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BEAUTY NEWS

L’archivio di immagini di “Ebony”, versione black di “Life”, diventa nelle mani di Theaster Gates, artista e professore universitario, il materiale per “The Black Image Corporation”, mostra che a Milano, all’Osservatorio Fondazione Prada, racconta diversità, emancipazione e bellezza della comunità afroamericana. Ricorda la prima volta che ha sfogliato “Ebony”? Non proprio. Però ricordo che, crescendo, notavo numeri di “Ebony” e del suo spin-off “Jet” in giro per casa. Non vedevo l’ora che mandassero in onda “Good Times” (la prima sitcom afroamericana degli anni Settanta ambientata a Chicago, ndr), sfogliavo “Jet” per controllare gli orari dei programmi tv e ci trovavo anche le mie black star preferite. Era molto cool. Avrò avuto 11 anni o giù di lì. Come è nata l’esposizione di Milano? In Fondazione sapevano del mio lavoro sul tema della Black Madonna e sull’archivio della Johnson Publishing Company (editrice di “Ebony” ) per la mia mostra al Kunstmuseum Basel (fino al 21/10). Siamo stati subito d’accordo nel considerare la nostra collaborazione non come un progetto d’artista, ma come una mostra, da me curata, in cui riorganizzo le immagini dell’archivio creando un contesto ideologico. Abbiamo ragionato su come questo lessico visivo abbia contribuito alla costruzione dell’identità e della bellezza afroamericana dagli anni 50 ai ’70. Come sarà l’impianto espositivo? La mostra si concentra su due fotografi che hanno contribuito all’immaginario della Johnson: Moneta Sleet e Isaac Sutton. A loro è dedicato una sorta di studiolo dove saranno esposti oltre mille scatti: donne comuni, travestiti, modelli e professionisti. Volevo celebrarne la bellezza. È il momento giusto per mostrare immagini viste di rado fuori dalla comunità afroamericana. Ci saranno numeri di “Ebony” e “Jet” e, spero, arredi originali degli uffici Johnson. L’evento dovrà essere partecipativo, una celebrazione corale.

 

Nella foto la cover di Ebony dell’ottobre 1975 dedicata a Diana Ross e al suo film Mahogany. Il mensile è pubblicato a partire dal 1945.

Caroline Corbetta, Vogue Italia, agosto 2018, n.816, pag.57

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“Un viaggio in Congo rapisce i miei pensieri e mi integra a 360° in quella che è la tribù che prediligo, i Minganji, con le sue maschere e le sue espressioni uniche – racconta Alessandra Micolucci, designer che per la sua collezione Primavera/Estate 2019 guarda all’Africa, con i suoi colori e la sua creatività – Il riferimento ai Minganji nella mia SS19 è leggero anche se intelligibile e rimane sullo sfondo di un più profondo amore per la natura e la ricerca”.

Continua la stilista veneziana, che da sempre predilige i materiali naturali: “L’ artigianalità caratterizza tutte le fasi della produzione: i capi sono stati realizzati con tessuti organici e/o biologici quali ortica, canapa, lino e cotone, provenienti da produttori italiani di filati in fibre naturali.

Ogni pezzo è stato confezionato e dipinto a mano, uno ad uno, riga dopo riga, pois dopo pois: questo conferisce ai capi un’ identità unica”. L’eccellenza della lavorazione incontra la ricchezza delle ispirazioni, che prendono vita dalla valorizzazione della donna in tutte le sue accezioni e dal fascino dell’Africa:  “La collezione elogia la femminilità in tutte le sue forme, età, ed accezioni, grazie alla studiata vestibilità lineare e confortevole. “MAMA”  omaggia Mama Africa e porta buon auspicio come l’ultimo “m’ama” dei petali di un fiore”.

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Sembra quasi il motto di Obama, ma con l’aggiunta della componente moda. Puoi permettertelo! Dress You can. Che sia un abito da sera di ottima fattura, una scarpa firmata o una clutch particolare: nello store di corso di Porta Ticinese angolo via Gian Giacomo Mora a Milano, puoi provare tutto quello che vuoi e scegliere quel capo che forse non avresti mai acquistato perché ti serve proprio solo per un’occasione speciale. Qui te lo noleggiano per tre giorni. Caterina Maestro ed Elena Battaglia sono le ideatrici di questa start up, nata a fine 2014, che ha ricevuto l’IT4Fashion Innovation Award 2018 e che punta tutto sull’economia circolare, su un’attitudine più responsabile  al consumo e quindi a una moda very sustainable.

