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BEAUTY NEWS

Naomi Campbell ha un nuovo hairstyle. E sta benissimo. La top model è infatti stata una delle protagoniste della sfilata di Louis Vuitton (la seconda firmata dallo stilista di Off White, Virgil Abloh) con un nuovo caschetto super riccio e con frangetta.

Un taglio - o come suggeriscono alcuni una parrucca - che segue la nuova direzione di Naomi verso un look più vicino alle sue features. Abituati infatti alle extensions lunghissime à la Cher dall'allure sicuramente panteresco ma ultimamente un po' posticcio, Naomi dimostra che a quasi 50 anni (ne ha compiuti 48 il 22 maggio scorso) si può ancora stupire.

È di poche settimane fa, fra l'altro, il selfie pubblicato sul suo profilo Instagram dove sfoggia le Corn Rows, ovvero le treccine realizzate lungo l'attaccatura dei capelli. Un hairstyle che la Campbell ha realizzato durante un viaggio in Kenya e che mette a tacere tutte le voci che la vorrebbero - appunto - senza capelli.



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Sono quasi 100 le nuove collezioni di moda uomo presentate durante le fashion week di gennaio (solo contando i brand in passerella a New York, Londra, Milano e Parigi) e alla fine del mese non è facile ricordare tutto quello che abbiamo visto, vi aiutiamo però con una raccolta dei nostri best moment dalle sfilate autunno inverno 2019 2020.

Louis Vuitton © Instagram
Louis Vuitton © Instagram

Louis Vuitton ha presentato una borsa luminosa con il classico motivo monogram realizzato con fibre ottiche in colori arcobaleno. La borsa da viaggio ideata da Virgil Abloh è già diventata l'oggetto del desiderio di moltissimi fan della maison.

Raf Simons © GoRunway
Raf Simons © GoRunway

Raf Simons ha ispirato la sua prima sfilata dopo l'uscita da direttore creativo di Calvin Klein al cinema horror, rendendo omaggio a David Lynch attraverso riproduzioni di alcune delle scene di film del regista sotto forma di patch sui capi della collezione uomo autunno inverno 2019 2020.

Versace © Instagram
Versace © Instagram

Il best moment in passerella da Versace è stata l'uscita del modello João Knorr con i capelli maculati abbinati al cappotto in stampato della nuova collezione. La chioma maculata ideata dai punk a fine anni Settanta tornerà di moda grazie all'hair stylist Guido Palau?

Prada © GoRunway
Prada © GoRunway

Per la prima volta Gigi Hadid ha sfilato per Prada con lo show co-ed delle ultime collezioni uomo e donna. La top model ha calcato la passerella con un paio delle nuove stringate con zeppa ispirate a Frankenstein.

Tornate su questa pagina per tutti gli aggiornamenti sui best moment della fashion week di moda uomo autunno inverno 2019 2020.



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Il cambiamento è percettibile solo a un occhio più attento, occhio che su Chiara Ferragni è sempre puntato: l'influencer da qualche settimana, oltre ad avere i capelli di un biondo più chiaro, ha una nuova scalatura nei ciuffi frontali con un leggero volume sulla testa che ricorda il famoso taglio alla Rachel, il taglio lungo, scalato e leggermente più gonfio alle radici sfoggiato dal personaggio di Rachel della serie TV Friends nel 1995, interpretato da Jennifer Aniston.

Jennifer Aniston (Getty Images) e Chiara Ferragni (Instagram @chiaraferragni)
Jennifer Aniston (Getty Images) e Chiara Ferragni (Instagram @chiaraferragni)

Rispetto al leggendario taglio multi-stratificato della Aniston, pensato e creato dall'hairstylist Chris McMillan per incorniciare il viso a forma di cuore dell'attrice, l'haircut della Ferragni è leggermente più lungo e scalato solo sulle ciocche frontali, ma ha lo stesso volume alle radici e un leggero effetto spettinato sulle punte, proprio come il "Rachel" originale.

Altra differenza con Rachel (ma anche con Jennifer Aniston): Chiara Ferragni ha debuttato il suo taglio in versione liscia (nel front row della sfilata milanese di Prada), ma più spesso ama portarlo con uno styling a onde voluminose, in una rivisitazione più anni '80, o ancora con l'accessorio per capelli del momento, le mollette. Ovviamente deluxe.

