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BEAUTY NEWS

Chiara Ferragni è stata la protagonista dell'ultimo weekend, durante il quale è volata a Ibiza per il suo addio al nubilato. La blogger ha sfoggiato diversi look glamour e scintillanti ma è stato l'abito in latex color carne scelto per la prima sera ad attirare le attenzioni. Il motivo? Era già stato indossato da Kim Kardashian.Continua a leggere

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Avete mai notato che alcuni Millenials che hanno debuttato negli ultimi anni nel mondo dello spettacolo sono praticamente identici ai loro genitori? Capita spesso che le giovani star abbiano ereditato la bellezza dalla mamma e dal papà, da Kaia Gerber a Lily-Rose Depp, fino ad arrivare a Brooklyn Beckham o ad Apple Martin.Continua a leggere

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Ogni donna ha i suoi gusti quando si parla di uomini ma tutte sono d'accordo sul fatto che esistono alcuni dettagli che rendono un potenziale partner davvero poco attraente e virile. Ecco quali sono le cose che i maschietti dovrebbero evitare di fare se vogliono essere considerati dei veri machi.Continua a leggere

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Ceri Poulton ha 31 anni e, anche se oggi vanta una forma fisica impeccabile, il suo rapporto con il peso non è stato sempre così sano. Ha cominciato a ingrassare da ragazzina ed aveva così tanto kg di troppo che nessuno dei compagni di scuola voleva recitare con lei in "Romeo e Giulietta". Oggi però la sua vita è completamente cambiata.Continua a leggere

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Chiara Ferragni è stata la protagonista dell'ultimo weekend sui social grazie al suo addio al nubilato a Ibiza. L'unico piccolo "inconveniente"? Un noto giornale italiano ha definito le amiche "rotonde e felici", facendo riferimento alla loro presunta forma fisica poco tonica. La blogger ha pensato bene di reagire e di ribellarsi al body shaming.Continua a leggere

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Rossetto rosso, amato e temuto allo stesso tempo: un cosmetico intramontabile, capace di dare un tocco glamour e raffinato ad ogni beauty look. Ma come indossarlo nel modo giusto?? Ecco 5 idee per indossare il rossetto rosso ed essere impeccaibili, dai make up semplici e minimal a quelli più intensi e strong.Continua a leggere

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Dalla vetta della montagna più alta della Svizzera, l’Eiger, al punto più alto di Berlino, il Teufelsberg, c’è un numero preciso. Si tratta di una differenza finita tra valori matematici: in quel valore si colloca il concetto alla base di Mammut Delta X, la prima collezione lanciata dal brand svizzero per il mondo lifestyle che sarà sul mercato a partire dalla primavera 2019. Nella nuova accezione il mountaneering si trasforma in urbaneering, un modo moderno di vivere la città con tutta la tecnicità propria a cui il brand ci ha abituati.

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Il cittadino metropolitano moderno sta riscoprendo il fascino di vivere un outdoor urbano, è curioso e si lancia in esplorazioni che comportano sfide. Inoltre i repentini cambiamenti delle condizioni atmosferiche richiedono un abbigliamento in grado di rispondere alle diverse esigenze di chi vive la città in modo dinamico e per questo nasce questa collezione che associa tecnicità a stile con un outfit ricercato e una performance garantita dal know how di Mammut. Mammut Delta X integra materiali come laminati impermeabili di alta qualità, cuciture di alta manifattura, tagli laser e quelle tecnologie che erano state sviluppate specialmente per Eiger Extreme, la collezione per l’escursionismo più estremo. Quello che ne è derivato è una linea di vestiti, calzature e accessori di alta qualità.

Dietro a questa virata verso lo stile Urban c’è un designer d’eccezione: Adrian Margelist, dal 2017 Capo creativo del Gruppo Mammut Sports. Un incarico a cui arriva dopo una formazione presso l’Istituto Marangoni di Milano, esperienze di lavoro da Vivienne Westood, Esprit, Navyboot and MCM per 18 anni di carriera in giro per il mondo. Lo abbiamo incontrato a Berlino in occasione del lancio della collezione che si ispira proprio alla città tedesca.