«L’idea iniziale, mi raccontano, era quella di creare un luogo fisico e un sito web per condividere il proprio guardaroba, per ampliare il classico sharing tra amiche a un pubblico molto più ampio». Ma non poteva bastare. Il business plan parlava chiaro: c’era bisogno di revenue più alte per arrivare a break even. Così le imprenditrici si sono inventate un modello che funziona davvero. Sì, se c’è qualche privato che vuole mettere a disposizione il suo guardaroba di qualità, lo può fare. Ma loro fanno ricerca in tutto il mondo, per individuare capi esclusivi da proporre alle loro clienti. «Ci rivolgiamo soprattutto ai talenti emergenti quelli che usano i tessuti migliori, con tagli e shape molto curate. Nella nostra scelta siamo attente, tra le altre cose, alla vestibilità dei capi che devono poter avere un fitting perfetto anche su donne diverse. Chiediamo ai designer se vogliono darci i loro capi in prestito, e in questo caso ricevono una fee a ogni noleggio. Oppure a volte arriviamo ad acquistare direttamente un’intera capsule di un brand che sappiamo essere molto apprezzato dalle nostre utenti. Abbiamo un target medio alto, con donne che vivono non solo a Milano ma in tutta Italia perché dal nostro sito possono prenotare e farsi mandare quello che vogliono».

«Un esempio dei talenti che già lavorano con noi? Bav Tailor, Davide Grillo, Mauro Gasperi, Filomeena, Inklis; dalla Moldavia Move, dalla Colombia Peppa Pombo e dalla Turchia B Prive. Per i designer Dress You Can rappresenta, oltre che un’interessante occasione di visibilità – capita spesso che le utenti alla fine acquistino il capo che hanno noleggiato – anche la possibilità di testare le loro creazioni, i tessuti e qualche forma speciale».

Anche perché uno dei plus interessanti del business Dress You Can è la raccolta e l’elaborazione dei dati. Intanto la profilazione delle utenti è molto dettagliata: misure, gusti, preferenze… Ma anche i capi vengono “profilati” in modo precisissimo: tipi di tessuto, tenuta dei colori, resistenza ai lavaggi…. «Abbiamo addirittura messo a punto un motore di ricerca che sulla base di questi dati consente alle nostre utenti di vedere quali sono gli abiti che stanno meglio alle donne con la loro taglia. Manca solo a questo punto un’idea dei costi del noleggio. Da un minimo di 44 a un massimo di 144 euro per tre giorni. E per le scarpe si va dai 64 di un sandalo agli 84 di una décolleté.

Progetti futuri? «Un grande sogno: quello di finanziare capsule collection sostenibili, disegnate dai designer nostri partner. Intanto abbiamo cominciato a collaborare con alcune Ong. Per esempio Salute allo specchio il progetto del San Raffaele dedicato alle donne in cura oncologica. Facciamo un laboratorio al mese, in collaborazione con le make up artist, facendo loro provare i nostri modelli perché possano individuare quelli che stanno meglio e regaliamo loro una card con un noleggio gratuito».

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Un portfolio di 10 nuovi talenti della fotografia Made in Italy

Alexandra Von Fuerst Il suo vero nome è Alessandra Bergamin, è cresciuta in provincia di Treviso ma è nata in Austria da madre slovacca, ed è forse da qui che scaturisce la sua fascinazione per l’Est Europa, dalle favole tradizionali russe al surrealismo ceco. Dopo gli studi universitari di fotografia a Milano, ha vissuto un anno a Berlino a sperimentare con la forma e il colore alla ricerca di una propria via estetica. Attualmente vive a Londra, città che con il suo fascino gotico e la modernità underground ne nutre la creatività. I suo scatti – che combinano l’interesse per l’arte con la fotografia di moda e fondono la poetica femminile con le più viscerali ossessioni e i desideri della natura umana – hanno un côté surreale, celebrano l’imperfezione in tutta la sua bellezza ed enfatizzano forme, colori e materiali.

