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BEAUTY NEWS

Già viste ai piedi di molte celebrità, come Charlie Plummer, Future, Bella Hadid, Asap Rocky, Arthur Chen, Gully Guy Leo, Big Sean oltre che alla sfilata  primavera estate 2018 di Dior Homme. E ora le nuove sneakers B22 si possono acquistare anche sul sito ufficiale della maison. Dalla linea retro-futuriste, in pelle e tessuto tecnico, sono disponibili in tre varianti: bianche, nere e rosse, con decori fluorescenti.

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Verde mirto e verde smeraldo, soprattutto, tra le gradazioni più scure. Quelle che, all’interno della schiera degli smalti più “notturni” potrebbero stare tra un rosso granata e un nero onice: una scelta inaspettata, e chic, tra le più classiche e adatte all’autunno e all’inverno. Colori dipinti appieno sulle unghie o abbinati a più chiare nuances – decisamente primaverili – come quelle del verde Celadon, del verde muschio, del té verde. L’accoppiata prevede giochi “french” o creazioni geometriche dove si inseriscono anche tocchi di blu.

Le interpretazioni più “out of the box”? Quelle total glitter, quelle leafy – delicate foglioline su fondo neutro o rosa pallido – quelle camouflage per le più ribelli e quelle chrome a effetto specchiato e camaleontico.

Vi piace l’dea? E su cosa puntereste?

Non vi piace il verde? 5 tendenze nail art per questa stagione

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“Ultimo giorno per prendere pessime decisioni e dare la colpa ai 20 anni”. Così Rihanna, alla vigilia del suo 30esimo compleanno, ha ironicamente commentato uno scatto nel quale indossa la T-shirt ‘I hate Rihanna’. Don’t trust anyone under 30” (Odio Rihanna. Non vi fidate delle persone sotto i 30 anni) che ha postato nelle Instagram Stories.

Questa creazione è stata parte della mostra The Casual Pleasure of Disappointment dell’artista norvegese Bjarne Melgaard ed è ora in vendita (anche se momentaneamente sold out) al The Gift Shop del Red Bull Arts di New York.

Guardate la gallery dedicata alla La T-shirt I Hate Rihanna.

Qui invece trovate i look più belli della star.

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La scorsa settimana la notizia. Remo Ruffini ha annunciato un hub unico nel suo genere, nato nella visione del brand, che ha chiamato Moncler Genius. Ogni creativo si occuperà di una linea specifica del brand e le collezioni saranno presentate mensilmente.  Per Moncler ci saranno Pierpaolo Piccioli, Simone Rocha e Craig Green; per Moncler 1952, Karl Templer; per Moncler Grenoble, Sandro Mandrino; per Moncler Noir, Kei Ninomiya; per Moncler Fragment Hiroshi Fujiwara e per Moncler Palm Angels, Francesco Ragazzi.

E ieri un grande evento al Palazzo delle Scintille di Milano ha lanciato il progetto aprendo la Milano Fashion Week. Tra gli ospiti, Millie Bobby Brown, Naomi Campbell, Olivia Palermo, il direttore di Vogue Italia Emanuele Farneti e Maurizio Cattelan.

Guardate la gallery completa dedicata all’evento di Moncler Genius.

 

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Arizona Musearizonamuse, la splendida top model americana, firma in collaborazione con BLAZÉ MILANO la sua prima capsule collection ecosostenibile. Si tratta di quattro capi esclusivi, i cui materiali sono in parte reperiti tramite il supporto di The Sustainable Angle, un’organizzazione no-profit che sviluppa e supporta progetti focalizzati a minimizzare l’impatto ecologico dell’industria della moda e della società in generale e in parte provengono da alcuni dei migliori produttori di tessuti italiani eco-sostenibili: lane organiche certificate e viscose prodotte seguendo il protocollo detox redatto da Greenpeace, mentre le fodere – impreziosite da una stampa cactus, vivace nei toni del viola, lilla e verde – sono in cupro e viscosa ecosostenibile.

“Finalmente l’industria della moda, che ha un impatto ambientale così radicale, si è resa conto di quanto sia estremamente urgente iniziare a pensare in maniera sostenibile – ha dichiarato  Arizona Muse Quello che mi elettrizza è che ci sono tante opportunità per ridurre l’impatto ambientale e incrementare pratiche sostenibili. E la cosa di cui sono fortemente consapevole è che questo non implica in nessun modo che venga compromessa la qualità o la preziosità dei capi prodotti. Collaborare con BLAZÉ MILANO alla creazione di questa capsule collection è stata un’avventura estremamente coinvolgente. Ritengo che sia sempre una sfida fantastica cercare nuove soluzioni per ottenere lo stesso prodotto applicando delle soluzioni completamente nuove. La stampa cactus trae inspirazione ovviamente dal mio nome e penso che dia ai capi un tocco “wild” che si combina perfettamente con lo stile elegante ed impeccabile del marchio.”

Corrada Rodriguez d’Acri, Delfina Pinardi e Maria Sole Torlonia, co-fondatrici di BLAZÉ MILANO, hanno aggiunto: “Anche se siamo ancora un brand di nicchia, ci rendiamo conto di avere una forte responsabilità: quella di mostrare come un’altissima qualità e un design raffinato possano perfettamente coesistere con un approccio totalmente eco-sostenibile. È stato fantastico lavorare con Arizona. La sua energia e la sua passione verso le tematiche della sostenibilità sono state di grande inspirazione per noi.”

