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BEAUTY NEWS

Milano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilano Fashion Week: da Arthur Arbesser capelli da spirito liberoMilan Fashion Week: free and messy hair at Arthur Arbesser

Immaginate uno studio d’artista, una donna che lavora la ceramica, noncurante della polvere che le sporca i capelli, ignara delle ciocche che le ricadono sul volto perché concentratissima sulla sua opera di pura creatività. Siamo nel backstage di Arthur Arbesser, al primo giorno della Milano Fashion Week, e questa è l’ispirazione e il mood che truccatori e hairstylist hanno ricevuto e fatto propri. La donna musa a cui guardare, in particolare, è quella della ceramista viennese Vally Wieselthier, che operò in Austria durante gli anni Venti e Trenta del Novecento. Una personalità forte e indipendente, in epoca in cui essere donna non era certo semplice.

CAPELLI DISORDINATI (AD ARTE) «Capelli sporcati da acqua, sudore e materiale nell’immaginario; nella realtà una coda disfatta ricreata facendo un doppio nodo e mettendo alla fine un elastico. Così abbiamo ottenuto quell’effetto “chioma vissuta” di una donna dallo spirito libero, che non si interessa del proprio look, sicura di sé e presa dal suo lavoro di artista», spiega Angelo Rosa Uliana, art director di Toni&Guy. «Per le modelle con i capelli corti la scelta è ricaduta su un hair look ugualmente anticonformista: riga di lato e aspetto boyish anni Sessanta, volutamente alla maschietto».

MAKE-UP ALTRETTANTO LIBERO Sottolinea la vocazione “wild and free” di queste acconciature l’hairstylist Mari Ohashi: «un hair look che si sposa perfettamente con il makeup di Kiko, pensato in maniera del tutto “casuale”. In questo caso l’immagine è quella della ceramista che, una volta finito il lavoro sul tornio, si alza e con un po’ di materiale si sporca le dita e le passa sugli occhi, creando un trucco effetto vissuto. Come i suoi capelli, leggermente arruffati, metà sciolti e metà legati».

NELLA PRATICA Per sporcare ad arte i capelli lunghi e creare una finitura leggermente opaca alternata a un’altra più lucida, come se sulla chioma ci fosse una patina di polvere, sudore e materiali di lavoro, i ragazzi di Toni&Guy si sono affidati a quattro principali prodotti:

label.m Volume mousse, per ottenere volume, definizione e texture;

label.m Wax spray, per avere un effetto testurizzante, rimodellare la chioma, dare consistenza e creare look “leccati” all’indietro (vedi le modelle “maschietto”);

label.m Texturizing Volume Spray, per cotonare e sollevare le radici;

label.m Hold Gloss Spray, a effetto brillantezza immediato, con una tenuta compatta ma flessibile.

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La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19La Martina Autunno/Inverno 2018-19

La linea di confine tra business e leisure, classico e sportivo si fa sottilissima nella nuova collezione Autunno/Inverno 2018-19 La Martina: un guardaroba versatile, capace di conciliare le richieste di comfort e praticità e allo stesso tempo i diktat dello stile cui è fondamentale guardare nel workwear. Riferimento per eccellenza dello stile La Martina, non casualmente, è il giocatore di polo, che coniuga nel proprio lavoro una grande passione per il movimento, la natura, i cavalli e una cultura centenaria come quella legata allo sport le cui origini si perdono nella notte dei tempi, in quel 600 a.C. quando si scontrarono sul campo da gioco turcomanni e persiani.

L’ispirazione prende il via con il tema del viaggio: ad animare la collezione, infatti, è lo spirito del globetrotter, che a ogni latitudine e in qualsiasi situazione riesce a mantenere uno stile personale, arricchito però di volta in volta da dettagli “rubati” ai ricordi di viaggio delle terre attraversate.

Sono tre le linee entro cui si declina la collezione La Martina per l’Autunno/Inverno 2018-19:

  • per il mondo Lifestyle, continua il viaggio nei luoghi cari alla storia del polo, tra Argentina, Regno Unito e USA: il motivo guarda pampa, tipico del territorio sudamericano, impreziosisce, in versione stilizzata e grafica, i capi casual sui toni naturali, che spaziano dal grigio e nero al bianco, fino ad arrivare al rosso ciliegia; dalla Gran Bretagna arriva l’eco di subculture iconiche come Mod e Punk, che vestono di lettering ricamato e tartan i capi maschili e stampe liberty e animalier su abiti, blouson e jeans femminili che si colorano anche di effetto tartan; gli Stati Uniti, ultima tappa del viaggio nei luoghi del polo, suggeriscono cromie patriottiche come blue navy, bianco e rosso e, in tema materico, jersey tricot e tanto denim con dettagli che inneggiano alla location per eccellenza per i tornei del Gioco dei Re: gli Hamptons;
  • la label Heritage, che comprende i capi iconici ed essenziali che hanno fatto la storia del brand, tra cui le polo e le intramontabili giacche militari inglesi del comparto Guards. Protagoniste indiscusse di questa linea sono le polo, le camicie e le maglie tricot, accese di una palette cromatica ampia che abbraccia i bianchi, i  navy e i bordeaux, ma anche tonalità calde come i verdi sottobosco. La linea Heritalge accoglie la capsule collection di polo “Ciudades” – versioni speciali della classica polo La Martina personalizzate con riferimenti alle località invernali sede di tornei di polo in Argentina, Regno Unito e Stati Uniti – e la collezione “Guards”, nata per celebrare il legame mai sciolto tra Regno Unito e Argentina in nome del Polo e ispirata al look delle Guardie della Royal Family, ove il velluto liscio con lavorazione matelassé si illumina di bottoni gioiello;
  • anche per l’Autunno/Inverno 2018-19 torna l’esclusiva capsule collection dedicata a Maserati, che per questa edizione si divide in tre macro-temi ispirati ai cavalli di battaglia della Casa del Tridente: Quattroporte, anima classica e formale della collezione in materiale tecnico e toni scuri e sofisticati; St. Moritz, prima tappa del Maserati Polo Tour, ovvero la linea dedicata alla neve e allo sci; Ghibli, mondo di felpe, capi spalla e maglie tricot con personalizzazioni peculiari simbolo del sodalizio tra La Martina e Maserati.

Una collezione che, ancora una volta, saprà accendere l’animo sportivo di chiunque.

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Chiamarla tendenza è quasi una contraddizione, ma di fatto tendenza lo è. Eugene Souleiman nel backstage di Jil Sander – dove siamo entrati grazie a ghd – si ispira al set della sfilata, ma decide lo styling in base al taglio e al tipo di capello di ogni singola modella. Così facendo conferma uno dei principali input “dalla coda lunga”, giunti già dalle passerelle della stagione scorsa. L’idea è quella che il taglio rispetti la natura del capello e che lo styling – un minimo styling – non serva ad altro che a enfatizzarla. Ecco cosa Eugene, ci ha raccontato.

«L’ispirazione nasce dalle ragazze stesse e dal set. Il set appare come una combinazione tra la natura e lo spazio industriale. È uno spazio dove ci sono molti fiori, ma che rimane molto concreto. Per le acconciature ho dunque voluto realizzare qualcosa di molto minimal, che contenesse il “soffio” della natura».

«Sul set ci sono come delle crepe nel pavimento, da dove spuntano piante. Ho voluto creare pettinature intatte e contenute, ma dove la natura cerca di addentrarsi. Sono capelli apparentemente perfetti, ma leggermente lavorati con prodotti idratanti, in parte inumiditi con prodotti texturizzanti o acqua».

«La maggior parte delle teste sono state lisciate con le piastre ghd platinum+, col phon o con il ferro, ma se guardate bene ci sono capelli che fuoriescono qua e là. Le teste non sono standardizzate, ma ciascuna mostra una propria bellezza e una propria sensualità. Ci sono teste liscissime, altre ondulate, altre ancora ricce. Tutte estremamente naturali».

Ho usato molti prodotti diversi, a seconda del tipo di capello. Per accentuare la naturalità, ho usato combinazioni di prodotto sulle radici, in modo che alcune teste sembrassero come lavate da almeno due giorni. Quindi non pulitissime, ma neanche sporche. Alcune ragazze sono arrivate con capelli estremamente lisci e abbiamo usato prodotti texturizzanti per conferire un minimo di movimento e per renderli come più porosi. Su alcune ragazze invece abbiamo usato solo acqua. Su alcune ragazze asiatiche con capelli molto lisci abbiamo usato lacca per contenerli al massimo, e renderli ancora più lisci, ma il prodotto è rimasto invisibile».

«Piastre ghd platinum+ e phon sono stati usati praticamente su tutte le teste e in diversi modi, a seconda della tipologia del capello della modella».

«Ogni ragazza è diversa. Ciascuna mostra una pettinatura portabile e bellissima».

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Gucci Beauty non è solo una vetrina. Gucci Beauty non è nemmeno una galleria d’arte su Instagram. Gucci Beauty, il nuovo profilo Instagram della maison fiorentina, è infatti una narrazione per immagini che esalta la bellezza nella sua assoluta varietà, nelle sue molteplici manifestazioni, nella sua capacità di attraversare i secoli, le culture, le etnie e le nazioni.