Luca Anzalone All’età di 18 anni, dopo un diploma in agricoltura, cambia vita e va a Poole, nel Dorset, per studiare all’Arts University Bournemouth e dedicarsi alla sua grande passione: la fotografia. Si ispira, da sempre, alle donne, e questo interesse lo spinge a esplorare la moda. «In un’era “social” che sempre più limita il contatto fisico tra individui», dice, «uso la fotografia per avvicinarmi alle persone e creare un rapporto intenso e intimo, che lascia prima di tutto un segno su di me e solo successivamente sul mio negativo». Anzalone ha una percezione della realtà romantica e drammatica: «Non ho limiti né pregiudizi, cerco di aprirmi ed espormi il più possibile a tutto ciò che sento e al mio bisogno di essere vivo. Il flusso emotivo è forse la mia vera fonte di ispirazione».

Marianna Sanvito Milanese di nascita, fin da piccola ama ogni forma d’arte, il cinema e la pittura in particolare. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti, lavora per molti anni come art director prima di dedicarsi completamente alla fotografia. Il suo stile è delicato e femminile, ama ritrarre il fascino e l’eleganza dell’età che passa. Alla classicità della composizione, nei suoi scatti si contrappongono la profondità degli sguardi e la forza espressiva del soggetto. È alla ricerca costante, ossessiva, di un equilibrio tra gli opposti che descrive con una citazione di Giuseppe Fava sulla città natale dello scrittore: «Bisogna dire che ogni cosa si facesse in questo paese doveva essere fatta due volte e spesso l’una contro l’altra, come se ci fossero due anime».

Arianna Lago Vive da 18 anni nel Regno Unito, dove si è formata in Sound Arts & Design alla London University of the Arts, approfondendo musica, suono e cinema. Alla fotografia, invece, si è avvicinata da autodidatta, fino a che la macchina fotografica non ha preso il sopravvento su ogni altra passione. L’ispirazione, per Lago, nasce cercando l’inusuale e osservando la poetica del quotidiano. Il colore, la spontaneità, e tutto ciò che crea emozione sono elementi fondamentali del suo linguaggio espressivo.

Ilaria Orsini Dopo una formazione come assistente fotografa e un periodo di permanenza a Parigi, ha trovato in Londra il luogo ideale per la sua creatività. Sia nei suoi lavori personali sia in quelli legati alla moda, l’approccio è istintivo, spesso imprevedibile e frenetico: «Difficilmente riesco a immaginare la foto fuori dal set, il più delle volte devo cercarla dietro l’obiettivo», racconta. «Vivere a Londra ti sottopone a continui stimoli visivi. È la città stessa che mi influenza». Orsini racconta come spesso siano proprio i luoghi a ispirarla e come la ricerca delle location sia fondamentale. Da poco si è avvicinata al mondo della fotografia di architettura e di interni e sta lavorando a un libro sulle abitazioni private di Carlo Scarpa, in uscita il prossimo inverno.

Luca Campri Nasce a Parma ma resiede da diversi anni a Londra. Ama viaggiare e scoprire nuovi mondi per i suoi progetti fotografici. Appassionato di multiculturalità, sta lavorando a un libro su un gruppo di amici, parte di una comunità hippie in Cina, che girano il mondo vivendo di arte. Un’altra grande passione, importante nel suo percorso creativo, è il cinema. Il suo stile è documentaristico: «Non costruisco situazioni “in posa”, anche quando lavoro con la moda, e non ho un’idea predefinita di come dovrà essere lo scatto. Provo invece a creare i presupposti per lasciare i soggetti liberi di esprimersi e di mostrare emozioni reali, spesso condividendo momenti di positività e allegria», dice. «Amo l’idea di affiancare una poetica documentaristica al fashion system».

Alessandro Furchino Capria Nato all’ombra del Castello di Rivoli, vive tra Milano e Londra. Il ritratto è il fulcro del suo lavoro. Gli piace paragonare metaforicamente il suo percorso a quello di Ulisse: «L’odissea infinita e il ritorno a Itaca mi tengono prigioniero di un viaggio continuo in mare, dove la fotografia infrange continuamente il precario equilibrio». Naturalità e circostanze fortuite sono per lui preludio allo scatto, momento puntuale in cui tutto si allinea. «E lì, in quell’istante, che scegliere diventa l’atto principale di tutto il lavoro, il riassunto del gesto fotografico».

