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BEAUTY NEWS

Richard Gere è una delle cinque cover del nuovo numero de L’Uomo. Guardatelo mentre posa per il servizio scattato da Brigitte Lacombe. A 69 anni, Gere ha sposato la fidanzata spagnola, Alejandra Silva, dopo diversi anni passati insieme; suo figlio Home è stato amemsso in un college dell’Ivy League e ha una nuova serie della BBC, “MotherFatherSon”, dove interpreta il ruolo di un tycoon americano della comunicazione. Dice l’attore: “La serie della BBC si intitola MotherFatherSon, e al centro del racconto ci sono le relazioni familiari. Il mio personaggio è un protagonista a livello mondiale della politica e dei media, una specie di Citizen Kane, uno che si è fatto da sé, con dei problemi non risolti, un padre estremamente brutale, ma anche con una certa idea del proprio destino”.

In attesa di vederlo in azione sugli schermi di tv (o computer), guardatelo nel nostro video.

Richard Gere

Director: Brigitte Lacombe

Stylist: Paul Sinclaire

Grooming: Birgitte Philippides-Delaney using Elemis and René Furterer

Videographer: David Coventry

Editor: Lanny Jordan Jackson

Producer: Janet Johnson

Stylist assistant: Walker Hinerman

Location: Milk Studios NYC

 

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James Dyson

Effetto coanda, dinamica dei fluidi, tecnologia airwrap. Non stiamo parlando di voli intercontinentali del futuro ma dell’ultimo innovativo gioiello nato in casa Dyson: lo Styler airwrap . Uno strumento beauty per realizzare una messa in piega ad hoc senza ricorrere all’hairstylist di fiducia e con la certezza di non rovinarsi i capelli grazie all’incredibile capacitá di modellarli evitando temperature estreme. Un termostato apposito controlla infatti la temperatura fino a 40 volte al secondo.

«Siamo partiti da un  motore digitale V9: piccolo, potente , incredibilmente silenzioso e leggero», ci racconta James Dyson durante la presentazione dello styler in una galleria d’arte di Chelsea, New York, trasformata per l’occasione in un centro progettazione della casa Inglese .

«Quando il motore gira crea un flusso d’aria che rimane aderente alla superficie dell’apparecchio. Questo viene chiamato effetto Coanda – per l’appunto: è una reazione dei fluidi nei confronti della pressione atmosferica che ci circonda, la stessa cosa succede quando l’acqua straborda da un calice e rimane attaccata al contorno del bicchiere», spiega Dyson bagnandosi inavvertitamente il polsino del pullover.

«Una ricerca durata anni, dove un gruppo di ingegneri – la maggior parte donne – ha lavorato ossessivamente analizzando ogni tipologia di capello e di styling».

«Per noi l’importante diventa raggiungere un risultato eccellente, a prescindere dal tempo e dal budget: qualitá prima di tutto. I nostri concorrenti partono dal prezzo finale e sviluppano il prodotto, noi invece facciamo esattamente il contrario».

Lo Styler airwrap è anche un asciugacapelli pre-styling che utilizza un getto d’aria veloce e diffuso per preparare i capelli alla messa in piega.

I diversi “attachment ( accessori)”  sono tutti progettati per sfruttare l’effetto Coanda: per una piega liscia per esempio, la spazzola allinea i capelli mentre li asciuga, a prescindere dal modo in cui viene passata tra i capelli, l’aria si muove nella loro stessa direzione.

«Il nostro team di ingegneri ha creato uno stumento che non è un prodotto di “academic engineering” ma un oggetto funzionale, che può essere usato facilmente da tutti. Lo styler airwrap unisce innovovazione tecnologica, comodità d’uso, eccellenza dei risultati e un design accattivante». Conclude con orgoglio il fondatore.

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Il marchio Versace diventa americano. La notizia dell’acquisizione dello storico brand tricolore da parte dell’azienda statunitense Michael Kors, arrivata all’indomani dell’ultima settimana della moda di Milano, ha scatenato il malumore di chi ha visto in questa cessione l’ennesimo tassello finito in mani straniere del glorioso made in Italy. Già, perché Versace, che almeno sul fronte creativo continuerà a essere guidato da Donatella, è solamente l’ultima delle celebri case di moda nostrane che nel corso degli ultimi due decenni hanno dovuto progressivamente cedere al corteggiamento dei grandi gruppi internazionali.