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Title: María Teresa, Infanta of Spain, 1651 Author: Diego Velázquez Museum: Metropolitan Museum of Art, New York ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Diego Velázquez, the most important painter of Spain’s Golden Age, made this 1651 portrait of María Teresa, Infanta of Spain, as suitors began to inquire after the young princess. Velázquez influenced a generation of artists, including Picasso and Manet, and the drama of his portraiture is on full display in this rendering of the Infanta, who would become the Queen of France. The Infanta’s cheeks are flushed and rosy, seemingly glowing. The translucent butterfly ribbons in her hair add a touch of innocence, emphasizing that though the princess is heir to the throne, with all the responsibility that entails, she is also still a child. The piece is part of the @metmuseum’s collection. #GucciBeauty #TheMet— @lrsphm The Jules Bache Collection, 1949

Gucci Beauty (@guccibeauty) on Sep 18, 2018 at 6:53am PDT

Dai collari vittoriani alla bellezza di Cleopatra, dalle acconciature di Botticelli all’algido incarnato delle geishe del Giappone imperiale: la nuova “creatura” di Alessandro Michele è un inno alla personalità e all’empowerment femminile esplorato tanto attraverso le opere quanto attraverso gli interventi di storici e critici d’arte che vanno ad arricchirne la descrizione.

 

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Title: Woman with Marigold, 1876 Author: Felipe Santiago Gutiérrez Museum: LACMA, Los Angeles ⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ This 1876 portrait from @LACMA, one of the #GucciPlaces, of a native Latin American woman wearing a huipil (native blouse) and holding a marigold over her pregnant belly is emblematic of the artist’s ability to capture the spirit of the sitter within a moment. The painting is most likely a specific portrait, made within a genre of symbolic depictions of mothers, though the subjects of those paintings were usually white, making this painting a striking and meaningful exception — we are invited to consider her interior world. The painter, Felipe Santiago Gutierrez, was born in Mexico himself and became one of the first internationally known Mexican artists. #GucciBeauty — @lrsphm Image courtesy of LACMA

Gucci Beauty (@guccibeauty) on Sep 13, 2018 at 11:30am PDT

Il profilo Instagram, che al momento conta un’esposizione virtuale di 31 opere provenienti da numerose collezioni (tra cui gli Uffizi di Firenze), sarà il contesto prestigioso dove andranno in scena, in un gioco di giustapposizioni finalizzate a configurare in maniera puntuale la filosofia di Gucci, i nuovi prodotti beauty della casa di moda, le nuove fragranze, i look dalle sfilate e tutte le collaborazioni speciali con artisti e nuovi talenti.

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Emily RatajkowskiPradaSimone RochaMolly GoddardPreen by Thornton Bregazzi Dion Lee

Emily Ratajkowski non passa mai inosservata. Non solo per la sua bellezza, ma anche per i suoi ‘sexy look’ che fanno sempre discutere. Per l’after party organizzato da Netflix in occasione degli Emmy 2018, la modella e it girl ha sfoggiato un impalpabile abito longuette con spalle scoperte firmato Anaïs Jourden. Il vestito svelava la lingerie, mettendo in mostra il corpo scultoreo di Emily.

Le trasparenze sono tra le tendenze più amate delle ultime stagioni. Le proposte degli stilisti sono tantissime, e sono tanti i design perfetti per tutte, con silhouette più o meno stretch. Molti abiti sono dotati di leggeri slipdress interni che organze e tulle avvolgono come soffici nuvole.

Scoprite la nostra selezione su Vogue.it.

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Claudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x Aquazzura

Abbiamo intervistato Claudia Schiffer che, dall’anno scorso, è shoe designer per il luxury brand fiorentino Aquazzura, fondato dal designer Edgardo Osorio. Sette modelli in tutto, tra stivali, décolleté e ballerine, ispirati agli anni 90, per una capsule collection in edizione limitata, concepita grazie alla chimica creativa nata tra il designer sudamericano e la top model più fotografata di tutti i tempi.

A che cosa ti sei ispirata per questa collezione?          Sono tornata al mio guardaroba d’archivio. Ho scelto alcuni capi e accessori che mi hanno veramente ispirata e ho pensato a cosa volevo indossare, che non avessi già visto. Quando lavoro a una collezione, considero sempre cosa manca nel mio guardaroba e lo combino con i modelli che voglio acquistare. Poi cerco la qualità senza tempo e pongo l’attenzione su quei dettagli che fanno sì che continuerò ad amarla anche in futuro.

Come sei riuscita a fondere le tue idee con quelle di Edgardo Osorio?     Ho fatto riferimento alla sezione anni ‘90 del mio archivio: abiti con stampa leopardata, giubbotti di pelle con le borchie, cappotti di vernice, maglie di lurex e accessori con le fibbie. Poi li abbiamo combinati con i riferimenti fotografici di Helmut Newton scelti da Edgardo. Questo è stato il punto di partenza.

La collezione comprende molti stivali: è una sorta di fusion tra comfort e glamour? Sì, una scarpa deve essere qualcosa di bello e comodo che voglio portare adesso, ma che mi piacerà ancora moltissimo anche tra cinque anni. Se non è comoda, non porterò mai più quella scarpa, per quanto sia bella.

Ci sono anche le tua amate ballerine… Avendo avuto dei figli, e con la quantità di riunioni a cui partecipo, porto i modelli flat molto più che in passato, ma adoro ancora i tacchi per le serate o quando voglio rendere più elegante un look casual.

