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BEAUTY NEWS

La top sensation di Instagram del 2019 è un uovo. No, non è un refuso: con 46milioni di like e 7.3 milioni di follower, la foto di un semplice uovo su fondo bianco è attualmente l'immagine con più like della storia di Instagram.

Un'inarrestabile ascesa social, che ha detronizzato anche una star come Kylie Jenner, che ci ribadisce come la deliziosa, sublime, delicata incomprensibilità della rete sia un piacere che solo pochi eletti sanno apprezzare e ancor meno sanno accettare per ciò che è. In tempi in cui ai creativi di mezzo globo (ma facciamo anche del globo intero) vengono chiesti contenuti "virali", in un'epoca in cui il marketing passa ore alla ricerca di un contenuto che possa essere facilmente condivisibile e attiri il pubblico e i suoi like, un uovo, un semplice, banalissimo, uovo è diventato l'evento dell'anno. Non solo in termini di like, ma anche in termini, ben più interessanti, di immaginario collettivo e di meme.

Un paio di esempi? Burberry ha pubblicato una foto di un uovo per lanciare la sua nuova collezione oppure Miley Cyrus che ha utilizzato il meme dell'uovo per negare la sua gravidanza. Ormai è egg-mania (il che per molti verrà percepito come un "armageggdon") e lo è senza un motivo che non sia l'apparente gratuità dell'iniziativa che ha trovato il terreno perfetto per una piattaforma come Instagram su cui, fortunatamente, le persone continuano in parte a divertirsi.

https://twitter.com/MileyCyrus/status/1085711482472415232?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1085711482472415232&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.eonline.com%2Fuk%2Fnews%2F1005961%2Fmiley-cyrus-denies-pregnancy-rumor-with-viral-egg-meme

Il che, in altri termini, potrebbe essere definito un vero e proprio uovo di Colombo, ça va sans dire.



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In occasione della Settimana della Moda di Milano, torna a Milano Remix, competizione internazionale per giovani talenti del fashion & fur design arrivata alla sua sedicesima edizione ed organizzata, con il supporto di Vogue Talents, dall'International Fur Federation (IFF). Il tema dell'edizione 2019? La responsabilità.

Yuliya Yuknovich, Eurasia REMIX winner
Yuliya Yuknovich, Eurasia REMIX winner

Dal 2004 - anno della fondazione del contest - REMIX ha dato l’opportunità a oltre 1000 studenti di 23 Paesi di entrare a far parte dei team delle più importanti maison di moda. Tra gli esempi di successo, Astrid Andersen che sfila con la sua collezione durante la settimana della moda londinese, Nicolas Martin Garcia che fa parte del design team di Roberto Cavalli, Sally Bohan, senior design di Patagonia.

“Il livello dei giovani designer che vediamo negli anni a REMIX mi stupisce ogni volta - spiega Mark Oaten, CEO di IFF - Mettere a confronto le menti creative di tutto il mondo e mostrare le loro capacità e competenze sono fondamentali per mantenere questo settore innovativo, vitale e moderno. REMIX continua e continuerà a spingere i confini della nostra industria, aiutando a cambiare la percezione della pelliccia. Siamo molto orgogliosi di promuovere uno dei materiali più sostenibili e naturali del settore della moda e continuiamo a incoraggiare i giovani talenti a sperimentarne la lavorazione”.

I 10 designer finalisti sono stati selezionati con un lungo processo iniziato a Settembre 2018: il 24 febbraio si sfideranno in una serata-evento a Milano per contendersi i numerosi premi in palio, comprendenti preziose esperienze formative. Ecco i loro nomi:

• Long Chen - Asia REMIX winner

• Yuliya Yuknovich - Eurasia REMIX winner

• Alessia Rose Legault - Canada

• Dong Wang - China

• Elina Aarela - Finland

• Christelle Tran Thiet - France

• Saskia Reggel - Germany

• Berivan Cemal - Netherlands

• Huseyin Ozer – Turkey

• Sirapop Dechraksa – USA

Sara Sozzani Maino, Deputy Editor in Chief Vogue Italia and Head of Vogue Talents, parte della giuria d'eccezione insieme a Gabriele Colangelo, Astrid Andersen, Bryanboy e Samantha De Reviziis, commenta: “La nuova generazione è il nostro futuro. Mai come in questo periodo storico è fondamentale guardare alla sostenibilità e iniziare a pensare di produrre in modo sostenibile. Remix da la possibilità ai designer di valorizzare il concetto di sostenibilità creando dei progetti ad hoc”.

Remix finale 2018
Remix finale 2018

Appuntamento a febbraio per la finalissima.

Qui i vincitori dello scorso anno.



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In occasione della giornata mondiale della pizza 2019, per voi una ricetta speciale di pizza gourmet firmata da Matteo Aloe che, insieme al fratello Salvatore, ha creato un format di pizzeria tanto tradizionale quanto innovativo, sotto il nome Berberè.

L’impeccabile semplicità della pizza Margherita o il gusto pieno della Mystic Pizza, raccontato nell’omonimo film del 1988? Difficile da scegliere, soprattutto se siete dei pizza-lovers.

Ma dietro a quel piatto che rappresenta la tradizione italiana-napoletana, esiste una vera e propria arte nel saper calibrare gli ingredienti, miscelarli, lavorarli, per poi esaltarli con i giusti abbinamenti. Non è, infatti, un caso che proprio la “pizza” è diventata patrimonio UNESCO, con un voto unanime comunicato con un tweet dallo stesso comitato.

