutte le sue sfumature, elementi grafici come graffiti dalla mano infantile sono ripetuti su abiti e capispalla dalle architetture scomposte.

In controtendenza sono i brand Bevza e Lake Studio, due nomi chiave del panorama ucraino, conosciuti per linee eleganti dal tocco bohemienne. Bevza torna alle stampe e alle spalline creando un look in perfetto stile anni 80, con maxi spalle ma punto vita stretto, introducendo una serie di motivi ripresi dai grandi pittori ucraini in partnership con il centro nazionale di cultura popolare “Ivan Honchar Museum” e Vogue Ucraina. Mentre nella collezione Lake Studio, si oscilla tra monocolore e stampe batik, giacche couture che rimandano a Monsieur Dior ed ensemble camicia e tubino in pieno revival anni ’40, secondo la cifra stilistica di una maison che narra da sempre di una femminilità raccolta e discreta, colta e raffinata.
Tra Caravaggio e lo snowboard ha sfilato l’uomo di Sasha Kanevski. Sasha, uno dei più promettenti designer del panorama, ha presentato una collezione di piumini oversize con stampe seicentesche e pantaloni duvet in combinato, con un’alternanza di tute da lavoro in cordura e denim, cappe e trench con revers in pelliccia, che si incontrano con total look in felpa.

L’emergente Diphylleia ha partecipato per la prima volta all’Ukrainian Fashion week con una performance, dove outfit ricoperti da un lenzuolo bianco, sono pensati per essere combinati in diversi modi: la camicia abito che si annoda e diventa top, l’abito che si scompone e diventa sottoveste e camicia.

Per concludere, la fashion week ucraina volerà presto anche a Londra, in occasione della London Fashion Week per entrare nel cuore dell’Europa e far conoscere i suoi talenti a livello internazionale.

di Giorgia Cantarini

L'articolo Il talento che viene dal freddo: Ukrainian Fashion Week Report sembra essere il primo su Vogue.it.



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Beauty news
February 26, 2017

braveDiventare direttore creativo di un marchio per rilanciarlo non significa solo disegnare collezioni e creare oggetti. Vuol dire prendersene cura, e inventare un nuovo universo di senso – di riferimenti estetici, artistici e culturali – riformulando il passato. Operazione complessa, che nel gioco della moda mette in campo arte e alto artigianato, e nel caso specifico dello storico marchio Loewe due caratteri nazionali – spagnolo e britannico – facendoli convergere in una combinazione nuova. Questo il compito non facile del nordirlandese Jonathan Anderson, che racconta: «Spero che abiti, accessori e oggetti che le persone vedono oggi nelle nostre boutique siano esattamente quello che vorrebbero che Loewe fosse ». Una missione, questa, quasi una magia che Anderson ha portato avanti cominciando a occuparsi del brand nei minimi dettagli. «Volevo che crescesse, che fosse moderno. Così ho cominciato col cambiare espositori e appendiabiti, poi i negozi e via via tutto il resto.

Loewe ha 170 anni, ma non per questo deve diventare un museo. La sfida è stata proporre un progetto in cui la revisione estetica e l’heritage non entrassero in collisione tra loro». Una scelta guidata anche dalla convinzione che, per non essere divorata dall’incessante turn over dei social network, la moda debba vivere anche fuori dal mondo digitale, offrendo un’alternativa “reale”, concreta e culturalmente rilevante. Per questo la filosofia Anderson/Loewe non è improntata solo al prodotto, ma alla costruzione di una visione in grado di lasciare un segno, che ora si rispecchia nel volume intitolato “Loewe”. Un libro che è stato una rivelazione anche per Anderson: «Quando sono arrivato ho preso decisioni radicali, ma durante l’editing del volume, con l’esperto di moda e di editoria Luis Venegas, mi sono reso conto che diversità e ricchezza di ispirazioni, passato, presente e futuro, erano già tutti qui.

Vogue Italia, febbraio 2017, n.798, pag.124

L'articolo Loewe di Jonathan Anderson sembra essere il primo su Vogue.it.



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February 26, 2017

A distanza di 4 anni da Evans, il jazzista romano Antonio Faraò torna con Eklektik, nuova fatica incisa per Warner Music. A questi dati essenziali aggiungete anche il numero dei brani della tracklist, dodici, e la lista di collaboratori con nomi quali Snoop Dogg, Manù Katché, Marcus Miller e Robert Davi.