I francesi di Kering, per esempio, hanno abbondantemente fatto compere tra le aziende italiane: nel 1999 sono entrati in possesso del 42% delle quote di Gucci, arrivando poi a quota 99,4% cinque anni più tardi – e acquisendo in questo modo anche Bottega Veneta, entrata nel gruppo Gucci nel 2001. Nel 2012, inoltre, anche il marchio Brioni è stato acquistato a fronte di un assegno da 350 milioni di euro.

Francese anche la Lvmh fondata da Bernard Arnault, società del lusso che comprende colossi del calibro di Dior, Givenchy, Kenzo, Louis Vuitton e Tag Heuer. Tra i marchi italiani in suo possesso troviamo Fendi, acquisita al 51% nel 1999 con una joint venture con il Gruppo Prada (le cui quote sono poi state rilevate e ampliate dal partner d’Oltralpe nel 2001). Ma figurano anche Emilio Pucci, Bulgari e Loro Piana. Arrivano dal Qatar, invece, i proprietari di Valentino, acquisito da Mayhoola nel 2012 dopo essere passato dalle mani dello stilista Valentino Garavani agli Agnelli e ai Marzotto tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. A giugno 2018 è stata la volta del marchio Missoni: il fondo d’investimento FSI ha comprato una quota del 41% dell’azienda, spendendo 70 milioni di euro.

Insomma, lo shopping di eccellenze tricolori pare essere tutt’altro che insolito nel sempre più agguerrito mondo dell’abbigliamento. È importante, però, ricordare le numerose aziende italiane che resistono saldamente nelle mani dei propri fondatori e delle loro famiglie, come Giorgio Armani, Prada, Salvatore Ferragamo, Etro, Dolce & Gabbana, Tod’s. Così come quelle che, invece di vendere, hanno deciso di acquisire a loro volta marchi stranieri. Qualche esempio? Quello del Gruppo Zegna, che lo scorso agosto ha rilevato l’85% dell’americana Thom Browne; o quello di Otb, Only The Brave, la compagnia del fondatore di Diesel Renzo Rosso, divenuto nel tempo proprietario di brand come Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori e Viktor & Rolf.



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Il mondo dell’orologeria può essere idealmente diviso in due: quello delle maison che guardano agli smartwatch con una certa superiorità e quello di chi, invece, ha colto il potenziale di un oggetto capace di parlare anche a un target più giovane o non necessariamente interessato ai modelli tradizionali. Fa parte di questa seconda categoria, Montblanc, che presenta in questi giorni la seconda generazione dei suoi modelli connessi: il Summit 2. 

A poco più di un anno di distanza dal lancio del suo primo smartwatch, questa nuova versione presenta una serie di migliorie che ben esemplificano l’idea di offrire al pubblico la sintesi perfetta  tra alta orologeria e tecnologia all’avanguardia. A partire dalla cassa, declinata in acciaio, con trattamento nero DLC o in titanio, ma sempre più compatta rispetto a quella del suo predecessore: 42 mm di diametro per uno spessore di 14,4 mm. Resta il sapore orologiaio offerto dal vetro zaffiro bombato e dai diversi stili per la configurazione del quadrante: dall’eleganza classica della collezione 1858, all’allure femminile dei modelli Bohème Date e Classic. Avveniristica la tecnologia al suo interno: il nuovo chipset Snapdragon Wear 3100 di Qualcomm che garantisce prestazioni più elevate, una gestione più efficiente della batteria e una serie di nuove funzioni come la modalità time-only, che, escludendo le funzioni smartwatch, permette di non ricaricare l’orologio fino a sette giorni. 

Compatibile con iOS e Android, Summit 2 include la nuova app e schermata Timeshifter che fornisce consigli personalizzati per minimizzare il jet lag,  informazioni di viaggio a livello locale, traduttore vocale e Google Pay. Molte le funzioni legate al fitness, come l’esclusiva app Montblanc Running Coach, un algoritmo del battito cardiaco migliorato, 5 ATM di resistenza in acqua e GPS integrato.Summit 2. I prezzi vanno da 995 a 1.230 euro.



