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Manuel Agnelli lascia X Factor: perché ci mancherà il giudice “disturbatore”

Le battute più ironiche e tranchant di Manuel Agnelli“NON TI SI PUO’ GUARDARE”“MI SEMBRAVA LA FESTA DELLE MEDIE”“NON SONO SICURO CHE AL NOSTRO PAESE FACCIA BENE APRIRE UNA BRANCA MUSICALE COME QUESTA”“ALTRO CHE DISAGIO ESIS ...

Le battute più ironiche e tranchant di Manuel Agnelli“NON TI SI PUO’ GUARDARE”“MI SEMBRAVA LA FESTA DELLE MEDIE”“NON SONO SICURO CHE AL NOSTRO PAESE FACCIA BENE APRIRE UNA BRANCA MUSICALE COME QUESTA”“ALTRO CHE DISAGIO ESISTENZIALE! L'UNICO DISAGIO E' QUELLO CHE MI AVETE TRASMESSO”“È IL VOSTRO CONFORMISMO DA ANTICONFORMISTI CHE NON SOPPORTO”“TU NON HAI TALENTO”“È STATO ABBASTANZA IMBARAZZANTE”“SEI ANTICA COME UN FESTIVALBAR ANNI ‘80”

cover-agnelli-orizzontaleLa finale del 13 dicembre al Forum di Assago segnerà l’ultima presenza di Manuel Agnelli al tavolo dei giudici di X Factor. Lo ha annunciato lo stesso musicista durante i commenti post live alla semifinale del talent di Sky Uno. Una decisione che Agnelli aveva già preso in cuor suo ben prima del penultimo live e che – come egli stesso ha tenuto a precisare – è indipendente dall’inattesa eliminazione di Martina Attili, una delle concorrenti “rivelazione” di questa dodicesima edizione, in gara nella sua categoria delle Under Donna.

Ogni ciclo ha una fine” ha ribadito il 52enne frontman degli Afterhours, la cui presenza a X Factor, iniziata nel 2016, ha segnato una svolta determinante non soltanto in termini stilistici ma anche di interesse e apertura vera e propria nei confronti di un universo musicale rock/alternative che fino a quel momento si era tenuto saggiamente alla larga da certi meccanismi dell’industria discografica e dai riflettori televisivi. Con Manuel Agnelli seduto al tavolo dei giurati, il rock è uscito da quella nicchia oscura nella quale è da sempre popolarmente confinato, e non per lasciarsi “contaminare”, ma per dimostrare che nell’oscurità, più spesso di quanto si creda, si nascondono talento e passione, caratteri potenti e capacità espressive molto raffinate. Che anche i musicofili dell’era digitale hanno imparato a riconoscere e ad amare.

Manuel Agnelli, 52 anni, ci mancherà nelle vesti di giudice “disturbatore” con il suo piglio severo e il suo sarcasmo impietoso, con i suoi giudizi “cattivissimi” che – dall’esordio nel 2016 –  lo hanno reso popolare e peculiare agli occhi del grande pubblico. Ma, sopra ogni cosa, ci mancherà per la sua sensibilità musicale e artistica, più unica che rara. Perché con quella sua visione “strabica” delle potenzialità insite in ogni aspirante artista e interprete musicale ha saputo intravvedere il seme dell’X Factor lì dove altri, probabilmente, avrebbero visto poco più che terra incolta. Non solo: ha saputo trasmettere anche ad altri osservatori un modo diverso di guardare al talento e alla passione, lontano da cliché e scorciatoie. Un’attitudine che Agnelli coltiva, fuori dal talent, anche attraverso il grande impegno nei confronti delle nuove generazioni di musicisti (è tra i promotori di #Piùmusicalive, iniziativa che vede artisti e intellettuali impegnati per ottenere regole più semplici per aiutare i giovani artisti e gli organizzatori di eventi live).

A distanza di tre anni, possiamo dire che la sua (difficile) scelta di entrare ufficialmente in un sistema musicale e televisivo popolare e molto lontano dal suo background artistico e culturale ha avuto un senso ben preciso: quello di “agire dall’interno” sulla modalità d’approccio alla musica, stimolando una nuova sensibilità artistica e, soprattutto, tentando di scardinare quella visione spesso univoca e targettizzata che, in Italia, si è per troppo tempo avuta della creatività musicale e del talento.

 

 

 

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