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The travelling eye

L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018A volte viaggiamo per scoprirli, altre ci appaiono semplicemente davanti agli occhi, luoghi s ...

L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018

A volte viaggiamo per scoprirli, altre ci appaiono semplicemente davanti agli occhi, luoghi straordinari capaci di catturare la nostra immaginazione e risvegliare le nostre emozioni. Ci sono momenti nella vita in cui ci ritroviamo esposti a immagini di una tale bellezza e unicità che vorremmo conservarle per sempre. In questo portfolio abbiamo invitato otto importanti fotografi a scegliere un’immagine di un luogo straordinario che non hanno potuto fare a meno di immortalare con la macchina fotografica.

Sølve Sundsbø Gothic Lodge British Columbia, Canada, 2016 «È una vera forma di dipendenza, ma una volta all’anno devo andare in un luogo capace di mitigare la sofferenza. Ci sono giorni frustranti in cui vorremmo che la natura si accordasse con il nostro stato d’animo. Ci sono poi giornate in cui gravità e tempo sembrano sparire. Tutto rallenta, diventa meno greve, più dolce e più incline al perdono. Nel folto della foresta senti solo il tuo cuore, il tuo respiro e talvolta le tue risate». In quali circostanze è stata scattata questa foto? Facendo eliski con degli amici. Qui stiamo per concludere la nostra gita e cerchiamo un posto dove far atterrare l’elicottero. Quali emozioni ha provato quando per la prima volta ha posato gli occhi su questo luogo? La sensazione di tornare a casa. Cosa c’era di tanto straordinario? Non c’era anima viva. Una landa desolata. Viaggia sempre con la macchina fotografica? Sempre: una Canon G11 o recentemente una Canon G5x. Come descriverebbe la foto che ha scelto in tre parole? Serena, selvaggia, ricca di promesse.

Patrick Bienert e Max Von Gumppenberg Palazzo del governo Tiraspol, Transnistria, 2016 «È un luogo dove il tempo si è fermato, la malinconia dell’era sovietica è visibile ovunque. Subito dopo il nostro arrivo siamo stati interrogati dal Kgb transnistriano, ancora esistente nel paese, e ci è stato consigliato di andarcene quel giorno stesso. Dopo l’interrogatorio, siamo stati fortunati: abbiamo incontrato per strada la figliastra del presidente, che ci ha aiutati a rimanere e ha fatto di tutto per rendere il nostro viaggio indimenticabile». In quali circostanze è stata scattata questa foto? L’immagine è stata scattata durante un viaggio a Tiraspol, capitale della Transnistria, uno stato non riconosciuto a livello internazionale, situato tra Ucraina e Moldavia. Un residuo dimenticato dell’Unione Sovietica. Ci siamo andati per ritrarre la scomparsa della gioventù. Molti degli abitanti più giovani lasciano il paese non appena terminati gli studi, per la mancanza di opportunità lavorative. Siamo tornati a Tiraspol una seconda volta in occasione di un servizio di moda. Viaggiate sempre con la macchina fotografica? Viaggiamo sempre con una macchina fotografica, generalmente con una di quelle più piccole da reportage, dipende dal tipo di progetto. Come descrivereste la foto che avete scelto in tre parole? Viaggi nel tempo.

Billal Taright Chatsworth Derbyshire, Regno Unito, 2017 «Ho visitato Chatsworth per la prima volta in occasione della mostra “House of Style: Five Centuries of Fashion”. Avevo accennato al mio amico Louis Mosley, pronipote di Debo Devonshire, che non ci ero mai stato, e quindi ci siamo andati insieme per un paio di giorni. Louis mi ha fatto fare un tour della casa e raccontato aneddoti sulla sua famiglia, sulle sorelle Mitford (sua nonna era Diana Mosley) e sulla corrispondenza che hanno tenuto ininterrottamente durante le loro vite». In quali circostanze è stata scattata questa foto? Quando mi trovo a visitare mostre e luoghi degni di nota ho una certa propensione alla distrazione. Come si può notare dalle foto, i dettagli della casa hanno catturato la mia immaginazione. Mi aggiravo per la mostra ammirando ogni reperto esposto, dall’abito da sposa disegnato da Helmut Lang per Stella Tennant ai pullover di lana del Lord, alla collezione di camicie Turnbull & Asser e di insetti gioiello di Debo Devonshire. Passando da una sala e all’altra ho fotografato la casa. Quali emozioni ha provato quando per la prima volta ha posato gli occhi su questo luogo? Sono giunto a Chatsworth nel primo pomeriggio. Arrivare in auto è decisamente spettacolare: la casa si intravede da lontano, non appena attraversato il ponte. Più che l’ennesima imponente magione inglese, appare come una costruzione irreale e spettacolare. C’è una scena in “Orgoglio e pregiudizio” di Joe Wright in cui Elizabeth Bennet arriva a Chatsworth (la Pemberley House del romanzo) che rende perfettamente quest’emozione. Non che mi sentissi proprio come un’eroina di Jane Austen, ma poco ci mancava. Come descriverebbe la foto che ha scelto in tre parole? Sospesa nel tempo.