Condivisa la riflessione che anche la pizza tradizionale richiede ingredienti di qualità, la denominazione gourmet viene attribuita a tutti quei pizzaioli che, al pari di uno chef, si fanno ambasciatori delle eccellenze, dando al proprio piatto sfornato uno stile tutto personale.

Così, in occasione della Giornata Mondiale della Pizza 2019, abbiamo selezionato con La Cucina Italiana una ricetta gourmet di Matteo Aloe: Pizza con crema di piselli, cipollotto, feta e uovo sodo. Un abbinamento insolito che delizierà i vostri palati.

Leggete su La Cucina Italiana la ricetta completa della pizza gourmet di Matteo Aloe.



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La foto di Reese Witherspoon con la madre e la figlia nel numero di febbraio di Vogue America (a cui è dedicata anche la copertina, scattata da Zoë Ghertner) fa strizzare gli occhi perché sembra un'illusione ottica: l'attrice, 42 anni, appare accanto alla madre Betty e alla figlia Ava Phillippe, 19 anni, ma potrebbe benissimo essere il volto della stessa persona replicato tre volte, con più o meno rughe. Il confronto generazionale infatti è sbalorditivo: sono tre gocce d'acqua.

Tutte e tre con i capelli biondi raccolti in uno chignon e lo stesso rossetto rosso brillante, le tre donne sono infatti simili in modo impressionante. E se la somiglianza con la figlia era già palese, ora è chiaro che nella famiglia Witherspoon l'ereditarietà della bellezza si è tramandata già da Betty Witherspoon, madre di Reese ed ex infermiera dell'ospedale di Vanderbilt a Nashville.

Quando la figlia è la copia della mamma
Reese Witherspoon e Ava Phillippe
Reese Witherspoon e Ava Phillippe
Getty ImagesCindy Crawford e Kaia Gerber
Cindy Crawford e Kaia Gerber
Getty Images e Rex FeaturesVanessa Paradis e Lily-Rose Depp
Vanessa Paradis e Lily-Rose Depp
Getty ImagesYolanda Hadid e Gigi Hadid
Yolanda Hadid e Gigi Hadid
Getty ImagesLisa Bonet e Zoë Kravitz
Lisa Bonet e Zoë Kravitz
Getty ImagesGoldie Hawn e Kate Hudson
Goldie Hawn e Kate Hudson
Getty ImagesCourtney Love e Frances Bean Cobain
Courtney Love e Frances Bean Cobain
Getty Images

Quando la figlia è la copia della mamma

La loro famiglia però non è l'unica a dimostrare che la bellezza è spesso questione di geni: abbiamo messo a confronto sette figlie famose con l'immagine delle madri alla loro stessa età (nella gallery sopra). Da Vanessa Paradis e Lily-Rose Depp a Cindy Crawford e Kaia Kerber, fino a Lisa Bonet e Zoë Kravitz, le giovani star sosie delle loro mamme sono tante, a dimostrazione che la bellezza è soprattutto questione di geni e di natura. Almeno fino ai 30 anni, perché poi è anche questione di stile di vita e mantenimento.

Mothers and daughters Look-alikes
Reese Witherspoon e Ava PhillippeBart Freundlich, Julianne Moore, Liv Helen Freundlichfrom Instagramfrom InstagramVanessa Paradis, Lily-Rose Deppfrom InstagramEleanor Lambert, Diane LaneReese Whiterspoon e AvaReese Whiterspoon e AvaCindy Crawford e Kaia Jordan GerberCaroline di Monaco con Charlotte e Pierre CasiraghiGwyneth Paltrow e MosesChris Martin e AppleCarol Maraj e Nicki MinajTina Knolwes, Beyoncé e Blue IvyYolanda Foster e Gigi HadidYolanda Foster e Gigi HadidJerry Hall e Georgia May JaggerJerry Hall e Elizabeth JaggerJerry Hall con Georgia May ed Elizabeth JaggerMick Jagger ed ElizabethPoppy e Cara DelevingnePoppy e Cara DelevingneCara, Poppy e Chloe DelevingneDemi Moore e Rumer WillisKim Kardashian, North West, Mary Jo e KrisKim Kardashian, North West, Mary Jo e KrisKris e Kendall JennerKim, Kourtney e Khloé Kardashian + Kendall e Kylie JennerKylie, Kim e Kendall JennerKris e Kylie JennerKendall e Kylie JennerMelanie Griffith e Dakota JohnsonMelanie Griffith e Dakota JohnsonMandy Dawn Cornett e Selena GomezMandy Dawn Cornett e Selena GomezGoldie Hawn e Kate HudsonKatie Holmes e SuriRyan Phillippe e AvaLisa Bonet e Zoe KravitzLisa Bonet e Zoe KravitzLenny e Zoe KravitzZoe e Lenny Kravitz con Lisa BonetSusan Sarandon, Eva Amurri e Marlowe MaeSusan Sarandon e Marlowe MaeJessica Simpson e Maxwell DrewMaxwell Drew (figlia di Jessica Simpson)Calico Serum Spf 15, & Other Stories BeautyRéponse Corrective Soin Correcteur de Rides, MatisHydrance Optimale Sérum Hydratant, AvèneBio-Regeneratif Serum, SjalAetas Salubris Day Nonox Cream, Santa Maria NovellaBrume Tonique, ResultimeCC Crema Correttiva, SIRPEACrema Corpo Viaggio Muschio Bianco, Acca KappaCrème Perfectrice Peonia, L'OccitaneDepurating Mask, CodigenSkin-Best Liquid Glow, BiothermAcido Ialuronico Crema Viso a Tripla Azione, L'ErbolarioGel-Creme Desalterant, ResultimeVisionnaire Nuit, LancomeHydra Lifting Soin Protection Capital Jeunesse, EisenbergHydrationPassion Crema24ore, Diego dalla PalmaIsoliss Fluide, UriageLa Lotion Hydratante, EviDens de Beauté365 Skin Repair, LancasterCréme de La Mer, La MerMagnificence Creme Rouge, LieracHydra Beauty Microsérum, ChanelHydragenist Gel-Crème Hydratant, LieracCrème Prodigieuse, NuxeMaxi-Germ, CBNPure Pulp Neo Gel Restautateur, VeldsRevitalizing Supreme Global Anti-Aging Creme Product, Estée LauderSkin Caviar Luxe Cream Sheer, La PrairieSab Blue My Daily Dose, Skin IncCreme Desalterante, ClarinsSublime Siero di Giovinezza, DermonSuper Multi Corrective Cream Spf30, Kiehl'sThe Night Moisturizer, EviDens de BeautéHydra Beauty Nutrition, ChanelNeovadiol Trattamento Giorno, VichyClinique Smart Collection, CliniqueSuper Aqua Créme Créme Jour, Guerlain