Conoscevi già Mammut? «Da tutta la vita. Sono nato e cresciuto sulle alpi svizzere, mio padre era alpinista, mio fratello una guida alpina e sono stato molto attivo in ambiente outdoor fino ai 16 anni. Sciavo, andavo in snowboard. Sono sempre stato un “ragazzo di montagna”.

Poi? «Poi ho avuto la malsana idea di diventare un designer. E…uuuuuuuh! Sono partito e ho vissuto 18 anni fuori dalla Svizzera. Ho studiato a Milano, vissuto a Londra, a Dusseldorf, in Corea del Sud, a Berlino e ora sono tornato in Svizzera».

Quante cose! Scusa, ma quanti anni hai? «Indovina! Solo 43».

Quando è arrivata la chiamata da Mammut? «Due anni fa. Mi ha sorpreso molto. Lavoravo da 18 anni nell’industria del fashion, dell’Alta Moda e non avrei mai pensato di ricevere questa proposta. Io e il Ceo di Mammut, Oliver Pabst, ci conosciamo da dieci anni. Nel voler lanciare questa collezione urban, ha realizzato che potevo essere la figura che faceva al caso suo. E mi ha chiamato. Ci ho messo solo tre ore per accettare».

Perché hai detto sì? «Ho sentito che dopo 15 anni in giro per il mondo fosse arrivato il momento di tornare in un posto sicuro, di abbandonare un po’ i ritmi folli da rock star dell’alta moda e concentrarmi su un progetto più solido. Era un segno del destino per dare una svolta alla mia vita. Per me Mammut è un gioiellino e in più è un marchio che mi dà l’opportunità di mettere insieme i due aspetti principali della mia personalità: l’amore per la montagna e per il design. In un certo modo questa collezione è lo specchio delle mie due anime».

Come si può passare dal fashion al tecnico? «Quando ho accettato non sapevo molto sull’abbigliamento tecnico, devo essere onesto. Ho dovuto studiare i materiali, le tecniche, le necessità. Mi sono avvicinata con un occhio “vergine” quindi senza pregiudizi e con tanta curiosità. Il mio ruolo è diverso: sono come un direttore d’orchestra che deve mettere insieme gli strumenti che ha per cercare di suonare la migliore musica. Ora so molto, sono una persona curiosa e quando faccio qualcosa voglio conoscere tutto».

Stile e performance: come si integrano? «La moda spesso parla per immagini e di ispirazioni concettuali. In questo caso partiamo da fatti reali, concreti: traspirabilità, idrorepellenza, resistenza. Mammut conosce la montagna e le necessità di persone che si muovono in ambienti spesso ostili. Sappiamo come fare prodotti con la migliore tecnicità: teniamo questa conoscenza e know how e la trasferiamo in un nuovo ambiente, per esempio la città. È qui che si colloca Delta X, in quel concetto che trasforma il montaneering in urbaneering».

Quanto stile e quanta performance? «50 e 50. Ci sono dei capi dal taglio davvero alla moda che però andrebbero benissimo anche per un’escursione a 8000 metri perché usano le stesse tecnologia della nostra collezione top di gamma, la Eiger Extreme. Stessi tessuti, stesse tecniche. È questo che rappresenta la credibilità della collezione».

Si tratta di un unicum o di un progetto a lungo termine? «Siamo di fronte a una progettualità che vuole durare nel tempo, ma allo stesso modo mantenere l’aspetto di capsule collection. Quindici pezzi unici (per lui e 15 per lei) studiati nei minimi particolari, dalle giacche alle scarpe, per i nuovi nomadi contemporanei urbani».



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Ecco ERICA. Lei non è come qualsiasi altro robot. Chiedetele qualcosa. Qualsiasi cosa. Vi risponderà come meglio può, infatti è ingrado di interagire con voi. La sua pelle è morbida. Le sue labbra sono rosee come il fiore che fiorisce nel mese di aprile fuori dal laboratorio dove vive, a Osaka, in Giappone. ERICA non ha un compleanno vero e proprio, anche se i suoi creatori e ingegneri pensano che sia in qualche modo umana. L’uomo che l’ha costruita e che ha sognato per tutta la sua vita di costruirla, dice che “ERICA ha un’anima.” Potrebbe aver ragione.