L’animalier invece, è un po’ il fil rouge delle collezione,  cosa ti evoca?  La stampa leopardata è una delle mie preferite. Mi fa pensare all’abbigliamento come espressione di potere, ma in un’accezione particolare: lo intendo come sinonimo di donne forte e di emancipazione femminile.

Cos’è rimasto oggi dell’estetica degli anni 90?     Quando stavamo pensando allo styling per il servizio fotografico, abbiamo rivisitato alcune tendenze fondamentali degli anni ’90, in particolare quelle che ci erano piaciute delle collezioni AI18. Lo abbiamo esplorato in un modo che sembrava giusto per me, da un abito a vestaglietta in seta leopardata a una jumpsuit vintage in satin nero, ricordando però che le protagoniste della scena erano le scarpe. Per esempio, il tronchetto Debbie è un modello fantastico che posso portare con un abito da cocktail per un look da sera decisamente elegante. Le molteplici fibbie si ispirano a uno dei mie giubbotti di pelle vintage e la versione in vernice nera a un trench di morbida vernice che ho fin dai primi anni 90. Analogamente, il Bowie è uno stivale al ginocchio a tacco alto, che ha una stampa leopardata e tigrata a contrasto per un tocco stilistico leggermente inaspettato. È uno dei miei modelli preferiti ed è decisamente morbido in termini di calzata, per cui posso pensare di portarlo molto semplicemente con un paio di jeans skinny.

Qual è lo scatto preferito che ti ritrae? L’elenco è troppo lungo! Gli shooting con Ellen (von Unwerth ndr.) per Guess sono stati uno spasso e hanno veramente lanciato la mia carriera. La mia prima copertina per Vogue con Herb Ritts è stata fondamentale. La cover con il gruppo delle supermodel per il numero 100° di Vogue USA, fotografata da Patrick Demarchelier, è stata stupenda e ha fatto fare un salto di qualità alla mia carriera. Anche le campagne di Richard Avedon per Versace e quelle di Arthur Elgort per Valentino, e molte altre.

Qualche episodio divertente legato alle scarpe ? Mi è capitato di perdere una scarpa o un tacco durante una sfilata. Ho sempre cercato di far finta di niente, ma qualche volta ho dovuto arrendermi, togliermi le scarpe e percorrere la passerella a piedi nudi.

Tra poco festeggerai 1 milione di follower su Instagram, cosa ne pensi delle potenzialità/rischi di questo mezzo? In termini di rischio, penso che si debba essere sempre molto attenti e riflessivi riguardo a ciò che si sceglie di postare. Per quanto riguarda il potere, è un modo fantastico per gestire la propria visibilità, ma anche per condividere esperienze con i propri followers e dimostrare apprezzamento per il loro sostegno.

Quali sono le giovani modelle che segui? Mi piace Cara Delevingne, che dà l’idea di una ragazza genuina, è una gran lavoratrice e una professionista, anche Poppy Delevingne che è un’attrice strepitosa come la sorella e adoro Adwoa Aboah, che ha usato il suo profilo e condiviso la sua esperienza personale in modo molto coraggioso e positivo.

Progetti futuri?         L’anno scorso ho festeggiato il mio 30° anniversario e ho lanciato un coffee table book, che ripercorre alcuni dei momenti più memorabili della mia carriera edito da Rizzoli International. Sono anche stata produttore esecutivo del film di mio marito “Kingsman – Il cerchio d’oro”. Quest’autunno, oltre alla collaborazione con Aquazzura, lancio la mia “AW18 Party Collection”, l’ultima delle mie proposte di make-up in edizione limitata, con nuovi must-have come lip gloss lucidissimi e tonalità di ombretti metallizzati. Presento anche un’altra collezione per la mia linea di calze, “Claudia Schiffer Legs”.

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Claudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x AquazzuraClaudia Schiffer x Aquazzura

Il designer di origine colombiana ha appena presentato a Milano la capsule collection a/i 2018-19 di Aquazzura con Claudia Schiffer. L’abbiamo intervistato.

Dopo la prima capsule, hai deciso di collaborare ancora con Claudia. Su cosa si basa la vostra affinità? Entrambi abbiamo una grande passione sia per la moda che per le scarpe. La prima collezione ha avuto un grande successo e per questo abbiamo lavorato anche su una capsule invernale con Claudia. Lei è una grande imprenditrice e donna moderna. Fa la modella, la mamma, ma ha anche un suo brand. Lavora e viaggia molto. Tutto questo sempre con grande classe ed eleganza, che trasmette al prodotto.

Che tipo di donna avevate in mente quando avete disegnato la collezione? Una donna moderna, multitasker: che lavora, fa la mamma, la moglie, ma le piace anche molto la moda e vuole essere sempre vestita bene.

