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Le prime volte

Come tutti gli americani, Annie sapeva elencare con cura meticolosa le sue “prime volte”. Il primo bacio (non tanto bello), il primo vero bacio (bellissimo), la prima automobile, il primo concerto, la prima mestruazione, la prima notte ...

Schermata 2017-12-22 alle 18.27.29Come tutti gli americani, Annie sapeva elencare con cura meticolosa le sue “prime volte”. Il primo bacio (non tanto bello), il primo vero bacio (bellissimo), la prima automobile, il primo concerto, la prima mestruazione, la prima notte in un locale a ballare fino alle quattro, il primo lavoro, i primi soldi guadagnati, la prima grande delusione. Ma a diciassette anni, su un treno che sbalza sulle Alpi fra Berlino e Milano, tutto è la prima volta: la prima montagna svizzera, il primo espresso in un bicchierino di carta, le prime parole in francese in un Paese francofono, la prima volta all’estero, il primo passaporto, la prima sfilata.

Il suo agente raccontava sempre che era stata scoperta nelle Smoky Mountains, dove scorrazzava libera e selvaggia. Ma Annie era nata e cresciuta nei sobborghi di Nashville e in realtà era stata scoperta su YouTube, in un video in cui si era ripresa men- tre suonava il clarinetto. Sei mesi prima, all’ultimo anno di liceo, si chiamava Annelise Dewhurst, era più magra che bella, e quando sorrideva si accorgevano tutti del suo difetto. L’incisivo superiore sinistro era ruotato quasi di novanta gradi, come una porta lasciata aperta. I ragazzi non le avevano mai chiesto di uscire, ma a lei importava poco visto che era innamorata pazza della sua Talia. L’agente aveva rimediato al nome – Annelise Dewhurst era diventato Annie Dew – ma non al dente. Lei stentava a crederlo. Quando era stata portata a New York per le prime presentazioni, e nascondeva il sorriso con la mano, lui le aveva tirato giù il braccio. «Annie, il dente è il tuo asset, il tuo trampolino di lancio, la tua stella! È un segno distintivo. Sei tu!». Com’è possibile, si era chiesta allora e si chiedeva anche adesso, che la spina sia la rosa, che il difetto sia il biglietto di partenza?

Le mancava Talia, le mancavano le sue rumorose esplosioni amorose seguite da giorni di silenzio immusonito, ma non poteva portarla dove stava andando. Nomi importanti, che non riusciva nemmeno a pronunciare, la cercavano al telefono. A Berlino aveva appena fatto il suo primo servizio fotografico, in uno studio che si affacciava sugli ultimi resti del Muro, e adesso era diretta alla sua prima sfilata – il debutto a Milano. L’aveva richiesta espressamente lo stilista. Annie avrebbe aspettato il segnale dietro le quinte e poi sarebbe uscita. I suoi piedi avrebbero camminato lungo un percorso dritto, certo, ma quella passerella era calata in un’atmosfera dove vigevano leggi di gravità diverse. Sarebbe stato come ritrovarsi sulla Luna e la sfilata la spaventava, la sconvolgeva per il terrore perfino in quel momento, con la tempia appoggiata contro il finestrino, perché ogni passo poteva trasformarsi in un capitombolo. Il treno attraversò la frontiera. Era la sua prima volta in Italia. Ma poi pensò, perché volerla mettere così? Piuttosto, era la prima volta che l’Italia vedeva Annie Dew.

 

(Foto Fran Summers in Louis Vuitton styled by Max Pearmain.)

 

Christopher Bollen*, Vogue Italia, gennaio 2018, n.809, pag. 36 *Vive a New York, è stato direttore del magazine “V” e oggi scrive di arte e cultura. Editor at large di “Interview”, il suo primo romanzo, “Lightning People” (Soft Skull), è stato pubblicato nel 2011. Questo mese esce in Italia il suo secondo romanzo, “Orient” (Bollati Boringhieri), giallo di grande tensione emotiva e psicologica che ha come protagonista Long Island. Lo scorso giugno è uscito negli Stati Uniti il suo terzo romanzo, “The Destroyers” (HarperCollins).

 

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