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Jan Hoek il fotografo che ama le persone reali

Jan Hoek ha una sensibiltà cruda e viscerale nel ritrarre le amate persone comuni, tramite il suo approccio quasi documentaristico intraprende un dialogo caldo e confidenziale con le sue muse che coccolate e venerate si lasciano andare in ...

Jan Hoek ha una sensibiltà cruda e viscerale nel ritrarre le amate persone comuni, tramite il suo approccio quasi documentaristico intraprende un dialogo caldo e confidenziale con le sue muse che coccolate e venerate si lasciano andare in preziose fusa di ringraziamento. Possiamo chiaramente vedere, nei suoi recenti lavori, il nascere di una futura e interessatissima vita professionale. Conosciamolo meglio in alcune domande.

Chi è Jan Hoek?

Jan Hoek è un artista e scrittore. Nel suo lavoro è sempre stato attratto dalla bellezza degli outsider di tutto il mondo ed è da sempre desideroso di collaborare con persone che normalmente non vengono prese in considerazione, creare insieme a loro una nuova immagine. Ha fotografato un’ex ragazza di Amsterdam dipendente dall’eroina che ha sempre sognato di essere una super modella, ha collaborato con un gruppo di transessuali di Città del Capo che vagano per le strade con gli outfit più straordinari creati da loro, ha creato fanzine psichedeliche sulla capitale del turismo sessuale di Pattaya in Thailandia e ha realizzato una serie sui Masai che non si identificano con l’immagine stereotipica saltellante; spesso trova i suoi modelli semplicemente su internet. Nell’universo di Hoek le persone “normali” sono gli outsiders, loro dettano le regole funky di questo pianeta.

Come hai iniziato il tuo lavoro?

Beh, penso di essere stato sempre affascinato dagli outsiders sparsi per il mondo. Già da quando ero un ragazzino mi vestivo come un senzatetto perché li consideravo vere icone di stile.

 

Parlaci dei tuoi progetti futuri.

Ora sto realizzando un progetto che ha come protagonista l’artista nell’ospedale psichiatrico della contea di Kings a Brooklyn. Insieme ai clienti per la salute mentale (è così che chiamiamo i pazienti qui) sto facendo un fumetto, in parte fotografico e in parte disegnato, sui super poteri mentali. I clienti degli ospedali, ma anche altri artisti di New York contribuiscono con me a parlare del rapporto tra l’essere pazzi e l’essere brillanti. Credo davvero che sia una questione di prospettiva su chi è visto come un personaggio mentale e chi è visto come un artista, voglio diffondere questa mia visione della realtà. Ho incontrato le persone più potenti, originali e creative di sempre in ospedale.

È in arrivo anche una pubblicazione insieme a Duran Lantink e Sistaazhood, il gruppo di supporto transessuale di Cape Town, in cui abbiamo lavorato con le ragazze e abbiamo fatto questo progetto chiamato ‘Sistaaz of the Castle’ in cui mostriamo al mondo il loro senso della moda e come dovrebbero essere le vere muse della moda di questo pianeta.

Parlaci del tuo processo creativo.

Lavoro sempre insieme alle persone che fotografo, quindi normalmente le ritraggo anche in base ai loro desideri, parto dalla loro storia o dalla loro personalità. È un po’ diverso in ogni progetto, ma il risultato finale di una foto è sempre come un gioco di ping pong tra ciò che voglio e ciò che le modelle desiderano.

Descrivi il tuto rapporto con il fashion system.

Mi piacciono i vestiti, ma non so se mi piace davvero il fashion system. Penso che alla fine l’intero sistema rappresenti solo una visione molto ristretta di cosa sia la bellezza e la moda. Anche se adesso c’è tanta attenzione sulla diversità e i modelli sono differenti dagli stereotipi usuali della moda, io penso che si cerchi solamente di trovare modelli con background culturali e sessuali diversi, ma poco lontani dalle regole dell’estetica che conosciamo. Devono sempre essere alti, magri, giovani, diversamente perfetti ma ancora molto noiosi.

Penso che dovremmo mostrare maggiormente le persone reali e i loro vestiti, che rappresentano effettivamente gli standard di bellezza, ed esaltarne la loro creatività. Se guardo le prostitute, il lavoratore, le guardie di sicurezza, alcuni senzatetto, i sadhu in India, i punk, i masai e le altre tribù, vedo molta più bellezza ed espressione della personalità. Penso che la moda dovrebbe lodare e riconoscere maggiormente la forza delle persone comuni, non solo trarne ispirazione.

Detto ciò, mi piacciono davvero i vestiti, amo fare gli shooting con le modelle ed esaltarne la vera bellezza, come nella mia ultima collaborazione con Duran Lantink dove la mia musa Kim, che era tossicodipendente e sognava da sempre di essere una modella, ha realizzato il suo sogno di comparire sulla copertina di una rivista. Mi piacerebbe anche fare campagne pubblicitarie con le mie tipologie di modelli.

Quali sono le tue icone?

Diane Arbus è da sempre la mia fotografa preferita. Bruin Parry è il mio bambino seduto con la sindrome di Down, ora ha 18 anni e lo conosco da tutta la vita. Lui è la mia icona di stile assoluto.

Come ti vedi fra 20 anni?

Spero di essere ricco e di poter vivere in completo relax a Pattaya, in Thailandia, ballando con la mia pancia grassa in topless in una discoteca.

Text by Luca Cantarelli

L'articolo Jan Hoek il fotografo che ama le persone reali sembra essere il primo su Vogue.it.


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