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Di cos’è fatto un gioiello, oggi

“Creare bellezza con una materia modesta è di pochi”. Così scriveva Giovanni Ponti, celebre architetto e designer italiano. Giò Ponti aveva compreso molto sul destino dell’arte dal dopoguerra ai nostri giorni. Infatti, a partire da ...

Creare bellezza con una materia modesta è di pochi”. Così scriveva Giovanni Ponti, celebre architetto e designer italiano. Giò Ponti aveva compreso molto sul destino dell’arte dal dopoguerra ai nostri giorni.

Infatti, a partire dai primi del Novecento, le avanguardie storiche promossero la ricerca del valore concettuale dell’opera d’arte, influenzando anche le arti minori o decorative e il mondo orafo.

A partire da questo momento, materiali poveri quali carta, plastiche, vetro e ferro entrano in modo stabile “nel lessico dell’ornamento”.

Pare quasi un ossimoro pensare a un gioiello (“ornamento di metallo prezioso lavorato”) fatto di materiali semplici e poveri. Eppure questa novella tendenza nulla toglie alla creatività e alla fantasia dell’artista. Basta la carta per l’olandese Nel Linnsen, per creare originalissime gorgiere e bracciali. Il gioco continuo di tagli e pieghe, l’utilizzo di ricami, la scelta di colori o acquerelli fanno sì che la carta si trasformi in veri e propri gioielli che si animano in accordo coi movimenti di chi li indossa.

Gaetano Pesce, architetto e designer, realizza collane, bracciali, anelli, orecchini e “gemme” in resina. In queste opere il primato spetta all’artigianalità, alla creatività e alla scelta dei colori (anche fosforescenti). Grazie a semplice resina Pesce riesce a creare forme morbide, floreali, giochi di movimento e intrecci.

Nulla di diverso in Gijs Bakker, per cui “la preziosità è definita dalla innovazione delle idee”. Celebri le sue creazioni in plexiglas come, per esempio, il bracciale “Circle in circle” il cui design tutto particolare si basa su un cerchio che si interseca ad angolo retto con un altro cerchio, a creare lo spazio per il braccio. Famosa la frase con cui l’artista descrive il suo approccio alla materia: “Io i gioielli non li indosso, li guido”. L’anima della creazione risiede dunque nel concept, nella tecnica, nella ricerca della forma e dei materiali con cui realizzarla, per “trasformare il gioiello da elemento decorativo in vero e proprio progetto di design”.

Tra i materiali più utilizzati nell’oreficeria contemporanea l’acciaio, secondo i canoni della gioielleria tradizionale un paradosso! Nelle sue produzioni Giancarlo Montebello dà spazio alla creatività e all’innovazione tecnologica creando eleganti gioielli mediante la tecnica del “taglio chimico su acciaio”. In acciaio inox i gioielli di Tiziana Redavid, creatrice del brand “la molla”. Le sue creazioni prendono vita dalla consapevolezza che per diventare realtà ogni progetto dev’essere animato da un sogno. Dall’utilizzo di materiali presi a prestito dai processi industriali, nasce inoltre la sua linea di bracciali colorati in vetro resina, magistralmente ornati da magneti.

Dove approderà dunque il futuro del gioiello? Forse a gioielli cinetici animati da un sottile dinamismo interno, come quelli di Gianmpaolo Babetto, o a gemme tecnologiche in grado di immagazzinare immagini, audio e video, come la perla “Momento” messa a punto dalla ditta Galatea, o a chissà quali altre diavolerie, tutte a quanto pare, gradite al piccolo e grande pubblico.

di Gloria Guerinoni

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