Per le protagoniste di Who is on Next? 2015  si tratta di un inizio di 2018 davvero speciale: il progetto con Arizona Muse segue la creazione di una capsule collection con Matchesfashion.com che avevano lanciato lo scorso gennaio.

 

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Negli interni borghesi di Via Barozzi a Milano, va in scena la seconda personale dell’artista e documentarista Carlo Gabriele Tribbioli (1982, nato a Roma dove vive e lavora) ospitata negli spazi della galleria Federica Schiavo. La mostra intitolata Intorno l’Altare di un Dio Sconosciuto offre molteplici spunti di riflessione sul vasto tema della guerra, costituendone anche una originale e inedita rappresentazione visiva. È un approccio, quello di Tribbioli, che muove da un profondo studio condotto sulle fonti e sul campo, a partire dal 2011 in Liberia, lo stato africano insanguinato da lotte intestine e tutt’ora irrisolte, dove l’artista iniziò a realizzare il film Frammento 53 le cui riprese terminarono nel 2014. L’intero giacimento di esperienze, testimonianze e materiale audio-video raccolto da Tribbioli è confluito poi nella scrittura e realizzazione del volume Towards the altar of a god unknown – liberian notes, edito da Humboldt Books Milano e presentato in anteprima con l’apertura della mostra. Il libro non solo rappresenta la documentazione del lavoro svolto dall’artista ma ne costituisce anche il vero e proprio impianto teorico: sfogliando i testi del filosofo Federico Lodoli e della storica Laura Borsi (consultabile in galleria per i visitatori), si ha la possibilità di approfondire il materiale di ricerca che copre il percorso d’indagine e d’archivio svolto dal 2011 al 2016. Ma qual è il precipitato di tale impianto teorico? E come si può rappresentare questa sostanza storica che s’incarna nei conflitti e nello spirito della guerra? Proprio attorno a questi interrogativi si magnifica il lavoro di Tribbioli che, con il rigore dell’indagine del documentarista e allo stesso tempo con la capacità dell’artista di rielaborare le immagini, condensa l’inafferrabile e inquietante corpo marziale in otto “altari” sui quali capeggiano i volti misteriosi delle raffigurazioni di altrettante divinità provenienti dalle più antiche civiltà. L’artista sembra quindi partire dall’interrogazione impossibile di quei visi muti a dispetto delle catastrofiche conseguenze delle azioni che in loro nome gli esseri umani hanno compiuto, per meglio introdurre gli spettatori al lungometraggio Frammento 53 proiettato nella stanza dedicata alla sua visione. Nel film, il cui incipit evoca proprio la rappresentazione del mito della guerra in varie culture, vediamo invece volti vivi, ritratti eloquenti dei signori della guerra in Liberia e, giacché reali, non più contemplabili come artefatti ma come prove tangibili di una dimensione ancora attiva e agghiacciante del nostro presente. Una mostra che vale la pena di visitare con attenzione e tempo, per cogliere fino in fondo l’intenso lavoro di ricerca di uno dei più interessanti artisti italiani di questa generazione.

Carlo Gabriele Tribbioli, Intorno L’altare di un dio sconosciuto

il film Frammento 53 è co-prodotto da Federica Schiavo Gallery Centre d’Art Contemporain Genève e Ring Film. Fino al 16 Marzo 2018, Galleria Federica Schiavo, via Michele Barozzi 6, Milano

FRAMMENTO 53 | trailer from RING FILM on Vimeo.

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Kimberley Garner, Izabel Goulart, Tallia Storm e ovviamente la magnifica Natalia Vodianova: una vera e propria parata di stelle della moda si è tenuta alla Roundhouse di Londra per la Fabulous Fund Fair organizzata da Naked Heart Foundation.

L’evento di charity che raccoglie fondi per il finanziamento della fondazione creata dalla Vodianova per aiutare i bambini con bisogni speciali, è tornata ancora una volta ad illuminare la London Fashion Week con la luce della beneficienza.

Star, glamour e ovviamente tanto divertimento in tema funfair che ha visto Natalia Vodianova farsi un giro sui seggiolini volanti di una chairoplane realizzata per l’occasione. Guardate la nostra gallery con tutte le protagoniste e i protagonisti della serata.

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In azzurro pastello, seduta su uno speciale cuscino, tra Anna Wintour, direttore di Vogue America e artistic director di Condé Nast, e Caroline Rush, direttrice del British Fashion Council. La regina Elisabetta ha fatto la sua apparizione alla London Fashion Week. L’occasione: la sfilata del talento Richard Quinn, vincitore del primo Queen Elizabeth II Award, riservato ai designer emergenti. Ma chi è la signora in elegante completo blu navy seduta a sinistra di Anna Wintour? Si chiama Angela Kelly ed è una fedelissima di Elisabetta II.

Il suo titolo ufficiale, e altisonante, è “Personal Assistant, Adviser and Curator to Her Majesty the Queen” responsabile del guardaroba, dei gioielli e degli stemmi. Più semplicemente, è nota come l’assistente personale della regina, a capo del suo staff di sarte e guardarobiere. In pratica, programma e vigila sugli impegni di Sua Maestà e, naturalmente, relativi outfit.

