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Birkenstock, opere d’arte? Forse sì! - di Edoardo Frau. Audace la mossa di Birkenstock? L'inizio del 2025 per il noto marchio di sandali tedesco è stato a dir poco burrascoso. La volontà di far riconoscere i suoi iconici sandali come vere e proprie opere d'arte sembra essere più di una semplice e banale idea. Fondato nel XVIII secolo da Johann Adam Birkenstock, il marchio ha scalato le classifiche mondiali negli anni '60 con l'introduzione dei plantari in sughero sagomato. Originariamente pensati come un accessorio pratico e comodo, sono rapidamente diventati una vera icona di stile e un vero e proprio status symbol. La sua espressione di stile ha attirato l'attenzione del gruppo LVMH che, nel 2021, ha acquistato il marchio e ha dato il via a collaborazioni con brand di fama internazionale come Dior, oltre ad apparizioni culturali significative, come nel film 'Barbie' del 2023. Oltre al successo commerciale, il debutto in borsa di Birkenstock segna il riconoscimento del suo impatto a lungo termine sul mercato della moda e del lifestyle. Queste collaborazioni hanno conferito un valore e un'accelerazione significativa a quello che era inizialmente un semplice sandalo, attirando anche l'attenzione di numerosi competitor, tra cui la tedesca Tchibo, la danese Bestseller e la statunitense Shoes, che hanno iniziato a copiare i modelli iconici del marchio Birkenstock. I modelli in questione sono gli Arizona (quelli con due cinturini), i Madrid (con un solo cinturino), i Boston (quelli chiusi nella parte anteriore) e i Gizeh (le infradito), celebri per il loro design distintivo e innovativo.