La scalatura, anche più marcata di quelle di Chiara, è una delle principali tendenze capelli del 2019. Se Chiara e Rachel non vi hanno convinto, nella gallery di seguito 40 idee di tagli lunghi e scalati da provare questo inverno.

Capelli lunghi scalati: 40 idee per l'inverno 17-18
Getty ImagesGetty Images@anhcotran Instagram@brockstarhair Instagram@foxandjane InstagramSplashnews@hairbykatlin InstagramEimi Mousse Extra Volume - Styling Mousse Volumizzante ad Alta Resistenza - € 17.60Getty ImagesGetty Images@hairbysquare Instagram@anhcotran Instagram@hairbyjasminestaal InstagramEimi Perfect Me - BB Cream Effetto-Leggerezza - € 16.20Getty Images@kristin_ess Instagram@heather_j_wurts Instagram@salsalhair Instagram@salsalhair InstagramEimi Sugar Lift - Spray volumizzante con zucchero naturale - € 17.60Getty Images@hairstorystudio Instagram@kccarhart Instagram@suetyrrellstylist InstagramEimi Root Shoot - Mousse volumizzante ad alta precisione - € 17.60Getty Images@hairby_jenniferlynn Instagram@smallbevy InstagramTwisted Curl Lifter Foam - € 37.90Getty ImagesGetty Images@hairbyjasminestaal Instagram@joeltorresstyle InstagramGetty ImagesTwisted Curl Magnifier Cream - € 44.90

Tagli lunghi e scalati: 40 ispirazioni dalle star



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Cosa significa riportare oggi in vita storie di cent'anni fa? Cosa significa riprendere in mano testi teatrali e libretti lirici scritti in altri tempi, in altri luoghi, e riportare alla luce la loro potenza immaginifica. Non è facile. Ma soprattutto non è lavoro che si possa compiere rimanendo sulla superficie. Come ogni restauro, infatti, anche quello di "significato" richiede di smontare la cornice, osservare la tela da diversi punti di vista, agire sul "profondo" cercando di ritrovare il pigmento emozionale. Non è una semplice operazione di maquillage, è riconsegnare ai posteri qualcosa che oggi come ieri possa ritornare a sfidare il passare del tempo.

Queso è ciò che è stato fatto da Fabio Cherstich per la sua Turandot in scena al Teatro Massimo di Palermo dal 19 al 27 gennaio. Una ricerca di quella che era il reale impatto immaginifico dell'opera messa in scena, per la prima volta, nel 1926 per, successivamente, riportarlo alla luce e ritrovare, nell'universalità, la contemporaneità.

Turandot by AES+F
A still from HD video
A still from HD video "Turandot" by AES+F. Opera "Turandot" project by AES+F and Fabio Cherstich includes video set design by AES+F.
AES+FA video still from TURANDOT project by AES+F (video set design for opera, videoinstallation)
A video still from TURANDOT project by AES+F (video set design for opera, videoinstallation)
AES+FA video still from TURANDOT project by AES+F (video set design for opera, videoinstallation)
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AES+FA still from HD video
A still from HD video "Turandot" by AES+F. Opera "Turandot" project by AES+F and Fabio Cherstich includes video set design by AES+F.
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A still from HD video "Turandot" by AES+F. Opera "Turandot" project by AES+F and Fabio Cherstich includes video set design by AES+F.
AES+FA still from HD video
A still from HD video "Turandot" by AES+F. Opera "Turandot" project by AES+F and Fabio Cherstich includes video set design by AES+F.
AES+FA still from HD video
A still from HD video "Turandot" by AES+F. Opera "Turandot" project by AES+F and Fabio Cherstich includes video set design by AES+F.
AES+FA video still from TURANDOT project by AES+F (video set design for opera, videoinstallation)
A video still from TURANDOT project by AES+F (video set design for opera, videoinstallation)
AES+F

Turandot by AES+F

Se nel 1926 l'Oriente era fascinoso come la luna in cielo (e per la stragrande maggioranza della popolazione altrettanto inaccessibile), oggi, che le distanze geografiche si sono ristrette fino ad annichilirsi nella comunicazione in tempo reale, cosa ci rimane di quel mistero? Come è possibile rievocare il fascino conturbante dell'orientalismo così come percepito agli inizi dello scorso secolo? La soluzione, cercata e trovata da Cherstich è ridefinire il paradigma: ciò che era lontano nello spazio ora diventa lontano nel tempo. La Cina diventa un terzo millennio sconosciuto, terribile e meraviglioso, vibrante e pieno di contraddizioni di cui Turandot è specchio.

