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Etica ed estetica: dibattito sulla moda sostenibile

Si intitola EticaEstetica il progetto no profit ideato e sviluppato da Enzo Caldarelli, che ha coinvolto personalità internazionali di svariate discipline tra cui moda, musica, arte e architettura, filosofia e religione, sport e ambient ...

Si intitola EticaEstetica il progetto no profit ideato e sviluppato da Enzo Caldarelli, che ha coinvolto personalità internazionali di svariate discipline tra cui moda, musica, arte e architettura, filosofia e religione, sport e ambiente, alimentazione e benessere, giornalismo e critica storica. Tra i personaggi che hanno aderito al progetto, gli  attori Ennio Fantastichini e Elena Sofia Ricci, il fisico David Jou, lo chef Martin Berasategui.

Abbiamo intervistato Caldareli sul rapporto tra bellezza e sostenibilità nel mondo della moda: una discussione aperta, che ha approfondito anche con Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Qual è l’obiettivo del progetto EticaEstetica e come si articola? Il legame tra etica ed estetica è decisivo per il nostro modo di essere perché tocca la nostra condotta e il nostro stile, e dunque riguarda il confine tra la dignità e il buon gusto. Senza etica, l’estetica diventa superficiale cinismo e senza estetica l’etica diventa petulante moralismo. Il filo conduttore del progetto EticaEstetica è vedere il rovescio della medaglia.

Questo discorso tocca anche la moda, che oggi vorremmo sempre più sostenibile.
 Ma come è possibile realizzare questa trasformazione e poi riuscire a comunicarla facendo piazza pulita delle informazioni false? Le fake news sono sempre esistite; è utile difendersi verificando la credibilità del giornalista, l’onestà di chi scrive. Mettendo a confronto le fonti, mai accontentandosi di una sola, chiedersi sempre da chi provengono e di quali interessi siano portatori. E poi vagliando tutto con spirito critico.

Come possiamo raccontare in modo efficace e utile i brand davvero sostenibili, le iniziative davvero etiche nell’ambito della moda? Anche qui è importante conoscere le fonti, i brand. Interessante in questo senso il percorso etico, centrato sulla sostenibilità e trasparenza dei brand, disegnato con Carlo Capasa in un incontro di EticaEstetica a Barcellona, nello scenario dello stadio del Barça e al Monasterio de Pedralbes.

Come emerge dunque dagli incontri di EticaEstetica, la parola chiave per la moda sostenibile è dunque “trasparenza”, che nella pratica si traduce nello sforzo costante di rendere riconoscibili e tracciabili le fasi del processo produttivo, di avvalersi di una filiera il più possibile artigianale e di lavorare su produzioni mirate.

 

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