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Intervista ad Anna Dello Russo

Neobarocca e sfrontata nel mescolare l’eleganza al kitsch, Anna Dello Russo grazie ai social è ormai (anche) un fenomeno pop. Ora la sua collezione smisurata di abiti – “i miei tesori” – diventa un libro e va all’asta. A prezzi ...

Neobarocca e sfrontata nel mescolare l’eleganza al kitsch, Anna Dello Russo grazie ai social è ormai (anche) un fenomeno pop. Ora la sua collezione smisurata di abiti – “i miei tesori” – diventa un libro e va all’asta. A prezzi popolari.

Custodire un archivio è indice di una attitudine conservativa che mal si concilia con la frenesia della rigenerazione costante – anche se nella moda, certo, tutto torna. A meno di essere Anna Dello Russo: fashion editor dal pedigree stellato, influencer pioniera, celebrity dello streetstyle e molto altro. ADR, come la chiamano ormai tutti da che il web è stato inondato di scatti che la ritraggono in mise a dir poco fiammeggianti e video nei quali dispensa pillole di saggezza genere «If you want to feel comfortable, you’ll never get the look», per anni ha ammassato con dedizione certosina una quantità incredibile di abiti. Non lo ha fatto con lo scrupolo storico del collezionista, anche se il rigore della catalogazione è museale, ma con l’urgenza della modaiola sfegatata pronta a cambiar pelle a ogni mutamento di voghe e di tendenze. «Mi sono sempre definita una bouticcara alla ricerca costante del nuovo», racconta, vulcanica, l’eloquio esilarante reso icastico dall’inflessione barese orgogliosamente malcelata. «Il profumo degli abiti appena arrivati in negozio, tirati fuori dal cellophane, mi inebria. La moda, e intendo per tale il prêt-à-porter pronto all’uso, non la couture degli atelier, è stata il mio linguaggio, la mia terapia, il mio inconscio». Questa stratificazione di stili, una vera geologia degli ultimi trent’anni di costume, ADR la chiama archivio, anche se a tutti gli effetti si tratta di un guardaroba di capi amati e a lungo indossati. Pezzi scelti d’istinto per afferrare il sempre mutevole Zeitgeist, in un gioco costante di metamorfosi. «I primi capi rilevanti sono del 1985», aggiunge, «e c’è davvero di tutto, dal nero dei giapponesi al minimal anni Novanta, per arrivare alle ciliegie in testa e alle eccentricità del periodo più recente. Nella moda sono sempre riuscita a seguire il mio intuito, molto più che nella vita reale. L’ho segui to come un flauto magico che non ha mai smesso di incantarmi». L’archivio di ADR è adesso al centro di un progetto sorprendente e articolato, invero l’ennesima metamorfosi, che parte con un libro e finisce con un’asta e una vendita online.

È questa la ragione del nostro incontro. ADR ci accoglie nel suo appartamento milanese. Quello piccolo. Il grande, accanto, è stato per anni il guardaroba – insieme a case e soffitte divisetra Milano e la Puglia –, anche se  presto tornerà a essere abitazione. È vestita semplicemente, di nero, con slide da piscina ai piedi. L’ambientazione domestica giustifica la sobrietà, ma è da subito chiaro che ADR separa consapevolmente il personaggio pubblico da quello privato. Disincantata e acuta mentre finge sventatezza, ha imparato a giocare con l’io sociale, nascondendo il rigore dietro una ludica frivolezza. «Lo stesso vale per il mio lavoro di editor», chiarisce, mentre ci sediamo per terra sotto la finestra a guardar le bozze del libro. «Ci vuole molta disciplina perché il messaggio moda arrivi bello leggero». Anche il libro, progettato insieme all’amico e collega Luca Stoppini, è insieme pop e lucido, leggero e puntuale. Racconta Anna. «L’editore Phaidon mi ha contattata tre anni fa con l’idea di realizzare un volume. Sono subito stata intrigata, ma non ero per niente incline all’idea di celebrarmi. Ho deciso di far ruotare il progetto intorno all’archivio, documentandolo nel momento stesso in cui lo avrei smantellato».

Il risultato di questo processo è un magic box – Anna lo paragona alle scatole piene d’ogni cosa che si trovano nelle mercerie –, o forse meglio un vaso di Pandora, per la quantità di spore e di energia che racchiude: un libro-scatola che ne contiene altri dieci; una ricapitolazione del guardaroba ma anche della carriera di ADR, nonché un regesto della sua fortuna mediatica. Il personale si mescola al professionale, il serio al faceto, l’elegante al kitsch in un oggetto che cattura l’esuberanza neobarocca di ADR con spiccato eclettismo: c’è una raccolta di figurine fatta di 300 look e una special issue che racchiude tutti i suoi lavori editoriali; un libretto di messa cantata sintetizza le ADR style rules, mentre diario e scrapbook vertono più sul personale; non mancano poi un flipbook, una raccolta di cartoline e pure una bambolina di carta. Tutto slegato e apparentemente asistematico, ma tenuto insieme da una bruciante passione per la moda. «Il libro nasce dalla fine dell’archivio. I vestiti non indossati sono un oggetto inerte, e io voglio che quanto ho usato con passione possa essere a sua volta vissuto e goduto da altri. Ho riflettuto molto su questo argomento dopo la scomparsa di Anna Piaggi e Manuela Pavesi: un guardaroba archivio va sistemato da chi lo ha creato, ed è un peccato che scompaia, o che marcisca inutilizzato. Io sto vivendo un momento di forte cambiamento personale. Ho sentito l’urgenza di liberarmi di quello che era diventato un fardello sperando di ispirare altri. Ho scelto un linguaggio iper pop per-ché i miei interlocutori sono i giovanissimi, e infatti ho puntato sulla comunicazione digitale, con un format da videogioco». Il libro, però, è solo la parte editoriale del piano di re-start. Il lancio del volume coinciderà infatti, nel pieno della fashion week milanese di febbraio, con un’asta e con una messa in vendita online. «Ho lavorato con due vere istituzioni, Christie’s e Net-A-Porter, dando 30 look, filologicamente ricostruiti, alla prima e 150 capi iconici, i più wild, alla seconda. Ho voluto prezzi bassi perché siano le ragazzine a metter le mani sui miei tesori. E ho voluto far tutto a Milano perché questo è il centro del mio mondo».

L’operazione di self editing è stata terapeutica, ma ha anche un risvolto pratico e benefico. In un paese che rifiuta il rinnovamento, ADR si proclama pronta a lasciar spazio ad altri, cedendo il testimone. L’intero ricavato dell’asta sarà devoluto all’associazione Swarovski Foundation Scholarship Program, organizzazione a sostegno dei futuri giovani talenti della moda. «Non ho alcuna nostalgia. Al contrario molta gioia. Smantello il mio tempio, sperando che la mia saggezza renda fertili altri campi. Io? Mi reinvento. Magari vado a lavorare in un canile», conclude, accarezzando Pedro, l’adorato Jack Russell.

Vogue Italia, gennaio 2018, n.809, pag.198

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