A still from HD video Turandot Still, Heads on Flowers (2)
A still from HD video "Turandot" by AES+F. Opera "Turandot" project by AES+F and Fabio Cherstich includes video set design by AES+F.
AES+F

E così l'opera si veste di avanguardismo tecnologico e scenografico con il debutto assoluto nella lirica del collettivo di artisti figurativi russi AES+F che, attraverso video-installazioni, spostano lo spettatore in un tempo nuovo e antico. Sul palco di questa Turandot universale ci sarà Gabriele Ferro che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Massimo mentre il cast include il soprano ucraino Tatiana Melnychenko, Brian Jagde, Valeria Sepe, Antonello Ceron e Simón Orfila.



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Proprio in occasione della Haute Couture di Parigi, il prossimo 24 Gennaio, si terrà l'asta Christie's che batterà accessori e abiti firmati Yves Saint Laurent, dell'armadio di Catherine Deneuve. Un guardaroba eccezionale che legò l'attrice e lo stilista in una bellissima amicizia.

La mia più bella storia d’amore è con te - Yves Saint Laurent

Tutto iniziò nel 1962, quando Catherine Deneuve, a soli 22 anni, fu invitata a incontrare la Regina Elisabetta II: il marito e il celebre fotografo David Bailey le suggerirono di rivolgersi a Yves Saint Laurent per realizzare l'abito. Lo stilista creò un elegantissimo abito lungo in crêpe de chine bianco con pettorina e polsi di cristalli rossi. Nasce così un'intensa relazione d'affetto e di stima, che li ha uniti fino alla morte del couturier, nel 2008.

Catherine Deneuve e la Regina Elisabetta IIQueen With Deneuve
Catherine Deneuve e la Regina Elisabetta II
Hulton Archive

Nel 1967 Yves Saint Laurent disegnò l'armadio di Bella di Giorno (qui, Catherine Deneuve in Bella di Giorno: copia il suo stile), incluso l'iconico trench vinilico nero, e realizzò il mini-dress di perle che Catherine Deneuve indossò per l'incontro con Alfred Hitchcock nel 1969.

Catherine Deneuve, 1969Catherine Deneuve et François Truffaut en 1969
Catherine Deneuve, 1969
REPORTERS ASSOCIES

Per quanto riguarda l'asta, non è stata rilasciata alcuna dichiarazione in merito a come spenderà i soldi ricavati: pare che la maxi-vendita da Christie's dipende da una questione puramente pratica "350 pezzo occupano molto spazio e devono essere curati". L'attrice, infatti, non li indossa più da tempo e li custodiva appesi nella sua casa in Normandia, che ha appena venduto, mantenendo una specifica temperatura. Da qui la decisione di vendere all'asta i suoi abiti firmati Yves Saint Laurent.

Leggete anche:

Yves Saint Laurent: gli abiti che hanno segnato la storia della moda



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Ruby by William Ukoh
WILLIAM UKOHWILLIAM UKOHAdidas Mallison SPZL brown
Adidas Mallison SPZL brown
WILLIAM UKOHFila disruptor 2 Gold
Fila disruptor 2 Gold
WILLIAM UKOHPuma thunder desert women's sneakers
Puma thunder desert women's sneakers
WILLIAM UKOHWILLIAM UKOHadilette slides
adilette slides
WILLIAM UKOHAdidas originals samba rose
Adidas originals samba rose
WILLIAM UKOH

Team credits:

Photographer - William Ukoh

Stylist - Dillea Himbara

Makeup - Christine Jairamsingh

Models -

Chuck [Anita Norris Models]

Meagan Barnes

Badu [Want Management]

About the project

Not quite set in stone, but close. Iconic Statues in street footwear.

