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Salone del Mobile 2018: i designer raccontano il loro progetto per Life in Vogue

Milano Design Week: Vogue ha invitato otto progettisti internazionali a reinventare gli uffici della redazione, trasformandoli in uno spazio in cui il dialogo tra design e moda diventa costante, generando un virtuoso scambio di idee. Per qu ...

Milano Design Week: Vogue ha invitato otto progettisti internazionali a reinventare gli uffici della redazione, trasformandoli in uno spazio in cui il dialogo tra design e moda diventa costante, generando un virtuoso scambio di idee. Per quattro giorni, la redazione si trasformerà in uno spazio aperto al pubblico, per rafforzare il legame e il dialogo già costante con i lettori e sottolineare apertura e inclusività come valori fondamentali di Vogue. “Se da anni si parla del mondo dell’ufficio con una sempre maggior apertura e vicinanza a quello della casa, ad oggi non ci si è ancora spinti a presentare l’ufficio quale oggetto di un vero e proprio intervento di interior decoration”, dice Emanuele Farneti, direttore di Vogue. “Life in Vogue è un progetto che vede le aree della redazione interpretate, secondo i diversi stilemi del contemporaneo, da interior e architetti di rilevanza internazionale. Aperto al pubblico, per rendere accessibili a tutti i luoghi in cui ogni mese prendono forma le nostre idee”. A ogni designer – Mario Bellini, Michael Bargo, Antonio Citterio e Patricia Viel, Sabine Marcelis, Faye Toogood, Patricia Urquiola, Muller Van Severen e Quincoces-Dragò – è stata così affidata una stanza da trasformare alla luce di una nuova concezione della giornata di lavoro, basata su un ritmo più fluido, capace di far fiorire la creatività.

Il corridoio reinventato da Mario Bellini

Il concept Mario Bellini racconta così la sua idea di trasformazione del corridoio di Vogue: “Una lunga sequenza di tavole di legno resinoso, posate all’impiedi a intervalli disuguali, un po’ discoste tra loro e dal muro a cui si appoggiano, lungo tutto il corridoio che, come la spina dorsale di un essere umano, collega le stanze della redazione. L’idea è un’occupazione temporanea da parte della natura, in spazi abitati da menti, arredi e macchine per ufficio, che mi ha sedotto da subito quando ho visto questo passaggio di 32 metri. Una via di fuga, una galleria stretta e lunga, che lungo tutto un lato mette in mostra le immagini delle storia di Vogue, illuminate da una intensa luce azimutale. Perché non trasformare questo spazio, dunque, in un’oasi immaginaria? Immergendo chi vi passa in quell’inconfondibile sentore che ci porta di colpo faccia a faccia con la natura antica e profonda. Un’installazione pluri-sensoriale pensata per i giorni del Salone del Mobile, che mi auguro possa svanire un po’ più lentamente, lasciando una traccia o un po’ di nostalgia”. Il designer Mario Bellini, architetto e designer milanese, è nato nel 1935 e nel 1959 è laureato in architettura al Politecnico. Vincitore di otto premi Compasso d’Oro, direttore della rivista Domus dal 1985 al 1991, ha progettato mostre d’arte e architettura in tutto il mondo. 25 delle sue opere esposte nella collezione permanente del MoMA di New York. Nel 2015 la Triennale di Milano gli ha assegnato la Medaglia d’oro alla carriera per l’Architettura e dedicandogli nel  2017 una mostra retrospettiva. I progetti Tra gli oggetti iconici di design firmati da Bellini figurano la calcolatrice elettronica portatile “Divisumma 18” e il pc “Programma 101”, di Olivetti, il mangiadischi Ga 45 Pop di Minerva, la sedia Cab 412 di Cassina e il sofà “Le Bambole” di B&B Italia. Dal 1980 si dedica prevalentemente all’architettura: tra gli edifici progettati e realizzati figurano il Centro Espositivo e Congressuale di Villa Erba a Cernobbio (Como), il Tokyo Design Centre in Giappone, gli Headquarters della Deutsche Bank a Francoforte, l’edificio per il Dipartimento delle Arti Islamiche al Louvre di Parigi e il nuovo Centro Congressi di Milano, il più grande d’Europa. Tra i progetti attualmente in corso sono il nuovo Museo del Foro (Antiquarium 2014-2019) di Roma, l’Air terminal internazionale di Roma-Fiumicino (2014-2018), la Nuova Scuola Politecnica di Genova (2006-2020), una vasta struttura alberghiera e residenziale a Virgin Gorda Island nelle British Vergin islands (2018-2020) e la “Generali Academy” di Trieste (2015-2019).