Che cosa bisognerebbe recuperare del mood degli anni 90 secondo te? Abbiamo preso spunto dalla parte più glam degli anni 90, dalle foto di Newton, da Berlino a Parigi, quando c’era una grande sensualità nella moda.

Che materiali hai usato per i modelli della collezione? Come hai lavorato per ottenere la massima qualità? Ci sono finissaggi particolari e innovativi che vuoi segnalarci? Tanto animalier che per noi è un nuovo neutral, tanto camoscio morbido negli stivali cascanti ma anche tanti tessuti lucidi per brillare la sera.

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Etro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule CollectionEtro 50 Capsule Collection

Etro festeggia i primi 50 anni. Fondata nel 1968, oggi la Maison festeggia questo importante anniversario con una mostra molto speciale che celebra le radici e la cultura del brand. Dopotutto, la storia di Etro inizia con il motivo Paisley – germoglio della palma di dattero, di origine mesopotamica e riconosciuto come simbolo di fertilità e lunga vita -, una costante che caratterizza l’intero lavoro del marchio, rappresentando, anche per questo, un unicum. Non è un caso, dunque, che Etro abbia scelto proprio il Museo delle Culture di Milano come location per la mostra Generation Paisley, che verrà inaugurata sabato 22 settembre e che il pubblico potrà visitare gratuitamente dal 23 settembre al 14 ottobre.

Per l’occasione, inoltre, sarà presentata la capsule collection Etro 50, realizzata da Veronica e Kean Etro. La collezione – che conta T-shirt, felpe, maglie e accessori come foulard in seta e cashmere, slip-on in pelle ricamata, uno zaino e un portafoglio – unisce lo spirito culturale della fine degli anni Sessanta con un design contemporaneo e street. Tutti i capi sono caratterizzati da una stampa esclusiva che mixa il motivo paisley con la scritta “Faithful to Love and Beauty” reso in una grafica psichedelica con forme geometriche e ironici personaggi cartoon. La capsule sarà disponibile a partire dal 22 settembre presso il flagship store milanese e online su etro.com, da ottobre in una serie di selezionati Etro store nelle più importanti città del mondo.

Generation Paisley MUDEC – via Tortona 56, 20144 Milano dal 23 settembre al 14 ottobre

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Cover Vintage MinaCarla Bruni by Giampaolo SguraCover Vintage MinaGisele Bündchen by Luigi and IangoMaria Carla Boscono by Dario CatellaniKaren Elson by Luigi and IangoRemington Williams by Luigi and Iango

«Mina ha influenzato il costume», scrive Massimiliano Pani nel numero di ottobre di Vogue Italia, dedicato proprio a sua madre. «Già dagli inizi, le ragazze la presero a modello pettinandosi, truccandosi e vestendosi come lei, cercando di assomigliarle. Poi, dopo il ’78, la sua immagine è passata solamente attraverso le copertine dei suoi progetti musicali. Con Mauro Balletti ha costruito per eccesso e per sottrazione un infinito “photo book” di Mine-nonMine. Proprio con Mauro siamo andati, mesi fa, da Vogue Italia per proporre una collaborazione che vertesse sul lavoro di “Mina e l’immagine”».

Il risultato è una carrellata senza precedenti di immagini in cui top model di fama mondiale e icone della femminilità italiana posano per fotografi e artisti internazionali interpretando a loro modo lo stile unico di questa inconfondibile artista, a 60 anni dal suo debutto alla Bussola e a 40 da quell’addio alle scene che ne ha ulteriormente alimentato il mito. Su una delle copertine del numero, scattata da Luigi & Iango, impressionante la somiglianza di Gisele Bündchen, che per ricrearne la sensualità e le espressioni si è preparata guardando i video dell’artista. E poi molte altre “nonMine” che verranno mostrate in anteprima venerdì 21 settembre a Milano al cinema Manzoni durante Making Love, il party di Vogue Italia che ogni anno rappresenta il clou della fashion week, e che per questa edizione è appunto “A Vogue Tribute To Mina”. Dove famosi performer italiani e internazionali si metteranno alla prova con i grandi successi di Mina, accompagnati dal pubblico che sarà chiamato a prendere anch’esso parte all’evento.

Nel numero in edicola dal 2 ottobre la più famosa top italiana di sempre, l’ex first lady di Francia e oggi cantautrice Carla Bruni, interpreta Mina per l’obiettivo di Giampaolo Sgura, che ha fotografato altre nove italiane (i cui nomi verranno rivelati durante il party). Ancora una super model di casa nostra, Mariacarla Boscono, viene inseguita da Dario Catellani per le strade di Cremona, la città della “Tigre”. Oltre a Gisele, il duo composto da Luigi Murenu e Iango Henzi ha fatto rivisitare storiche immagini della cantante alle top model internazionali Guinevere Van Seenus (nella famosa versione barbuta dell’album Salomè), Karen Elson e Remington Williams.

