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Mother of Pearl: una nuova femminilità firmata Amy Powney

Ascolta ogni consiglio ma non abbandonare mai ciò che senti. Sembra un mantra che si tramanda di madre in figlia, ma è anche un punto fermo per ogni business, soprattutto in una contemporaneità in cui la sovraesposizione alle informazion ...

Amy-Powney-Mother-of-PearlAscolta ogni consiglio ma non abbandonare mai ciò che senti. Sembra un mantra che si tramanda di madre in figlia, ma è anche un punto fermo per ogni business, soprattutto in una contemporaneità in cui la sovraesposizione alle informazioni, mediatiche e non, è la norma. Una norma da osservare con cautela se si vuole emergere. Ce lo insegna Amy Powney, direttrice creativa del brand britannico Mother of Pearl, conosciuto per le stampe ispirate al mondo dell’arte e le silhouette dalle forme scultoree, e artefice di quella “Serious fashion, not to be worn seriously”, alla riscoperta di una nuova visione della femminilità, differentemente sexy, decisamente self-confident.

Trentadue anni, inglese, cresciuta in una solitaria fattoria senza luce elettrica né acqua corrente, Powney ha fatto di un sogno adolescenziale una brillante carriera. Con una volontà ferrea, definita una “star on the rise” nel mondo della moda, la stilista è riuscita nel tempo a sviluppare Mother of Pearl come brand di successo tra i player internazionali. Powney ama la cioccolata, sogna viaggi lunghissimi ed esperienze concrete, al di là di uno schermo. Con quei suoi lunghi capelli castani e l’aria sicura ci dà l’idea che nulla sia poi così difficile da realizzare. Anche se questo significa correre costantemente contro il tempo! Scopriamo qualcosa di più sulla sua esperienza.

Raccontaci qualcosa di te. Quando hai capito che la moda poteva essere la tua strada? Ho letto che hai fatto quasi ogni tipo di lavoro all’interno di Mother of Pearl da quando sei entrata nel brand fondato da Maia Norman come assistente nel 2006. Quanto è stato importante per te seguire questo percorso di crescita? Per quanto mi possa ricordare, ho sempre voluto fare un lavoro creativo; l’idea di lavorare nella moda è poi emersa durante la mia adolescenza. La percezione della reazione “sociale” rispetto a ciò che indossavo e l’ossessione di diventare costumista hanno caratterizzato fortemente la mia volontà di seguire una carriera nella moda. Sono una persona molto volitiva e una volta deciso qualcosa, lo seguo fino in fondo, anche se si tratta di un lungo viaggio. Iniziai così a sognare di diventare una stilista famosa, ma l’unico modo per me di entrare nel settore – da ragazza di campagna cresciuta in una fattoria – è stato il classico percorso accademico: base scolastica in arte, BA nella moda, stage … e poi il mio primo lavoro per Mother of Pearl che ha segnato la mia ascesa negli ultimi 11 anni! Non è stato un modello classico di carriera e devo dire che ho imparato molto attraverso i miei errori, e ci è voluto del tempo per far crescere il marchio. Penso di aver appreso lezioni inestimabili dalle mie esperienze personali, lezioni che hanno formato la struttura del mio business attuale. Conosco ogni centimetro dell’azienda e la sua storia. Penso che il fatto di conoscere così bene il brand aiuti a “costruire” il design e viceversa! Non sono così concentrata sull’idea di fama, ciò a cui miro è l’idea di un prodotto che faccia sentire le donne grandiose; un prodotto che ottiene riscontri positivi, che regala un sorriso quando indossato, che riceve complimenti per la strada o, ancor più rilevante oggi, che piace su Instagram!

Se dovessi descrivere lo stile di Mother of Pearl in 5 parole, quali sarebbero? “Moda seria, da non indossare seriamente!” Ok, sono più di 5 parole!

Come si è evoluto il tuo stile dalla prima collezione? E come si è evoluto il marchio secondo te? Wow, una lunga strada! Non ho mai avuto una sorta di mentore creativo, quindi ho fatto molti giri e cambiamenti di direzione lungo il mio percorso. Da ragazza giovane che ricopre un ruolo di rilievo sono stata influenzata da molte opinioni provenienti da direzioni diverse! Penso di avere trovato me stessa quando ho avuto la fiducia necessaria per ricevere feedback dagli altri senza lasciare che indirizzassero il marchio, quello devo farlo io! I consigli sono inestimabili e alcune delle migliori decisioni che prendo sono supportate dal mio team o dai miei collaboratori, ma è il mio filtro e il modo in cui utilizzo le informazioni che mantengono il marchio coerente e lo proiettano nel futuro.