Molti “royal watchers” si spingono oltre, affermando che tra la regina e Angela Kelly si sia consolidata negli anni, soprattutto dopo la morte della Regina Madre e della principessa Margaret,  una vera e intima amicizia. Kelly minimizza, sostenendo che: “la nostra è  una relazione di lavoro, stretta sì, ma solo professionale. Parliamo di abiti e gioielli, di cosa sta meglio con cosa. Insomma, discorsi da signore”.

Dopo la sfilata, le modelle, tra cui Adwoa Aboah, si sono fermate sulla passerella per applaudire la regina.

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Che cosa cerca la regina del Regno Unito in uno stilista? Sua maestà ha detto la sua con un’apparizione a sorpresa durante la sfilata d’esordio di Richard Quinn martedì pomeriggio, onorando il laureato della Central Saint Martins con il primo Queen Elizabeth II Award per la moda britannica, premio che riconosce il talento eccezionale, l’originalità, il valore per la comunità e l’importante approccio sostenibile dello stilista. “Da anni, il nostro settore moda è celebrato per la sua straordinaria artigianalità, continuando a produrre tessuti di prim’ordine e stili all’avanguardia,” ha commentato la regina durante il discorso tenuto dopo la sfilata. Quinn non è stato l’unico ad avere una stagione promettente. Mentre esperti di settore e buyers arrivano a Milano, Vogue fa il punto sugli stilisti emergenti più promettenti della settimana della moda londinese.

 

Richard Quinn

In presenza di nientedimeno che Sua Maestà la Regina, nella giornata finale della London Fashion Week Quinn ha presentato vigorose stampe floreali e a pelle di serpente su piumini oversize, foulards anni’50, borse ultra-chic e mantelle metallizzate. Modelle con il volto coperto hanno fatto ritorno sulla passerella – un tocco distintivo di Quinn fin dai giorni del Master alla Central Saint Martins – ma questa volta hanno anche sfoggiato caschi da moto. Lo stilista non si è fatto riconoscere solo per il suo lavoro, ma anche per le sue stamperie che, l’anno scorso, ha aperto ad altri stilisti e studenti londinesi. “Non stampiamo solo per noi, ma anche per altri designers; moda donna e moda uomo. È un ambiente costantemente stimolante, succedono sempre un sacco di cose!” Quinn ha detto a Vogue prima della sfilata.

 

Asai

Sabato, A Sai Ta, lo stilista di origine Cinese, Vietnamita e Britannica che con il suo lavoro affronta il proprio retaggio culturale diasporico e mette in discussione i preconcetti convenzionali sull’identità asiatica, ha aperto la sfilata di Fashion East, la piattaforma per stilisti emergenti che ha lanciato la carriera di Simone Rocha e Jonathan Anderson. Ta ha cercato ispirazione nei miti cosmologici della sua terra natia, facendo dell’acqua un tema ricorrente della collezione. Secondo una di queste leggende, il Vietnam è stato creato dalla battaglia fra due draghi, i cui corpi, cadendo nel Mar Cinese Meridionale, hanno formato la costa a “esse” del paese. Tessuti ricamati in pizzo avvolti attorno alle modelle hanno trasformato i corpi in porcellana, con gentili increspature e onde più movimentate. Infine, sono tornate le borse “nunchaku” della stagione precedente – un accessorio originale che sfrutta e coglie nel segno gli stereotipi occidentali.

 

Matty Bovan

Per il suo primo show “in solitaria”, dopo tre stagioni consecutive con Fashion East, lo stilista dello Yorkshire ha presentato un mix di tessuti: abiti caoticamente lavorati a maglia, completi in pied de poule e vestiti con stampe fatte in casa. Lo stilista – che vive ancora nella casa dei genitori, da cui lavora – ha riadattato alcune borse fuori moda di Coach, riportandole a nuova vita in passarella con paillettes colorate e motivi neon. Per i look finali, le modelle sono apparse indossando cappelli fatti di palloncini – una collaborazione con il londinese Stephen Jones. Nel complesso, Bovan ha presentato una rassegna della tradizione britannica a la Westwood e McQueen, dedicata alla nonna, venuta a mancare l’anno scorso.

 

Marta Jakubowski

Con Whitney Houston come colonna sonora, la stilista Marta Jakubowski ha rilanciato l’era delle supermodels – cappottoni beige inclusi. Invece che sulla vita d’ufficio, la stilista si è lanciata sulle piste da ballo con completi in colori accessi che mettono in mostra la scollatura, mentre le modelle sono avanzate sulla passerella indossando scarpe leopardate, fermandosi con un volteggio per posare con le mani sui fianchi. Mentre lo stile da lavoro anni ‘80 rinasce in passerella – basta pensare alla recente sfilata di Alexander Wang nei vecchi uffici Condè Nast – questa stagione la stilista ha spostato l’attenzione sul decennio successivo, offrendo la sua personale interpretazione di un diverso tipo di “power dressing”, quello che ha imparato da madre e zia da piccola.