Bio

William Ukoh is a visual artist based in Toronto, Canada.

His work encompasses a wide range of subject matter, communicated primarily through, Portrait and Fashion Photography.



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"Cosa c’è di più importante del 50esimo anniversario dello sbarco sulla luna? " - Con queste parole David Lauren, Chief Innovation Officer, ha commentato il lancio di Apollo 11, la giacca che si riscalda progettata da Ralph Lauren.

Il team di creativi della casa di moda americana aveva, però, già realizzato giacche imbottite con un sistema di riscaldamento incorporato: i capi erano stati dati in esclusiva agli statunitensi in corso ai Giochi Olimpici Invernali, ospitati nel 2018 dalla contea sudcoreana di Pyeongchang.

Al modello Apollo 11, color bianco ghiaccio, si aggiunge Glacer Down, in argento e navy: il primo è firmato Ralph Lauren e sarà disponibile dal 24 Gennaio, il secondo vede l'etichetta Polo e sarà rilasciato durante l'anno 2019.

Leggete anche:

Ralph Lauren compie 50 anni



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Quando si chiede ad Antonio Marras di fare un resoconto dei suoi vent’anni di carriera, lo si trova sinceramente spiazzato: «Non ho cognizione del tempo, dei mesi, dei giorni», dice. Ma è pur vero che il suo lavoro, sempre connesso con l’arte, è carico di storie, come ricorda la collezione A/I 2017-18 ispirata a Eva Mameli, prima docente di botanica in Italia e madre di Calvino, celebrata con tessuti damascati e i famosi pizzi dai decori floreali del designer algherese. Ed è anche un lavoro di recupero – come la linea Laboratorio (2001), creata a Ittiri, in Sardegna, da sarte ricamatrici che riassemblano frammenti della tradizione –, che svela «l’anima da rigattiere». Marras, uomo nobile e gentile, si schermisce: «Mi sembra di aver fatto poco e niente», dice, sebbene di recente sia diventato anche regista teatrale dello spettacolo “Mio cuore io sto soffrendo. Cosa posso fare per te?”. Un «atto di incoscienza» lo definisce, in cui racconta la paura del cuore, che decide, nostro malgrado, dei nostri destini. E dove sperimenta, come nella moda, la sua grammatica creativa trasversale, fatta di opposti: locale/globale, ricco/povero, civilizzato/primitivo, e innesta la contaminazione tra arti visive. La sua è una vita all’insegna dell’emozione, come quella che lo riporta a Roma, nel 1996, al ricordo della prima sfilata, «di alta moda, perché faccio sempre le cose al contrario». O al 1997, all’abito di alta moda “Fili Lai Lai” , dedicato alla sua musa, l’artista sarda Maria Lai, colei che «mi ha traghettato nell’arte e ha fatto sì che non mi vergognassi delle mie opere». La carriera di Marras è ispirata a donne forti e fatta di condivisioni, prima di tutto con Patrizia, la moglie, «sempre fianco a fianco in un rapporto pieno di contrasti, ma anche di ascolto e confronto». E si è svolta in questo ventennio in piena autenticità: fil rouge, il “laccetto rosso”, finitura dei capi ma soprattutto «legame con il luogo d’origine che ne sigilla l’appartenenza».

Vogue Italia, gennaio 2019, n.821, pag.52



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Trend Primavera Estate 2019: Animalier
Gucci
Gucci
Indigitalimages.comChiara Ferragni in Aniye By
Chiara Ferragni in Aniye By
Getty ImagesPhilosophy di Lorenzo Serafini
Philosophy di Lorenzo Serafini
Indigitalimages.comCara Delevingne
Cara Delevingne
SplashNews.comKendall Jenner
Kendall Jenner
SplashNews.comBella Hadid
Bella Hadid
Bauer-Griffin / SplashNews.comOff-White
Off-White
Indigitalimages.comRihanna
Rihanna
Getty ImagesVersace
Versace
Indigitalimages.comSaint Laurent
Saint Laurent
Indigitalimages.comParis Hilton
Paris Hilton
SplashNews.comRochas
Rochas
Indigitalimages.comOlivia Palermo
Olivia Palermo
SGPBella Hadid
Bella Hadid
SplashNews.comNicky Hilton
Nicky Hilton
SplashNews.comRoberto Cavalli
Roberto Cavalli
Indigitalimages.comDolce & Gabbana
Dolce & Gabbana
Indigitalimages.comBurberry
Burberry
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Trend Primavera Estate 2019: Animalier