Hans Feurer La Grande Barriera Corallina, Australia, 1983 «La Grande Barriera Corallina è una cintura di reef lunga più di 2.000 chilometri sulla costa orientale dell’Australia. Il mio primo contatto con questo gioiello del nostro pianeta risale al 1979, quando avevo un contratto con “Vogue Australia” per realizzare servizi di moda in varie zone del paese. Dato che sono un appassionato di pesca ricreativa (catch and release) sono tornato sulla barriera in molte occasioni negli anni seguenti». In quali circostanze è stata scattata questa foto? Da una barca da pesca all’interno della barriera. Quali emozioni ha provato quando per la prima volta ha posato gli occhi su questo luogo? Sono rimasto a bocca aperta, con gli occhi spalancati. Cosa c’era di tanto straordinario? Il mare sembra pennellato. La superficie dell’oceano creava emozioni oscillanti. Viaggia sempre con la macchina fotografica? Viaggio di rado con la macchina fotografica. Per me la cosa più importante è conservare il ricordo di ciò che vedo con i miei occhi.

Sarah Moon Il porto di Amburgo, Germania, 2015 «Stavo preparando la mia mostra alla Deichtorhallen, la Casa della Fotografia di Amburgo. Nel tempo libero andavo al porto ed è proprio lì che tutto ha avuto inizio: sono rimasta affascinata dai macchinari, dai siti industriali e dall’architettura e nel tempo lo stesso è successo a Dunkerque, San Pietroburgo, Tokyo…». In quali circostanze è stata scattata questa foto? Era una giornata di pioggia di novembre. Mi trovavo sul battello che naviga sul fiume. Quali emozioni ha provato quando per la prima volta ha posato gli occhi su questo luogo? Mi è sembrato drammatico e pieno di mistero. Non c’erano operai, era come se le macchine avessero preso il sopravvento. Viaggia sempre con la macchina fotografica? Sì, non si sa mai. Come descriverebbe la foto che ha scelto in tre parole? L’evocazione di una ghigliottina.

Robi Rodriguez La Coruña, Spagna, 2010 «Quest’immagine è frutto di un tempo d’esposizione di 4 ore… La roccia è vicina alla casa di mia madre in Spagna… visto che mi stavo preparando a scattarla a mezzanotte, ho deciso di farmi un pisolino mentre si regolava l’esposizione, ma mi sono dimenticato di puntare la sveglia sul cellulare. Quando mi sono svegliato erano le sei di mattina, ne è risultata un’immagine sovraesposta di mezzo stop, assolutamente perfetta per avere più dettaglio nelle ombre di un negativo». In quali circostanze è stata scattata questa foto? Avevo davanti agli occhi l’intero progetto… una piccola roccia che rappresentava una montagna, e poteva essere una location per un film Disney ma anche per una pellicola di David Lynch, una combinazione che si addiceva all’intento surreale del progetto… come se Biancaneve si fosse trasformata in un personaggio di “Velluto blu”. Cosa c’era di tanto straordinario? La sua forma, simile a una montagna, e la sua capacità di leggere la luce notturna, insieme allo sfondo creato dagli spruzzi d’acqua e vapore. Viaggia sempre con la macchina fotografica? Sì, una Plaubel Makina 67 e una Konica Hexar AF. Quest’immagine è stata scattata con una Wista in legno di grande formato. Come descriverebbe la foto che ha scelto in tre parole? Surreale, duplice, giustapposta.

Vincent Van De Wijngaard Palazzo dei Congressi Acropolis Nizza, Francia, 2009 «Stavo seguendo le orme di Henri Matisse a Nizza quando mi sono imbattuto in un uomo che giocava con il suo cane vicino a un posto chiamato Acropolis. Ho fatto qualche foto a personaggi che mi sembravano gli stereotipi del malavitoso – occhiali scuri, lunghi cappotti –, uno spettacolo bizzarro. Quindi mi sono concentrato sull’uomo col cane: ho altri scatti altrettanto buoni, ma questo è il solo in cui il cane salta nell’acqua». In quali circostanze è stata scattata questa foto? La scena era abbastanza surreale – l’ambiente circostante era in violento contrasto con la bellezza degli edifici in questa zona di Nizza. La luce era assolutamente perfetta, il silenzio assoluto. L’architettura mi ricordava alcuni palazzi che avevo fotografato a Caracas, Venezuela. Cosa c’era di tanto straordinario? Tutti gli elementi si amalgamano alla perfezione, tempistica, composizione e geometria. Senti che sta succedendo mentre si crea una situazione particolare. Viaggia sempre con la macchina fotografica? Sì, sempre. Ho fatto questo scatto con la mia Nikon F5. Come descriverebbe la foto che ha scelto in tre parole? Una felice coincidenza.

 

L’Uomo, novembre 2018, n. 002, pag. 56

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