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Market Research
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CHIRURGIA ESTETICA, FASCINO DILAGANTE SETTORI:
crescono a due cifre gli interventi per modificare il proprio corpo. E si moltiplicano le societ che investono moltissimo per studiare nuove protesi.

Viviamo nella società dell'immagine. Sarà per questo che nel 2003 oltre 8,7 milioni di persone si sono sottoposte a operazioni di chirurgia estetica, il 32% in più rispetto al 2002. I numeri sono quelli dell'American Society of Plastic Surgeons (Asps), la maggiore associazione mondiale di medici specializzati in chirurgia plastica. «Sono sempre più le persone che vogliono avere un controllo sull'invecchiamento o migliorare il loro aspetto fisico», recita con legittima soddisfazione l'Asps. Ed è un segno dei tempi il fatto che l'esercito dei "rifatti" per vanità sia di gran lunga più nutrito di chi, invece, si è rivolto al chirurgo per ragioni terapeutiche. Sono stati infatti 6,2 milioni i pazienti che sono ricorsi nel 2003 alla chirurgia plastica per recuperare danni generati da malattie gravi.
Ma torniamo alla vanità. I cinque interventi più eseguiti nel corso del 2003, sono stati, nell'ordine: rinoplastica (356.554), liposuzione (320.022), mastoplastica (254.140), blefaroplastica(246.633); e lifting(128.667).



LE VENTI NOVITÀ

Fra le donne, l'82% del totale, l'intervento più richiesto (insieme alla liposuzione) è sempre, e in aumento, la mastoplastica, ovvero la modifica della forma o del volume del seno. Un giochino che vale 200 milioni di dollari l'anno. E una vera manna per le società che producono protesi. A presidiare il mercato ci sono due aziende, entrambe con quartier generale a Santa Barbara, California, la patria della bellezza ricostruita o inventata sul tavolo del chirurgo. Si tratta di Mentor Corporation e Inamed, i produttori delle protesi a base di soluzione salina, che hanno soppiantato in USA il silicone, dopo il bando imposto nel '92 dalla Federal and Drug Administration. L'Fda, l'ente che controlla efficacia e bontà di ogni farmaco sul mercato americano, ha vietato più di 12 anni fa le protesi al silicone, ancora consentite invece in Europa. La ragione? Ogni donna dovrebbe saperlo: le protesi sono sempre costituite da una membrana rigida, riempita con diversi materiali fluidi. Che, se la membrana esplode o si scalfisce, si diffondono nei tessuti. E il silicone, essendo tossico, risulta perciò molto pericoloso. Quindi alla sostanza era stata sostituita, dopo il '92, una soluzione salina: che non offre al seno un aspetto altrettanto naturale, ma è innocua. Comunque, per assecondare pazienti sempre più esigenti, le società produttrici hanno iniziato a studiare versioni alternative a base di gel coeso, che hanno l'aspetto di semisfere di gomma, e che dovrebbero essere in grado di superare le rigide maglie del controllo, a favore della salute. Basterà attendere fine anno: l'Fda infatti sta ancora valutando scientificamente l'atossicità del prodotto. Ma intanto, alcune sorprese potrebbero arrivare dagli outsider. Oltre alla protesi a base di polietilene glicolico, plastica modificata già usata come conservante in altre applicazioni mediche (come coagulante ad esempio) o militari (come base di avveniristici giubboni antiproiettile in dotazione ai marines), nel portafoglio di alcune società europee ci sono prodotti al limite della fantascienza. Come la protesi indistruttibile rivestita in titanio a cui sta pensando la francese Poly Implants Prostheses, non quotata, che per il progetto si avvale addirittura della collaborazione della Gfe, società aerospaziale tedesca. E non basta: dalla Svezia è in arrivo la mastoplastica istantanea. Un aumento di volume reversibile, con scadenza media di due anni, ottenuto con iniezioni di botulino o acido ialuronico, veleni già impiegati nella microchirurgia facciale per colmare rughe e pieghe della pelle. A sperimentare le iniezioni è in prima linea la Q-Med, quotata alla Borsa di Stoccolma. E gli esperti non escludono che di qui a qualche anno qualcuno non offra il seno canotto: gonfiabile a piacimento, con un meccanismo esterno, in grado di stare dietro ai capricci e alle tendenze. E allora, si salvi chi può.

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