Mamme star con le figlie "mini-me"



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BIRKENSTOCK x VALENTINO
GREG KESSLER/KESSLER STUDIOGREG KESSLER/KESSLER STUDIOGREG KESSLER/KESSLER STUDIO©Greg Kessler/KesslerStudioGREG KESSLER/KESSLER STUDIO©Greg Kessler/KesslerStudio©Greg Kessler/KesslerStudio

BIRKENSTOCK x VALENTINO

È stata svelata ieri, a Parigi, alla sfilata Uomo Autunno Inverno 2019-20 di Valentino, la collaborazione nata tra la maison e il marchio di calzature Birkenstock.

Si tratta di due interpretazioni degli iconici sandali Arizona rivisti dal direttore creativo di Valentino Pierpaolo Piccioli, il primo declinato in rosso, il secondo in total black con logo VLTN. I modelli sono scesi in passerella sfoggiando le calzature in abbinamento a socks scuri.

I sandali saranno in vendita presso le boutique Valentino, sul sito valentino.com, negli store Birkenstock e su 1774.com.

Guardate la gallery dedicata alla collezione Birkenstock x Valentino e scoprite i due modelli nati dalla liaison.



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Oggi, 17 gennaio, è il compleanno di due persone. O forse di una sola. Oggi 17 gennaio è infatti il compleanno di Jim Carrey. Oggi 17 gennaio è infatti anche il compleanno di Andy Kaufman.

Jim Carrey & Andy Kaufman
Jim Carrey
Jim Carrey
Donaldson CollectionAndy Kaufman
Andy Kaufman
Jim BrittJim Carrey
Jim Carrey
RB/Bauer-GriffinAndy Kaufman
Andy Kaufman
Images PressJim Carrey
Jim Carrey
Frederick M. BrownAndy Kaufman
Andy Kaufman
Joan Adlen PhotographyJim Carrey
Jim Carrey
Jason LaVerisAndy Kaufman
Andy Kaufman
ABC Photo ArchivesJim Carrey
Jim Carrey
Jim SmealAndy Kaufman
Andy Kaufman
Paul NatkinJim Carrey
Jim Carrey
Alberto E. RodriguezAndy Kaufman
Andy Kaufman
David McGough

Jim Carrey & Andy Kaufman

Strana coincidenza, verrebbe da dire, guardando il calendario e pensando che proprio Jim Carrey è stato l'attore che ha impersonato Andy Kaufman (e il suo alter ego Tony Clifton) nel biopopic Man on The Moon diretto da Milos Forman. Strana coincidenza verrebbe da pensare guardando il documentario Jim and Andy proprio dedicato al backstage della pellicola di Forman in cui un Jim Carrey trasfigurato si annulla completamente per dare vita, letteralmente, ad Andy Kaufman dentro e fuori dal set.

Jim Carrey 1983 Interview

Due vite e due carriere che, pur non essendosi mai incontrate (Jim Carrey è nato vent'anni prima della scomparsa per un tumore ai polmoni del comico del SNL), si sono compenetrate a tal punto da aver dato vita a una tra le più incredibili leggende metropolitane: Jim Carrey sarebbe Andy Kaufman che, dopo aver finto la sua morte, si è sottoposto a pesante chirurgia plastica per cambiare identità. Se la leggenda è tanto suggestiva quanto improbabile, non lo sono invece gli elementi di contatto tra i due: Carrey si è sempre definito un fan sfegatato di Kaufman tanto da possederne alcuni cimeli tra cui le iconiche congas del comico, i due hanno uno stile di recitazione estremamente simile e alcune intuizioni nelle pellicole di Carrey sembrano, in parte, mutuate dagli sketch di Kaufman (in Io, Me & Irene il protagonista ha tre figli adottivi afro-americani così come Kaufman aveva dichiarato di avere tre figli adottivi che si rivelarono successivamente essere tre afro-americani adulti).

L'audizione per Man on the Moon

Ma soprattutto le due personalità condividono la maledizione e il talento di vivere con il sipario alzato: dove inizia inizia Jim "Facciadigomma" Carrey e dove invece il privato signor Carrey? Dov'è che il dramma dell'inconciliabilità tra figura pubblica e interiorità portato sullo schermo in Kidding non ricalca il dualismo in cui si trova a vivere oggi Jim Carrey? Dove le struggenti note di Everybody's Got to Learn Sometime di Beck, tema di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, si fermano sullo schermo e dove invece si propagano nello sguardo triste dell'attore canadese? A tal proposito, infatti, racconta Carrey che Gondry lo scelse proprio vedendolo in un momento di profonda disperazione e dicendogli "Sei così meraviglioso, rimani esattamente questo" con l'unico problema che il film venne girato a distanza di un anno da quel colloquio. Uno stile di contaminazione tra reale e recitato che Andy Kaufman ha portato all'eccesso, trasformando Andy Kaufman in attore sempre e a volte ritrasformandosi in Tony Clifton in un gioco di rimbalzi di personalità che, ancora oggi, lascia le vertigini.