Dario Salamone Nato ad Agrigento, vive e lavora a Milano. Ha studiato filosofia all’Università La Sapienza di Roma, oltre a composizione e pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia. Si dedica alla fotografia da autodidatta, affacciandosi da subito al mondo dell’editoria di moda. «Il mio lavoro», spiega, «indaga le possibilità espressive e meccaniche del corpo umano, ma anche il rapporto tra natura e cultura, il ruolo della tecnica nel processo di antropogenesi».

Vito Fernicola Da cinque anni vive a Parigi, ma da Napoli, sua città natale, ha portato con sé una propensione al racconto simbolico e la profonda autenticità, al di là di ogni forma di spettacolarizzazione. Nel suo lavoro la relazione tra soggetto e ambiente non è mai casuale, ma ha un carattere proprio, strutturale. «La fotografia », dice, «attesta il codice scenico dandogli vita in modo ora ordinato, ora razionale, ora rituale, spesso raccontando generazioni differenti e gestendo sempre intensamente il movimento ». Nel suo lavoro svela una sostanza intima “ibridata” dallo spazio circostante.

Leonardo Scotti Pur essendo un assiduo viaggiatore è fedelissimo alla sua città natale, Milano, in cui crede molto e dove vive da sempre. Nel suo lavoro spiccano le forme e la composizione, spesso accompagnate da un velo d’ironia. Trova ispirazione nei viaggi e nella realtà e ha un’attenzione particolare ai dettagli surreali del quotidiano. Il colore è un elemento dominante, così come il paesaggio naturale. Non ama situazioni costruite, e si autodefinisce molto istintivo e impulsivo, sia sul set sia nella vita reale.

Vogue Italia, agosto 2018, n.816, pag.162

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di Hattie Crisell

Se prima del matrimonio di suo cugino, il Principe Harry, con Meghan Markle, non l’avevate mai sentita nominare, sicuramente avete imparato a conoscere Lady Kitty Spencer dopo la sua apparizione tra gli ospiti del royal wedding. Indossava uno strepitoso abito a fiori verde smeraldo di Dolce & Gabbana con tanto di cappellino coordinato.

A dire il vero, in qualità di modella, filantropa e socialite, la 27-enne nipote della Principessa Diana frequenta l’ambiente della moda già da tempo. È tra le amiche e muse di Dolce & Gabbana, per cui ha sfilato anche all’Alta Moda di Como e posato per una campagna pubblicitaria a inizio anno. Di recente ha prestato il volto anche alla campagna di Bulgari, di cui è brand ambassador nonché presenza fissa nella front-row della sfilate.

Normale, dunque, che possieda anche un fantastico guardaroba in cui predominano gli abiti avvitati con silhouette a clessidra dei suoi marchi preferiti, tra cui Bottega Veneta, Peter Pilotto e, ovviamente, Dolce & Gabbana. Scegliete il vostro outfit preferito nella nostra gallery.

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L’arrivo dell’estate richiama, quasi come per magia, il mondo marinière e quindi il trend delle righe. Ma le tendenze moda estate 2018 non si fermano alla maglia breton: ora la ‘stripes mania’ invade più che mai anche gli abiti, con linee verticali, orizzontali e oblique, nei colori più disparati, e non solo nei classici blu e rosso alternati al bianco.

E si punta la contrasto. Le righe vengono per esempio abbinate a stampe floreali – Lela Rose -, a pizzi – Jonathan Simkhai -, e a tessuti differenti in stile patchwork – Peter Pilotto. Ma giocano anche con effetti optical – Aquilano.Rimondi, House of Holland -, trasparenze – Dior -, tagli asimmetrici e cut-out – Jason Wu.

Guardate la gallery dedicata agli abiti a righe della moda estate 2018.

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di Claudia Genocchio

Metti una vacanza in Portogallo. Lasciando da parte le classiche mete come Lisbona o Porto e immaginando invece spiagge splendide, paesaggi selvaggi mozzafiato e paesini quasi fuori dal tempo: siamo nella Costa Vicentina, al confine con Alentejo, nell’Algarve, la regione portoghese più amata dai surfisti. Il sole che non se ne va quasi mai e chilometri di coste sabbiose contribuiscono a creare il clima ideale per chi voglia trascorrere piacevolmente le giornate tra onde e sabbia, ma non solo. Tra le tante modalità di soggiorno possibile, un’attraente novità: si tratta di Soul Farm, un grandioso compromesso tra resort e campeggio, semplice, ma estremamente curato nei dettagli,  vicino ad Aljezur, una delle ultime roccaforti strappate alla dominazione moresca facente parte della Costa. Dopo essere atterrati a Faro, in poco più di un’ora di viaggio in macchina, si giunge alla cittadina sovrastata dalle mura dell’antico castello – danneggiato da un terremoto a metà del 1700, ma dai resti ancora ben conservati – e, di lì a poco, proseguendo nelle campagne brulle e vaste, si arriva nello spazio ideato da Salvatore e Alessandro, surfisti italiani, ormai quasi portoghesi d’adozione.