Guardando i look street-style delle ultime stagioni non è un'esagerazione affermare che la stampa animalier è tornata a essere una delle tendenze più diffuse in assoluto. Che si tratti di stampa leopardo, 'snake', o di motivi zebrati, per la Primavera Estate 2019 questa moda invade anche abiti leggerissimi e svolazzanti e si tinge di colori accesi. Le scelte possono essere diverse: le più coraggiose possono sfoggiarla in total look o a contrasto con altre stampe, oppure si può scegliere di stupire optando per un solo pezzo, che sia un capo o un accessorio, come un borsa o un paio di boots.

L'ultima a farsi notare con un minidress animalier, illuminato da paillette, è stata Chiara Ferragni, ospite alla sfilata di Aniye By. Un look, ça va sans dire, firmato dal brand.

Altre it girl, come Cara Delevingne e Kendall Jenner, hanno scelto dei pantaloni colorati stampa leopardo declinati in toni intensi, abbinandoli a outfit estremamente casual.

Rihanna, invece, ha osato con un total look interamente realizzato in stampa serpente, completato persino da un cappellino en pendant.

Ma il vero immancabile grande classico è il coat di leopardo amatissimo da sempre da Kate Moss, e indossato recentemente anche da Bella Hadid. La versione primaverile naturalmente è 'light', ma nemmeno in questo caso perde il suo fascino iconico.

Per le più sofisticate la stampa animalier questa stagione può essere interpretata anche in versione lady-like - come fa Burberry - o mannish. Un esempio? Il completo zebrato giacca-shorts indossato da Gigi Hadid alla sfilata di Roberto Cavalli.

Guardate la nostra gallery dedicata alle stampe animalier della Primavera Estate 2019.



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“Okay, ecco i video, vai e fai ciò che devi fare.” Con questo nullaosta è iniziata l’avventura del regista e storico amico Steve Loveridge per la realizzazione di M.I.A. - La cattiva ragazza della musica, il film-documentario, Premio speciale della Giuria al Sundance Film Festival al cinema dal 20 al 23 gennaio, che ritrae in modo sincero e appassionato la trasformazione dell’artista tamil da adolescente immigrata e rifugiata nella periferia sud di Londra a popstar internazionale.

M.I.A. - La cattiva ragazza della musica
Locandina
M.I.A. - La cattiva ragazza della musica Locandina
Press Office

Spiazzante, eclettica, vulcano irrefrenabile di idee, Mathangi "Maya" Arulpragasam ha da sempre avuto la necessità di esprimere se stessa, instaurando un vero e proprio dialogo con il proprio contesto che si è tradotto, fin da giovanissima studente della Saint Martins, in anni di riprese amatoriali: clip e spezzoni che disegnano il mondo che le girava intorno, messi oggi a completa disposizione per il racconto del suo personalissimo viaggio diventato film.

Ecco 3 ragioni per cui vi consigliamo di andarlo a vedere.

1. La colonna sonora. F orse ovvio dirlo, è un’esplosione a cui non si riesce a resistere: impossibile trattenersi dall'accennare movimenti goffi anche da seduti al ritmo di Galang o Fire Fire. Campionature, contrappunti, mash-up. Punk, hip hop, elettronica. Pixies, Clash, Suicide sono alcuni dei più significativi innovatori della musica a cui M.I.A. attinge per le sue basi: trasforma, ritaglia, deforma e tutto diventa possibile, non ci sono regole se non quella dell’espressione più esplicita ed onesta. Richiamando quasi i ready-made, i sample vengono decontestualizzati e caricati di nuovi significati, quello che ne deriva è un mix in cui passato, presente e futuro si fondono esplodendo attraverso il suono.

