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Vestiaire CollectiveXByronesque

In un mondo come quello della moda dove oggi la parola d’ordine è sostenibilità, acquistare capi vintage diventa l’unica possibile risposta eco-friendly ad un consumismo bulimico e ad un fast fashion che non smette di seguire e a volt ...

In un mondo come quello della moda dove oggi la parola d’ordine è sostenibilità, acquistare capi vintage diventa l’unica possibile risposta eco-friendly ad un consumismo bulimico e ad un fast fashion che non smette di seguire e a volte di dettare sempre nuove tendenze.

Tutto inizia tantissimi anni fa, quando una diciasettette francese con la passione per il cinema d’autore arriva a New York e scova al mercato delle pulci uno splendido abito a fiori degli anni 70.

Lei è Marie Blanchet, oggi Head of Vintage di Vestiaire Collective.

“È stato il mio primo capo vintage e ogni tanto lo indosso ancora” dice Blanchet oggi dietro la sua scrivania nell’HQ di Vestiaire Collective nella prima periferia di Parigi con indosso una delle t-shirt di World of Vintage T-shirts, meta segreta di rockstar e cebes a Los Angeles, “Penso che la passione per la moda sia nata guardando i vecchi film di John Cassaventes, naturale dunque che fin da bambina ho avuto un debole per gli abiti di epoche passate”.

L’amore per il grande schermo e le sue protagoniste portano qualche anno dopo Marie, appena insediata come esperta di vintage da VC ad incontrare Chloè Sevigny, musa di un precedente progetto speciale per la e-boutique francese, e Gill Linton fondatrice di Byronesque.

“Diciamo che è stato amore a prima vista”, racconta Blanchet, “con Byronesque condividiamo la passione per la moda degli anni ’90 e per i designer di rottura come Helmut Lang, Martin Margiela e Rei Kawakubo, stilisti che hanno creato una moda autentica e alternativa, molto attuale ancora oggi”.

Byronesque infatti ha selezionato piu di 200 pezzi che saranno acquistabili dal 17 aprile su Vestiaire Collective. La selezione spazia da pezzi rarissimi del periodo punk, come un maglione indossato da Johnny Rotten e creato da una giovanissima Vivienne Westwood per Sex and Seditionaires, a pezzi iconici del minimalismo giapponese di Comme des Garçons e Yohji Yamamoto fino alla borsa punk chic di Gianni Versace e ai primi capi di Balenciaga firmati Ghesquière.

“Penso che il successo sempre più crescente di Vestiaire Collective sia dovuto alla necessità di liberarsi, di vendere alcuni capi per fare spazio negli armadi e acquistare qualcosa di unico e di raro”, dice Blanchet, “ I capi e gli accessori che andranno in vendita il 17 Aprile sono attualissimi anche oggi: le tabi o i boots a calza di Martin Margiela ad esempio”.

In effetti questi pezzi iconici che arrivano direttamente dagli archivi di Maison Margela, ci fanno pensare subito a quelli in spandex di un altro brand oggi super adorato dai Millennials. Ogni riferimento a Demna Gvasalia, Vetements e Balenciaga non è puramente casuale.

Ma non crediate che tutto ciò che è vecchio sia vintage. “La selezione da Vestiaire Collective è spietata” dice Blanchet. E se le chiedete cosa entrerà nella wish list del market place francese tra qualche stagione non ha dubbi: “Gli stivali di cristalli di Saint Laurent e le borse di Gucci ma solo quelle create durante la guccification” (per intenderci solo quelle con y finale)

Il messaggio insomma è chiaro: Acquistare meno e di migliore qualità. Opinione del resto condivisa anche da Vivienne Westwood prima e unica vera punk rimasta almeno nel mondo della moda (Rei se ci stai leggendo non te la prendere). E chissà se sarà proprio la Westwood  in persona ad accaparrarsi uno di questi  capi introvabili o un giovane talento creativo, che probabilmente lo reinterpreterà a modo proprio spacciando per  farina del suo sacco quello che non lo è del resto anche l’appropriazione è una forma di ribellione. Siamo tutti d’accordo. O no?

Sotto il video in esclusiva che racconta la capsule collection Vestiaire CollectiveXByronesque  girato da Derek Ridgers nello storico club francese La Java.

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