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5 tendenze mondiali che trasformeranno il settore beauty nel 2018

Testo di Funmi Fetto Il 2017 è stato un anno di grandi trasformazioni per il settore della bellezza. Kylie Jenner, Glossier e Pat McGrath Labs hanno dato prova di quanto i social media siano potenti nella creazione e nello sviluppo di un b ...

Testo di Funmi Fetto

Il 2017 è stato un anno di grandi trasformazioni per il settore della bellezza. Kylie Jenner, Glossier e Pat McGrath Labs hanno dato prova di quanto i social media siano potenti nella creazione e nello sviluppo di un brand nell’era digitale. Collaborazioni intelligenti – vedi Gigi Hadid x Maybelline, Balmain x L’Oreal e Nars x Man Ray — hanno dimostrato che, in fatto di beauty, due menti – o meglio due team – sono davvero meglio che uno sola. Allo stesso tempo, la popolarità di procedure non invasive per la pelle, i cosiddetti ‘tweakment’ (da ‘tweak’ e ‘treatment’) è salita alle stelle e una manciata di fantastiche nuove tecnologie, di cui molte originarie della Corea di Sud, ha fatto incetta di consensi guadagnandosi folte schiere di fan e cultori.  Poi, ovviamente, c’è stato il lancio della linea beauty di Rihanna, Fenty, in partnership con il gruppo LVMH che ha da sola contribuito ampiamente a far crescere il dibattito sul tema dell’inclusività nel settore beauty.

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Il 2018 raccoglie quindi una eredità davvero impegnativa. Di seguito, abbiamo riassunto le cinque principali tendenze mondiali che trasformeranno la vostra beauty routine durante prossimo anno.

IL FENOMENO K-BEAUTY FARÀ SPAZIO ALLA J-BEAUTY, OVVERO DALLA COREA DEL SUD AL GIAPPONE Nel 2017, la domanda degli innovativi prodotti per la pelle e del make-up dalla Corea – vedi ‘sheet mask’, le maschere monodose in bustina alla bava di lumaca e cactus, i fondotinta compatti ‘cushion’ con applicatore a spugnetta e potenti essenze ibride – ha continuato a salire e, stando ai dati citati da Larissa Jensen, direttore esecutivo ed esperta dell’industria cosmetica presso NPD, le vendite sarebbero incrementate del 66% a livello globale. La domanda di prodotti K-Beauty non mostra alcun segno di rallentamento grazie anche alla crescente attenzione per il trend ‘glass skin’, cioè il gusto per una pelle così diafana da ricordare la trasparenza o l’effetto di un vetro. Detto ciò, il prossimo anno la K-Beauty dovrà fare i conti con un competitor molto agguerrito, la J-Beauty proveniente dal Paese del Sol Levante. «Molto di ciò che ci attrae della K-Beauty trova le sue origini in Giappone», spiega Anna-Marie Solowij, ex direttore bellezza di British Vogue nonché co-fondatrice del retailer di nicchia Beauty Mart. «Ora che l’economia del Giappone è in ripresa, la J-Beauty si prepara a riaffermare la propria tradizione». Victoria Buchanan, ricercatrice strategica presso The Future Laboratory, prevede inoltre che «i principi dell’estetica giapponese classica quali kanso, shibui e seijaku – ovvero semplicità, bellezza discreta e quiete energizzante – emergeranno quali cardini delle proposte cosmetiche provenienti dal Giappone».

IL CONCETTO DI “NATURALE” CEDERÀ IL PASSO A QUELLO DI “PULITO” L’odierno concetto di benessere ha trasformato il nostro approccio alla salute fisica, a quella mentale e a quella spirituale. Ed ora si appresta a rivoluzionare il nostro approccio alla cosmesi. I numerosi studi che dimostrano che certi ingredienti – da ingerire o per uso esterno –  sono dannosi per la salute, hanno messo i prodotti per la cura della pelle “sotto la lente di ingrandimento”. Sono stati marchi quali Tata Harper, Goldfaden MD e Goop ad aprire la strada in questo senso. Il termine “clean” – pulito – non deve essere confuso con quello di “natural” – naturale –  un termine diffusamente criticato per la sua ambiguità. «I prodotti ‘senza’ ingredienti dannosi sono considerati ‘puliti’», spiega June Jensen, direttrice di NPD Beauty UK. Per ingredienti dannosi si intendono siliconi, parabeni e solfati (specialmente SLES). «Molti marchi naturali tendono ad evitarli per principio, ma un certo marchio può essere ‘pulito’ senza essere ‘naturale’. Margaret Mitchell, responsabile acquisti presso Space NK, aggiunge che il concetto di ‘pulito’ non interessa soltanto al consumatore di prodotti cosmetici ‘naturali’, «Tutti vogliono far parte del movimento ‘clean’», dice.

