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Sanremo 2018: Paddy Jones, Lo Stato Sociale e l’elogio del “no ageing”

In questi giorni sul palco del Festival di Sanremo si sta esibendo una signora di 83 anni, Paddy Jones, che balla rock acrobatico, con il compito di fare da “contorno scenografico” a una band, Lo Stato Sociale. Il fatto è che ...

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In questi giorni sul palco del Festival di Sanremo si sta esibendo una signora di 83 anni, Paddy Jones, che balla rock acrobatico, con il compito di fare da “contorno scenografico” a una band, Lo Stato Sociale. Il fatto è che in questo momento si parla più della signora che della canzone o del gruppo, diventata un vero fenomeno social. E sociale, aggiungiamo noi, poiché dà conferma di un fenomeno del quale si sta parlando già da qualche mese, ovvero il nuovo concetto di vecchiaia o di “no ageing” e che vede impegnati stilisti, influencer, designer ispirati sempre più da persone anziane, veri punti di riferimento. Un vero e proprio trend a livello internazionale, esploso anche sui social network, che sta influenzando usi e costumi a livello internazionale. Una sorta di “rewind style” è chiamato, e accomuna personaggi come Bernie Sanders e Jeremy Corbin, amatissimi in politica, il cinese Wang Deshun che a 84 anni è una star delle passerelle, i video tutorial di Korea Grandma. Perfino il New York Times ha affrontato la faccenda affermando: “Un modo per sapere se sei vecchio o no è chiederti: hai il coraggio di provare qualcosa che non hai mai fatto prima?”.

E in questa frase può trovare spiegazione il successo di Paddy Jones. Ha destato la simpatia di tutti proprio per la grinta che ha dimostrato nell’esibirsi in un rock acrobatico che forse non tutte le ventenni sarebbero in grado di reggere ma che lei affronta con estrema serietà e nonchalance. E mentre balla dimentichi i suoi 83 anni. Ora, a parte l’operazione abbastanza dubbia di creare buzz da parte di un gruppo che indie non lo è più da un pezzo, a parte l’accostamento poco piacevole da parte del popolo della rete con la scimmia che ballava lo scorso anno con Gabbani (il brano comunque, quello, contestualizzava il tutto) e a parte che prima di loro ci avevano pensato i Colplay nel 2008 con il video della canzone The Hardest Part, quello che ci piace è la grinta di questa signora, che è inglese e che si è fatta conoscere al Britain’s Got Talent e che ha dato una prova definitiva che oggi parlare di “ageing” non ha senso, che si può essere giovani a 83 anni divertendosi ancora con il rock acrobatico. E con le danze latino americane, come ha affermato lei stessa in una conferenza stampa durante la quale ha spiegato i motivi che l’hanno spinta a cominciare a ballare, ovvero la morte improvvisa del marito a 69 anni e il fatto di tenersi in forma mangiando zuccheri e cioccolato.

Un tassello in più sulla strada del movimento cosiddetto “no ageing” che già da un po’ vede il mondo della bellezza impegnato nella lotta al concetto classico di invecchiamento, anti-invecchiamento, rughe e anti-rughe. Secondo il quale questi termini sono ormai obsoleti perché già da un pezzo, grazie ai nuovi stili di vita, il concetto di età ha perso i propri parametri classici e anche l’industria della bellezza si è adeguato mettendo a punto prodotti che partono dal way of life e puntano al risultato che si desidera ottenere, che può essere, anche a 70 anni, la compattezza della pelle e non la ruga o il colorito piuttosto che il tono. Ecco quella che poco elegantemente viene definita in questo giorni “la vecchia che balla” (che è anche un verso del brano degli Stato Sociale), riassume in pieno tutti questi concetti. E a farle compagnia, nell’ultimo anno, ci sono state grandi donne come Helen Mirren e Jane Fonda, protagoniste di alcuni dei più bei film della stagione. Ecco, anche il cinema si è accorto del fenomeno.

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