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Kate, Cate e l’arte del riciclo

Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di empowerment femminile, un movimento lento ma costante che sta portando a una sorta di “nuovo femminismo”, diverso da quello originario e soprattutto da quello anni ’70 quando una deg ...

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Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di empowerment femminile, un movimento lento ma costante che sta portando a una sorta di “nuovo femminismo”, diverso da quello originario e soprattutto da quello anni ’70 quando una degli slogan era: “Bruciate i reggiseni”. Oggi i reggiseni non si bruciano più e anzi vengono esaltati come massima espressione di femminilità. Insieme al rossetto rosso, al caschetto dinamico e leggero che ricorda tanto quello anni ’20, al movimento no make up. Insomma, il nuovo femminismo passa dall’esaltazione della femminilità. E se l’ultimo Festival di Cannes verrà ricordato anche per la marcia delle donne, immagine potente e ormai iconica, un altro evento ha segnato una tappa fondamentale verso una nuova visione del ruolo femminile: il royal wedding, sì proprio il matrimonio del principe Harry con l’attrice Meghan Markle. Paradossalmente, un evento che più tradizionale non si può, come le nozze reali, è diventato una sorta di spartiacque all’insegna dell’affermazione femminile. E per varie ragioni.

Per la sposa, certo, Meghan Markle che con piccoli gesti ha rivoluzionato il protocollo senza che nessuno, regina in primis, se ne scandalizzasse, la passeggiata in solitaria fino quasi all’altare e l’ultimo tratto compiuto in compagnia del suocero, il coro gospel, la mamma afroamericana, il sermone del reverendo Curry. Ma un altro elemento, all’apparenza meno significativo, ha messo il sigillo su una tendenza strisciante già da un po’, tanto che oggi si può tranquillamente parlare di sdoganamento: l’arte del riciclo che vede primeggiare nientemeno che la principessa futura regina d’Inghilterra, Kate Middleton.

Discreta e meravigliosa alle nozze della cognata, ha tenuto un profilo talmente basso che molti hanno visto in questo atteggiamento la volontà di non mettere in ombra la futura cognata. E l’aver indossato un abito già visto ben altre quattro volte, quella redingote color crema in seta disegnata da Sarah Burton per Alexander McQueen, che aveva indossato nientemeno che tre anni fa al battesimo della piccola Charlotte e poi ancora un anno dopo al compleanno della regina. Scelta che ha dato molti punti a Kate e messo in luce, definitivamente, come la principessa non è insolita a questo comportamento, avendo già sfoggiato molte altre volte abiti in più occasioni, anche di alto livello ufficiale. I tabloid hanno interpretato questa scelta come, appunto, la volontà di tenersi quasi in disparte, perché ammettiamolo, tutti noi aspettavamo l’arrivo di Kate in chiesa tanto quello della sposa, curiosi su cosa avrebbe indossato, a meno di un mese dal parto. E invece, eccola là spiazzare tutti, defilata e con un vestito già collaudato e nel quale, quanto pare, si trova a suo perfetto agio. Immagine potente di affermazione di sé e del nuovo ruolo che le donne stanno assumendo e che sembrano voler dire: “Non importa quello che indosso ma chi sono io”. E Kate sembra voler dire: non mi serve un abito nuovo per dimostrare chi sono.

 

Una scelta certamente non dettata da problemi economici ma voluta e perseguita in questi ultimi anni. Insomma, Kate Middleton ha sdoganato e portato ai massimi livelli l’arte del riciclo e la cosa assume un’importanza fondamentale per tutte le donne, che da oggi non si sentono più “obbligate” a sfoggiare abiti diversi in occasioni speciali. Se lo fa Kate… Così come anche la foto ufficiale della piccola Charlotte con il neo-fratellino Louis ha mostrato come la principessina indossasse lo stesso golfino grigio già indossato dal principino George in un momento analogo, la prima foto ufficiale con la sorellina appena nata, nel 2015. Quindi Kate non solo ricicla i suoi abiti, ma anche quelli dei suoi figli. Un esempio ammirevole in tempi come questi.

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Ma non è finita, perché se ci spingiamo a parlare di “tendenza riciclo” è perché anche un’altra diva, Cate Blanchett, ha volutamente riciclato un abito per la serata di apertura del Festival di Cannes del quale era Presidente di Giuria. Un bellissimo Armani Privé in pizzo nero indossato durante la cerimonia degli Oscar nel 2014, quando vinse la statuetta come migliore attrice. Ma in questo caso la scelta è voluta, poiché con questo gesto la Blanchett ha voluto mostrare il suo sostegno al Green Carpet Challenge (GCC), l’iniziativa di moda sostenibile di Livia Firth. “Dalla couture alle T-shirt, le discariche sono piene di indumenti che sono stati inutilmente scartati. Soprattutto nel clima odierno, sembra ostinato e ridicolo che tali indumenti non siano custoditi e riutilizzati per tutta la vita”.

Insomma, per quanto anche in passato molte star avessero riciclato gli abiti, oggi il gesto assume tutto un altro aspetto, diventando cool. Perché poi, basta poco: un dettaglio, un accessorio diverso e l’outfit appare come nuovo, mettendo anche alla prova l’abilità e la fantasia.

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