 

Supriya Lele

Con un cast fatto in maggior parte da modelle di colore – prevalentemente di retaggio Africano e del Sud Est asiatico – la stilista Supriya Lele ha mostrato la sua terza e ultima collezione sotto Fashion East sabato pomeriggio. Presentando abiti in stoffa Madras, un tessuto originario dell’India meridionale, Lele, come il suo collega di Fashion East e controparte Ta, esplora il suo retaggio culturale attraverso il suo lavoro. Gli orecchini – un successo assicurato nel reparto vendite – sono stati ispirati da gioielli tradizionali indiani come gli anelli nasali “nath”, mentre i pantaloni in pelle riportano alla New York in stile jungla di cemento di Helmut Lang. Mescolando tessuti tecnici in nylon con le stoffe tipiche dei sari, il lavoro di Lele riflette la sua identità come figlia di immigrati indiani.

 

Text by Edwin Jiang

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Marques’Almeida: All kinds of women

The opening of the Marques’Almeida show seemed as varied in colour, shape and drape as the graffiti tags on the walls of the abandoned train tunnel in which it was held.

The set, from what was once the British industrial heartland, is a familiar backdrop to the Portuguese duo. So is the idea of using ‘real people’ as models, which is fashion-speak for non-conformity of body shape or beauty.

This season the duo reached a height of sophistication (presumably with the ongoing support of their 2015 LVMH Prize), while remaining passionate about their beliefs.

Marques’Almeida in motion

Suzy Menkes (@suzymenkesvogue) on Feb 19, 2018 at 3:01pm PST

“We have always done things the normal way in fashion. It’s slightly uncomfortable the way girls are treated and portrayed,” said Marta Marques. “You are trying to get 17-year-old girls to wear something that you know a 50-year-old woman is going to buy. So it made sense for us to really work with these girls and empower them. Inspiration comes from them and it’s for them as well. So we want do things responsibly in the way we feel is right.”

The designers once again used friends of friends, including three sisters, to show their own differences.

For a couple who started with street style and used mainly denim, they have moved towards greater variety. There was, for example, a shapely dress in bronze velvet or the same texture and colour for top and trousers. A white coat with rows of buttons was equally grown-up. Other pieces were more focused on oversized, not to say sloppy, sweaters.

Variety may be the spice of life, but why was it important to have different shapes and sizes?

“It’s massively important – it’s the whole idea. That is what we are saying,” Marta explained. “We have always felt something is slightly ‘off’ in the fashion industry. We need it to be more diverse and more inclusive. It is for these girls.”

Faustine Steinmetz: Variations on a theme

Previous shows at Faustine Steinmetz have been elaborations and revelations about denim, from indigo to weaving techniques. But on the runway, she worked around what she called “a series of archetypes”, from trench coats to cable sweaters and, of course, blue (or some other coloured) jeans.

She described the collection as “the typical Parisian wardrobe de-constructed”. But on the runway, as opposed to up-close, the exceptional surfaces and treatments could not be gauged – especially in the inventive denims of 2018.

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Lace let in a view of skin, semi-transparent panels ran right across the body, and the voice-over was taken from the 1972 manual, The Joy of Sex.

Had Christopher Kane gone mad? With female movie stars at the previous day’s BAFTA ceremony (British film awards) wearing primarily black in support of the #MeToo campaign, how could such a sophisticated designer dare to play with sensuality?

He showed the lace in strategic double layers to stop this display of flesh becoming a peep show. And there were warm, woolly sweaters with words including ‘Special’ or ‘More Joy’ to bring the transparent into reality.

Sparked and exposed flesh at Christopher Kane

Suzy Menkes (@suzymenkesvogue) on Feb 19, 2018 at 3:22pm PST

Yes, there were belted coats, although they somehow suggested a woman who had run down the road in nothing but her underwear and a cover-up. And although skirts could be mid-calf as well as short, it seemed that hem length was the better to show off Z-Coil orthotic shoes. The designer described them as “playful, prim and perverse”.

“I’m always about human behaviour and I have always had sex and some sexual behaviour with every collection, even the early ones,” Christopher explained, only marginally defensive in the face of a group of women journalists.

“This season it was about the joy of sex, not about the moment we are in. The fact is, it’s human behaviour, and it’s fascinating to me. And it was done in a beautiful provocative sensual way. My clothes empower women; they’re about strength.”

It would be difficult for anyone to make prudish or even leering remarks, for these clothes were beautifully made and elegantly presented. Even if there was more ‘scarlet woman’ – literally and metaphorically – they were never vulgar. Rather, Christopher’s Lover’s Lace followed the same fashion trajectory as the translucent plastic, fastened with a flash of self-sealing tape.

“The Lover’s Lace was based on my life drawing classes from the past. Chris Foss, who is a major sci-fi illustrator now, lent me his illustrations to The Joy of Sex. I like his images, so it was a huge pleasure to use them. They were real, it was a Kinsey moment. Alex Comfort wrote the book – it’s amazing. You read it now, and it’s still a great book, just beautiful.”

When asked about his collection in context to the spirit of the times, the designer replied, “It’s a creative process for me and I’m not going to stop being myself or feeling the way I feel. It was not in any way to disrespect anything that has happened. I don’t even want to talk about it. Every season there is always an element of sexual behaviour and human behaviour. That’s just reality.”

Christopher’s words seemed disingenuous in the light of dresses that turned round to give a clearer view of flesh at the back than at the front, with shoes adding to the eroticism.