Diciamo così perché Eklektik è un album in cui le certezze non esistono ma tutto è diffuso, liquido, consistente ma inafferrabile. Un album strabordante, potremmo dire, o, ancora meglio, “esondante”. Come un flusso che attraversa il globo, sopra e sottoterra, divenendo fiume, torrente e corrente marina, Eklektik raccoglie in sé sapori, storie, calore e influenze di ogni luogo che attraversa. Dodici tracce che si spingono in spazi e tempi diversi, unendo stili musicali, tempi pari e dispari, sonorità vintage (come nel brano Motion), per un’opera che non teme la contaminazione ma che, al contrario, se ne fa coraggiosa ambasciatrice.

Chiave di volta di tutta l’architettura musicale eretta dal jazzista Faraò è una concreta e onesta accessibilità che permette vari piani di lettura e conoscenza: la lettura di Eklektik non è univoca ma univoco è il desiderio espresso da Faraò di “invogliare tale lettura”. Eklektik è un album che si mostra e si dimostra in molteplici visioni: non una sala degli specchi multiforme dove gli spazi sono illusioni, ma una vera una struttura solida, architettonicamente perfetta e vivibile nella sua complessità. Potremmo quasi spingerci a pensare a un passo avanti e a una ridefinizione del concetto di fusion, laddove non si parla più di una collimazione di influenze quanto più a una simbiotica unione indivisibile nelle sue singole parti.

Eklektik, in uscita il 3 marzo, sarà presentato a Milano il 2 marzo presso l’Associazione Musicale Masada. Una serata che anticipa anche l’uscita, a marzo, delle serie di documentari per Sky Arte HD sui protagonisti del jazz realizzati da Faraò e Isabella Ferrari. Ecco la nostra intervista al jazzista in cui abbiamo provato ad addentrarci il più possibile all’interno del mondo di Eklektik.

 

Iniziamo con la domanda più difficile di tutte: cos’è jazz oggi e cosa non lo è?
“Il jazz è la musica più influenzata del mondo, (passato, presente, futuro). il rischio èquando si definisce jazz, come spesso accade oggi, un genere completamente diverso che al contrario quando questo viene integrato in questa musica diventa parte di essa arricchendola e creando qualcosa di nuovo.

Il jazz è da sempre la lingua della contaminazione di culture e di generi, tema questo che in questi giorni sta diventando di drammatica attualità: la musica può (o deve) ritrovare il suo ruolo di unione oltre i confini?
“Le contaminazioni di diverse culture non possono altro che portare innovazioni specialmente in campo artistico, il jazz non sarebbe cosi’ affascinante se non avesse queste caratteristiche, è necessario per non dire obbligatorio sconfinare… solo in questo modo si riesce a creare nuove sonorità e nuove tendenze.”

Ascoltando Eklektik si ha la sensazione che l’album viaggi tanto nello spazio (con influenze e commistioni, direi sapori diversi) quanto nel tempo, con l’utilizzo di sonorità anche vintage (penso a Motion). A questo punto la domanda è d’obbligo: da dove arriva e dove va questo album?
“Quando ho composto Motion ho pensato alla batteria di Mike Clark, batterista degli Headhunters di Herbie Hancock, gruppo degli anni 70. Quindi la scelta di alcuni suoni è stata una scelta ponderata. In questo senso il Eklektik arriva da ovunque e va ovunque: è un album che abbraccia diverse situazioni. Cosa che è anche una caratteristica del jazz stesso”.