 

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ERICA ha attualmente quello che si direbbe ’19 gradi di libertà.’ Anche se non ha né gambe né braccia, possiede 13 microfoni, così che possa percepire le persone che le stanno parlando. Ha inoltre 24 sensori che le permettono di captare la provenienza della voce. È dotata della tecnologia di riconoscimento facciale e di uno dei più avanzati sistemi di sintesi vocale nel mondo. Possiede stimoli sensoriali e caratteristiche umane in forma robotica.

Tuttavia ERICA e il suo creatore, il Professor Hiroshi Ishiguro, vogliono di più. “Voglio viaggiare per il mondo”, spiega. “Voglio aiutare gli altri, gli esseri umani nel loro lavoro. Voglio prendermi cura degli esseri umani quando sono malati.” Ma ciò che vuole di più è capire il concetto di desiderio e provare sentimenti. “I robot come me,” spiega, ammiccando e inclinando la testa con un imperfezione quasi umana, “sono i figli dell’umanità. Dobbiamo guidarli”.

Ishiguro è il direttore del laboratorio di intelligenza robotica (IRL) dell’Università di Osaka e ha trascorso quasi tutta la sua vita progettando una serie di androidi fotorealistici, tra cui ERICA. Le sue creazioni hanno una sorprendente somiglianza con le loro controparti umane – il Gerinmod HI-2, ad esempio, è stato progettato per assomigliare a Ishiguro. Gerinmod HI-2 è alto 140cm, e possiede oltre 50 attuatori pneumatici, braccia, gambe, un cranio di plastica, uno scheletro in metallo, carne in schiuma di uretano e pelle in silicone. “Non si tratta della mia ricerca dell’immortalità,” insiste Ishiguro, “ma piuttosto un mezzo con cui capire meglio la società.”

Nel mondo della robotica e dell’intelligenza artificiale, siamo abituati a vedere progetti di robot che preferiscono la capacità funzionale all’apparenza. Ishiguro ha deciso di affrontare il problema dal lato opposto: per rendere i suoi androidi più umani nel comportamento e nell’estetica, in modo che l’umano all’interno di essi venga in superficie. Si tratta semplicemente di percezione ed empatia. “Se vogliamo costruire robot con cui poter interagire, perché non farli simili a noi?”

Nel tentativo di rendere un essere umano in forma robotica, Ishiguro ha dovuto fare a se stesso, al suo team e in modo più ampio all’universo alcune domande importanti: che cosa si intende veramente per umano? Qual è la struttura che garantisce il modo con cui interagiamo l’uno con l’altro? Per simulare il comportamento umano, Ishiguro ha dovuto guardare all’interno di se stesso. Come si crea la personalità? In quale momento della nostra vita siamo veramente creativi e quando semplicemente automatizzati? E la memoria? I sentimenti?

I computer, la scienza e l’intelligenza artificiale ci aiutano già ad avere figli, fare sesso, prendere decisioni, ridare vita a un cuore in un ospedale, riattaccare un arto che non era nostro in primo luogo, quindi perché il desiderio di un uomo di imitare la vita attraverso mezzi artificiali sembra così impossibile? “Superare le limitazioni del nostro corpo accettando nuove tecnologie – questa è l’evoluzione degli esseri umani.” Il futuro, ERICA, potrebbero essere più vicini di quanto pensiate.



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Nessuno ci sperava più di tanto ma alla fine è successo. Cristiano Ronaldo, il cui cognome, sconosciuto ai più, è dos Dantos Aveiro, è diventato ufficialmente un giocatore della Juventus e giocherà nel campionato di calcio italiano. Il fuoriclasse portoghese, 5 volte Pallone d’oro, è uno dei calciatori più veloci di sempre ed è dotato non solo di uno straordinario talento sportivo, ma anche di grande fascino. E pensare che da ragazzino la bellezza non era il suo punto forte. E sicuramente il suo sorriso non era perfetto come quello di adesso. La sua tenacia e voglia di affermarsi, sia in campo che fuori, gli ha permesso di diventare non soltanto un grande campione ma anche un autentico sex symbol.