The Stranger

Kaufman e Jim, due pionieri dell'arte della comicità, inarrestabili nonostante i tentativi di ingabbiamento dell'industry hollywoodiana (la macchietta Ace Ventura per uno, lo "straniero" Latka, nelle varie declinazioni, per l'altro), con alle spalle una ribellione furiosa all'etichetta di comico con risultati non sempre felici, come il pessimo Number 23 per Carrey o la lettura dell'intero libro di Il Grande Gatsby su un palco o ancora la rissa in diretta durante uno show comico in prima serata (qui sotto il video).

Fridays TV Show

Jim & Andy sono legati dal filo dell'incapacità di accontentarsi e accontentare, dall'esigenza, sempre e comunque, di spingersi qualche centimetro oltre il conosciuto per poter tracciare nuove strade e nuove vie. Quello del rispetto per un pubblico a cui è riconosciuto il coraggio e la capacità di potersi confrontare con qualcosa di inedito. Non sempre gradevole, non sempre efficace, non sempre eccellente, ma di sicuro nuovo.

Ed è facendo gli auguri a uno, vogliamo anche celebrare la figura dell'altro. Tanti auguri Any Carrey. Tanti auguri Jim Kaufman.



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Non c'è solo musica nella vita di Rihanna.

Dopo i numerosi successi nel campo fashion, diversi rumors (inclusa la rivista WWD) sostengono che Rihanna si sta preparando per una nuova avventura al fianco del colosso LVMH. E con molta probabilità, la label di moda (pare che porterà proprio il suo nome) sarà lanciata in concomitanza con il nono album dell'artista, previsto per la fine dell'anno.

Da quella sua prima dichiarazione d'amore del 2012, in occasione del Met Gala - "La moda è nel mio vicino futuro e ci stiamo lavorando, come già detto. Sarà sicuramente divertente: disegnerò cose che amo e che ispirano il mio stile" - Rihanna ha assunto diversi ruoli nel fashion system, non solo come testimonial.

Ha collaborato con Puma, ha chiuso la fashion week di New York con la collezione di lingerie Savage x Fenty (con il gruppo californiano TechStyle Fashion), celebrando la bellezza e la diversità del corpo femminile; è stata jewelry designer per Chopard; ha lanciato una linea beauty (con Kendo, controllato da LVMH), realizzata con formule di qualità adatte a ogni tipo di pelle e declinate in tonalità universali. Un impegno lavorativo importante che l'ha portata fuori dalle scene musicali per un periodo non troppo breve.

Tornando alla notizia, le fonti hanno dichiarato che alcuni dipendenti del gruppo LVMH, impegnati con Louis Vuitton e Celine, prenderanno parte a questo nuovo progetto al fianco di Rihanna. Il marchio, infatti, vuole posizionarsi all'interno della fetta del mercato moda-lusso. Se tutto verrà confermato, immaginiamo già l'ennesimo successo di Riri.



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I tempi che furono ammaliano e incantano, ma difficilmente saranno di nuovo. Gli apici topici di autostima incrollabile, consapevolezza ingualcibile, fighettume incommensurabile è meglio che siano attimi fuggiti di un passato tra il mitico e il mitologico, adolescenziale o giù di lì; è giusto che appartengano a epoche sepolte nelle quali la massima preoccupazione era portare il ciuffo a destra o a sinistra, con tutto quel che di ontologico ed estetico ne poteva conseguire. Beata gioventù di corpi in ebollizione, emozioni in suppurazione, convinzioni in divenire; così tumultuosa che, anche a rimpiangerla, prodest sia stata breve e conclusa. L’anelito al passato, insomma, tanto più vale quanto meno è soddisfatto: facciamocene una ragione. Non per la moda, tempio dell’eterno ritorno abitato da un Uroboro glamouroso che si muove in circoli nutrendosi della propria coda per cui la fine è l’inizio e l’inizio è la fine e tutto prima o poi riaccade, ad infinitum. Non è solo la promessa di giovinezza eterna soddisfatta con una giacchetta o gli skinny jeans, rinverdendo voghe remote con trovate au curant. È proprio una questione di ethos: si avanza rinculando, guardando fissi indietro come dannati danteschi. Ultimamente, per esempio, usa il remake frame by frame, a mo’ di moviola, di certi momenti gloriosi. Sono attimi differenti per ogni stilista, direttore creativo o maison, che però rimandano sempre all’adolescenza, o all’età d’oro, del marchio. Si reitera il successo del passato primigenio, a uso e consumo di un nuovo pubblico che lo richiede, e non importa che Paganini non ripeta, perché la speranza è di sfondare con la ristampa, come quando il greatest hits soppianta l’album nuovo che ritarda. Marc Jacobs ha ritirato fuori, paro paro, la collezione che nel 1992 gli costò il posto da Perry Ellis: una elegia grunge a conti fatti epocale, accolta ai tempi con scandalo da benpensanti e non. Donatella Versace continua a rovistare in archivio, riacchiappando le stampe, i vinili e le spille di Gianni, per combinarli in un caleidoscopio deflagrante esattamente come illo tempore. Torna Best Company, per i nostalgici paninari, e pure i volants Very Valentino. Operazioni grossomodo nostalgia che cozzano, o forse no, con un’epoca in apparenza sparata a tutta velocità verso il futuro. Invece ci si aggrappa al passato con le unghie. Certo, la moda può funzionare da favolosa macchina del tempo, e consolare meglio dei dolcetti di Proust, ma cercare di ripetere l’apice indiscusso è impresa vana, seppur utile ai commerci. Rifare il già fatto è un gesto compiaciuto e periglioso che Picasso aborriva, ma il problema è altrove. Nulla è uguale la seconda volta: non i corpi, non le teste, non i modi. Non la temperie e il contesto, soprattutto. La storia si ripete, certo, ma c’è sempre qualcosa che non torna. Il passato pungola quando è vago ricordo: riprodotto in dettaglio, come in un quadro iperrealista, svela solo il ridicolo, come i ciuffi abominevoli che ci piacevano tanto.