La redazione beauty vista da Michael Bargo

Il concept L’idea di Michael Bargo per la stanza della redazione beauty di Vogue è ispirata all’atmosfera degli anni 60-70 e, nello specifico, all’incontro tra la moda e il personal care, manifestatosi nelle prime linee beauty che portavano il nome delle grandi maison. Stampe geometriche dai colori pieni, sensazioni di beat-borghesia, tra il ribelle e il discreto ma soprattutto il sogno di un futuro fatto di quieta eccezionalità: l’ambiente ricreato da Bargo è un esplosione di immaginazione, resa vibrante dal contrasto tra il tappeto viola intenso e le pareti bianche, pulite. Tutto intorno, un immaginario chic ricreato da mobili vintage, dalle immagini delle campagne pubblicitarie d’epoca a cui si giustappongono i prodotti di make-up e i profumi, in un gioco di rappresentazioni e di realtà. Il designer Michael Bargo, personalità poliedrica e fluida che ricopre il ruolo di dealer, stylist e di designer, ha 34 anni, abita a Brooklyn, e ha una carriera nata su Instagram e nel suo appartamento, definito dal New York Times “the Brooklyn’s coolest design shop”, Bargo è rapidamente diventato uno dei nomi di spicco del panorama dell’interior design internazionale grazie alla sua capacità di creare dei “mood” ambientali unici e perfettamente coerenti nella loro complessità. I progetti Uno spirito che si ritrova tanto nella sua galleria a East Broadway, tanto nei suoi progetti e nelle sue opere che uniscono alto e basso, influenze culturali occidentali e orientali, antico e nuovo. Una visione varia ma armonica in quella che è una sorta di orchestrazione immaginifica diretta magistralmente da Bargo.

La stanza dei grafici secondo Antonio Citterio & Patricia Viel

Il concept “Con la nostra proposta abbiamo voluto mettere a confronto l’estetica della moda con la sintassi del design, come in un unico sguardo, ma da diverse angolazioni”, spiegano Citterio e Viel. “Nella stanza dei grafici della redazione milanese di Vogue italia ci siamo divertiti a immaginare il futuro dello spazio di lavoro come ci piacerebbe che diventasse: confortevole, conviviale e stimolante”. I designer Antonio Citterio, nato a Meda nel 1950 e laureato al Politecnico di Milano, apre il suo studio nel 1972. Nel 2000, con Patricia Viel, nata nel 1962, fonda a Milano Antonio Citterio Patricia Viel, società di progettazione multidisciplinare che si occupa di architettura e interior design. Lo studio Citterio Viel lavora da molti anni in tutto il mondo, realizzando i suoi progetti in sinergia con un team di consulenti e specialisti. E toccando gli ambiti più diversi, come piani urbanistici, complessi residenziali, commerciali e industriali, ristrutturazioni conservative di edifici pubblici, spazi per il lavoro, showroom e alberghi, comunicazione aziendale. Dal 2015 lo studio, di cui fanno parte 8 partner e uno staff di 85 persone, ha una una sede anche a New York. I progetti Tra i progetti più recenti, da segnalare i Bulgari Hotel a Milano, Pechino e Dubai, la sede del gruppo Ermenegildo Zegna a Milano, il Technogym Village di Cesena, l’edificio per uffici “NOVE” a Monaco di Baviera e un edificio residenziale a Miami-Surfside.