Mi piace questa frase: “donne che vestono donne”, cosa ne pensi? Chi sono le tue muse? Io amo le donne. Non mi ispiro però a donne che vedono nelle altre delle potenziali concorrenti! Penso che sia importante guardare le altre donne per ispirarsi nel proprio stile. E che ricevere un complimento sincero da un’altra donna sia più potente di qualsiasi cosa. Le mie muse sono le donne con cui sono cresciuta. Mia madre, naturalmente bella, si truccava molto raramente; con un carattere forte, gestiva la casa allo stesso modo di mio padre e mi ha insegnato che la bellezza e lo stile non risiedono solo negli abiti, ma nascono dalla donna che indossa quei vestiti. Come designer mi considero qualcuno che può aiutare a progettare la versione migliore di noi stesse, ma io sono semplicemente la “ciliegina sulla torta”. Il resto deve venire da noi.

“Essere chi vuoi essere”. È ancora possibile nella moda? E quanto è importante l’ironia? Penso che tutti possiamo essere chiunque vogliamo essere, la difficoltà è quella di discernere continuamente le informazioni che riceviamo e i “modelli” ai quali spesso pensiamo di dover aderire, è difficile! I social media costituiscono una parte enorme della nostra vita quotidiana e viviamo in un’epoca in cui i “mi piace” sono una dipendenza che rende difficile formare un’opinione personale! Sto ancora pensando a come elaborare tutto questo nel mio lavoro. Penso che la cosa più importante sia capire come essere noi stesse e non aver paura di valorizzare le nostre caratteristiche, i nostri pregi, e non prenderci mai troppo sul serio! Credo molto seriamente nella moda come mezzo creativo, ma credo altrettanto che “la moda” non vada indossata troppo seriamente! Sia che si stia giocando con il proprio stile o che si investa un sacco di tempo riguardo alla nostra immagine, in entrambi i casi si tratta fondamentalmente di divertirsi con quello che indossiamo. Certamente, ci sono cose serie da prendere in considerazione rispetto all’essere dei “consumatori”, come il sostegno dei lavoratori o l’impatto che abbiamo sul pianeta… ma è importante non prendersi mai troppo seriamente riguardo alla moda!

Parlando di te… Un sogno della tua infanzia? Cibo preferito? Colore? Capo preferito? Libro? Il viaggio dei tuoi sogni? La musica sempre nella tua testa? Il mio sogno d’infanzia è quello che sto vivendo ora, il mio cibo preferito è il cioccolato, il mio colore preferito è il verde, il capo che al momento amo di più è la mia tuta Mother of Pearl, con scarpe Miu Miu; il mio libro preferito è il Maestro e Margherita di Bulgakov, il mio autore preferito è il poeta inglese Simon Armitage, la musica nella mia testa è “This must be the place” dei Talking Heads, la migliore colonna sonora della vita! Il viaggio dei miei sogni è molto lungo e impegnativo, ma non ho tempo! Il lavoro occupa gran parte della mia vita e il mio grande sogno è avere il tempo di scoprire cose nuove dal vivo, non online!

Qual è il miglior consiglio che tu abbia mai ricevuto? E da chi? “Essere sempre al passo coi tempi, in ogni momento”, con preziosi consigli come questo Susanne Tide-Frater (Brand e Strategy Director di Farfetch) mi ha aiutato a portare avanti il mio lavoro. Ho assimilato questo mantra senza dimenticare di godermi il presente, l’adesso, e anche di usare l’innovazione in modo positivo, senza “pestare i piedi” alla natura.

Qual è il prossimo step nella tua vita? Una maggiore crescita e un maggiore sviluppo sia per Mother of Pearl sia personali: vorrei lanciare un brand con mio marito l’anno prossimo e avere una struttura intorno a me tale da far sì che tutto questo possa accadere e che io abbia tempo per la famiglia, per gli amici e per il divertimento!

Parlaci dell’idea di coinvolgere dei bambini come protagonisti dello shooting Mother of Pearl A/W 17? Tutto è nato dopo la sfilata autunno-inverno 2017, quando ho realizzato che mi ero molto ispirata ai pigiami oversize, a quell’idea di comfort e di protezione che ti danno le sciarpe grandi come coperte e i cuscini giganti, così ho immaginato dei bambini con indosso i vestiti delle loro madri. Avendo usato la musica di Karen O, colonna sonora del film di animazione “Nel paese delle creature selvagge”, come musica per la mia sfilata, tutto mi faceva pensare a un gioco da bambini. Così, quando ho realizzato quanto i bambini avessero influenzato la mia collezione ho voluto realizzare questo progetto con il fotografo Toby Coulson e la stylist Phoebe Arnold. Abbiamo fatto emergere il bambino nascosto in ognuno di noi!

Testo di Sara Pizzi

L'articolo Mother of Pearl: una nuova femminilità firmata Amy Powney sembra essere il primo su Vogue.it.


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