M.I.A. - La ragazza cattiva della musica
M.I.A. - La ragazza cattiva della musica
Press Office

2. Il collage fluo. Le tinte forti non solo nei colori sgargianti di felpe e magliette, con gli irresisitibili abbinamenti cromatici che scorrono davanti ai nostri occhi durante tutto il film, ma anche nell'essenza dell'artista che emerge attraverso il montaggio, solo apparentemente caotico, ma che al contrario riesce a restituire, saltando avanti e indietro nel tempo, una storia fatta di densa complessità e layer sovrapposti, dall'arte alla politica, dalla musica all'identità.

M.I.A.
M.I.A.
Press Office

3. Be yourself, express yourself. Proprio come un eroe in formazione, dal tour a fine anni '90 con la band britpop Elastica, alla discussa azione al Super Bowl del 2012, al fianco di Madonna, non sono pochi gli episodi che hanno visto la cantante attaccata, spesso messa a tacere dai media per il suo lato provocatorio o per il suo orientamento politico radicale e contraddittorio. Forse sono stati proprio questi momenti che hanno consolidato la sua identità senza filtri di guerriera ribelle in continua trasformazione ("you have constantly redefine who you are"), che combatte senza paura, anche con ironia, per abbattere i muri. Siano stereotipi sui migranti che rubano soldi e lavoro "All I wanna do is boom boom and take your money" o idee violente che non accettano, ma anzi ostacolano la diversità, perchè "l**a gente si è sempre mischiata: è qui che nascono cose interessanti.**"

M.I.A. - La cattiva ragazza della musica



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Un saggio fotografico in bianco e nero, protagoniste otto donne coraggiose e combattive. Un progetto che vuole mettere in evidenza le diverse sfaccettature dell’idea stessa di femminismo in India. «Che lo riconosciamo oppure no, la cultura influenza il contesto ed essere donna in India è un’esperienza unica e particolare, esattamente come lo è altrove». Lo dice Amandeep Kaur, ideatrice dell’iniziativa.

Anushka Manchanda, cantante e compositrice; Shot by Anushka Menon; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Anuradha Raman
Anushka Manchanda, cantante e compositrice; Shot by Anushka Menon; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Anuradha Raman

«Cerchiamo di capire quanto profondamente il nostro mondo sia influenzato dal nostro genere (ma anche condizionato dalla nostra cultura). E questo si riferisce al modo in cui siamo stati educati, ai rapporti con gli altri e al nostro lavoro, e anche ai piccoli ostacoli che incontriamo nella vita di tutti i giorni.

Anushka Menon Photographer and Dj; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain
Anushka Menon Photographer and Dj; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain

Vedrete queste donne con i loro avatar, con i loro ‘volti’ più diversi, se vogliamo, che diventano parte del modo in cui troviamo il nostro posto nel mondo: donne in tenuta sportiva, oppure pronte a sconfiggere gli stereotipi con la loro forza bruta, o che parlano con il cuore in mano. Si mettono tutte a nudo, sono tutte vulnerabili e autentiche. Sono donne così diverse fra loro, con percorsi di vita altrettanto diversi, ma hanno tutte una cosa in comune: sono tutte femministe, e fiere di esserlo.

Chandni Singh, Make-Up Artist and vlogger; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain
Chandni Singh, Make-Up Artist and vlogger; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain

Team credits

Concept & Styling: Amandeep Kaur Testo: Saumyaa Vohra Foto: Anushka Menon e Irina Usova Capelli & make-up: Deepti Jain & Anuradha Raman

Kayaan Contractor, Social media influencer, founder Shapeshifter.com; Shot by Anushka Menon; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Anuradha Raman
Kayaan Contractor, Social media influencer, founder Shapeshifter.com; Shot by Anushka Menon; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Anuradha Raman
Rachel Bayros, modella; Shot by Anushka Menon; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Anuradha Raman
Rachel Bayros, modella; Shot by Anushka Menon; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Anuradha Raman
Sairee Chahal, Founder Sheroes.com; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain
Sairee Chahal, Founder Sheroes.com; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain
Shyma Shetty, Co-Founder The HUEMN Project; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain
Shyma Shetty, Co-Founder The HUEMN Project; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain
Urvashi Kaur, designer Urvashi Kaur; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain
Urvashi Kaur, designer Urvashi Kaur; Shot by Irina Usova; Styled by Amandeep Kaur; HMU by Deepti Jain


