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Where my friends are. Patmos by Tim Walker

Casa Vogue, allegato a Vogue Italia, aprile 2018, n.812 «Questa è gioia pura, è qualcosa che sta succedendo realmente. È vera. Ed è quello che ogni fotografo cerca di continuo». Tim Walker sta raccontando come è arrivato a realizzare ...

Casa Vogue, allegato a Vogue Italia, aprile 2018, n.812

«Questa è gioia pura, è qualcosa che sta succedendo realmente. È vera. Ed è quello che ogni fotografo cerca di continuo». Tim Walker sta raccontando come è arrivato a realizzare gli scatti di questo servizio. Diversamente dal suo consueto lavoro di fotografo di moda, dove ogni dettaglio è predisposto e studiato fino all’ultimo pixel, queste immagini sono il risultato di una serie di circostanze fra loro scollegate e di incontri fortuiti tra persone di idee affini. Il tutto è successo a Patmos. L’estate scorsa Walker era partito quasi per un capriccio. Voleva vedere un posto nuovo e la sua amica, la stilista Sarajane Hoare, gli aveva raccomandato le isole greche del Dodecaneso. Allora aveva acquistato un biglietto, affittato una casa e si era messo in viaggio. È stato così che si è trovato di fronte, ancora una volta, James Brown. «Un momento fortunato», spiega, «il proseguimento di un’amicizia». La prima volta che Walker aveva incontrato l’artista di origine californiana e sua moglie Alexandra era stato a Mérida, in Messico, durante una rapida puntata per un matrimonio: li aveva presentati un amico comune, il giornalista Hamish Bowles. Ritrovatisi a Patmos, l’artista e il fotografo hanno riallacciato quel legame. «James mi piace davvero molto», dice, «è sempre un vero piacere parlare con lui, facendo lunghe camminate e nuotate. Il suo contegno, il linguaggio del corpo e ogni suo gesto hanno una grazia immensa, mascolina e indolente. E poi si veste in una maniera incredibile. Ha un senso innato di sé, in ogni sua fibra». In quei giorni, Walker non ci pensava proprio a realizzare un portfolio, in fin dei conti era in vacanza. Il suo occhio però cominciava a reagire alla bellezza dell’isola e alla presenza dell’amico. «Nella fotografia, a mio parere, si cerca sempre un’espressione della grazia. E James ne ha da vendere». L’estate trascorreva rovente. E nel mentre, Walker iniziava a conoscere più a fondo anche Alexandra, la moglie di Brown, e i loro tre figli: Degenhart e Cosmas, i due maschi, e Dagmar. «Ogni volta che si svegliano, ogni ora, ogni momento della loro giornata ha una valenza estetica. Questi ragazzi sono persone squisite, interessanti, non perse nei social media, e hanno tutti una grande vitalità. Sono cresciuti in modo quasi selvaggio, in una vecchia piantagione di banane dello Yucatán, mi pare, andandosene in giro a procurarsi da mangiare, con i serpenti e i ragni che li mordevano e loro che si succhiavano via il veleno. Non c’è alcuna posa, è tutto vero: non hanno niente di artefatto. Le foto sembreranno anche uscite da un set di Wes Anderson, ma quando li vedi sono proprio così». Alla fine il “visual eye” di Walker ha reagito a tutti questi stimoli. «Ho proposto alla famiglia di scattare delle foto e loro: “Ma sì, facciamolo per gioco”». Il fotografo aveva un ricordo preciso di alcune immagini in bianco e nero – «forse degli anni 50» – che aveva visto su Vogue Italia in cui un gruppo di persone si mangiava degli spaghetti alle vongole su un materassino. «L’idea mi è venuta da lì. A Patmos vanno tutti in cerca di ricci di mare e a me la loro forma piace moltissimo. Così ho iniziato a fantasticarci sopra». Il sogno si è concretizzato quando lo skipper Dionisys ha portato Walker e i Brown ad Aspronisi, un gioiello di piscina naturale chiusa fra gli scogli. Si sono tuffati in cerca di ricci, li hanno cucinati a bordo della barca a vela e li hanno serviti su un tavolo poggiato sulle rocce. Mentre Walker si metteva al lavoro, loro sdraiati sui materassini mangiavano e parlavano. Nei giorni seguenti, Walker ha approfondito il suo studio su quel legame che persone straordinarie stabiliscono con un luogo straordinario e ha ritratto i Brown nella casa in cui erano ospiti quell’estate. Mentre lo faceva, aveva in mente un’idea che girava nella testa di James. «C’è questa cosa che lui chiama “casa”, un posto immaginario che esiste nella sua fantasia in cui accadono cose straordinarie alla sua straordinaria famiglia e ai vicini che abitano quella finzione. Penso però che questo suo mondo di fantasia si discosti di poco da quello reale, perché quando si è in loro compagnia l’esperienza si arricchisce di elementi decisamente fantastici. Ho scattato queste foto veramente per gioco, per me stesso. È una fantasia, un mio modo di materializzare l’energia della “casa” di James e di proteggere un’amicizia». La casa reale, quella che appare nelle foto di queste pagine, è nei sobborghi della Chora (“villaggio principale”, ndr) di Patmos. «Sul retro ha una vista meravigliosa verso la parte vecchia. L’isola è molto speciale, è una sorta di mondo fantastico che si snoda in interni bellissimi e pullula di artisti, fashion designer, registi e galleristi. Li definirei dei bohémien benestanti». E aggiunge: «Fino agli anni 70 il traghetto neanche vi attraccava e per arrivare all’isola bisognava camminare nell’acqua alta fino alla cintola». È stato allora che l’interior designer John Stefanidis e il pittore Teddy Millington-Drake l’hanno scoperta, hanno comprato una casa e creato un luogo idilliaco. «Cinquant’anni fa hanno acquistato un posto enorme, una delle abitazioni più belle in cui sia mai stato. È color “bianco Patmos”, distribuita su più livelli e con un che di moresco. Colorata dalle buganvillee – rosa e viola intenso – e dalle tende a strisce arancioni sulle porte… Un vero sogno». Oltre a Wes Anderson, il portfolio, come ammette Walker, evoca “La mia famiglia e altri animali”, il resoconto autobiografico del naturalista britannico Gerald Durrell sul lungo periodo trascorso a Corfù da ragazzo, negli anni 40. «Soprattutto», dice Walker, «queste immagini sono un’ode ai tempi felici». All’incontro con una famiglia speciale in un’isola speciale dove, per un momento, ti senti a casa. «Quest’estate», conclude, «penso proprio che tornerò a Patmos».

 

Photos by Tim Walker. Styling Melanie Buchhave

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