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Da qualche stagione a questa parte il “workwear” ha trovato un posto di rilievo nel guardaroba maschile. Per l’autunno/inverno 2018-2019 il trend si rafforza ulteriormente e assume un’identità dai contorni ancora più precisi e decisi. Basta pensare alle collezioni di Craig Green, il talento arruolato anche da Moncler per il progetto Genius, da sempre legato al mondo delle uniformi per le sue collezioni, per accorgersi che il fenomeno non è più solo indossare un jeans grezzo o un chore coat, ma è molto di più. A dimostrazione le sfilate di Calvin Klein, Louis Vuitton, Junya Watanaba insomma nomi altisonanti nell’universo moda che hanno scelto l’uniforme del pompiere, in particolare, come chiave del guardaroba invernale. Così i dettagli luminosi e le costruzioni importanti che siamo soliti vedere su poliziotti o vigili del fuoco diventano i nuovi codici della moda, dalle strisce gialle al neon, fino al nastro riflettente 3M. La stessa collezione di Kany West, dicono le vendite, stia puntando tutto su una giacca che non a caso sembra rubata a quella dei pompieri. E a pensarci bene chi da bambino non ha sognato, anche solo per poco, di diventare un vigile del fuoco?



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Le uova di giada da inserire in vagina lanciate da Gwyneth Paltrow hanno fatto non poco discutere negli ultimi anni. Non solo hanno generato innumerevoli polemiche, hanno anche fatto sì che l'attrice venisse multata per aver realizzato una pubblicità ingannevole. Nonostante ciò, ancora oggi sono super richieste sul web.Continua a leggere

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Ilary Blasi è stata intervistata da Silvia Toffanin a Verissimo e ha rivelato cosa si nasconde dietro le sue strane acconciature: indossa una parrucca. Nonostante all'apparenza sembra una cosa insolita, è una tendenza molto diffusa tra le star americane che vogliono rinnovare il look a ogni apparizione pubblica senza fare cambiamenti drastici.Continua a leggere

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Eugenie di York ha sposato Jack Brooksbank lo scorso venerdì ma solo nelle ultime ore la Royal Family ha rilasciato le foto ufficiali, nelle quali i due sposi appaiono adorabili al fianco delle loro famiglie, dei paggetti e delle damigelle. Come se non bastasse, la principessa ha anche rivelato il suo secondo abito da sposa, quello scelto per il ricevimento privato.Continua a leggere

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Lunedì, già solo pronunciare questa parola mette una certa ansia. C’è un modo, però, per non sentirsi sovraccaricati di cose da fare. Ovvero, approfittare delle app pensate per semplificarci la vita. Ecco come sarebbe il perfetto lunedì hi-tech no-stress. Con l’app Strava si monitora l’attività fisica attraverso dati utili come distanza, velocità e calorie bruciate, e ci si mette a posto la coscienza dagli eccessi del weekend. Per il bucato c’è MamaClean: attraverso l’app è possibile prenotare il ritiro dei propri capi dovunque lo si desideri, dopodiché un team di esperti si occuperà del lavaggio e della stiratura a mano. I capi vengono poi riconsegnati come nuovi tra le 36 e le 48 ore, ma è possibile riaverli anche la sera stessa del giorno del ritiro grazie al servizio RUSH. Pensare al weekend è un ottimo metodo per sopravvivere indenni alla settimana lavorativa e si può prenotare con Trainline, l’app che combina le tariffe di diversi operatori ferroviari consentendo di acquistare i biglietti del treno al miglior prezzo disponibile. Se non avete la segretaria personale, c’è Timepage, che mette a disposizione non una semplice agenda, bensì un vero e proprio calendario intelligente che sincronizza i propri appuntamenti insieme a previsioni meteo, mappe, contatti e altre piattaforme come l’app Uber. Dormire è indispensabile per essere energiche e per non avere la pelle spenta. L’app Sleep Cycle monitora il ritmo del sonno individuando la fase di sonno leggero, momento ideale per il risveglio mattutino, in un intervallo di tempo di 30 minuti. E per concludere la giornata eliminando lo stress, c’è Mindfulness che aiuta a raggiungere uno stato mentale più rilassato e sano grazie a percorsi di meditazione guidati o silenziosi che vanno dai 3 ai 30 minuti al giorno.