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I sogni di evoluzione e innovazione degli anni Ottanta hanno ispirato una varietà di progetti. Creazioni, creature, proiezioni e previsioni d’arte o di design, che, come il “MyDog” di Cinzia Ruggeri, pubblicato nel volume “La materia dell’invenzione” di Ezio Manzini nel 1986 (Arcadia) e da lei immaginato come un cyborg con le sembianze del suo schnauzer, prefiguravano l’avvenire della tecnologia, attribuendole un ruolo auspicabilmente centrale nell’imminente futuro. Un protagonismo che l’eclettica Cinzia Ruggeri (1945), in mostra da febbraio con una nuova personale nella sede parigina della galleria Campoli Presti, ha indagato innestando una qualità ludica e surreale alla sua previsione futurologica formato pagina, che nasce subito dopo il suo brevetto di un tessuto che cambia colore. E fantasticando su un’ipotesi evolutiva del rituale domestico, affidato a un cane robot sensibile, ricettivo e multimediale, che coniuga in sé arte e scienza, biologia e tecnologia, aprendo a nuovi ambiti di linguaggio la ricerca artistica. Una ricerca che non ha smesso, nei decenni successivi, di assimilare ed elaborare nell’opera i tratti più cruciali dell’esistente. E appare oggi sempre più impegnata a osservare le incognite e i dilemmi di un tempo in rapida mutazione, instabile e costantemente minato da eventi inaspettati, catastrofici sconvolgimenti dell’ambiente e della società, poteri forti, crisi economiche, crolli finanziari. Un tempo che si trincera dietro le facciate di possenti architetture d’autore. Sedi di potenti multinazionali o, altrimenti, di grandi istituti bancari, come quelli che il gruppo danese Superflex ha riprodotto in scala vasi da giardino e destinato a coltivazioni di cannabis e piante psicotrope come cactus San Pedro o peyote nel progetto “Investment Bank Flowerpots” del 2015. La serie dei vasi, che riproduce la struttura dei quartier generali di Goldman Sachs, Deutsche Bank, Citigroup e JPMorgan Chase in formato maquette, creando un’associazione diretta tra denaro e droga, è stata inserita nella collettiva “Constructing the World: Art and Economy 1919-1939 and 2008-2018”– in corso alla Kunsthalle di Mannheim fino al prossimo marzo –, che indaga appunto le ripercussioni di due storiche crisi sul mercato dell’arte. D’altra parte, muta anche l’approccio alla pittura, come attesta, ad esempio, la produzione di Navid Nuur. Un artista nativo di Teheran (1976) e residente in Olanda, che nella sua recente mostra “Paintpusher”, nella galleria Plan B di Berlino, s’interroga sull’origine e le caratteristiche dei suoi strumenti, dalle setole del pennello alla trama della tela, e dal ruolo della luce nella rappresentazione a quello alternativo e più concettuale del sapone da barba o della vitamina D, che disciolta sulla tela assume solari tonalità dal ruggine al verde oliva, al rosa salmone, dando vita ad autonome alchimie pittoriche. È un dipingere, quello di Nuur, che sconfina dai tradizionali supporti, assume le qualità di materiali diversi, e si apre allo spazio, mutando via via, da parete a parete, di colore e consistenza. E, in mostra nella collettiva “Out of Office. Art in Business” al Singer Laren Museum in Olanda fino al prossimo 7 aprile, che riunisce 75 anni di arte collezionata dalle maggiori aziende olandesi e di nuovo testimonia la fondamentale moderna connessione tra arte ed economia, torna a parlare di manualità.

Vogue Italia, gennaio 2019, n.821, pag.62



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Ultimamente su Instagram circola una strana moda, nata in Cina e poi divampata negli Usa, il “wax nose job”. In foto e video un po' inquietanti, ragazze rimuovono il make up, ma non solo ombretto e fondotinta, anche parti del loro naso, precedentemente ricostruite con la cera (#noseandscarswax). Stranezze a parte, rifarsi il naso resta sempre uno degli interventi più richiesti, soprattutto adesso che esistono valide alternative alla rinoplastica, poiché è possibile correggere le piccole anomalie, come la punta e un lieve gibbo, in ambulatorio, con l’uso di filler, botox e fili per ridare in un attimo armonia al volto.