In alcune tracce di Eklektik abbiamo percepito un forte impulso immaginifico inteso proprio come capacità della musica di tracciare sulla tela dei panorami e delle immagini. Ci permetta il paragone con Les Estampes di Debussy. Quali sono le immagini che secondo te Eklektik fotografa e dipinge?
“La cultura visiva e l’immaginazione è una dote di famiglia visto che mia madre era una grande pittrice. Un brano come Quiet, ad esempio, è un viaggio in automobile. Una successione di panorami e situazioni. Ma Eklektik non è sempre legato per forza a un’immagine ma spazia ai profumi, ai sapori o, per essere più precisi, alle esperienze”.
Permettici una piccola provocazione. Eklektic ha l’innegabile pregio dell’accessibilità cosa che, in un certo jazz proteso verso l’intellettualismo e la ricerca che sfiora la musica colta contemporanea. Quanto è importante arrivare a tutti?
“L’idea era proprio quella di unire accessibilità a complessità. Se tu ascolti gli assoli ritornano al mondo del jazz classico. È una sorta di provocazione: io entro in una serie di mondo musicali, spesso lontani anche dall’universo del jazz, lasciando però in ognuno di essi la mia firma anche grazie all’improvvisazione”.
Ogni tuo album nasce da un’attenta riflessione su cosa vuoi comunicare: qual è il messaggio contenuto nel tuo nuovo lavoro?
“A differenza dei miei precedenti album questo mira a una sonorità decisamente più elettrica, il messaggio è che artisticamente e umanamente non bisogna porre limiti, distanze o differenze, infatti le differenze fondendosi creano qualcosa di originale e innovativo, per questo è necessario vedere le cose in modo “eclettico”…”

Sempre in merito al rapporto tra comunicazione e improvvisazione, tra premeditazione e impulso, Boundaries (l’album precedente) aveva una buona quantità di improvvisazione: come si sposa tutto questo con la meditazione e sedimentazione che c’è dietro a ogni tuo lavoro?
“Il concetto di Boundaries non era molto lontano da questo mio nuovo lavoro a parte la struttura dei brani e la sonorità decisamente più acustica. In questo nuovo progetto ho dato più spazio alle melodie e alle strutture, dedicando volutamente spazi più ridotti all’improvvisazione, ma non per questo di meno impatto o intensità, diciamo che i soli sono in generale più concentrati, mantenendo il suono dominante del pianoforte acustico e del Fender Rhodes.“

L’album è stato anticipato da un brano in forte stile R’n B, quasi nu-jazz (penso alla scuola berlinese dei Jazzanova): come mai questa scelta? E come è nata la collaborazione con Snoop Dogg?
“Ho scritto questo brano con una concezione molto black, confrontandomi poi con Dario Rosciglione che ha suonato, collaborato nel disco e in questo brano, mi suggerii il nome di Snoop Dogg… In effetti era perfetto per lui tanto che decisi di contattarlo, il brano gli piacque tantissimo e da li a poco fu realizzato”
Qual è il tuo rapporto con lo strumento che suoni? Come ti approcci a esso?
“Il mio rapporto col pianoforte non èmai cambiato, studio regolarmente, compongo e adoro trasmettere emozioni ai miei concerti ma devo dire che ne ricevo altrettante… diciamo che lo vivo costantemente.”

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Beauty news
February 26, 2017

Ribaltiamo per una volta – o una volta per tutte, no? – la ricerca dell’inedito interstiziale, le nicchie della nicchia, l’ossessione per le “perle nascoste”. O, meglio, nobilitiamone la dignità dei frammenti, senza però tracciare rotte periferiche e fini a sé. Ogni grande città si presta (e invita) a farlo, Los Angeles meglio di molte altre. Coi suoi quattro milioni di residenti – così pochi? Yep – che nelle aree urbane e metropolitane che la comprendono si moltiplicano, rispettivamente, per quattro (ah, ok) e per cinque (wow) – è la seconda degli Stati Uniti. Partiamo allora dal mainstream che più iconic non si può: gli Oscar dell’Academy (siamo all’edizione #89) e il tempio di quel culto: i 3333 posti (imbucato in più, forfait in meno) davanti ai quali le statuette vengono consegnate, i simulacri branditi e gli scintillii twittati. E da lì tracciamo un percorso con snodi dada: loghi nei luoghi, spunti per appunti. Senza andare lontano ma restando in zona tappeto rosso, con una puntata a Donwtown.

Oggi si chiama Dolby Theatre e da quindici anni è qui che la cerimonia si officia, dentro all’Hollywood and Highland Center. È stato per qualche mese il Kodak Theatre e porta la firma di David Rockwell (quello dei Nobu di Las Vegas e di Miami, stellari e stellati). Il vicino Chinese Theatre esiste da novant’anni esatti, anch’esso ha incollato e rimosso etichette su insegne e carta intestata: Graumann’s, poi Mann’s e oggi TCL, multinazionale cinese di hi-tech e dintorni. Quasi a sublimare il rito provvisorio nel mito radicato, mette in bella mostra duecento segni: impronte di mani, autografi & co. È del resto una porzione della Walk of Fame: per lo “starfinder” cliccare qui, per sapere quali saranno le prossime aggiunte bisogna aspettare giugno, è in quel mese che la commissione cittadina si riunisce per decidere a chi concedere l’omaggio calpestabile in ottone e terrazzo (sic), amalgama di granito e marmi. Sono una ventina l’anno, tutte celebrities in vita. Più una postuma, purché defunta da almeno cinque anni.