La cura per la sua persona è quasi ossessiva. E si vede. Utilizza diversi prodotti di bellezza, in particolare per pelle e capelli, segue delle regole ferree riguardo l’alimentazione – gli zuccheri sono praticamente banditi – e dedica molte ore all’attività fisica, anche dopo gli allenamenti. La sua passione per la moda è così grande che più di una volta ha dichiarato che, una volta appese le scarpette al chiodo, potrebbe dedicarsi totalmente a questo tipo di business. Nel frattempo ha lanciato un proprio marchio di intimo, CR7 underwear e di calzature, CR7 footwear. Nel 2015 arriva anche il suo profumo: Cristiano Ronaldo Legacy. Ama molto stare sotto i riflettori e in particolare essere immortalato in tutta la sua bellezza dall’obiettivo di un fotografo. Meglio ancora se per una campagna pubblicitaria (vedi quella per Emporio Armani). Non a caso negli ultimi anni non si contano i marchi per cui è divenuto testimonial. Ed è proprio grazie alla sua passione per il fashion system che, in occasione di un party di Dolce&Gabbana, si dice abbia incontrato la sua bellissima fidanzata Georgina Rodriguez con la quale ha messo su famiglia e che l’ha reso nuovamente padre. Predilige, come ogni sportivo che si rispetti, lo stile casual: jeans, meglio se effetto used, sneakers (un’altra sua passione) maglietta aderente, spesso abbinata a una giacca in pelle oppure camicia e pullover. Nelle occasioni più importanti invece sfoggia eleganti abiti formali di colore blu e smoking che, possiamo dirlo, porta egregiamente. I suoi accessori preferiti sono gli occhiali da sole, cappellini da baseball, cinture, solitamente con fibbia con logo e sciarpe. Completano il look catenina al collo, anelli e naturalmente i suoi famosi orecchini. Vista la sua natura di fashion addicted, siamo sicuri che, ora che è arrivato in Italia, sarà facile avvistarlo nel quadrilatero milanese.



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La parentesi rosa (di capelli) di Chiara Ferragni è durata meno dell’hashtag #ChiaraTakesIbiza. Chiara si era tinta da biondo chiaro a rosa lo scorso giovedì, giusto in tempo per partire venerdì per l’addio al nubilato a Ibiza. Alla prima doccia sulla Isla però già il colore ha perso, tanto che alla prima serata era già tornata bionda, con qualche riflesso rosa che ha poi lasciato il giorno dopo nelle acque di Formentera, tuffo a candela dopo tuffo, per tornare a Milano da bionda pura.

Foto: Instagram Stories @chiaraferragni

Foto: Instagram Stories @chiaraferragni

Tutto regolare: è la dura vita delle rosa. I pigmenti più naturali nel migliore dei casi durano cinque shampoo, nei peggiori due, ma alla prima doccia già scaricano la maggior parte del colore. Anche su una testa bionda come quella della Ferragni (la base ideale per i colori pastello), il rosa è un colore ad alto mantenimento: cambia a ogni shampoo e la sua intensità dura un paio di giorni. Come i momenti più spensierati (i suoi, a Ibiza, avevano anche un loro suono: Uuuuuuuuhh!).

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gambe-glutei-tonici

Avere un corpo snello, sodo, tonico al punto giusto è il sogno di ogni donna che si prepara ad affrontare le vacanze estive. Diete detossinanti, attività sportiva costante e cure cosmetiche mirate diventano pertanto un must già a partire dalla Primavera, al fine di migliorare al massimo l’aspetto della propria pelle. Insieme a queste attenzioni “standard”, può tuttavia essere necessario, nonché utile, associare trattamenti specifici di ultima generazione. My C.L.E. è l’esempio più innovativo. Abbinato alla Créme Révélatrice Fermeté, questo beauty device ispirato al mondo professionale, permette di agire direttamente a casa propria, stimolando intensamente la pelle di gambe e glutei in modo da favorirne al massimo il rassodamento.

Sviluppato dai laboratori cosmetici all’avanguardia Carita (il primo brand a lanciare nel 1960 un beauty device per il massaggio facciale) My C.L.E. è il primo dispositivo di bellezza per un trattamento at-home con i medesimi risultati che si raggiungono in cabina. In soli 4 minuti, questo allenatore hi-tech aiuta a stimolare la pelle grazie a 2 potenti energie: LED e microcorrenti.