As to his ‘cage’ dresses, rather than wanting to convey titillation, Christopher explained, “I was playing with the idea of doing bondage, but not. So the cage gives that beautiful shoulder, an almost Hollywood glamour, a bold strength of character. I always love the Forties mixed with the Eighties. I feel those years were the beginning; something new, post-war – everything was so beautiful. And structure is so important.”

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Costanza, dedizione, cura. Chi ha i capelli lunghi, o chi se li vuole far crescere lunghissimi, conosce bene queste tre parole. Avere, o costruire nel tempo, una chioma alla Raperonzolo impegna, ma piace a molte di noi. Perché una “testa” così è molto femminile e permette di giocare con i capelli sia che si tratti di cimentarsi nelle più svariate acconciature, sia che si tratti di trasformare i capelli con differenti textures. La chioma diventa territorio di sperimentazione attraverso stirature, arricciature, torsioni che hanno come obiettivo l’aspetto liscio, a onde, frisé, boccoloso.

Marco Di Maio, titolare del salone La Prima Milano, tempo fa ci aveva raccomandato «per raggiungere lunghezze ragguardevoli bisognerebbe tagliarli poco, una volta ogni due mesi in modo da mantenere sempre le punte sane». Niente di più vero anche se chi ha i capelli lunghi, a tagliarli, non ci andrebbe quasi mai. Come molte celeb che, certamente supportate da pool di hairstylist, intensi trattamenti e magari da qualche extension, sfoggiano chiome da principessa sul red carpet. Percorriamolo insieme a loro cercando nuovi modi per valorizzare le nostre (chi scrive li ha i capelli lunghi) “interminabili” chiome.

Foto in apertura Paolo Roversi, Vogue Italia, febbraio 2015

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Il terzo video che con Mãe Terra  e Imagine Peace sarà protagonista a The Next Green Talents, scouting project di Vogue Italia e Yoox, è Allegory of Water, firmato da Elena Petitti di Roreto.

Una vera e propria allegoria della situazione attuale dei mari e dei rischi per l’umanità e derivanti dalla scarsa attenzione ai ritmi e alle necessità della natura. “Affrontando questo tema complesso ed estremamente attuale, la prima sensazione che ho avuto  è stato il timore, che diventava più concreto ogni giorno, di perdere la  bellezza e le ricchezza degli oceani – racconta la regista –  La moda, al pari di quasi tutta l’arte occidentale, ha sempre avuto come suo tema principale l’espressione della bellezza e della grazia,  un linguaggio che ho usato per affrontare questo tema.

Le allegorie degli elementi della Terra sono stati uno dei topos della pittura classica. Le dee venivano ritratte in paesaggi lussureggianti circondate da oggetti simbolici, per rappresentare la ricchezza e l’importanza degli elementi della natura. Ispirandomi alle allegorie dell’acqua (in particolare quelle di Brueghel e van Balen) ho immaginato come sarebbero oggi. Cosa avremmo al posto di quei paesaggi e cosa rappresenterebbe lo stato attuale delle acque che scorrono sulla Terra?

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A mo’ di provocazione ho ricreato una composizione simile a un quadro che si basa sui canoni e sull’estetica della pittura fiamminga ma in uno scenario attuale: una discarica (la discarica di Angus in Scozia), con elementi simbolici dello stato delle nostre acque: pesci morti e rifiuti di plastica. Le stelle marine sono purtroppo apparse un paio di giorni prima dello  shooting sulla spiaggia di Portobello, a Edinburgh, si pensa a causa di una forte tempesta e della luna piena”.

elenapetittiElena Petitti di Roreto ha studiato media design e ha ottenuto la laurea triennale e magistrale  alla NABA – New Academy of Fine Arts di Milano, poi ha studiato anche cinema al Pratt Institute di New York dove è stata inclusa nella Presidential List del Pratt Institute. In seguito ha studiato Direzione creativa per la moda  al  London College of Fashion.

Quando studiava alla NABA ha iniziato a lavorare come montatrice  per la Collateral Films, una casa di produzione milanese Dopo un anno è diventata Art Director dell’azienda,  e un anno dopo ancora è diventata art director  e regista freelance.

Vive e lavora fra Milano e Londra e dal  2015 collabora con vari brand e pubblicazioni come Valentino, Dries Van Noten, Cos, Hugo Boss, Versace, Mulberry e Vogue Italia.

“Questo progetto è stato molto interessante e difficile allo stesso tempo: non si tratta di una tematica di cui si è soliti parlare nel mondo della moda. L’esperienza stessa di filmare in una immensa discarica come quella in cui eravamo in Scozia è stato in qualche modo scioccante. Io e tutte le persone coinvolte nel progetto eravamo entusiasti di prenderne parte…”

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“Quest’anno ci aspettiamo una buona stagione”, dice Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine, presentando l’undicesima edizione di Super il salone di accessori e prêt-à-porter donna di Pitti Immagine che andrà in scena, durante la fashion week milanese, dal 24 al 26 febbraio al The Mall – Porta Nuova Varesine. Del resto, il bilancio del fashion italiano al femminile nel 2017-2018, a dire di Confindustria Moda, ha una dinamica di segno positivo. E anche se i consumi interni restano piuttosto riflessivi, la crescita stimata per il 2017 è del 2,7 per cento.