Vogue Italia, gennaio 2019, n.821, pag.33



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Storytelling ed esperienza, oggi, sono attributi indispensabili di qualsiasi produzione creativa. Pur magmatica e di non facile classificazione, la contemporaneità delle arti – minori e maggiori, sempre che la dicotomia abbia ancora senso – tende con vigore al coinvolgimento emotivo dello spettatore, portato fuori dalla dimensione contemplativa, e dunque statica, del passato, per godere di un incantamento personale, attivo, cangiante. L’opera, per essere efficace, deve insomma dialogare con l’individuo: la gratificazione attiva dell’io è aspetto nodale, ma si tratta di un personalismo che devia dalla piccolezza del me first per prendere strade produttive e stimolanti. Non sono solo le arti figurative, e i loro derivati, a insistere sulla narrativa ad personam: oggi anche il design si accosta allo storytelling, rompendo schemi e plasmando in modi inattesi dogmi incrollabili quali il rapporto tra forma e funzione.

Nella falange dei designer narratori, Sabine Marcelis (35 anni) è autore poliedrico, capace di irretire con una economia invero virtuosa di mezzi e di forme, ricorrendo alla resina come materiale d’elezione, al colore come strumento poetico, alla esattezza del disegno come volontà di chiarezza. Cresciuta in Nuova Zelanda ma formatasi a Eindhoven e oggi attiva a Rotterdam, la designer olandese attraversa pratiche e discipline focalizzando l’attenzione, sempre, sulle proprietà della materia. «Il mio lavoro spazia dall’architettura al design di oggetti, dalle collaborazioni con i marchi ai pezzi unici per le gallerie», racconta. «Quel che accomuna le diverse declinazioni della mia creatività è la fascinazione per materialità e processo produttivo. È la materia che plasma l’idea, non viceversa. Cerco attivamente un momento di stupore: i miei oggetti non si rivelano subito nella loro interezza, ma regalano sorprese a seconda del punto di vista da cui li si osserva».

Il più recente lavoro di Marcelis è una dimostrazione perfetta di questo teorema che unisce rigore scientifico ed evanescenza emozionale: una serie di fontane – oggetti effimeri senza una reale funzione d’uso; sculture cariche di una simbologia criptica che è un esercizio sottile di branding – create per Fendi ed esposte lo scorso dicembre a Design Miami. Il progetto, intitolato “The Shapes of Water”, celebra un decennio di incursioni immaginifiche del marchio romano nel campo del design di ricerca. Se però in passato Fendi ha collaborato con autori, emergenti e no, per produrre effettivi pezzi d’arredo, questa volta il campo d’azione si sposta in un territorio di pura suggestione concettuale, sospeso tra arte e design, tra prototipia e celebrazione, trovando proprio in Marcelis il demiurgo estetico, e nell’acqua, elemento caro alla maison – da “Histoire d’Eau”, il fashion film ante litteram che Jacques de Bascher girò nel 1977 per il lancio di Fendi 365, alla sponsorizzazione del restauro delle fontane romane con il programma “Fendi for Fountains”, allo show a Fontana di Trevi nel 2016 – il proprio fulcro. Le forme dell’acqua è un titolo eloquente ma ovvio; l’esecuzione invece è suggestiva: una serie di totem dinamici che materializzano nella solidità della resina e nella liquidità dell’acqua, su una base di travertino, alcuni caratteri e icone definenti del mondo Fendi, dai punti Selleria al logo FF; dalle geometrie dell’Astuccio alle arcate ritmiche del Palazzo della Civiltà Italiana, sede della maison. Il tutto trasfigurato dai colori pastosi dei tramonti romani e da iridescenze acquose. «Ho accettato questo progetto proprio perché astratto», dice Marcelis. «Mi affascina Roma, con la sua maestosità, e la non meno maestosa storia di Fendi». Il risultato è un misto di minimalismo e grandeur che invero sublima ed eleva la pomposità romana e il gusto sperticato della sperimentazione di Fendi. Non c’è funzione vera, se non l’esperienza di oggetti magici. «Lavoro in modo intuitivo», conclude Marcelis, «trovando modi di far dialogare forma e materia per creare emozioni». Design immateriale, dunque. Segno dei tempi: il reale oggi è una sola cosa con l’immaginario.

Vogue Italia, gennaio 2019, n.821, pag.50



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Quando parliamo di "pelle senza imperfezioni" non ci riferiamo soltanto a un incarnato senza brufoli, ma anche soffice e levigato. Affrontare irregolarità e ruvidezza alla radice comporta assicurarsi che la propria cura della pelle sia studiata a tavolino. Per una pelle impeccabile, le parole chiave sono esfoliazione e pulizia profonda. Solo in questo modo la vostra pelle apparirà al meglio.