Un paio di rustici bianchi con straordinari portici affacciati su colline che paiono infinite di vegetazione e grilli; tende estremamente accoglienti e dotate di ogni comfort e spazi pensati per l’estremo relax fisico e mentale. Questa è Soul Farm, con i suoi ancora giovani – come la neonata attività – alberi da frutto e un orto, che circondano una grande pedana in legno, una terrazza privilegiata su cui vengono svolte alcune delle numerose attività proposte come sedute di yoga, massaggi rilassanti (nche se solo stare mollemente su una delle sedie a sdraio tra l’erba e il profumo di campagna a leggere sarebbe capace di rimettere al mondo), senza contare gli itinerari da percorrere in bici e, soprattutto, la “specialtà della casa”: le lezioni di surf.

È ad appena 10 minuti di macchina da qui che si trovano infatti le spiagge tra le più belle e ambite di tutto il Portogallo, calde di sole e di gente gentile, nonostante un’iniziale cortese timidezza che contraddistingue questo meraviglioso popolo. Praia de Arrifana è perfettamente racchiusa tra due falesie che la incorniciano e la rendono ideale per onde ordinate e più “protette”. Si raggiunge dopo una considerevole discesa lungo cui sono disseminati case di vacanze e surfisti con la tavola sottobraccio. Praia de Monte Clerico ha un arenile molto esteso ed è meta di bagnanti, oltre che surfisti; è molto ben servita da locali piccoli (dove si trova un succo di mango fresco strepitoso) che si occupano dei numerosi turisti. Praia de Amoreia è invece più complicata da raggiungere in quanto delimitata da una parte dal fiume Aljezur che ne impedisce l’accesso diretto dalla costa. I locals la definiscono storicamente come  la spiaggia della gente povera, forse per l’accesso meno comodo, anche se è la più ricca di dune, onde, fascino. In ognuna di queste località sono presenti scuole di surf dove affittare tavole, mute e servirsi di istruttori pazienti e disponibilissimi ad iniziare alla sublime arte dell’onda.

Non serve altro che seguire il mood rilassato ed incredibilmente zen che sottostà al vivere queste zone: dimenticare l’orologio e “sentire” la natura. Sole, onde, colline, rocce. Questa è l’Algarve, il paradiso del mare.

 

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Un po’ vintage, un po’ streetwear, sicuramente frizzante. È una collaborazione all’insegna del colore che strizza l’occhio agli anni ’90, quella che vede protagonisti il brand Kith e Coca-Cola: dalle felpe con cappuccio alle polo a maniche lungo, passando per bomberini e sneaker, tutto sembra volerci riportare alle atmosfere americane tipiche dei telefilm di quegli anni.

O almeno così pare dalle prime foto della collezione pubblicate su Instagram da Ronnie Fieg, il fondatore di Kith. Un tripudio di Converse, di rosso e di giallo senape, dunque, completato da alcuni speciali gadget per appassionati: una tavola da surf, un materassino gonfiabile, ma soprattutto la lattina di Coca-Cola customizzata con il marchio Kith. Tutto questo approderà nei negozi a stelle e strisce il 18 agosto: noi, nel frattempo, possiamo iniziare a fantasticare sfogliando l’anteprima.