In questo clima di fiducia, grande curiosità dunque per la ricerca e lo scouting del nuovo che c’è nel fashion internazionale così come per le anteprime e le collaborazioni tra nomi di punta. Sono questi, del resto, gli ingredienti fondamentali che fanno il successo del Salone di Pitti Immagine, nella sua versione più recente, che vedrà tra l’altro quest’anno ospiti della manifestazione 30 top buyer provenienti da 13 Paesi del mondo.

Vediamo dunque gli highlights da non perdere in questa edizione:

  • Nell’area speciale SUPER TALENTS new countries to watch, troveremo i creativi più interessanti del fashion globale, selezionati in collaborazione con Sara Sozzani Maino di Vogue Italia e Vogue Talents. Tre nomi a esempio: Boyarovskaya il womenswear brand con sede a Parigi ma fondato dai designer Artem Kononenk e Maria Boyarovskaya con alle spalle esperienze da Givenchy e da John Galliano: eleganza moderna e un tailoring destrutturato su capispalla unici nel loro genere. Etiqueta Latina, il brand protagonista anche di Vogue Talents, in edicola a febbraio con Vogue Italia, che mixa l’autentico cappello ecuadoregno “toquilla” e l’eleganza del design italiano. E Moon Lee dalla South Corea che propone un abito che diventa artwear, personale canovaccio per esprimere le proprie emozioni. Ma ci sono anche Admir Batlak (Norvegia), Edda (Norvegia / UK), Faissal El-Malak (Emirati Arabi), Iuri (Italia), Masha Reva (Ucraina), Moon Lee (Corea del Sud), Nathalie Ballout (Regno Unito), Wali Mohammed Barrech (Belgio).
  • Sempre parlando di talenti, ci sarà uno spazio dedicato ai nuovi protagonisti della scena creativa dalla Georgia, dove esporranno le loro collezioni Autunno Inverno 2018-19 sei designer della Mercedes Benz Tbilisi Fashion Week, una delle settimane della moda più interessanti della ricerca fashion. I brand coinvolti sono Aznauri, Lalo, Nina Zarqua, Situationist, Tamuna Ingorokva e Tatuna Nikolaishvili.
  • Focus anche sulla creatività dell’India in collaborazione con Afterlife Project, progetto internazionale a supporto dei giovani designer che ha l’obiettivo di offrire loro una proiezione global, esaltandone la produzione locale. A questa edizione, in scena tre brand dal grande potenziale stilistico, che unisce creatività al recupero di preziose tradizioni manifatturiere, come il ricamo, – Duet Luxury, K.Kristina e N&S Gaia – come anticipazione di un progetto più ampio che sarà presentato al salone nell’edizione di settembre.
  • Ma come dicevamo Super è anche piattaforma privilegiata per il lancio di anteprime e collaborazione tra nomi di punta del fashion internazionale. Protagonisti di questa edizione saranno gli iconici dopo sci Moon Boot rivisitati in chiave pop e multicolor da Jeremy Scott, e in mood ipersofisticato da Yves Salomon.
  • Il progetto Athlovers da Pitti Uomo approda a Super in versione Womenswear con brand come Brandblack, P.E. Nation e Reda Rewoolution.
  • Always Classic sarà invece la speciale installazione pensata da Reebok per celebrare il suo heritage e le sneaker più iconiche.
  • Dalla collaborazione con Giovanni Allegri nasce Living Wardrobe, un’installazione speciale dedicata a una nuova concezione di artigianalità che rivisita in chiave contemporanea elementi iconici del guardaroba donna e uomo. Il know-how manifatturiero si mixa alla ricerca, grazie all’uso di materiali hi-tech, con un focus su un’esperienza e-commerce innovativa. In scena, una collezione dal taglio minimale di speciali capispalla uomo e donna ideati da un team internazionale di creativi.
  • Ma per non parlare solo di moda a Super quest’anno ci sarà anche una selezione di oggetti e accessori hi-tech. In collaborazione con L10 Trading, brand italiano che distribuisce accessori per smartphone e tablet, vedremo una selezione di tecnologie innovative proposte da brand internazionali noti come My Arcade, Casetify, Crazybaby, Moji Power….

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Candidato agli Oscar 2018 con ben sei Nomination, Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson (domani, 22 febbraio nelle sale cinematografiche italiane) racconta la storia del sarto londinese Reynolds Woodcock, (Daniel Day-Lewis, candidato come Migliore Attore Protagonista). Personalità complessa e dallo sguardo magnetico, la sua esistenza è legata con un doppio filo a Cyril (Lesley Manville, candidata come Migliore Attrice Non Protagonista), sua sorella nonché comproprietaria dell’atelier. Insieme, sono il punto di riferimento della High Society inglese, rappresentano la rinascita, il lusso e il glamour.

La psicologia del personaggio prende corpo a partire dall’incontro con Alma (Vicky Krieps): da subito è catturato dalla sua bellezza imperfetta (“le spalle troppo grandi, il collo troppo sottile“). Ecco che Anderson mostra l’intimità del personaggio attraverso la costruzione dell’abito e di quella che sarà la sua donna, amante e musa ispiratrice. Alma è il “phantom thread(titolo originale della pellicola): arriva come un anomalo raggio di sole che sa scuotere le barriere emotive del grande sarto, tra luci e ombre.