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foto Mario Gomez

A registratore spento, a intervista conclusa, Annalisa riemerge dalla poltrona in cui era sprofondata. Tira un sospiro e sussurra: «Mi sembra di aver fatto una seduta di psicoanalisi». Poi, prima di infilarsi in macchina e guidare tre ore verso casa sua a Savona, si stiracchia come per scrollarsi di dosso la stanchezza di una giornata di concentrazione. Già perché lei, che non è modella ma cantautrice, affronta il servizio fotografico che trovate a pag. 89 di Glamour di novembre come fosse un esame all’università: studia ogni posa con precisione millimetrica (d’altra parte è laureata in Fisica), cerca di assecondare i criptici desiderata del fotografo (stile “ridi con il cuore”), esprime con garbo e fermezza la sua opinione sugli abiti. No, sul trucco no: alla make-up artist si affida, perché l’ha scelta personalmente. Annalisa Scarrone, per molti solo Annalisa, per i veri fans solo Nali, è una che tiene ogni cosa sotto controllo. E non ne fa mistero: «Sono insicura su tutto, tranne che sulla musica. Sul palco mi sento brava». Nei suoi 33 anni, di palchi ne ha conosciuti parecchi: da quello di Amici di Maria De Filippi che l’ha lanciata nel 2010, agli innumerevoli che ha calcato per le promozioni dei sei album, fino al prestigiosissimo Ariston. Ma queste sono informazioni che sappiamo tutti. Nessuno invece sospetta tre cose di lei, che ci ha confessato in esclusiva. 1) È shopping addicted «Quando sono stressata, mi basta comprare qualcosa per sentirmi meglio. Esempio: poco fa ero in tour per lavoro e ho perso una coincidenza. Per il volo successivo mi è toccato attendere quattro ore. Quattro ore in cui, per consolarmi, ho setacciato tutti i negozi dell’aeroporto. Poi, non contenta, ho fatto un giro anche sugli store online». 2) Scrive molto bene «All’università ero diventata la cocchina di un professore semplicemente perché, a differenza della maggior parte degli studenti di Fisica che prendono appunti in maniera illeggibile, io avevo una bella grafia». 3) Ha fatto pace con lo specchio «Non mi sono mai piaciute le mie braccia. Adoro le donne con le braccia sottili o muscolose. Tutte qualità che non ho. Fino a poco tempo fa, per questo motivo, evitavo di mettere le canottiere. Ma da quando ho detto basta alle paranoie, sai che c’è? Ho ricominciato a sfoggiarle».

Per sapere quando e perché Annalisa ha smesso di farsi le «pippe mentali», come le chiama lei, l’appuntamento è a pag. 89 di Glamour di novembre.

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Foto Sergi Pons. Fashion editor Elisabetta Dal Bello

Tema: combattere il freddo con stile. Svolgimento: le passerelle suggeriscono piumini ultra tecnici ma con un alto tasso di coolness, figli dell’athleisure e del comfort che si unisce al glam. Impossibile non avere almeno un capo così, da sfoggiare day & night. Dunque, è tempo di dimenticare il cappotto nero e di dare il benvenuto a puffy coat dai colori accesi come il giallo squillante oppure nelle varianti più classiche (nero, sabbia, verde military, bianco e fantasie brit). Meglio cappucci ampi con bordi in pelliccia (vera o finta). Abbinamento: i piumini di ultima generazione si portano sopra i tailleur, su strati di felpe e persino abiti romantici.

Altre ispirazioni sul numero di Glamour di novembre, a pag. 150, nel servizio moda Outdoor.

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Foto Gorunway.com

 

 

 

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A quante di noi succede di svegliarsi la mattina con gambe asciutte e ritrovarsi la sera con una sensazione, anche visibile, di gonfiore? La causa è stare molte ore in piedi, oltre a ritenzione idrica e stanchezza. Per molte questo risulta essere un problema e si rinuncia a mettere in mostra le gambe proprio perché non le si vede belle. Da oggi c’è una soluzione: è lo Stivaletto Nutriente Defaticante Piedi e Polpacci di Collistar, una maschera “effetto sauna”, dal design inedito e pratico. Bastano 20 minuti (senza muoversi durante la posa) per avere un senso di benessere e leggerezza, oltre a vedere la pelle idratata e levigata, grazie a ingredienti star come gli oli di macadamia e argan.

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