Dopo Gisele, verranno svelate nei prossimi giorni sul profilo Instagram di Vogue Italia una seconda e una terza copertina. La quarta è un’immagine inedita di Mina opera di Mauro Balletti – dal 1972 suo ritrattista e firma di tutte le copertine (un centinaio) che dal ritiro dalle scene sono il suo unico palcoscenico – e ispirata alla rivoluzionaria cover realizzata nel 1950 per Vogue America dal maestro Erwin Blumenfeld. «Partendo da una mia immagine inedita di Mina», spiega Balletti, «ho voluto rendere omaggio alla splendida fotografia della modella con rossetto, neo e eyeliner di Blumenfeld: un ritratto sorprendente, che richiama la cartellonistica della Belle Époque. Ho quindi realizzato un “Frankenstein”, una delle mie operazioni estetiche che nascono quando mi accorgo, per esempio, che la bocca migliore per un’immagine è presente in un’altra foto. Qui ho tolto il naso, con l’aiuto di Stefano Anselmo, il make up artist che collabora con me da sempre. Anche questa immagine è stata concordata con Mina».

«Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto oltre un anno fa, quando la famiglia di Mina ci ha proposto di collaborare in occasione dei suoi 60 anni di carriera», dice Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia. «Abbiamo pensato che sarebbe stato bello celebrare non la Mina cantante, ma la Mina straordinaria creatrice di immagine, e l’impatto che ha avuto sul mondo della moda, del beauty, della cultura pop in generale. Abbiamo così chiesto a una serie di fotografi e stylist, italiani e non, di lavorare sulle sue referenze: ne è uscito un numero monografico di incredibile varietà, a conferma di quanto fertile sia il suo immaginario. La cosa che mi è piaciuta di più? Che l’operazione non ha nulla di vintage, ma è anzi totalmente contemporanea».

Michael Bailey Gates per esempio ha voluto come modella la drag queen Aquaria, vincitrice dell’ultima edizione del talent RuPaul’s Drag Race. Altri servizi ispirati a Mina sono stati scattati da Andrea Artemisio, Annemarieke Van Drimmelen, Paul Kookier, Raymond Meier e Sarah Moon. Completano lo speciale di quasi 100 pagine testi in cui lo stile rivoluzionario di Mina e la sua influenza sull’immagine di moda in tutto il mondo sono commentati, tra gli altri, dall’editor in chief di W Stefano Tonchi, dal direttore creativo Giovanna Battaglia, dal fashion editor George Cortina, dall’artista islandese Ragnar Kjartansson, dal casting director Piergiorgio Del Moro, dalla make up artist Fulvia Farolfi e dal giornalista Angelo Flaccavento.

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La Regina Elizabeth IIKate, Duchessa di CambridgeHarryHarry, Duca di CambridgeCarolina di MonacoSavannah PhillipsLa Principessa AnneIl Principe Haakon, la Principessa Mette-Marit di NorvegiaRe Willem-Alexander e la Regina Maxima dei Paesi BassiIl Principe Naruhito e la Principessa Masako

Sono i migliori amici dell’umanità. Sono svegli, presenti, privi di giudizio e in grado di esprimere un affetto incondizionato e senza riserve tale da migliorare istantaneamente chiunque abbia il privilegio di averli vicini.

Sono i cani (e non solo loro), animali che definire “da compagnia” sarebbe riduttivo dato che sono in grado di  riempire la vita di gioia a tutti. Reali inclusi. Non è un caso quindi che le teste coronate, forse anche per una certa solitudine imposta dal loro ruolo, abbiano una vera e propria passione per i “pelosi”.

A partire, ovviamente, dalla Regina Elisabetta II che della sua passione per i corgi, animali di indole coraggiosa e indomita, ha fatto vero e proprio elemento distintivo. Nella famiglia reale inglese si contano però anche  altri “rappresentanti” della razza canis lupus familiaris: ad esempio Lupo, English Cocker Spaniel di Kate e William o i due Jack Russell (Bluebell e Beth) adottati da Camilla, Duchessa di Cornovaglia o, ancora, i bull terrier della Principessa Anne (che le hanno dato più di un grattacapo).

Guardando fuori dalla terra di Albione, non possiamo non citare Yuri, il cane della famiglia reale giapponese, il labradoodle nero Milly Kakao della Royal Family norvegese, o il black lab Skipper dei Sovrani di Norvegia. Non manca all’appello nemmeno il Principato di Monaco che ha come “mascotte” il french bulldog Romeo di proprietà della Principessa Carolina. Anche se, ammettiamolo, davanti all’affetto di un cane, ci sentiamo tutti principi e principesse.

Sfogliate la nostra gallery per scoprire tutti i royal puppies del mondo.