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Ultimamente, da quando si è insediato il nuovo Governo non si sente parlare d’altro che di porti chiusi ad immigrati potenzialmente pericolosi, di episodi di razzismo, di violenza xenofoba, di intolleranza e discriminazione che spesso accadono sotto gli occhi dei bambini o peggio ancora tra bambini. Cosa possiamo fare noi adulti per arginare il fenomeno? Come possiamo proteggere i nostri figli da quest’ondata di messaggi discriminatori contro chi è di diversa cultura e/o etnia?Continua a leggere

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Il trend unghie per l'estate si ispira agli anni '90, e in particolare ai sandaletti di gomma indossati da bambini in riva al mare. Coloratissime, trasparenti e luminose, le jelly nails hanno già fatto il giro del web diventando virali su Instagram e tra le celebrities come Kylie Jenner & friends. Ecco tutto quello che devi sapere sulla manicure più hot del momento.Continua a leggere

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I semi di carvi sono conosciuti per le loro proprietà digestive, ma anche per la loro azione carminativa, antibatterica e non solo. In cucina vengono invece utilizzati per aromatizzare carne, pane e altre pietanze. La pianta del carvi è conosciuta anche come cumino dei prati, in quanto i sui semi sono simili a quelli del cumino. Scopriamone allora le proprietà e come utilizzarli.Continua a leggere

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Una lunga storia alle spalle, per sapere la sua origine leggete qui, e un fascino indiscutibile: la camicia hawaiana, anche nella versione “tropical style”, è uno dei capi più amati e indossati d’estate. In passerella non c’è stagione che non sfili almeno una volta, per non parlare di tutte le apparizioni fatte sul grande e piccolo schermo (a tal proposito impossibile non citare il telefilm cult Magnum, P.I.). Ancora oggi attori, cantanti e personaggi famosi la ostentano nel tempo libero e non solo. Adam Levine, frontman dei Maroon 5, l’ha indossata diverse volte in occasione della sua partecipazione all’edizione americana di The Voice di cui è coach dal 2012. Se volete prendere ispirazione dai suoi look vi consigliamo di dare uno sguardo alle camicie di Valentino e di Prada, autentici must di stagione, così come la Hawaiian Print Varsity Bowling di Coach 1941. Andando indietro nel tempo un’altra celebrity molto amata ancora oggi è stata ritratta con indosso la cosiddetta “Aloha shirt” in una ormai celebre immagine: Paul McCartney. Ed è straordinaria la somiglianza della stampa che decora la camicia a maniche corte di Paul con quella del capo Levi’s che vedete nella gallery (e che fa parte della collezione p/e 2018). Così come non si può dire non siano simili i modelli firmati Michael Kors e Closed, sempre per questa stagione, e quello scelto dal giovane attore Tom Holland, che dal 2016 impersona Peter Parker/Spider-Man nei film della Marvel. La star lo indossa sotto un bluson di pelle nera e pantaloni con pinces scuri. Noi, per quest’estate così calda, vi consigliamo invece di abbinare la camicia a pantaloni lunghi o bermuda di colore bianco, altrimenti a un paio di jeans in stile vintage. In testa un cappellino da baseball o un Panama e ai piedi un paio di espadrillas.



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Ci risiamo. Lo styling bianco dalla testa ai piedi è un must dell’estate. Specie se è il tema del party più hot dell’anno. Niente panico. Bastano pochi accorgimenti per ottenere un outfit impeccabile.

Il look giusto Partite dal costume da bagno. Bianco, naturalmente. Scegliete un intero cut out o con spalline decorate, e abbinatelo a un paio di pantaloni lunghi morbidi in cotone leggero, oppure a una gonna sempre fluttutante. In questo caso giocate con accessori importanti. Anche le tutine corte crochet funzionano sempre. Un grande classico: l’abito lungo boho ricamato o con dettagli di frange che fa subito un po’ gitana un po’ santona. Oppure, se volete distinguervi, scegliete un mood coloniale con camicia, pantaloni e paglietta. In quest’ultimo caso optate per un make-up grintoso e sfoggiate accessori strong per ravvivare il tutto. Da evitare la combo shorts in denim chiaro+T-shirt: è troppo casual anche per una festa informale.

Gli accessori a tema Sì a collane importanti e orecchini XXL nelle sfumature dell’oro e del bronzo. Ai piedi, sandali rigorosamente flat. Se c’è un bagnasciuga, vanno bene anche un paio di zeppe, ma fate attenzione a dove mettete i piedi. Non dimenticate uno dei tormentoni dell’estate: la cavigliera con le conchiglie.

L’idea make-up Lucentezza è la parola d’ordine. Puntate su glow e un rossetto dalle nuance vivaci (va bene sia glossy che mat). L‘acconciatura perfetta è la treccia: regala subito un tocco bohemian chic. Osate anche con glitter sugli occhi e, perché no, anche sui capelli, è l’occasione giusta.

