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Uomini a 50 anni: sexy, appassionati, ma mediamente immaturi

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Gli uomini sono in ritardo. Soprattutto in fatto di autonomia ed emotività: «alla soglia dei 50 anni hanno conquistato la maturità che in tempi passati avrebbe avuto un trentenne, mentre a 30 si comportano come se ne avessero ancora 15!». A mettere in luce questo “squilibrio” psicologico generazionale, prettamente italiano, è Giulio Cesare Giacobbe, psicoterapeuta e autore per Rio Edizioni del nuovo saggio Il segreto della felicità.

«Le aspettative di vita si sono allungate. Se negli anni Settanta i 50 anni erano percepiti come l’inizio della vecchiaia, oggi che la vita media è di 85 per gli uomini e 90 per le donne, c’è uno spostamento di circa vent’anni sull’esordio dell’effettiva “terza età”», evidenzia Giacobbe. Ne consegue che «anche i tempi dell’adolescenza si sono allungati oltremodo. Non è più una rarità vedere uomini di 30 anni e passa che vivono con i genitori, sono ancora alle prese con studi e specializzazioni, non hanno alcun tipo di lavoro che li renda economicamente autonomi».

Complice di tutto ciò è spesso la figura materna che, soprattutto in Italia, tende a rallentare il processo di autonomia dei figli, finendo per vivere il ruolo di madre tutta la vita. «“Fare la mamma” è una stagione: dura fino allo svezzamento! Il compito materno dovrebbe essere quello di crescere i figli aiutandoli a rendersi indipendenti prima possibile per affrontare la vita. L’amore non ha nulla a che vedere con l’attaccamento e la dipendenza», precisa lo psicologo. Non per nulla, chi si è reso presto autonomo dalla famiglia è in grado di avere successo più facilmente nella vita e anche di instaurare relazioni più equilibrate, senza trasferire nel rapporto di coppia la medesima forma di dipendenza madre-figlio che in tante famiglie rappresenta una sorta di “normalità”. «Ci sono matrimoni che durano uno o due anni proprio perché ci si sposa entrambi per “prendere” anziché per “dare”. Esattamente come se si fosse bambini ancora bisognosi delle attenzioni materne», sottolinea l’esperto.

E se a 30 anni si vive ancora da adolescenti, «ovvio che arrivati a 50 anni ci si senta ancora pimpanti e pieni di passioni come dei ragazzini! Tant’è che anche il mercato dei consumi si è accorto di questo cambiamento e ha infatti iniziato a destinare beni “coccola” – quei prodotti in passato pensati per i consumatori ventenni – a questa nuova fascia di 50enni attratti, per esempio, da liquori di marca e abbigliamento con le griffe».

Per fortuna non dappertutto è così. «In Francia, con la maggiore età, ci si proietta quasi subito fuori casa. Si tratta di un fatto culturale. Quello che anche i nostri giovani e i relativi genitori dovrebbero capire è che entrare presto nel mondo del lavoro – qualunque tipo di lavoro – è la chiave per  raggiungere il successo e la stabilità. Puntare prima su un’autonomia economica, e solo dopo sul proseguimento degli studi, diventa il modo più corretto per approcciarsi alla vita con una sana dose di responsabilità e maturità».

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