COSA CAUSA LE IMPERFEZIONI DELLA PELLE? Forse avete già vinto la battaglia contro l’acne, ma la causa di una texture irregolare cioè non liscia è in buona sostanza la stessa. Secondo la dermatologa Sam Bunting, «I casi più tipici che osservo tra i miei pazienti sono quelli in cui la pelle è ostruita e congestionata a causa di acne non trattato o di prodotti per la pelle inadatti. Noto queste problematiche in persone che utilizzano regolarmente prodotti scelti perché di moda, come unguenti detergenti, olii comedogenici e fondotinta a lunga tenuta». E il problema è in crescita a causa degli aumentati livelli di inquinamento a livello globale e degli strati di trucco a lunga tenuta che garantiscono un’alta coprenza ma ostruiscono maggiormente i pori, soprattutto se avete una pelle che tende a farlo per natura. Alcuni studi clinici hanno scoperto che schermi e monitor emettono raggi dannosi per la salute della pelle, in quanto la luce visibile ad alta energia emessa da telefoni, computer e radiazioni elettromagnetiche scompongono i filamenti di alcune strutture del DNA delle pelle causandole danni.

COME OTTENERE UNA PELLE LEVIGATA Per una pelle levigata, occorre innanzitutto partire dalla pulizia che deve essere profonda sia al mattino che alla sera. Adottate il principio della doppia detersione - double cleanse - della tradizione giapponese e non lascerete alcun poro ostruito sul vostro percorso. Scegliete formulazioni non comedogene (senza ingredienti irritanti). Si tratta soprattutto dei detergenti venduti in farmacia, approvati dai dermatologici e che detergono in maniera impeccabile risultando più delicati sulla pelle.

Scegliete inoltre formulazioni non comedogene anche per le creme idratanti e le protezioni solari. I prodotti dalla texture meno oleosa e meno ostruente sono più delicati sulla pelle e le permettono di respirare meglio. Tra i marchi che offrono protezioni solari che non ostruiscono la pelle vi sono La Roche-Posay, Vichy e Avène.

18 prodotti 2019 per la pulizia del viso
Peter

IL CONSIGLIO DEL DERMATOLOGO I dermatologi spiegano come ottenere una pelle senza imperfezioni. Introducete ingredienti esfolianti, in particolare gli acidi, all’interno della vostra routine notturna al fine di massimizzare il rinnovamento cellulare. I dermatologi consigliano retinoidi, acido azelaico e nicotinamide per una profonda pulizia durante la notte.

«Se avete in programma una visita dal dermatologo, fatevi prescrivere un 4% idrochinone in associazione alla vitamina C (acido L-ascorbico) con Retin A (tretinoina) per promuovere il ricambio cellulare e liberare i pori ostruiti», afferma la Dr Bunting.

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IL CONSIGLIO DELL'ESTETISTA «La vitamina C è una delle migliori sostanze nutrienti per la pelle. Aiuta ad affinare le irregolarità della pelle in maniera naturale. Ma uno dei maggiori problemi dei prodotti alla vitamina C è che possono seccare la pelle. Scegliete quindi prodotti che contengano, oltre alla vitamina C, la vitamina E, la vitamina A o altri antiossidanti per aggiungere ulteriore idratazione», afferma la facialist taiwanese Su-Man. «Investite in un acido ialuronico di alta qualità; ha una fantastica abilità nel mantenere l’idratazione e riparare la barriera epidermica».

Vogue vi consiglia

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QUALI TRATTAMENTI PROFESSIONALI SCEGLIERE L’approccio consigliato dalla Dr Bunting prevede l’abbinamento di principi attivi farmaceutici e micro-needling medico presso un professionista. Il micro-needling è un rullo con mini aghi che, passato sulla superficie delle pelle, ne sollecita un reazione “ferita-guarigione”. Il processo restringe i pori dilatati migliorandone enormemente l’aspetto. La Dr Bunting aggiunge che la cura mirata della pelle prescritta da un dermatologo migliorerà velocemente l’aspetto dell’incarnato prevenendo la ricomparsa delle stesse problematiche.

COME FARE A CASA PROPRIA Come è possibile promuovere una pelle senza imperfezioni in maniera naturale a casa propria? Provate il regime di pulizia settimanale della pelle di Su-Man.

1. Esfoliate. Ma non troppo, in quanto può irritare la pelle causando brufoli. La parola chiave è equilibrio. Il consiglio per chi ha la pelle grassa è di esfoliare una volta alla settimana mentre coloro che hanno la pelle secca possono farlo da una a due volte alla settimana dal momento che sono maggiormente inclini a problemi legati ai pori ostruiti dovuti alla presenza di cellule morte. Su-Man consiglia di utilizzare un prodotto esfoliante che contenga un acido glicolico naturale piuttosto che un peeling chimico o altri metodi più abrasivi.

2. Idratate con una maschera. Mantenete la pelle morbida e sana con una maschera che nutre e idrata in profondità. Applicatela una-due volte alla settimana per dare maggior supporto alla pelle e mantenerla tonica e nutrita.



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Sono passati dieci anni da che Vogue Italia ha avviato la mappatura in divenire, enciclopedica senza pretesa di esaustività, della giovane creatività modaiola che va sotto il titolo di Vogue Talents. Materia magmatica in mai conclusa ridefinizione, inserita in una cronologia già di per sé accelerata: dieci anni, nella moda, sono un lasso di tempo pressoché infinito. Lo sono ancor più se si considera la galoppante digitalizzazione delle coscienze, con i capovolgimenti di prospettive estetiche, etiche e cognitive che questo comporta. La premessa è una captatio benevolentiae il cui scopo è semplice: sottolineare la difficoltà di definire in dettaglio quanto avvenuto, pur in considerazione della distanza storica, che per gli inizi di Talents a questo punto è sufficiente. Quel che parla è il consistente regesto accumulato in un decennio di scouting, fatto di fenomeni analizzati e nomi scovati, molti dei quali si trovano oggi in posizioni chiave all’interno del sistema. Non tutti, sia chiaro: la selezione naturale, sul campo, è durissima.