I mai più senza  Un ventaglio tattico, il cappello in paglia con tesa larghissima, i maxiocchiali da sole da diva, dell’acqua termale spray per rinfrescare il viso tra un balletto e l’altro, del mascara waterproof e una macchina fotografica compatta naturalmente resistente all’acqua.

La festa in bianco più famosa   Siamo stati a un evento in total bianco molto speciale. Lo hanno organizzato dei veri e propri “maestri” che la sanno davvero lunga sul tema, tanto da aver reso il “White Party” un loro marchio di fabbrica. In Sardegna ha appena aperto i battenti il Nikki Beach Costa Smeralda: beach club di lusso, nonché un tempio del divertimento nato da un’idea dell’imprenditore Jack Penrod, che nel 1998 a Miami inaugurò un piccolo baretto a ridosso della spiaggia con un giardino pieno di farfalle. Lanciò un format improntato sul concetto del “Celebration of Life”, una filosofia di successo ormai esportata in tutto il mondo. Gli ingredienti di quello che oggi è un lifestyle brand che conta 14 location e ben 4 resort, sono gli stessi worldwide: musica, dining, entertainment, fashion e arte. Per festeggiare l’opening della suggestiva location nella baia di Cala Petra Ruja, raggiungibile solo via mare (niente paura, se non siete in possesso di uno yacht multimilionario c’è un servizio di tender sempre pronto ad accompagnarvi) è stata organizzata una festa naturalmente grandiosa. Deejay, guest e performer internazionali hanno “celebrato la vita”, appunto. Il ristorante all’aperto con le sedute e i tavoli rivestiti di bianco e i tavoli in legno massiccio, i lounge spot nascosti dalle tende shabby chic svolazzanti, il main bar e l’area propriamente beach sono diventati teatro di una notte memorabile.

Perché andarci almeno una volta nella vita L’atmosfera è magica e il divertimento assicurato. Così come l’avvistamento di celebrities. Vi rilasserete sorseggiando champagne, gusterete un ottimo menu a base di pesce e specialità locali, sprofonderete su letti king size a baldacchino strapieni di morbidi cuscini e vi tufferete in un mare cristallino da sogno. Ve la godrete, insomma. In alternativa, potete anche optare per il Nikki Beach Pop Up Bar  & Lounge che si trova a Porto Cervo Waterfront. Da non perdere: il famoso Nikki Beach Mojito. In sottofondo: il dj set di special guest internazionali che partendo da pezzi chill out piano piano alzano il volume e seguono il ritmo elettrizzante delle calde notti estive.

 

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Estate, pelle in mostra, ma sfoggiarla e preservarla al meglio? Perché è proprio in questa stagione che la sottoponiamo al maggiore stress per la perdita di idratazione e ossidazione cellulare. Un recente studio condotto nelle Università di Lisbona e Madrid dimostra che bere acqua migliora lo stato dell’idratazione superficiale e profonda della pelle. «Questi risultati sembrano confermare – spiega la dottoressa Elisabetta Bernardi Biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino – che un maggiore apporto di acqua giornaliero nella propria dieta, ha un impatto positivo sulla normale fisiologia della pelle, espresso dalla sua idratazione e dal comportamento biomeccanico, soprattutto negli individui con minori consumi giornalieri di acqua. Per comportamento biomeccanico si intende l’elasticità della pelle, la sua plasticità, ossia la capacità di ritornare allo stato originale se estesa». Uno studio precedente aveva inoltre dimostrato in soggetti con pelle secca, che l’aumento dell’assunzione di acqua nella dieta influisce sulla pelle allo stesso modo in cui agiscono gli idratanti topici, ovvero le creme.