L’ufficio del creative director Giovanni Bianco nella visione di Sabine Marcelis

Il concept Un luogo dove passato e futuro s’incontrano. O, meglio ancora, dove partendo dall’analisi del passato si sviluppano visioni per il futuro. È così che Sabine Marcelis si è immaginata l’ufficio del creative director di Vogue Italia Giovanni Bianco. E proprio intorno a questa idea la designer olandese ha progettato l’installazione che trasformerà questa parte della redazione nell’ambito dell’iniziativa “Life in Vogue”. Durante il Salone del Mobile, i visitatori troveranno una tenda dietro la quale si aprirà uno spazio che rimanda a una pagina bianca: simbolo di un nuovo inizio proiettato nel mondo di domani. La designer Marcelis, nata in Olanda nel 1984, è cresciuta in Nuova Zelanda, dove si è trasferita insieme alla famiglia. Prima di dedicarsi al design, ha praticatlo snowboard a livello agonistico. Dopo gli studi alla Victoria University di Wellington è tornata nel suo paese d’origine per frequentare la Design Academy di Eindhoven. Oggi vive e lavora a Rotterdam. Da quando ha fondato il suo studio, Sabine si è occupata di product, installation e spatial design. E anche se cambiano gli ambiti d’intervento il suo focus rimane sempre lo stesso: i materiali. I suoi progetti sono infatti caratterizzati da forme pure che permettono di esaltare al massimo le proprietà dei materiali utilizzati, come neon, vetro, marmo e resine. I progetti Conosciuta per l’uso sorprendente della luce e del colore, vanta tra i suoi clienti sia gallerie d’arte che aziende internazionali. Ma non sono mancate nemmeno le collaborazioni con fashion houses come Céline e jewellery brands come Repossi. Così come sono state numerose le sue partecipazioni a concorsi e mostre, una delle quali si è tenuta al Musée Des Arts Décoratifs di Parigi.

La stanza del direttore Emanuele Farneti ripensata da Faye Toogood

Il concept Apertura e inclusione. Sono questi i due valori che guidano il restyling dell’ufficio di Emanuele Farneti, direttore di “Vogue Italia”.  L’intervento di Faye Toogood  sullo spazio di lavoro bandisce gli spigoli vivi e taglienti a favore di forme morbide e avvolgenti: a popolare l’ufficio saranno un daybed, un tavolo circolare e delle sedie robuste che fanno parte della sua collezione Roly-Poly. I muri saranno ricoperti di tele dipinte a mano che riproducono le copertine di 50 anni di storia di Vogue Italia e segnalano il passaggio a una nuova direzione editoriale. Il pezzo forte dell’installazione sarà una scultura di ceramica in edizione limitata intitolata “Family Bust No 3”. La designer Nella sua carriera Faye Toogood ha spaziato dall’arte al design d’interni e di prodotto, passando per l’editoria e la moda. Nata nel 1977 nel Regno Unito, è cresciuta nella campagna inglese e si è laureata in storia dell’arte alla Bristol University. Dopo aver collaborato a lungo con il magazine “The World of Interiors”, ha deciso di fondare il suo studio a Londra. I progetti Toogood ha lavorato per clienti privati e per grandi aziende, tra cui Comme des Garçons, Vivienne Westwood e Kenzo. Il suo stile è audace ma al tempo stesso essenziale, visionario ma anche rispettoso del passato. Tutti i suoi pezzi sono prodotti a mano da piccoli artigiani capaci di esaltare le materie prime, anche nelle loro irregolarità. Molti suoi lavori sono stati acquisiti da importanti istituzioni culturali come il Denver Art Museum, la National Gallery of Victoria e il Philadelphia Museum of Art. Inoltre, con la sorella Erica, ha lanciato un marchio di abbigliamento: “Toogood” confeziona capi pratici e scultorei che prendono ispirazione dal workwear.

La redazione attualità per Patricia Urquiola

Il concept E nel mezzo di questa ampia quiete Adornerò un roseo santuario Con la trama intrecciata d’una mente al lavoro. (Ode a Psiche, John Keats) Due stanze della redazione attualità di Vogue Italia. Due caratteri, due narrazioni. Due uffici allestiti in una sorta di contrapposizione e continuità. La prima stanza rappresenta il presente e la proiezione nel futuro, e la seconda un passato che confluisce nel presente. Si viene cioè proiettati in un nuovo spazio per riflettere sul tema del lavorare contemporaneo. La designer Patricia Urquiola è nata a Oviedo, in Spagna, nel 1961. Vive e lavora a Milano. Ha studiato Architettura al Politecnico di Madrid e di Milano, dove si è laureata nel 1989 con Achille Castiglioni. Ha collaborato con Vico Magistretti ed è stata responsabile Design per Lissoni Associati, prima di aprire nel 2001 il suo studio. È art director di Cassina dal settembre del 2015. I progetti I progetti più recenti di Patricia Urquiola spaziano dall’Italia alla Svizzera. Tra questi, il Room Mate Giulia Hotel, a Milano; Il Sereno Hotel, a Como; il ristorante Igniv, a Sankt Moritz; lo showroom di Cassina, ancora a Milano. Come designer ha creato mobili e oggetti per, tra gli altri, Louis Vuitton Objets Nomade, Cassina (Gender armchair), Glas Italia (Shimmer table), cc-tapis (Visioni carpet), Flos (Serena lamp).

