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Giorgio Armani

Passioni, piaceri, paure: confessione d’autore liberamente ispirata al questionario di Proust. Il tratto principale del mio carattere. La caparbietà, vado avanti anche quando mi sento scoraggiato. Lo stato del mio spirito. Ancora inte ...

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Passioni, piaceri, paure: confessione d’autore liberamente ispirata al questionario di Proust.

Il tratto principale del mio carattere. La caparbietà, vado avanti anche quando mi sento scoraggiato.

Lo stato del mio spirito. Ancora intento a sognare e indaffarato.

Il luogo dove sono stato più felice. Pantelleria. E la mia amata Milano.

Quel che apprezzo di più nei miei amici. La capacità di farmi ridere ed essere sempre presenti.

Una qualità fisica che vorrei possedere. L’elasticità fisica. Ho sempre pensato che vorrei essere un leopardo, ma con il cuore grande del cane.

Cosa cerco quando disegno. Un’eleganza pulita e ineccepibile, sempre contemporanea.

La mia fonte di ispirazione. L’arte, l’architettura, il cinema, la fotografia, ma anche la semplice osservazione di ciò che mi sta intorno, delle persone in strada.

La mia ossessione. Le mie case, dove mi piace sempre tornare.

L’immagine che mi ha cambiato la vita. La cover di “Time” con il mio ritratto e la scritta “Giorgio’s Gorgeous Style”. Anche se quanto fosse importante l’ho compreso a fondo solo dopo.

Una definizione di stile. Il pensiero che diventa comportamento.

Quale sarebbe per me la più grande disgrazia. Non avere più il piacere del lavoro.

L’abito che mi ha cambiato la vita. Quello di Richard Gere in “American Gigolo”, nel 1980. Mi ha aperto le porte di Hollywood e il cuore dell’America.

L’animale che preferisco. Il gatto, una tigre in miniatura.

L’immagine più banale che mi viene in mente. Chi vuole fare la sexy a ogni costo. Il politico in giacca e cravatta che si illude di essere elegante.

Il modo migliore di passare il tempo. Al lavoro, quando tutto ha un significato.

Il mio colore preferito. Il blu navy.

Quel che detesto più di tutto. Le falsità. E l’arrivismo.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso al fashion circus. Confusione, il segno di una volubilità incontenibile.

Il mio sogno di felicità. Continuare a cercarla. Se dovessi trovarla credo che mi sentirei spento.

La cosa più preziosa che ho. La mia azienda, il lifestyle che sono riuscito a creare con il mio nome.

Il mio motto. Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

Chi metterei sulla cover di Vogue Italia. Elena Ferrante, se siete in grado di trovarla.

Giorgio Armani firma la prima collezione a suo nome nel 1975 (P/E 1976). Nel 1981 apre a Milano Emporio Armani; nel 1982, a Milano, la prima boutique. Nel 2000 lancia Armani/ Casa e apre il concept store con caffè e ristorante in via Manzoni 31, a Milano. Del 2005 è Armani Privé, la linea di alta moda. Nel 2010 apre il primo Armani Hotel a Dubai e l’anno dopo quello di Milano.

Foto SGP.

Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag.126

L'articolo Giorgio Armani sembra essere il primo su Vogue.it.


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