PROFILO E PUNTA DEL NASO Il naso rappresenta l’elemento fondamentale e centrale nell’estetica del viso, per cui ogni minimo difetto o asimmetria, accettabile in qualunque altra regione del corpo, diventa qui molto evidente generando insoddisfazione nel paziente. Pur essendo la rinoplastica uno degli interventi di chirurgia estetica tra i più richiesti, ma non è facile da realizzare e richiede un post operatorio particolarmente impegnativo. Ma esistono valide alternative.

«Per correggere il profilo del naso e il rialzo della punta si possono utilizzare alcune tecniche», spiega Lucio Miori, dermatologo e docente della Scuola di Medicina Estetica Agorà. «Per la punta del naso utilizzo la tossina botulinica per agire sul muscolo depressore del setto.

Il ricorso al filler, più o meno volumizzante, è indicato sia per la punta del naso che per la definizione della gobbetta.

Diverso è il discorso dei fili, che assicurano un’azione più duratura, ma occorre scegliere fili specifici indicati per la correzione profilometrica del naso. I fili che utilizzo a base di PDO (polidiossanone), sono montati su ago cannula in modo da provocare un minor trauma e hanno lunghezze differenti, da 6 o 3,8 cm. La scelta dei fili dipende dalla problematica da correggere e le diverse lunghezze possono essere usate in contemporanea.

L’intervento non è doloroso: si esegue una piccola anestesia alla punta del naso e lungo il decorso della cannula, poi si pratica un solo piccolo foro di accesso sulla punta dove viene inserita la cannula per la sua lunghezza che viene poi sfilata, lasciando il filo all’interno del piano cutaneo. Le piccole spine presenti sul filo si aggrapperanno al tessuto e ne contrasteranno lo scivolamento, il risultato finale sarà: punta rialzata e correzione lineare del profilo. Il recupero è immediato e il risultato definitivo si vedrà nei giorni successivi. La durata? Quasi un anno». In commercio esistono diversi fili in PDO, tra i più recenti VLIFT PRO Nose, presentati al Congresso Internazionale di medica estetica Agorà, studiati appositamente per rimodellare gli inestetismi del naso.

ĖLEVANCE NUANCE, PER DARE PIÙ VOLUME AL NASO Oltre a modificarne la direzione, si può agire sul setto nasale anche in relazione ad altre problematiche, come il fatto che sia troppo stretto oppure sottile, oppure che determini il cosiddetto naso “da pugile” causato non solo dalla pratica della boxe, ma anche da altri eventi traumatici. «In questo caso s’interviene con Ėlevance Nuance, un nuovo filo in PDO che permette di impiantare contemporaneamente un fascio di 10 fili di diametro variabile», spiega Giuseppe Serpieri, direttore sanitario della Clinica Estetica BHS Institute di Sirmione e consulente di medicina estetica a Milano e Londra. «Questo filo ha un’azione rimodellante e riempitiva molto interessante per la quantità di fili che si riescono a inserire in una volta sola. Non è indicato per correggere la punta del naso, ma è perfetto per il rimodellamento volumetrico, per nasi incavati o infossati oppure stretti e sottili.

Il trattamento non è doloroso, ma è meglio fare una leggera anestesia poiché si deve praticare un piccolo foro per inserire la cannula smussa con i fili. Le due azioni che otteniamo sono l’effetto volumetrico e quello ridensificante. infatti il multifilamento induce la produzione massiva di collagene conferendo un importante effetto riempitivo, e determina nel tessuto una sollecitazione biomeccanica localizzata che incrementa la produzione di proteine fibrose. Il trattamento dura circa mezz’ora, mentre la durata dei fili è variabile, da 12 a 18 mesi».

Foto in apertura Steven Meisel, Vogue Italia, febbraio 2014

Le celebrities che hanno rifatto il naso

Celebrities col naso rifatto, il prima e il dopo
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