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London Fashion Week: intervista a Molly Goddard

Nel suo atelierNel suo atelierNel suo atelierNel suo atelierNel suo atelierNel suo atelierNel suo atelierNel suo atelier«Questa è la mia versione della classica camicia bianca», commenta Molly Goddard ridendo, mentre indica con la mano u ...

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«Questa è la mia versione della classica camicia bianca», commenta Molly Goddard ridendo, mentre indica con la mano un manichino vestito con ciò che può solo essere descritto come un insieme di ruche. È una pungente mattina di settembre, una settimana prima della presentazione della collezione Primavera Estate 2019 di Goddard alla Fashion Week di Londra, e l’appuntamento è nel suo studio, zona est della capitale dove il suo team di sei persone lavora sodo e in silenzio, ma al ritmo di musica reggae. L’atmosfera è placida, a differenza della camicia che presenta uno scollo curvilineo in fresco cotone spagnolo color panna che si apre su strati e strati di ruche che si raccolgono dense le une sulle altre. Una creazione composta da ben 300 metri di materiale e che ha richiesto al team una settimana intera di lavoro.

Detto ciò, questi dati all’insegna del massimalismo non sorprenderanno coloro che abbiano mai preso parte a una sfilata Molly Goddard (per esempio qui trovate la collezione Autunno Inverno 2018-19) da quando la stilista ha lanciato il marchio nel 2015. Infatti, questa designer 29enne è nota per chiudere le sue collezioni deliziosamente eccentriche con una manciata di plateali abiti in tulle dalle proporzioni talmente gigantesche da far sembrare Maria Antonietta quasi svestita. Per la Primavera Estate 2019 ha in programma di raddoppiare quel suo colpo di scena finale. E sapete perché? Beh, perché per quanto possa sembrare incredibile, quei vestiti in tulle color caramella tanto voluminosi da sembrare una navicella spaziale vendono. E anche in fretta.

È ironico pensare che il suo marchio non sarebbe mai nato se non fosse stato per un party che organizzò come ultimo tentativo di salvare qualcosa di buono da un infruttuoso Master presso il Central Saint Martins. «Avevo bisogno di immagini per un portfolio in modo da assicurarmi un lavoro», ci racconta. «E ho pensato a qualcosa di catartico: alcune delle mie amiche sono venute alla festa indossando i miei capi. E lì, inaspettatamente, abbiamo ricevuto i primi ordini. Non avevo uno studio, ero solo io con ago e filo. Ma improvvisamente, era nato il brand Molly Goddard. Adesso che ci penso, non ho mai nemmeno desiderato chiamarlo così. Avrei dovuto scegliere qualcosa di più pazzo!».

Con quel suo modo di fare tipicamente auto-ironico, Molly sostiene che quello che è ora il suo marchio di fabbrica e la passione per le ruche siano il risultato di un piccolo stratagemma. «Ho studiato maglieria ma non ero molto brava nella lavorazione della maglia», ride, ripensando a quei tempi. «Non volevo essere bocciata quindi convinsi i miei insegnanti che il modo in cui si realizza il punto a nido d’ape e si increspa il tessuto, per poi coprirlo di ruche, produce un aspetto simile alla lavorazione a maglia su un tessuto». Sostiene anche che le sue creazioni spumose ingorde di tessuto nascono dalla sua innata frugalità. «Sono davvero parsimoniosa! Odio sciupare. Se il tessuto costa 40 sterline al metro, la cosa mi rende nervosa. Preferisco qualcosa attorno alle 10 sterline al metro, che poi increspo e lavoro a plissé in modo che non sia più una questione di preziosità dei materiali».

Ma – ve lo posso assicurare – è tutta modestia. Da Rihanna a Kelsey Lu e Adwoa Aboah, le cool girl di tutto il mondo vanno in visibilio all’idea di vestire un abito Molly Goddard proprio per quella sensazione di indossare zucchero filato.  Le ore di lavoro certosino necessarie per la realizzazione assicurano che un capo Molly Goddard appaia sempre prezioso nella sua complessità anche se richiede, al contempo, una particolare predisposizione per lo stile e gli abbinamenti – vedi Rihanna in quell’abito Rio color blu azzurro realizzato su misura, che indossò ad ottobre 2017 abbinandolo a sneakers fresche di scatola e occhiali da sole. È quell’abilità metamorfica di essere simultaneamente frou-frou e grintosa che ha fatto emergere Goddard agli inizi, in un contesto in cui il settore sembrava propendere per il minimalismo sartoriale e una frenesia da see-now-buy-now, che riempì le passerelle di capi commerciali a spese di piccole perle di artigianalità.

L’attuale sfilata Primavera Estate 2019 rappresenta un ulteriore passo in avanti per il suo brand in crescita. Ispirata alle nonne sempre eleganti che in Europa vanno al mercato a comprare frutta e verdura con il loro vestito blu navy e un grembiule ben curato, la collezione è composta da abiti dall’appeal maturo, il che significa abiti plissettati in cotone in un raffinato color navy e biscotto (ognuno dei quali vanta ben 100 metri di cotone), abiti da party in vichy a rete (di 25 metri), top di vichy a nido d’ape con laboriosi ricami a punto croce stile MG e capi in maglia floreali dai colori accesi.

«Sono rimasta sorpresa dalle signore di una certa età in Italia e in Spagna: che siano benestanti o povere: vestono tutte così elegantemente!” racconta. «Continuavo a pensare all’idea di realizzare una collezione per qualcuno che non avesse mai visto delle ruche in vita propria e che, di conseguenza, ora le vuole dappertutto. Amo il concetto di personalizzazione, rendere qualcosa davvero unico». Lo styling, responsabilità della sorella Alice Goddard, è l’elemento che fornisce alla collezione quel tocco raffinato da donna di classe.

Lo scorso maggio, Molly Goddard ha vinto il Vogue/BFC Fashion Fund, un premio che le ha permesso di assumere un manager a tempo indeterminato, sviluppare una linea di borse in tessuto cerato e di sperimentare realizzando capi campione. «Mi sono sentita di poter correre qualche rischio in più», afferma. «In passato, se non ero assolutamente sicura di qualcosa non provavo nemmeno a realizzarlo. Ma stiamo sperimentando di più ora e abbiamo investito soldi nella ricerca e sviluppo di cose nuove e nuovi materiali». Poi fa una pausa. «Ma non sciupiamo nulla!», ci tiene a far sapere. «Lo prometto!».

Testo di Ellie Pithers

L'articolo London Fashion Week: intervista a Molly Goddard sembra essere il primo su Vogue.it.


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