L’arte della sartorialità, la ricerca del bello ( e del vero). La moda degli anni 50

Siamo nel secondo dopoguerra e il mondo è alle prese con la ricostruzione e la voglia di rinnovamento dopo anni di macerie, polvere e grigiore. La moda risponde con l’arte sartoriale, il ritorno al lusso dei tessuti raffinati, dei dettagli e delle lavorazioni. Un’immagine couture che stilisti e sarti, come Dior, proposero con i loro abiti scenografici: il gusto, la ricercatezza, la perfezione artigianale, la meticolosità e l’eleganza rappresentavano la bellezza, il vero, contro ogni forma di austerità vissuta fino a quel momento. Questo era il glamour della moda anni 50. Questa era l’ossessione di Reynolds Woodcock, personaggio creato dal regista Anderson e ispirato a figure come Digby Morton, Peter Russell, Hardy Amies, John Cavenagh e Michael Donéllan.

Nei giornali dell’epoca si leggeva “ rispondere meglio ai bisogni della vita moderna”, ma la società, così come la moda, aveva voglia di (ri-)costruzione, sogno e ricerca del bello. I sarti dell’epoca tralasciarono ogni esigenza puramente pratica e vennero incontro alla vita del “bel mondo”, che aveva ripreso a pieno ritmo la vita con i diversi appuntamenti e occasioni dove l’esigenza era di sfoggiare abiti da sogno, sempre diversi.

Nel Regno Unito, i principali atelier ospitavano giovani donne aristocratiche, accompagnate dalle loro madri, alla ricerca di abiti per la stagione degli eventi e dei cocktail party, per questo ogni casa di moda proponeva abiti da debuttante, da ballo, abbigliamento sportivo e abiti di sartoria per la città e la campagna.

I costumi de Il Filo Nascosto e il ritorno della moda anni 50

Di grande rilievo sono stati i costumi: i personaggi con i loro abiti dovevano raccontare l’Alta Moda inglese degli anni 50. Anderson non era interessato a prendere in prestito dei capi originali da musei o negozi vintage, così il costumista Mark Bridges ha realizzato ben 50 abiti unici per il film. Una mini collezione che è stata frutto di lunghe ricerche sulla moda dell’epoca, tra le riviste, incluso Vogue, e i negozi specializzati.

L’intera squadra dei costumisti ha avuto accesso agli archivi del Victoria and Albert Museum e di Cristóbal Balenciaga e Hardy Amies. Un’importante fonte s’ispirazione anche per la contemporaneità: nella gallery troverete i look della collezione Primavera Estate 2018 che ricordano tutto il glamour degli anni 50, da Calvin Klein a Erdem.

Gonne a ruota esuberanti, vitino stretto a “vespa”, nuvole di tulle e metri di pizzo. Un moda graziosa fatta di orli che mettevano in mostra importanti sottogonne, mentre le scollature, grazie a strutture a corpetto, strizzavano le forme femminili. Oggi tutto questo è stato riletto dagli stilisti contemporanei proponendo sensuali bustier, tessuti tecnologici e waterproof, dando spazio così a una nuova visione della couture dei Fifties.

L'articolo Oscar 2018: Il Filo Nascosto di Anderson e il glamour della moda anni ‘50 sembra essere il primo su Vogue.it.



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Dal mondo della moda, al mondo degli occhiali. Durante la Milano Fashion Week si terrà MIDO, Milano Eyewear Show (24-26/02), l’evento più importante al mondo dedicato all’occhialeria. Noi di GQ abbiamo chiesto ai brand eyewear di darci qualche anticipazione.

Le caratteristiche degli occhiali 2018

A presidiare il gusto estetico di MIDO 2018 sono le forme evergreen: dagli occhiali aviator agli oversized; da quelli rotondi a quelli più squadrati passando dai poligonali, alle mascherine e ai perenni panto. Non c’è, per dirla in sintesi, una forma più alla moda: il libero arbitrio è affidato alle inclinazioni del cliente. Gli spessori si fanno sempre più fini grazie alle soluzioni hi-tech. A eccezione dei frontali a maschera, anche i volumi diminuiscono a favore di confort e leggerezza: fattori sempre più decisivi per la scelta degli occhiali da sole e da vista.

Ray-Ban Gaze da vista con lenti graduate

 

Gli occhiali a goccia

A goccia, da pilota o aviator, tre modi per definire la stessa forma, quella dei mitici Ray-Ban presenti a questa edizione con Gaze, una montatura in metallo semi-cerchiata e lenti graduate sospese. Identico frontale anche per ST!NG Trend, ma in versione trasformista: da vista con un clip-on specchiato. Alla stessa categoria appartengono anche i Carrera Glory, versione più bold e futuristica del classico aviator a doppio ponte. A cimentarsi nella personalizzazione della forma più amata anche Police con un frontale caratterizzato da spoiler laterali di plastica. Italia Independent, dal canto suo, con il modello Superthin regala al pilot una montatura in metallo super-sottile e naselli in ceramica.