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Proteggere i capelli in estate è senza dubbio molto importante. Ecco tutti i tips per avere dei capelli sani e lucenti!

photo credits Pinterest- @Aider Son Prochain

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Tra gli oli protettivi per capelli più facilmente reperibili, troviamo al primissimo posto quello di cocco. Da provare assolutamente, lascia una chioma morbida e lucente, è leggero, non unge troppo e poi vogliamo parlare dell’odore profumatissimo che emana? Altro olio è quello di germe di grano ottimo per realizzare impacchi su capelli sfibrati Specie per nutrire le punte. Provate a farne uno ristrutturante applicandolo dopo una giornata passata al mare o in piscina e vedrete il suo potente effetto. E’ ricco di vitamina e, protegge i capelli dal loro indebolimento e anche dalla assottigliamento del loro diametro. ttimo per realizzare anche impacchi su capelli sfibrati Specie per nutrire le punte. Provate a farne uno ristrutturante applicandolo dopo una giornata passata al mare o in piscina. È ricco di vitamina e, protegge i capelli dal loro indebolimento e anche dalla assottigliamento del loro diametro. L’olio di monoi, anch’esso famoso, protegge la capigliatura e la nutre in profondità. Garantisce anche luminosità e morbidezza.

photo credits Pinterest- @open70

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Anche il burro di karité è un valido alleato da applicare su capelli umidi dopo averli risciacquati dal cloro e dalla salsedine in piccole quantità e tenendo in posa per 30 minuti prima dello shampoo, andrà a nutrire le punte secche e donerà splendore. L’aloe vera, applicata in consistenza gel prima dello shampoo, è un ottimo rimedio ristrutturante che apporta beneficio anche contro la cute arrossata e irritata dal sole. Specie nelle ore più calde e belle proteggere i propri Hair con un foulard da chic o un cappello. Da non dimenticare che l’alimentazione è sempre importante da non sottovalutare, quindi integrate la specie con frutta e verdura e non dimenticate di bere molta acqua che aiuta anche l’organismo. Tutto ciò che aiuta a far sì che il sole non indebolisca le fibre dei capelli facendoli diventare sottili e portando alla nascita di Legia le doppie punte.

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Fasce che ricordano l’old style hollywoodiano e turbanti dal revival anni ’50 con tanto di chiaro riferimento ad uno stile esotico. Scopriamoli insieme per realizzare tanti hairstyles molto glam.

photo credits Pinteret-@Julia McPhillips

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Sui capelli corti provate un turbante dallo style un po’ retrò mentre su quelli lunghi stanno benissimo fasce sottili anche con l’aggiunta di un simpatico fiocco.

photo credits Pinterest- @Franco

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photo credits @isabella_igs

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Con i foulard di medie dimensioni,  provate a ripiegarli per formare dei nastri con cui avvolgere o l’intera chioma oppure solo la base di una ponytail o ancora per accompagnare un messy bun alto.

photo credit @jessicadover

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photo credits Pinterest- @Monika Mehrens

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photo credits Pinterest- @Anna

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Con il foulard si può rendere originale la treccia basica, basta attorciglirlo intorno ad essa e più precisamente ad ogni suo intreccio come se fosse un’altra ciocca di capelli da andare poi a fissare all’estremità con un elastico.

photo credits Pinterest- @Manya

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photo credits Pinterest- @Martina Lo Monaco

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Bellissima la fascia per fissare i capelli che cadono sul viso e che per così dire sono un po’ fastidiosi, lasciando il resto della capigliatura sciolta oppure chiusa in una coda di cavallo. Questi accessori non solo rendono trendy la vostra capigliatura, ma sono utili per proteggerci dal sole anziché usare soltanto il classico cappello.

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Sono particolari e super originali. Sì magari servirà un po’ di pazienza e di manualità per farle, ma alla fine il risultato sarà garantito e assolutamente cool! Di cosa si parla? Delle trecce a forma di DNA. Siete curiose di sapere come si realizzano? Scopriamolo insieme

photo credits @alexandralee1016

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Questo tipo di acconciatura è stata lanciata da Alexandra Wilson. Le braids che ha creato si basano sul ricreare l’illusione ottica tale da ricordare la forma ad elica tipica del DNA.

Per realizzare questa variante molto originale delle classiche trecce, fate così: prendete tre ciocche di capelli, quella centrale più sottile delle altre, dovrà restare ferma. A questo punto prendete la ciocca sinistra, superate ed accerchiate la sezione tenuta ben ferma prima, per poi collegala all’estremità più a destra. Ripetete poi con la ciocca destra lo stesso procedimento. Stringete per bene i capelli mentre li intrecciate.

photo credits Pinterest @Katie Spriggs

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Come avrete di certo notato, la tecnica può essere molto simile a quella usata per fare la tipica treccia a spina di pesce con la differenza che con le #dnabraids si lavora con tre sezioni di chioma. L’effetto finale è fantastico!

 

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