L’ufficio di Sara Sozzani Maino nell’interpretazione di Muller Van Severen

Il concept Prima hanno liberato lo spazio dal superfluo per arrivare a svelare la sua vera anima, cioè i libri, i magazine, i notebook e altre fonti d’ispirazione racchiuse in un armadio. Poi hanno creato un collage popolato da alcuni dei loro pezzi più iconici: così il duo belga Muller Van Severen ha affrontato il restyling dell’ufficio di Sara Sozzani Maino, vice direttore di “Vogue Italia” e head of “Vogue Talents”, in occasione del Salone del Mobile. Per “Life in Vogue”, infatti, questa stanza della redazione si spoglierà della sua veste ordinaria per ospitare complementi d’arredo multifunzione. Al suo interno si troveranno due piccole famiglie di oggetti: “writing desk + low table + lamp”, che può essere utilizzata per scrivere, leggere e tenere un meeting, e “wire s#9”, che combina una libreria con una parte dedicata al relax. I designer Fien Muller e Hannes Van Severen lavorano spesso su prodotti in grado di delineare un paesaggio domestico permeato di poesia e immaginazione. Entrambi artisti, hanno iniziato a progettare insieme nel 2011, continuando però parallelamente le loro carriere individuali. Fien, nata nel 1978 a Lokeren, ha studiato fotografia e scultura, mentre Hannes, che è nato un anno dopo a Ghent, ha studiato belle arti e scultura. Marito e moglie, ora vivono nella cittadina fiamminga Evergem. I progetti La coppia esplora il confine tra arte e design, cercando modi sempre nuovi per rendere gli arredi più interessanti da un punto di vista scultoreo. La funzionalità non viene mai persa di vista, tuttavia è ingegnosamente reinventata: le loro creazioni nascono sempre dall’incontro tra esigenze d’uso e materiali selezionati con cura. I loro pezzi, lineari ed eclettici, sono stati esposti in gallerie e musei, tra cui la Triennale di Milano, il Musée des Arts Décoratifs di Parigi e il Design Museum di Londra.

La sala riunioni rivisitata da Quincoces-Dragò

Il concept Compenetrazioni, contaminazioni, ispirazioni. Questo respiro immaginifico è il tema intorno a cui si sviluppa il concept sviluppato da Quincoces-Dragò & partners. Una sala riunioni che diventa il mondo e il centro del mondo, un luogo da cui arrivano e partono influenze. Un unicum che si manifesta nel dialogo ricreato tra opere di design contemporaneo e arredi iconici provenienti da tutto il mondo (William Katavolos, Joaquim Tenreiro, Pierre Jeanneret, Louis Kalff) e proposto da artisti e gallerie milanesi che hanno contribuito a diffondere l’idea del valore del design e che partecipano tutt’ora al “Rinascimento” della città, quali Nilufar, Galleria Luisa Delle Piane e Osanna Visconti di Modrone. I designer David Lopez Quincoces, nato a Madrid e residente a Milano dal 2005, e Fanny Bauer Grung, di origini norvegesi ma nata a Parigi e cresciuta a Roma, sono gli architetti a capo di Quincoces-Dragò & partners, studio di architettura e design con base a Milano specializzato in luxury retail, progetti residenziali e hotellerie. Sono anche gli autori del progetto d’interior di Six e fondatori della Six Gallery, realtà nata per collezionisti e beginner, che raccoglie una selezione eclettica d’arredi rari e design accessibile. I progetti Il tema cardine del lavoro di Quincoces-dragò & partners è la valorizzazione. I loro progetti vengono costruiti con lo scopo di far risuonare lo spazio intorno, attraverso uno stile essenziale, materiali naturali e senza tempo. Tra i lavori più recenti dello studio il club La Macchia a Capalbio, alcuni appartamenti a Milano e un albergo toscano.

 

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