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Constanza Cavalli EtroFw is for...Fendi di wiissa per FendiNanushka by Chantal AndersonPaternoster di Wim Wenders per Jil SanderKILON SHELE GAN GAN di Dafe Oboro per Mowalola Studio

Un progetto culturale inclusivo, totalmente democratico e molto ambizioso. Con un obiettivo: comunicare qualcosa di nuovo. Constanza Cavalli Etro, fondatrice e direttrice di Fashion Film Festival Milano, ha le idee molto chiare quando nel 2014 inizia a lavorare alla prima edizione di quello che sarebbe diventato un punto di riferimento per giovani registi e addetti ai lavori, oltre che per tutti gli appassionati di cinema e moda.

“Quando sono arrivata a Milano (dal Messico, ndr) avevo in mente tantissimi progetti. L’illuminazione, però, è arrivata con Fashion Film Festival. Ho capito subito che era la strada giusta”. Se da un lato c’è il desiderio di creare un evento aperto a tutti, per aprire il fashion system al grande pubblico, dall’altro la piena consapevolezza del crescente potenziale del video come mezzo di comunicazione universale. L’intuizione è quella giusta: il lancio di FFFM è un successo.

Da allora ogni anno la manifestazione cresce e si evolve, grazie all’impegno e alla passione di un team tutto al femminile, ma anche all’entusiasmo di un pubblico attento e al sostegno di uno sponsor importante come Grey Goose. Tant’è. Quest’anno la manifestazione raddoppia la durata – si passa da 3 a 6 giorni – e, parallelamente, aumentano i film in programma e i numerosi progetti speciali, tra tutti FFFMilanoForWomen e FFFMilanoForGreen.

Ma andiamo con ordine. Il festival si svolge dal 20 al 25 settembre nelle sale dell’Anteo Palazzo del Cinema, in via Milazzo 6 a Milano, con un programma giornaliero che presenta una selezione ufficiale di 200 film in concorso insieme a un’eccezionale offertà off contest con attività e contenuti collaterali, tra cui proiezioni e conversations legate ai temi cari di quest’anno: empowerment femminile e sostenibilità.

Vogliamo supportare le giovani donne di talento al 100%. Ecco perché l’anno scorso abbiamo creato il format FFFMilanoForWomen, che quest’anno ritorna con la serie documentaristica Elles e uno special talk con Caroline Corbetta, Alina Marazzi e Vicky Lawton, tre donne divine a confronto che condividono esperienze e punti di vista diversi in un dialogo aperto con il pubblico” racconta Constanza.

La grande novità, invece, è FFFMilanoForGreen: un impegno concreto per sensibilizzare il pubblico su una tematica attualissima come la sostenibilità, legata all’industria della moda – una delle più inquinanti al mondo. “RiverBlue è un documentario (pluripremiato) di protesta sociale molto forte, che ha lasciato senza parole tutti. Sono davvero orgogliosa di presentarlo al Festival insieme a Orsola De Castro, fondatrice di Fashion Revolution, e Luigi Caccia, presidente di ItalDenim”.

In calendario, però, non mancano titoli importanti dedicati al fashion world. A cominciare dala première dell’attesissimo McQueen, in uscita nelle sale italiane nel 2019, che inaugura la manifestazione giovedì 20 settembre, fino a We Margiela, il documentario sulla storia enigmatica di Martin Margiela e sulla genesi di una delle più influenti case di moda dei nostri tempi.

FFFMilano si conclude martedì 25 settembre, con l’Award Ceremony nella meravigliosa cornice della Triennale di Milano, dove i 16 vincitori verranno premiati dalla giuria 2018, che quest’anno vanta nomi del calibro di Paz Vega, Max Vadukul, Bianca Balti, Pablo Arroyo e Piera Detassis. Durante la serata, inoltre, sarà consegnato anche il premio speciale Live the moment tribute by GREY GOOSE.

Il marchio di vodka francese, inoltre, partecipa attivamente alla manifestazione con una rassegna di aperitivi nella splendida cornice del giardino dell’Anteo, rinominato per l’occasione Atelier Grey Goose. Sono quattro gli appuntamenti esclusivi a cui sarà possibile partecipare – su accredito – per scoprire le storie di successo di Sabella Potì, Luca Angeli, Alice De Togni, Diego Cusano e Giulia Achenza.

Insomma, FFFMilano si riconferma un appuntamento unico nel suo genere, a cui tutti gli aspiranti registi dovrebbero partecipare. “A chi desidera intraprendere questa strada consiglio sempre di venire al festival. Non ci sono scuse, e poi è gratuito! È il primo passo per rendersi conto di quello che sta succedendo oggi in questo campo. E poi fare, rischiare, mettersi in gioco. Oggi basta davvero poco, a volte è sufficiente un iPhone per creare una bella storia”.

Fashion Film Festival Milano 2018 dal 20 al 25 settembre presso Anteo Palazzo del Cinema, via Milazzo 9 Milano Scoprite qui il programma completo della quinta edizione di Fashion Film Festival Milano

Di seguito, una selezione di fashion film a cura di Constanza Cavalli Etro.