LA BEAUTY ROUTINE VERRÀ SEMPLIFICATA Nonostante l’influenza coreana possa continuare ad alimentare la nascita di nuove categorie cosmetiche – vedi essenze, ampolle dai mix inediti e maschere da tenere in posa durante la notte –  il 2018 sarà all’insegna di una beauty-semplificazione. Aspettatevi quindi che complessi rituali di cura delle pelle composti da diversi step  vengano sostituiti da prodotti multi-tasking. La differenza tra i nuovi multi-tasker e i loroi predecessori? Le formulazioni. La nuova ondata di poliedrici prodotti beauty di ultima generazione propone formule 3-in-1 inedite rispetto al passato. Sarah Coonan, responsabile del reparto cosmesi presso Liberty di Londra, afferma che l’idea è stata promossa da marchi come Lixir: «La loro Universal Emulsion, una crema giorno-notte nonché base pre-trucco ha avuto un notevole successo quest’anno». Lisa Payne, beauty editor presso Stylus, concorda: «Il lancio di Lixir e la sua diffusione a macchia d’olio hanno segnato la fine delle beauty routine eccessivamente complicate. Nel 2018 i consumatori saranno principalmente attratti da marchi che propongono una gamma di prodotti compatta che predilige semplicità e comodità».

COSMESI CON L’INQUINAMENTO Gli agenti inquinanti son ormai considerati come veri e propri aggressori, aspettiamoci quindi il moltiplicarsi di trattamenti anti-inquinamento. Solo in Gran Bretagna, le vendite di prodotti anti-smog di alta gamma hanno raggiunto £ 3,1 milioni nella seconda metà dell’anno. Le aziende cosmetiche stanno anche sviluppando prodotti mirati a combattere altri agenti stressanti per la pelle, tra cui aria condizionata e il riscaldamento, i batteri che si trovano nei luoghi chiusi quali edifici e mezzi pubblici e la luce blu dello schermo dei nostri computer. Secondo Margaret Mitchell «Tutti questi agenti hanno ripercussioni negative sulla qualità della nostra pelle e la gente se ne sta finalmente accorgendo».

MARCHI PIÙ INCLUSIVI Da Trump in America alla Brexit in Europa attraverso la minaccia nucleare in Asia e i continui conflitti in Medio Oriente, i temi caldi di attualità, politica, economia e religione ci hanno imposto una maggior consapevolezza in fatto di diversità ed inclusione rendendoli due argomenti centrali del 2017. Il lancio di Fenty Beauty, la linea di Rihanna dedicata a tutti i tipi di incarnato, ha guidato il dibattito su una cosmesi inclusiva. E nonostante sia impossibile negare l’incredibile influenza di una superstar del calibro di Rihanna – secondo quanto riportato da Tribe Dynamics Cosmetics, il marchio supportato dal gruppo LVMH ha generato un profitto di $72 milioni nel solo primo mese – il caso Fenty Beauty è servito anche a mettere a tacere i signornò del settore che per anni avevano insinuato che «il nero non vende».  Analisti quali Payne concordano nel ritenere che la linea beauty di Rihanna abbia dato l’esempio a tutte le altre case cosmetiche: «Fenty ha riportato l’attenzione sul bisogno di inclusività come mai nessun marchio aveva fatto prima». Jensen non ha dubbi sull’influenza di Fenty: «Aspettatevi di vedere molti altri marchi seguire questa stessa strategia nel 2018».

Foto Sølve Sundsbø, Beauty in Vogue, novembre 2017

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