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La Pandemia e la Rinascita dei Parrucchieri: La Nascita di Hair Lobby. La pandemia, con le sue chiusure forzate, ha dato vita a numerosi gruppi sui social media, dove acconciatori di ogni estrazione si sono ritrovati a discutere e confrontarsi. Nonostante le differenze regionali, una cosa è emersa chiaramente: le difficoltà di un settore lasciato nella confusione dalle istituzioni, aggravata da una cattiva o inesistente informazione. Questi incontri virtuali hanno visto inizialmente i parrucchieri distanti per mancanza di conoscenza reciproca, ma la pandemia e le chiusure li hanno uniti nella ricerca di risposte ai numerosi dilemmi che affliggono la categoria. Tra le questioni sollevate: iva al 22% per gli artigiani: I parrucchieri sono riconosciuti come artigiani, ma pagano un'iva del 22% come i commercianti. Perché lo Stato impone un'iva così alta a chi produce servizi alla persona? È chiaro che i parrucchieri offrono un servizio artigianale, utilizzando le loro mani per creare acconciature, un'attività che non ha nulla a che vedere con il commercio. Tuttavia, continuano a essere tassati come commercianti, una situazione che molti ritengono ingiusta e che richiede una revisione. Tutele per le imprenditrici in gravidanza: le collaboratrici di salone in maternità ricevono i pagamenti dovuti, ma le titolari non possono lasciare il lavoro, rischiando la chiusura del salone senza alcuna tutela in caso di gravidanza a rischio. Questo crea una disparità significativa tra dipendenti e imprenditrici, che spesso si trovano a dover lavorare fino al nono mese di gravidanza senza alcuna protezione. Se una titolare deve lasciare il lavoro per una gravidanza a rischio, non esistono garanzie che le permettano di mantenere aperto il salone, mettendo a rischio la sua attività e il suo sostentamento. Malattia degli imprenditori: gli imprenditori non hanno diritto a malattia riconosciuta dagli uffici competenti, a differenza dei dipendenti, con conseguenze disastrose in caso di allontanamento forzato. Anche gli imprenditori, come i loro dipendenti, possono ammalarsi, ma non ricevono lo stesso trattamento. Questo significa che, in caso di malattia, devono continuare a lavorare o rischiare di perdere la loro attività, una situazione che molti ritengono inaccettabile. Abusivismo dilagante: lo Stato, nonostante il deficit economico, non interviene per arginare l'abusivismo, lasciando che chi offre servizi a domicilio si pubblicizzi sfacciatamente sui social. Questo fenomeno non solo danneggia gli acconciatori che operano legalmente, ma rappresenta anche una perdita di entrate fiscali per lo Stato. L'abusivismo crea una concorrenza sleale e mette a rischio la qualità dei servizi offerti ai consumatori, che spesso non sono consapevoli dei rischi associati a servizi non regolamentati. Liberalizzazione delle licenze: la liberalizzazione ha creato una giungla in cui i consumatori faticano ad orientarsi, costringendo il settore a promozioni da supermercato per attrarre clienti. La liberalizzazione delle licenze ha portato a un aumento del numero di saloni, ma non sempre a un miglioramento della qualità dei servizi. I consumatori si trovano spesso disorientati di fronte a un'offerta così vasta e diversificata, e i saloni sono costretti a competere sui prezzi piuttosto che sulla qualità, con conseguenze negative per l'intero settore. Formatori senza qualifica: la categoria investe molto in formazione, ma molti formatori si autoproclamano tali senza una qualifica riconosciuta, creando confusione. La formazione è fondamentale per mantenere alti standard di qualità nel settore, ma la mancanza di regolamentazione ha portato alla proliferazione di formatori non qualificati. Questo non solo crea confusione tra i professionisti, ma può anche compromettere la qualità della formazione stessa, con ripercussioni negative sulla qualità dei servizi offerti ai clienti. Questi "perché" sono troppi per essere ignorati senza risposte. Le idee, rapidamente trasformatesi in intenti, hanno dato vita a uno scopo comune: portare questi dilemmi all'attenzione della politica, anziché discuterli solo tra colleghi, dove le risposte non arrivavano perché semplicemente non esistevano. Così quel gruppo di visionari aveva due punti su cui tutti erano d'accordo: un'associazione fatta da soli parrucchieri per i parrucchieri, era il primo e forse anche il più importante punto. Il secondo, la categoria deve evolvere. Con questi principi fondanti è nata Hair Lobby, un'associazione di categoria focalizzata su attività sindacale e molto altro. Hair Lobby rappresenta una nuova speranza per i parrucchieri, uniti nella lotta per i loro diritti e per un futuro migliore. La nascita di questa associazione rappresenta un tentativo di dare voce e trovare soluzioni a queste problematiche, unendo i professionisti del settore in una causa comune. Hair Lobby si propone di essere un punto di riferimento per i parrucchieri, offrendo supporto, formazione e rappresentanza a livello istituzionale, con l'obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e la qualità dei servizi offerti ai clienti.