Tod’s modello da sole con scooby doo pelle

 

Gli occhiali Panto

Non si può parlare di un grande ritorno perché l’occhiale panto o pantoscopico (che vede tutto) non ha mai dato segnali di cedimento. La forma classica per eccellenza è stata adottata da molti big del eyewear a partire da Hugo Boss con il modello Up-to-date a doppio ponte o ponte a chiave e discrete alette laterali trasparenti. A cimentarsi anche Ermenegildo Zegna con una versione in titanio e profilo voluminoso. Stessa scelta anche per Tod’s che ha arricchito le aste in titanio di uno scooby doo in pelle. Dall’aspetto più esile il modello Firenze di Lozza by De Rigo Vision rinforzato da un ponte a chiave e da una barra a scorrimento su entrambi i ciliari. Mykita, da parte sua, regala al frontale panto una costruzione minimamente visibile per rendere i modelli Lessrim campioni di leggerezza.

Tom Ford oversized

Gli occhiali oversized

Altro evergreen tra gli occhiali alla moda è l’oversized. A presidiare da diverse stagioni questa filosofia hipster è Tom Ford i cui modelli si riconoscono grazie al T logo sul frontale. Spesso acetato, aste pronunciate e un marcato ponte a chiave anche per Dsquared2. E alle linee anni ’60 del modello unisex Isba di Oliver Peoples, aggiungerei a questa sezione gli occhiali da sole Earthkeepers di Timberland dal frontale e dalle aste realizzati con plastica bio-basica al 35%.

Dolce&Gabbana mascherina

 

Gli occhiali a mascherina

L’export verso i paesi del BRIC, continuano a chiedere forme di occhiali molto vistose come i modelli a maschera. Tra i più irriverenti certamente Dolce&Gabbana: un’ampia lente frontale che continua sulle aste e struttura in metallo arricchita dal logo centrale applicato sul frontale. Importanti anche gli occhiali della collezione speciale Prada Game: largo frontale rettangolare con lenti piatte, viti a vista, aste in acetato di spessore. Si fa notare anche la maschera unisex di Diesel: un’unica lente in nylon si aggancia nella parte superiore del frontale a una barra in metallo puntinata effetto rock. Non manca all’appello MOMODESIGN il cui modello Icon unisex si ispira all’inconfondibile mascherina in fibra di carbonio dei primi anni 80, ma nella versione più alleggerita e sottile per essere indossata anche con il casco. Stile ultranormal per la mascherina Trussardi dal design lineare e pulito rinforzato da una barra shining di righe di metallo.

Dior Home forma grafica a triangolo smussato

Spigolosi occhiali poligonali

Tutti, davvero tutti, hanno proposte con frontali a cerchio o squadrati. Ma nella geometria piana degli occhiali, a farsi notare sono soprattuto le forme poligonali. Tra questi Dior Homme con Black Tie 247S, una montatura grafica vagamente triangolare e l’emblematica cicatrice a impreziosire le sottili aste in opti. Quattro lati a formare un trapezio rettangolare per Prada che regala al frontale dalle dimensioni ridotte un doppio ponte sui generis. Ottagonale è invece la lente del modello Tommaso di Neubau proposta in una infinità di materiali e colori.

No alla contraffazione

Indossare occhiali contraffatti è da idioti perché oltre a compromettere la salute degli occhi si reca un grave danno all’economia lecita. L’ANFAO, l’Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici e promotrice del MIDO, stima che nell’occhialeria la contraffazione sia responsabile ogni anno della perdita di circa il 15% del mercato, in valore parliamo di circa 100 milioni di Euro circa di fatturato in meno per le aziende italiane del settore e oltre 500 dipendenti in meno ogni anno. Pensa se quel posto di lavoro fosse il tuo?



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Sono online le sneaker B22 Dior Homme: nessun addetto ai lavori avrebbe mai pensato qualche stagione fa di raccontare una maison dell’alta moda francese per le sue sneakers. Certo, le capsule collection nate dall’incontro del prêt-à-porter e dello sportswear non sono nuove. Ma adesso stiamo assistendo a un vero cambiamento. Prima Baleciaga con le sneakers calzino, adesso Dior con le sue sneakers B22. Tranquillo, su Dior.com sono già sold-out. Del resto, questa sneaker dalla struttura retro-futurista era già entrata nell’immaginario dei fashion addict nel giugno 2017 durante la sfilata primavera estate 2018 di Dior Homme.

Per elogiare i risultati dell’allenamento maschile, Kris Van Assche, il direttore artistico della linea uomo di Dior, aveva abbinato ai blazer, alle giacche e ai completi che segnavano la silhouette, non delle derby o al più dei comodi mocassini, come sarebbe facile pensare, ma proprio le sneaker B22. Calzature sportive con la precisa e puntuale intenzione di sdrammatizzare l’abito serioso e renderlo più rilassato: décontracté come dicono i cugini francesi.

A rendere la sneaker B22 la scarpa da ginnastica più desiderata del 2018 (il sold-out è un chiaro indizio) è la sua capacità di farsi notare senza strafare: suola importante di gomma bianca/nera/beige combinata con materiali naturali quali la pelle e tessuti tecnici. Il tutto decorato con il logo Dior Homme. La sneaker B22 è disponibile in 3 versioni colore Bianco, nero, rosso e giallo fluo. Credo che la caccia alle sneaker B22 Dior Homme sia ufficialmente aperta!



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