Oggi che la parola talent è usata allo sfinimento, fino a risultare vuota di significato, può sembrar strano che dieci anni fa non si guardasse con particolare attenzione ai creativi in erba, e invece è proprio così – il lento ricambio generazionale è piaga atavica della cultura italiana, benché il mondo fashion sia un territorio che eccede i confini nazionali. Però dopo l’universale Vogue pur sempre Italia ci sta, ed è dentro Vogue Italia che Talents ha preso forma. Franca Sozzani ha sempre creduto nei nomi nuovi, sostenendoli. La scintilla fu pratica. Racconta Sara Sozzani Maino, che di Vogue Talents è l’occhio e la mente – con un fitto network di collaboratori che avvistano e segnalano: «Nel mio ruolo redazionale per i servizi fotografici facevo continua ricerca, imbattendomi in marchi poco noti, o nuovissimi: Franca mi incaricò di formalizzare tutto». Il risultato fu un inserto, che ha presto dato vita a un archivio online e a una serie di azioni di supporto distribuite nel corso dell’anno. Vogue Talents, così, è divenuto un punto di riferimento tanto per i creativi alla ricerca di una piattaforma che li rendesse visibili, quanto per studi stilistici e marchi bisognosi di nuova linfa. Si schermisce Maino, riducendo il proprio ruolo a quello di facilitatore: «Un talento quando c’è emerge. Non ho scoperto o promosso nessuno, ho solo messo sotto uno spotlight». A beneficiare del proverbiale fascio di luce sono stati in molti, da Anthony Vaccarello a Massimo Giorgetti, da Jonathan Anderson a Marco De Vincenzo, da Simone Rocha a Luca Lin e Galib Gassanoff di Act N°1. Nel mentre, l’estensione geografica dello scouting, riflesso di un sistema sempre più globale, si è allargata a geografie un tempo impensabili. Vogue Talents si è pionieristicamente spinto fino a Middle East, Africa, America Latina. «I criteri di valutazione sono sempre gli stessi, ma vengono aggiustati in base alla maturità del Paese di riferimento: inutile valutare Central Saint Martins e scuola indiana allo stesso modo. Ciò che si ricerca nei talenti, sempre, è la capacità di raccontare una storia, l’originalità del punto di vista e la determinazione nel concretizzarlo», spiega Maino.

I dieci anni in questione sono stati sconvolgenti sotto ogni aspetto. Da che erano negletti, infatti, i giovani talenti sono divenuti il centro dell’attenzione, fulcro di un ciclo furibondo e distruttivo di ricerca del nuovo. Oggi che è diventata forma di entertainment, la moda ha una fame insaziabile di nomi freschi. Fame mitica, genere Kronos. Il risultato è che non si lascia a nessuno il tempo di maturare. Nel mentre, il talento è diventato una unità di misura della comunicazione: vince chi meglio riesce a far parlare di sé. Sono aumentati anche i canali di trasmissione, che spesso sono canali di autopromozione. Instagram, per esempio, è una vetrina attraverso la quale mettersi in mostra, scavalcando ogni azione di scouting e ogni forma di promozione dall’alto. Il che potrebbe essere il requiem per un progetto come Vogue Talents, non fosse che un punto di vista curatoriale, oggi, è indispensabile per navigare il mare magnum dell’offerta sovrabbondante. Che è quanto Vogue Talents continua a fare: offre un punto di vista, schietto, su quel che succede. È una piattaforma spartana: illumina, e poi getta nel vuoto del lavoro vero, senza buonismi.

