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William Eggleston: da Musik al MET

Per presentare il suo nuovo album, Musik, il padre della fotografia a colori William Eggleston, usa solo poche parole: “Non pretendo di capire che cosa davvero faccia la musica e la definisca” dice. “È un qualcosa di cosà ...

Per presentare il suo nuovo album, Musik, il padre della fotografia a colori William Eggleston, usa solo poche parole: “Non pretendo di capire che cosa davvero faccia la musica e la definisca” dice. “È un qualcosa di così fluido e informe fisicamente che non possiamo davvero afferrarlo nella sua totalità. E quando si inizia a farlo, si tenta di parlare di un qualcosa che non è finito”.

Una composizione di note che è qui e poi, tutto ad un tratto, svanisce come in un sogno: un’immagine che rende chiaro quanto musica e fotografia si somiglino perché entrambe sviluppano, in tonalità vivide, il racconto di una vita e dell’inafferrabile. Nato a Memphis, Tennessee, il 27 luglio 1939 Willam Eggleston è uno dei fotografi più importanti della sua generazione, un punto di riferimento imprescindibile per chi è venuto dopo, da Nan Goldin a David Byrne, passando per i fratelli Coen e David Lynch, Sofia Coppola e Gus Van Sant. Cresciuto con il pianoforte e la macchina fotografica, a fine 2017 decide di pubblicare un disco, Musik, il suo album di debutto prodotto da Tom Lunt e realizzato per l’etichetta indie rock Secretly Canadian – la stessa di artisti come Cherry Glazerr, Antony and the Johnsons, Suuns, Yeasayer o Yoko Ono. Una collezione di pezzi sinfonici improvvisati e senza titolo a cui si aggiungono due cover- Tit Willow di Gilbert/Sullivan e On the street where you live di Lerner/Lowe- , 13 tracce in tutto che, in realtà, sono un estrapolato di 60 ore originali di registrazione raccolte negli anni, performance strumentali eseguite da Eggleston alla tastiera (la Korg O1/W FD Pro). Suonate dal vivo nei momenti intimi e privati per parenti e amici sono ora su disco che, già dal titolo, è un omaggio a  Johann Sebastian Bach. William Eggleston dice spesso che la musica è la sua prima vocazione, un legame che lo ha accompagnato – e gli ha fatto compagnia- per una vita intera: dagli anni della Factory, dei Velvet Underground e Patti Smith ai Big Star e all’amicizia con Alex Chilton (per cui ha suonato il piano nel brano Nature Boy) fino ai suoi scatti divenuti copertine di album che hanno cambiato la storia. Da Radio City dei Big Star nel 1974 fino a Transference degli Spoon nel 2010, passando per i fiori e il blu sull’EP capolavoro firmato Joanna Newsom and the Ys Street band (2006). Follemente innamorati di lui, i Primal Scream lo hanno scelto per Give out but don’t give up (1994) e per i singoli Dolls e Country Girl mentre Cat Power ha voluto di registrare il video di Lived in Bars (2006) nella casa del fotografo a Memphis. Molte delle foto amate dai musicisti fanno parte di uno dei corpus di lavori fotografici più noti di William Eggleston, a cui, a partire dal 14 febbraio 2018, il Metropolitan Museum of Art di New York dedica la mostra William Eggleston: Los Alamos.

Si tratta di 75 opere a colori – a cui si aggiungono in contrappunto bianchi e neri inediti – nate dai viaggi che, tra 1965 e 1974, lo hanno portato Eggleson, in compagnia degli amici Walter Hopps e Dennis Hopper, in giro per gli stati americani del sud fino al Los Alamos National Laboratory, la struttura di ricerca del governo del New Mexico per lo sviluppo delle armi atomiche. È a partire dagli anni sessanta che Eggleston inizia a usare il colore –prima rilegato all’advertising, alla fotografia commerciale dei prodotti o alle cartoline- nella fotografia artistica cambiandone imprescindibilmente la direzione. La tecnica è quella del dye transfer, un procedimento che consente di controllare la saturazione e ottenere un’ineguagliabile nuance di toni. Il soggetto è invece l’ordinario americano, un impiegato che spinge i carrelli fuori dal supermarket di zona, l’interno di un ristorante (i diner americani degli anni cinquanta e sessanta), l’acconciatura di una vecchia signora di spalle con la sigaretta accesa, una bottiglietta di vetro appoggiata al cofano di una macchina… E poi, il braccio di una ragazza con i calzettoni di spugna sotto al ginocchio e un diamante al dito, dal 2005 copertina del singolo dei Primal Scream Dolls (Sweet Rock and Roll), una canzone che inizia così “Saw you walking down the street/ Holding hands with some other guy” e a una certa suona “Don’t want your diamonds, don’t want your gold/I want your love, I want your soul, come on babe/Let’s have a good time! Let’s have a good time!”.

 

William Eggleston, Musik è prodotto da Tom Lunt e disponibile su Secretly Canadian.

William Eggleston: Los Alamos a cura di Jeff L. Rosenheim e Joyce Frank Menschel, dal 14 febbraio 2018 al 18 maggio 2018 al Metropolitan Museum of Art , THE MET Museum, New York.

 

 

Barbara Bolelli

L'articolo William Eggleston: da Musik al MET sembra essere il primo su Vogue.it.


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