Con una visita-maratona agli Universal Studios – troppo breve per dire basta, troppo lunga per non sfinirsi – ci si potrebbe dire soddisfatti dell’esordio in 35mm. Facciamo invece pochi passi dal perno di partenza, la fermata della metropolitana Hollywood & Higlhand. Risalendo North Higlhand avenue per un po’ ci si muove verso l’Hollywood Bowl. Pure questo è in versione reloaded: l’originale degli anni Venti è stato rimpiazzato e ha riaperto nel 2005. In quelle settimane Cher l’ha scelto per gli ultimi due concerti del suo ultimo tour, quello di addio (Living Proof, the Farewell). Il tempo per una breve deviazione, all’andata o al ritorno, su Hillcrest road per un salto a Villa Bonita. Edificio storico di sette piani, custodisce echi lontani della vibe hollywoodiana più oleografica: Francis Ford Coppola ci ha vissuto e lavorato, Errol Flynn era di casa, maestranze varie andavano e venivano dal set. E oggi chi ci vive? La fotografa Pamela Littky se l’è chiesto, ecco cosa ha visto dentro la villa.

Restiamo in bilico sul fil rouge (e noir) della memoria angelena “in progress”, non schiodiamo dal boulevard ed entriamo al Museum of Broken Relationships. Nato da un’idea di John Quinn per un’installazione temporanea a Zagabria, è una realtà permanente ai piedi delle hills: un centinaio di oggetti in mostra, accompagnati da schede, sono altrettanti detonatori di memorie e rimpianti. Per quello che è finito, certo. Ma anche sollievo dal tormento di una relazione lunga e sbagliata: cinquanta sfumature di nostalgia e altrettante di rabbia. Una Spoon river sui generis e curatissima, declina quello che fu e che non è più: storie (non solo d’amore) e altri rapporti interrotti. “Ancora niente dall’Italia”, conferma Alexis, la responsabile. Chi vuole iniziare?

Emerso dal museo, le riflessioni sul tempo che ripassa, ciclico – e poi sorpassa, cinico – accompagnano il flâneur lungo il boulevard. Da ontologiche si fanno concrete se si volta per camminare sul viale parallelo, il gemello diverso Sunset. Senza cambiare direzione, fino al civico 6400. All’ombra dell’edificio della CNN quelli di Amoeba resistono ostinati tra vintage in vinile e musica liquida. Sono nati nel 1990 a Berkeley, hanno creato poco dopo una filiale dall’altra parte della baia e qui sono presenti dal 2001 col più grande dei tre. L’inquietante e controverso Psychiatry: an industry of Death aggrotta fronte e fustiga sinapsi, è lì vicino e va segnalato per dovere (cronico) di cronaca. Meglio tornare al sole: le nove lettere della Hollywood sign entrano ed escono dal campo visivo, si stagliano oltre i tetti bassi del lato sinistro e in fondo alle vie più larghe e sgombre mentre si prosegue verso Los Feliz; bella cerniera di umanità a basso profilo, hip ma non troppo. A capodanno una “o” è diventata “e”, mutazione estemporanea e libertina, a ricordare che la California è verde anche per questo. Ci si può salire a cavallo, combinando la galoppata sulle rocce con un giro tra vialetti e tornanti del Beachwood Village, un campionario in scala 1:1 dell’eclettismo architettonico hollywoodiano.

Le costellazioni di punti per una vista da cartolina e dall’alto sono parecchie, due tra i tanti. L’osservatorio Griffith è quello supremo, lo sguardo va però rivolto a quello che si trova sotto alle stelle: la griglia irregolare di strade stesa sulla conca. Saturate le rètine, ci si concede una lenta discesa attraverso i quartieri a maggioranza armena. Esotica quanto basta, impone digressioni antropologiche e ingestioni alimentari. Optiamo per le seconde, meglio se zuccherine e ipercaloriche.