Vogue Italia, gennaio 2019, n.821, pag.60

Ten years have passed since Vogue Italia started mapping young creativity in the fashion arena, an encyclopaedic project with no pretense to exhaustiveness that goes by the name Vogue Talents. A magmatic subject in continuous redefinition, inserted into an already hyper-accelerated chronology: ten years in fashion is equivalent to infinity in normal time. Even more so if we consider the headlong digitization of consciousness, with all the aesthetic, ethical and cognitive upheavals that this entails. The premise is a captatio benevolentiae whose purpose is simple: to underline the difficulty of defining in detail what has happened in view of the historical distance, which for the Talents project is already significant. It speaks to us in the form of a rather voluminous registry, accumulated over a decade of scouting, consisting of analyzed phenomena and discovered names, many of whom are now in key positions within the system. Not all of them, let's be clear: natural selection, out in the wilderness of real life, is unforgiving. Today, with the word talent having been overused and abused to the point of becoming meaningless, it may seem strange that ten years ago we wouldn’t have paid pay particular attention to budding creatives, but in fact we didn’t - slow generational change is an atavistic plague of Italian culture, even if the territory of the fashion world extends beyond national borders. But ‘Italia’ of course remains a worthy appendage to the universal Vogue name, and it is within the pages of Vogue Italia that Talents has evolved and taken shape. Franca Sozzani always believed in new names, in supporting them. The originary spark was motivated by practicality. Sara Sozzani Maino, the eye and mind of Vogue Talents, together with a dense network of scouts, tells us: "In my editorial role for the photo shoots, I was constantly searching, stumbling across little-known or very new brands. Franca simply told me to formalize everything". The result was an insert, which soon gave rise to an online archive and a series of support actions distributed throughout the year. Vogue Talents thus became a point of reference for creatives looking for a platform that would give them both visibility and access to stylistic studies and brands in need of new life. Maino is modest, minimizing her role to that of facilitator: "When talent is there, it emerges. I didn't discover or promote anything, I just shined a spotlight on it”. Many people have benefited from this proverbial beam of light, from Anthony Vaccarello and Massimo Giorgetti to Jonathan Anderson and Marco De Vincenzo, from Simone Rocha to Luca Lin and Galib Gassanoff of Act N°1. In the meantime, the geographical reach of scouting, consequent to an increasingly global system, has expanded to a scale once unimaginable. Vogue Talents has pioneered its way to the Middle East, Africa and Latin America. "The criteria for evaluation are always the same, but are adjusted according to the maturity of the country. It’s pointless to evaluate Central Saint Martins and a school in India in the same way. What we’re always looking for in talent is the ability to tell a story, an original point of view, and the determination to make it concrete", explains Maino. The ten years in question have been tumultuous in every respect. After generations of neglect, young talents have now become the center of attention, the focus of a furious and destructive cycle of searching for the new. Now that it has become a form of entertainment, fashion has an insatiable hunger for fresh new names. The mythical hunger of Kronos. As a result, no one has time to mature. Meanwhile, talent has become a unit of measure for communication: the winners are the ones who best manage to make people talk about them. The number of broadcasting channels has also exploded, and they’re often tailored for self-promotion. Instagram, for example, is a showcase for getting yourself seen while bypassing all the usual scouting and promotion from above. Which could be the requiem for a project like Vogue Talents, if not for the fact that nowadays a curatorial point of view is essential to navigate the mare magnum of superabundance. That's what Vogue Talents continues to do: it offers a straightforward viewpoint on what's happening. It is a spartan platform: it shines a light on talent, then tosses it into the void of real work, without any hand-holding



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Volumi ampi, silhouette bon ton e un mood lievemente ironico. Capi facili per una quotidianità elegante, raffinata. Carlotta Canepa presenta la sua nuova Primavera Estate 2019; è la sua quinta collezione ormai ma non cambia la sostanza del suo stile che parte sempre da una sofisticata ricerca sui tessuti. Tutti preziosi e di qualità. È del resto nel suo Dna familiare il rapporto con i materiali serici. L’azienda di famiglia, la Canepa Spa, produce sete di ottima qualità per molte griffe internazionali della moda dal 1966 quando la fondò il nonno di Carlotta.

Collezione Primavera Estate 2019
Collezione Primavera Estate 2019

«Dall’archivio storico mi piace recuperare disegni, stampe, colori che danno sempre un mood vintage alle collezioni», ci racconta lei stessa. «L’ultima - la SS2019 - in particolare, si ispira a un viaggio a tappe tra le culture del mondo alla scoperta di colori, arte e atmosfere: dal Messico con le sue tinte calde, tipo il corallo, passando per Parigi con i colori della bandiera - bianco rosso e blu - per approdare in Sudafrica con le tonalità del giallo, del viola, del marrone».

Collezione Primavera Estate 2019
Collezione Primavera Estate 2019

Sono 20 i modelli che propone, ognuno con una storia diversa, tutti perfetti per i più personali abbinamenti. Abiti e camicie leggere, gonne, trench e caban, completi che scivolano addosso con ampie svasature in una collezione che ha un ritmo vivace, giocato sugli incroci. Tutti i pattern animano anche gli interni dei tessuti sfoderati, cifra stilistica della designer.

Negli jaquards si esprime l’ispirazione alle micro culture dell’arts and crafts tessile del mondo intero, lo dimostrano gli ikat, gli effetti chiné e le armature chevron per le ampie gonne, i maxi geo e i quadrettati d’ispirazione déco, i rigati in mogador effetto rilievo per le immancabili righe che fanno da pentagramma a tutte le collezioni Carlotta. Tessuti di tradizione etnica realizzati con un savoir faire prezioso nei rasi di trama in pura seta, nei matelassé, nei filati interlacciati, nei lurex, nei fil coupé, nei twill e nei cotoni con trame particolari multicolor, come bourette di seta e seersucker.

Collezione Primavera Estate 2019
Collezione Primavera Estate 2019

Le stampe sono su pura seta habotai e crêpe de chine, su seersucker di cotone e viscosa con armatura quadrettata, fresco e leggero per la stagione calda. I disegni? Sono onde, pois geometrici, pannelli piazzati, quadrettati, floreali stilizzati e moderni feuillage. Mentre gli uniti hanno gli stessi colori gioiosi di stampe e jaquards per abbinamenti facili e fluidi.

Importante per la designer l’aspetto sostenibile del fare moda. Già nell’azienda di famiglia ha nel tempo guidato una sorta di conversione ante litteram verso il green, scegliendo di aderire a Green Peace Detox e lavorando a stretto contatto con Tessile e Salute di Biella e altre organizzazioni che lavorano alla continua ricerca dell’eliminazione delle sostanze tossiche dai processi.

Anche l’ultima collezione è improntata all’ecosostenibilità: i nuovi trench per la primavera 2019, per esempio, sono un particolare esempio di come la moda possa unire glamour, qualità ed ecologia. Sono realizzati in tessuto jacquard con filato bicolor effetto chiné, 100% eco, prodotti con Kitotex® SAVEtheWATER®, un vero e proprio brevetto firmato da Carlotta Canepa, che evita le microplastiche durante la tessitura a favore di una sostanza atossica, biodegradabile e biocompatibile che consente di ridurre fino al 90% il consumo di acqua, altresì calda, e il 40% di energia con considerevole risparmio di CO2.



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