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10 film da rivedere durante le feste natalizie

Ci sono film che non hanno tempo: si rivedono a distanza di anni e si scoprono sempre cose nuove; o si rivivono emozioni indimenticate; o ancora hanno un significato particolare nella vita di ciascuno, legato a persone e/o eventi. Ciascuno ...

Ci sono film che non hanno tempo: si rivedono a distanza di anni e si scoprono sempre cose nuove; o si rivivono emozioni indimenticate; o ancora hanno un significato particolare nella vita di ciascuno, legato a persone e/o eventi.

Ciascuno quindi ha i propri, ma vi proponiamo la nostra top ten.

Obbligatorio partire dal passato e dai più divertenti: di quel geniaccio di Charlie Chaplin vogliamo citare Tempi moderni (1936), e in particolare la scena in cui lui nella catena di montaggio di una fabbrica finisce negli ingranaggi.

Altre risate per Jacques Tati in Mon oncle (1958), anche lui alle prese con la modernità della casa iper tecnologica del cognato. Il problema nasce quando il figlio degli industriali manifesta la sua preferenza per l’anticonformista e semplice zio Hulot (Tati, sempre con i suoi caratteristici pantaloni corti). Ma il lieto fine è dietro l’angolo, anzi alla stazione.

Altro cult movie spassosissimo (e ce ne è particolarmente bisogno perché nelle feste spesso emergono le tensioni familiari) è Hollywood Party (1968) di Blake Edwards dove Peter Sellers veste i panni di una comparsa indiana che durante una mega festa nella villa di un regista hollywoodiano ne combina di tutti i colori.

Fra i film di Woody Allen c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma noi additiamo la scena di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) del 1972, dove – durante la preparazione all’”uscita” di alcuni personaggi-spermatozoi – un uomo di colore, anche lui con vestitino bianco e codina come gli altri colleghi dalla pelle bianca, si chiede: “Ma che ci faccio io qui?”.

Altra categoria di film che fa sognare sono le commedie romantiche, ancora meglio se stilose, e qui impossibile non citare l’eleganza (e il fiuto nella scelta dei copioni) di Audrey Hepburn. Fra i tanti:, Sabrina di Billy Wilder del 1954 e Cenerentola a Parigi di Stanley Donen del 1957, meritano un posto speciale. Il primo è la storia d’amore tipica da feuilleton, dove il ricco si innamora della figlia dell’autista e il secondo perché è ambientato nel mondo delle riviste di moda (lei intellettuale e libraia, finisce per fare la modella e innamorarsi del fotografo interpretato da Fred Aistare).

Torniamo ad Allen con il suo Match Point: oltre al fascino indiscusso dei protagonisti (Scarlett Johansson e Jonathan Rhys-Meyers) la vera domanda è quella dostoevskiana di Delitto e castigo, resa in immagini con la pallina da tennis che scontra la rete e non si sa se andrà da una parte o dall’altra.

Sarebbe ovvio e doveroso citare capolavori neorealisti come Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica o altri masterpiece che hanno cambiato il linguaggio cinematografico, spesso con dolorosi risvolti politici (vedi Ėjzenštejn), ma le feste sono feste e abbiamo voglia di citare ancora un paio di titoli, non ridanciani ma neanche troppo impegnativi.

Di Stanley Kubrik scegliamo Eyes Wide Shut (1999) per diversi motivi: è il suo testamento, dalla critica troppo spesso non compreso; è un film che parla di amore e nel finale di speranza; ha coinvolto la (ex) coppia più cult dell’ultimo ventennio: Nicole Kidman e Tom Cruise, che sono stati ufficialmente insieme dal 1989 al 2001.

Chiudiamo con un omaggio a Robert Altman con il suo film dedicato al mondo della moda: Prêt-àPorter (1994).

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