Tocca ora a Downtown, scendiamo “giù in città” ma risaliamo subito: fino all’ultimo piano della US Bank Tower, da pochi mesi l’edificio che gratta il cielo più da vicino in città. La terrazza fa quello che deve fare: viste perfette e zero ingombri visivi, una delle migliori a queste altezze. Si accede varcando una porta a vetri o scivolando per pochi secondi su un tappetino dentro allo skyslide, appendice esterna in plexiglas. La terza vista più bella non la conosce quasi nessun turista ma a tutti gli angelenos è familiare: è quella dal Baldwin Hills overlook. Restiamo invece a Downtown per l’accoppiata contemplativa The Broad + Walt Disney concert hall. Il primo non ha biglietto di ingresso, né un nome catchy. Ma un aggettivo adeguato: duecento artisti, duemila opere, tre piani di arte contemporanea d’eccezione in un guscio di cemento e vetroresina. Il secondo abbina invece Mr Walt alla starchitect Frank Gehry, i talenti della Philharmonic e della Master Chorale al patrimonio della Ira Gershwin gallery.

Potremmo fermarci qui, seguire il solco dell’entertainment e rimanere da queste parti per un giro tra i palchi di Broadway. Oppure immaginare una ricognizione più vasta, orientandoci con le risorse ufficiali sui vari neighborhood, buon punto di sorvolo virtuale. Oppure-bis, aspettare il momento del “varie ed eventuali”, come nelle assemblee di condominio, e animare la discussione. Facciamolo con una insider speciale e sopra le righe – Courtney, l’ideatrice del Disco Dining Club – spillandole qualche dritta finale. “Mi considero la regina del debaucherous lifestyle e credo che l’estremo vada sempre spinto un po’ più in là. Con stile, però. Molto voguish, no?”. E quindi? Senza spoiler, please. “Ok. Una tre-giorni come questa, un salto qui o uno sguardo qua. E notti insonni, ovviamente”.

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Beauty news
February 26, 2017

Il fatto che Londra sia da sempre una delle più grandi capitali della moda può portare a pensare che sia “ristretta” solamente ai brand più famosi e conosciuti. Tutt’altro, perché anche per questa stagione Autunno Inverno 17/18 si riconferma invece come un’ottima vetrina per i brand emergenti made in UK e non solo.

 

Il British Fashion Council, l’ente organizzatore della Fashion Week, come tutti gli anni ha organizzato all’interno degli Store Studios, nel cuore di Londra, uno speciale showroom  con uno spazio espositivo per più di 100 brand emergenti. Dall’abbigliamento agli accessori, fra una sfilata e l’altra giornalisti e addetti ai lavori hanno avuto la possibilità di vedere le nuove collezioni di designer provenienti da tutto il mondo.

 

La Somerset House ha fatto invece da cornice per la sesta edizione dell’International Fashion Showcase 2017, che ha offerto l’opportunità di celebrare la moda e la sua rilevanza internazionale al pubblico.

“Local/Global” questo il nome della meravigliosa installazione, ha offerto a più di 80 designers provenienti da 26 diversi paesi di raccontare la moda attraverso l’influenza delle nazioni d’origine: la natura, il clima, la cultura e i cambiamenti sociali e storici che vengono riflessi nelle tecniche, nell’uso dei materiali e nelle silhouettes delle collezioni. Per “The Sirius” il brand vincitore dell’Ifs Designer Award 2017 la possibilità di sfilare all’interno dell’edizione di Settembre di Milano Moda Donna.

 

Come sempre lo spazio ai talenti emergenti viene dato anche da Fashion Scout, il più grande showcase indipendente durante la London Fashion Week, che stagione dopo stagione dà spazio alla nuova generazione di designers provenienti dai cinque continenti. Da Katie Ann McGuigan, vincitrice del Merit Award a Orange Culture, Joanna Berling, Krasimira Stoyneva e Ru, vincitori dell'” Ones to watch”, fra sfilate e presentazioni, abbiamo visto quello che si può dire senza dubbio essere il futuro della moda.

 

Lo spazio in passerella è anche per i giovanissimi, il London College of Fashion e la Central Saint Martins hanno presentato le collezioni dei migliori studenti della classe 2017.

 

 

Possiamo quindi dire senza dubbio che Londra è davvero una delle migliori vetrine per i giovanissimi e gli emergenti.

Appuntamento a Settembre!

 

#alwaysupportalent!

 

 

 

 

 

 

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