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Massimiliano Locatelli: la prima casa stampata al Salone

Massimiliano Locatelli porta al SALONE la prima casa stampata con tecnologia 3D. Una possibile rivoluzione per tempi, costi e persino stili di vita. Ecco perché.   Pragmatico come richiede la sua professione, Massimiliano Locatelli, 5 ...

Massimiliano Locatelli porta al SALONE la prima casa stampata con tecnologia 3D. Una possibile rivoluzione per tempi, costi e persino stili di vita. Ecco perché.

 

Pragmatico come richiede la sua professione, Massimiliano Locatelli, 51enne architetto milanese – ma anche designer, arredatore d’interni e autore di una fortunata collezione di homeware –, non ha però ripensamenti quando gli scappa un “esaltante” parlando del progetto 3D Housing 05 che realizzerà durante la Milano Design Week di aprile, in piazza Beccaria, dietro il Duomo.

Perché tanto entusiasmo? È la prima volta che in Italia e in Europa si costruisce una casa tutta stampata in 3D. È un progetto sperimentale che apre prospettive inedite e sviluppi oggi imprevedibili. Dove è già usata questa tecnologia? Nasce in parallelo in Cina dove, sembra, sono arrivati a costruire edifici di sei piani, e in Russia. Ho tentato per due anni di collaborare con le imprese di quei Paesi. Alla fine ho desistito e ho riunito Arup, il più grosso studio di ingegneria del mondo – perché questa casa deve stare in piedi –, Cybe, che fornisce la stampante, e Italcementi Heidelberg Cement Group, che ha studiato i materiali. Degli studenti della Columbia University svilupperanno e stamperanno nel cantiere dei loro prototipi di arredi e di complementi. Quali i vantaggi? La velocità di costruzione per esempio: con le tecnologie attuali per costruire una casa di 100 metri quadrati ci vuole una settimana. In futuro basterà un giorno: è solo questione di tempo. La tecnologia è la classica del 3D: c’è una stampante che crea striscioline e queste vanno a sovrapporsi fra loro per formare pareti, mobili, tutto. I muri hanno un interno e un esterno e in mezzo un rinforzo a zigzag che varia per dare l’isolamento richiesto. La stampante di Cybe usa cemento in polvere, anzi la tritatura di un vecchio edificio che sarà reimpastata dalla macchina. La sostenibilità del progetto è evidente. Si reimpiega tutto, anche il metallo del cemento armato. Alla fine, una casa 3D quanto costerà? Per 100 metri quadrati al grezzo si spenderanno tra 8 e 10mila euro. Oggi acquistare la casa è un impegno per la vita. Un risparmio così impensabile rivoluzionerà completamente il mercato. E forse anche il mondo del lavoro, perché non servirà più restarvi all’infinito per guadagnare quanto serve ad acquistare una casa. Come cambierà il ruolo dell’architetto? Oltre a quelli sui costi e la velocità di costruzione, sarà interessante vedere in effetti i nuovi rapporti che si instaureranno tra committente e progettista. La malleabilità del materiale e le infinite possibilità intrinseche nella tecnica costruttiva trasformeranno l’architetto in una sorta di guida psicologica del cliente: lo aiuterà a muoversi tra i suoi sogni e a dare loro una forma. Sarà un lavoro a quattro mani in cui il committente diverrà parte attiva del progetto perché non ci sono limiti di pilastri, l’edificio è autoportante e il colore del cemento può variare a piacere. I limiti dell’architettura, così com’è stata finora, spariranno. Cambierà anche il senso stesso di valore dell’immobile? Con costi di produzione così bassi, il valore del progetto non sarà più nel manufatto, ma nell’idea di partenza. E questa potrà essere venduta anche per milioni, ma l’autore, è qui la democrazia del 3D, non dovrà per forza essere un architetto più o meno di grido, ma chiunque. Sicuramente poi ci saranno dei modelli standard di case e per realizzarli basterà noleggiare una stampante; tre tecnici potranno seguire tutto. Come sarà la casa di piazza Beccaria? Per ora ci limiteremo a fare vedere l’esterno, il guscio della casa, gli interni saranno sì stampati, ma solo nelle parti strutturali, non negli arredi che saranno classici: metteremo dei segni della memoria come il lampadario di Gio Ponti, elementi di continuità che non facciano sentire nella caverna. Gli infissi in ottone naturale e i bagni tratti da un unico blocco di marmo vogliono riportare un senso di buona borghesia, di benessere. Che reazioni si attende? Mi aspetto discussioni per tutta la settimana in cui il progetto sarà esposto. Ancora oggi si fa ancora fatica ad accettare il cemento lisciato alla Le Corbusier, figuriamoci delle pareti a righettine. Sarà lisciata una boiserie sulle pareti interne per spiegare che l’intonaco è modellabile a piacere. In fondo le case stampate in Cina sono la copia carbone di hôtel particulier parigini. Il grezzo è un linguaggio nuovo, un decoro creato dalla tecnologia. Ma sono certo che piacerà.

Vogue Italia, aprile 2018, n.812, pag. 80

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