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Colin Kaepernick è il nuovo volto Nike

Viviamo in tempi interessanti. Negli anni di Trump, della crescita dei movimenti populisti, delle dichiarazioni politiche scioccanti e del manicheismo violento, nemmeno l’advertising può rimanere a guardare. L’ultima indicazion ...

Viviamo in tempi interessanti. Negli anni di Trump, della crescita dei movimenti populisti, delle dichiarazioni politiche scioccanti e del manicheismo violento, nemmeno l’advertising può rimanere a guardare. L’ultima indicazione in tal senso è la scelta da parte di Nike, oltre a Serena Williams, James LeBron, Odell Beckham Jr., Lacey Baker, Shaquem Griffin anche di Colin Kaepernick come volto per i 30 anni della sua campagna Just Do It. Per chi non frequenta il football americano, il nome Kaepernick può non voler dire molto.

In realtà il giovane quarterback dei San Francisco 49ers è stato l’iniziatore di una simbolica e profonda protesta nei confronti dell’amministrazione Trump che ha scosso, per diverso tempo, i campi (e non solo) dello sport nazionale americano. Correva infatti l’estate del 2016, quando Kaepernick decise di non alzarsi in piedi durante l’inno americano che anticipa le partite per non dimostrare l’orgoglio “per una bandiera di una nazione che opprime gli afroameriani e le altre persone di colore”. Il gesto del quarterback si era poi diffuso anche su altri campi e in altre squadre, sollevando nuovamente il tema delle discriminazioni razziali all’interno degli States. La scelta da parte di Nike, che ha scelto come slogan “Believe in something. Even if it means sacrificing everything”, non ha mancato di suscitare reazioni specie da parte di quei “patrioti” pronti a rinnegare tutti gli ideali che hanno reso l’America grande (prima che qualcuno volesse “renderla grande ancora una volta” istituendo campi di detenzione sui confini) mettendo in pratica atti di protesta che definire ridicoli potrebbe apparire eufemistico.

Believe in something, even if it means sacrificing everything. #JustDoIt pic.twitter.com/SRWkMIDdaO

— Colin Kaepernick (@Kaepernick7) September 3, 2018

 

La polemica, se di polemica si può parlare, ha visto persone tagliare via il logo Nike dalle proprie calze di spugna (calze di spugna pagate probabilmente di più proprio per la presenza di quel logo) piuttosto che dare fuoco alle proprie scarpe da ginnastica.

 

Our Soundman just cut the Nike swoosh off his socks. Former marine. Get ready @Nike multiply that by the millions. pic.twitter.com/h8kj6RXe7j

— John Rich (@johnrich) September 3, 2018

 

 

First the @NFL forces me to choose between my favorite sport and my country. I chose country. Then @Nike forces me to choose between my favorite shoes and my country. Since when did the American Flag and the National Anthem become offensive? pic.twitter.com/4CVQdTHUH4

— Sean Clancy (@sclancy79) September 3, 2018

 

Una protesta sensata, civile e argomentata. Non c’è che dire…

 

 

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