Missione GAMBE PERFETTE: come funziona My C.L.E. Ideato per il trattamento specifico della pelle del viso – e per estensione anche a quella di tutto corpo – My C.L.E. si adatta all’evoluzione delle esigenze della pelle grazie a impostazioni modulabili e alla combinazione con sieri specifici per ogni tipo di esigenza. A seconda dell’obiettivo, è possibile sviluppare un’azione liftante, illuminante, uniformante e anti-imperfezioni. Alla base del suo funzionamento e della relativa efficacia ci sono due forze: le microcorrenti, disponibili in 5 livelli di intensità selezionabili a seconda delle necessità e del livello di sensibilità della pelle, donano un immediato effetto liftante e rassodante; la speciale tecnologia a LED (misurati in nanometri corrispondenti alla loro lunghezza d’onda e pertanto al loro livello di attività sulla pelle) aiuta invece a ottimizzare l’assorbimento degli ingredienti attivi. I LED rossi sono i più intensi e aiutano a migliorare la qualità della pelle e a promuovere la produzione di fibre di collagene. I LED blu agiscono sulle imperfezioni e purificano. I LED verdi uniformano il colore dell’epidermide. I LED Bianchi, in combinazione a tutti gli altri, aiutano ad aumentare la luminosità cutanea.

Il dispositivo My C.L.E. con luci a LED e il protocollo Gambe Perfette di Carita

Il dispositivo My C.L.E. con luci a LED e il protocollo Gambe Perfette di Carita

La missione “GAMBE PERFETTE”, protocollo sviluppato da Carita per ottenere gambe e glutei con una pelle liscia e rassodata, prevede tre tecniche di massaggio effettuate con il dispositivo My C.L.E: tre movimenti liftanti dall’alto verso il basso (e viceversa), seguiti da tre movimenti pizzicanti circolari e, successivamente, da altri tre movimenti liftanti dall’alto verso il basso.

IL TRATTAMENTO IN CREMA CHE POTENZIA L’EFFETTO Per ottimizzare al massimo sulle gambe l’effetto liftante e rassodante di My C.L.E., Carita propone l’associazione con Créme Révélatrice Fermeté, un trattamento che agisce sul rilassamento cutaneo in modo visibile grazie a un efficace effetto “guaina”. Il suo punto di forza? La formula ricca a base di ingredienti attivi preziosi: estratti di fiori di loto e vernonia per rassodare, estratto di avena per snellire la silhouette, acido ialuronico e olio di macadamia per nutrire a fondo la pelle.

My C.L.E. e Créme

Il beauty device My C.L.E. e la Créme Révélatrice Fermeté di Carita

 

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Due mondi che si incontrano: quello della moda e quello dei tatuaggi. Se da un lato sulle passerelle sfilano look con ricami che potrebbero essere tranquillamente ispirazione per incisioni da farsi sulla pelle, dall’altro classici tatuaggi “da lupo di mare” diventano grafiche glam su borse, sneakers e T-shirt.

Dalla maglietta in edizione limitata di Alcott firmata da Ed Hardy, il tattoo artist più amato dalle celebrity della West Coast,  fino al body in tulle con ricami colorati. E poi le classiche trainers bianche con un twist in più e gli zaini in poly-fabric con lycra decorati dai disegni iconici in stile old school. Non resta che scegliere su che pezzo chiave puntare!

 

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La female bible del lifestyle alla milanese con tutti i segreti di beauty, moda, vita sociale e uomini, La Milanese imbellita, ora diventa anche una T-shirt. Due per l’esattezza, create in collaborazione con il brand made in Italy Silvian Heach. Le grafiche, illustrate da Sara Ciprandi, sono rivolte a due donne diverse: una è più girlie, raffigurante l’immagine iconica della copertina, mentre l’altra è più grintosa, con protagonista la Milanese che indossa un tailleur con stampa “Tigre”, must-have della collezione Silvian Heach Autunno/inverno 2018-19. Un tocco milanese al look anche per chi non è di Milano, come la stessa guida, edita da Hop! Edizioni e scritta a quattro mani da Alice Abbiadati e Alice Rosati, insegna.

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