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Wired Next Fest 2018: lasciatevi condurre da Carolina Di Domenico

Foto ALESSANDRO PIZZI La voce che risponde al telefono è carezzevole e aggraziata. La stessa che va in onda su Rai Radio2 in tarda serata con i bei programmi Rock and Roll Circus e Radio2 Live. La voce di Carolina Di Domenico è un tuffo n ...

Foto ALESSANDRO PIZZI

Foto ALESSANDRO PIZZI

La voce che risponde al telefono è carezzevole e aggraziata. La stessa che va in onda su Rai Radio2 in tarda serata con i bei programmi Rock and Roll Circus e Radio2 Live. La voce di Carolina Di Domenico è un tuffo nei Duemila: la conduttrice, classe 1979, ha attraversato quegli anni nei panni di vj di MTV, con Alessandro Cattelan e Federico Russo. Giovane, carina e ammirata, da lì ha costruito una carriera nel nome della musica: The Voice, Sanremo sia nella Commissione Artistica sia alla conduzione del Dopofestival, e altre numerose trasmissioni in cui ha lanciato playlist e concerti, chiacchierato con le big star e gli emergenti, tradotto generi di nicchia, condiviso il microfono con colleghe appassionate. Per esempio Ema Stokholma, con la quale qualche giorno fa ha commentato l’ultima edizione dell’Eurovision Song Contest. O Andrea Delogu, partner nella versione on air di The Voice. «Siamo diventate tutte amiche», annuncia Carolina. I colleghi di Wired hanno pensato bene di riunirle sul palco del Wired Next Fest, il luna park dell’innovazione che, per il quinto anno consecutivo, va in scena ai giardini Indro Montanelli di Milano, da venerdì 25 a domenica 27 maggio, e ospita centinaia di relatori italiani e stranieri. L’appuntamento con il talk a tre è per sabato 26 alle 16.30; il titolo: Lasciati condurre. Di Domenico, che ammette di non riuscire a lasciarsi condurre nemmeno nella vita privata, in effetti ha già in testa qualche domanda per Stokholme e Delogu: «Di Ema vorrei carpire i segreti per sfruttare al meglio i social, con Andrea chiacchiererei di stile, a partire dal suo che è provocante e seduttivo». Allora: social. «Sto su Instagram, Facebook e Twitter, perché è fondamentale per la mia professione e perché le pubbliche relazioni ormai passano da qui. Ma è uno sforzo, non fa propriamente parte della mia natura. Il che, forse, mi rende più facile coltivare un profilo “low” e non cadere nel ridicolo». E il tuo stile, com’è? «Serioso, rispetto a quello di Andrea. Lei mi cazzia sempre: “Eddai, sfoggia il tacco 12!”, invece resto a terra con i miei modelli flat. “Su, mostra un po’ la mercanzia!”, invece mi copro. Quando sono approdata a Mtv, mi hanno spedita a Cuba per una trasmissione: panico da valigia! “Buttaci dentro bikini e felpe con il cappuccio da metterci sopra”, mi hanno suggerito». Reazione? «“Eh no, non vado in onda così, non ho il fisico di Miss Italia!”». In più arrivavi da un “casto” programma Disney. «Facevo animazione alle feste dei bambini. Giuro che non m’interessava stare davanti alle telecamere; piuttosto dietro le quinte, a occuparmi di produzione televisiva. Mi sono presentata al provino per gioco: avevo diciannove anni e una sana dose d’incoscienza». Si dice: il gioco è bello quando dura poco. «Il mio è durato dal 1999 al 2003. Ricordo bene la prima puntata: Rai1, Topolino da una parte e Minnie dall’altra. In diretta, ovvio». Si dice anche: il bello della diretta. Ma qual è il brutto?

 «Non ti lascia scampo. Devi essere in grado di reggere ogni tipo di imprevisto». Il più memorabile? «Milano, luglio 2008, Mtv Mobile Bang, cinquantamila persone per Rihanna, che non era ancora la grande Riri. Io e Alessandro Cattelan dovevamo intervistarla prima dell’esibizione. Però, avvertivamo puzza di bruciato, troppi cambi di scaletta: non viene, viene ma non canta, viene ma non parla… Alla fine, si presenta. Il mio collega le rivolge una domanda, lei risponde. Bene. Poi, mandiamo in onda un contributo video di 30 secondi. Una volta finito, tocca a me – piena di ormoni perché stavo allattando mio figlio Pietro – chiederle qualcosa. Lo faccio. La signora, su segnale del manager, si alza e se ne va. Così, senza dire una parola. Senza salutare. E noi restiamo lì, alle prese con un attacco di ridarella ingestibile e la situazione da recuperare al volo». Insomma, il tuo lavoro è facile o difficile? «Sembra semplice e non è neppure troppo complicato. Se pensi che si riduca tutto a leggere il gobbo, sei fuori strada. Serve studio e rispetto: rispetto per il pubblico, rispetto per il programma, rispetto per le persone con cui collabori…». E poi che altro? «La consapevolezza delle tue capacità, alle quali fare appello nei momenti – frequenti – in cui ti passano davanti persone più di moda che realmente capaci. La conduzione NON è un mestiere meritocratico, ma NEMMENO per raccomandati, capito?». Un maestro?
 «Pippo Baudo. Nel 2007 mi ha voluta nella Commissione Artistica per la Sezione giovani della 57esima edizione del Festival di Sanremo. Aveva un consiglio in tasca per chiunque, anche in fatto di musica: “Potresti cambiare questo accordo” oppure “Prova a inserire una pausa nel testo, come se ci fosse una virgola”». Pure tu sei diventata un’intenditrice di accordi e di testi. «In famiglia preferivamo i vestiti alle canzonette: i miei genitori avevano uno showroom di abbigliamento». Il brano della tua infanzia? «Giuni Russo con Voglio andare ad Alghero in compagnia di uno straniero: papà la metteva quando, in vacanza in Sardegna, raggiungevamo la spiaggia in auto». Quello della maturità musicale? «La discografia di Jeff Buckley». Due pezzi recenti che ti sono entrati in testa al primo ascolto? «La nostra ultima canzone di Motta e Pesto di Calcutta». Li canti sotto la doccia? «Sono stonata come una campana: per fortuna, in casa non si scandalizza più nessuno». Che gusti hanno i tuoi figli? «Andrea, sette anni a ottobre, segue il fratello maggiore Pietro, 10, il quale, a sua volta, sta attraversando la fase emulativa del padre (Pierluigi Ferrantini, frontman e chitarra dei Velvet, ndr): quindi, spazia dagli U2 alle playlist che io e il mio compagno creiamo insieme a casa per il nostro programma Rock and Roll Circus. Ma non disdegna anche i nomi del momento che piacciono soprattutto ai teenager: da Ghali a Sfera Ebbasta passando per Rovazzi». Qual è il prossimo concerto imperdibile? «I Pearl Jam». Il primo della vita? «Luca Carboni ai tempi di Farfallina. Si esibiva a Roma, di fronte a casa. Sono andata ad ascoltarlo con mia sorella e la baby-sitter. Avrò avuto otto anni, forse nove, e ricordo nitido che mi sentivo bassa e piccola rispetto al resto del mondo e del pubblico». L’artista che ti ha emozionato di più incontrare? «Robert Smith, The cure». È già iniziata la corsa al tormentone sotto l’ombrellone: chi la vince quest’estate? «Carl Brave, Fabri Fibra e Francesca Michielin con Fotografia». La colonna sonora perfetta per il Wired Next Fest. «La lascerei firmare ai Justice».

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