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Oggi, 19 settembre,  arriverà nelle sale italiane “Gli Incredibili 2” che segue di oltre 10 anni l’uscita del film Disney·Pixar   “Gli Incredibili – Una “Normale” Famiglia di Supereroi”, premiato con l’Oscar® come Miglior lungometraggio d’animazione.

La famiglia più “incredibile” del mondo verrà messa ancora una volta alla prova e sarà necessario per i suoi componenti sfoggiare ancora i loro superpoteri.

Tra tutti i personaggi del film, di cui potete guardare il trailer qui

uno dei preferiti – in particolare tra tutti coloro che amano la moda – è Edna Mode, stilista dei supereroi che possiede un impeccabile senso del design, un’acuta comprensione della tecnologia più sofisticata e una impareggiabile professionalità. Creativa e visionaria, auspica il ritorno dei supereroi per poter ancora una volta sbizzarrirsi nella creazione di super costumi eleganti e funzionali.

Brad Bird, il regista del film – che la doppia nella versione originale –  la descrive così: “Edna domina qualsiasi luogo in cui faccia il suo ingresso. A prescindere dall’importanza delle persone che la circondano, che sono spesso supereroi, la sua personalità è sempre dominante. In fondo tutti noi ci appelliamo alla nostra Edna interiore nei momenti in cui ci sentiamo più sicuri”.

 

Ma chi è Edna Mode? Lo abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti del mondo della moda, che la raccontano nel video.

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La Sauna Perlaga dall'esternoL'internoL'internoTinozza idromassaggioL'internoCantine FerrariVigneti FerrariCantine FerrariVigneti FerrariVigneti Ferrari

C’è qualcosa che rende meglio l’idea di relax e abbandono di un tuffo in un bicchiere di bollicine? La nuova Sauna Perlage di QC Terme Dolomiti e Cantine Ferrari avvicina questo sogno di piacere alla realtà unendo in una sola esperienza le due bolle anti-stress per eccellenza: quelle dell’idromassaggio e quelle del vino spumante.

Appena inaugurata nel giardino del centro termale di Pozza di Fassa, la sauna, con una vetrata vista Dolomiti, è rivestita esternamente da oltre 150 bottiglie firmate Ferrari incastonate in posizione simbolica a rappresentare il “remuage” (la nota rotazione periodica che si fa fare alle bottiglie di bollicine). L’interno, invece, è realizzato con 50 casse in legno originali e più di 500 tappi di sughero sapientemente sistemati nella seduta, che diventa così massaggiante.

A completare la “degustazione” di benessere, a pochi passi dalla sauna c’è una botte recuperata dagli archivi storici delle Cantine Ferrari e trasformata in una vasca idromassaggio abbinata, in cui immergersi e distendersi dopo i 15 minuti consigliati dentro la sauna. Magari con un bicchiere di bollicine a bordo vasca.

Come per le bottiglie del Trentodoc Ferrari, che per creare le bollicine restano a riposare in posizione orizzontale dai 2 ai 10 anni, anche il nostro corpo nell’idromassaggio si ricarica, fortunatamente in un tempo ben più breve: in circa 20 minuti tra le sue bolle la pelle si purifica e i muscoli si rilassano.

Una volta fatta la Sauna Perlage e usciti dalla botte, il centro QC Terme Dolomiti, immerso nella natura della Val di Fassa e alimentato con l’acqua termale della sorgente Alloch, offre tanto altro: vasche idromassaggio interne ed esterne, percorsi kneipp, cascate d’acqua, bagno giapponese, bagni a vapore, saune (anche con uno schermo che trasmette cortometraggi), biosaune, stanze del sale e aree relax.

Infine, ampio spazio è dedicato ai massaggi e all’esperienza gastronomica con diversi appuntamenti quotidiani tra i quali il buffet del pranzo e l’Aperiterme del venerdì sera, firmato ovviamente Cantine Ferrari. Come si dice nella lingua ladina dolomitica per brindare: Vives!

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Jessica Chastain in Ralph LaurenKeira Knightely in ChanelCharlotte Cardin in ChanelKeira Knightely in ChanelOlivia Palermo in Roger Vivier Emma Stone in Louis VuittonNicole Kidman in Bottega Veneta Carey Mulligan in ChanelSofia Boutella in DiorIrina Shayk in Versace Alexa Chung in IntimissimiJourdan Dunn in IntimissimiZendaya in Ralph&RussoRosie Huntington-Whiteley in VersaceRita OraNaomi Campbell in VersaceRaynald Aeschlimann, Nicole Kidman

Settembre, tempo di fashion week. Da New York a Parigi, passando per Londra e Milano, abbiamo selezionato i look più belli sfoggiati dalle star agli eventi più glamour di questo mese dedicato alle Collezioni Primavera Estate 2019. Tra questi, il memorabile abito oro Versace indossato da Irina Shayk a New York in occasione dei Daily Front Row’s Fashion Media Awards.

Moda a parte, sono tantissime le attrici volate in Canada per il Toronto International Film Festival. Le più eleganti sul red carpet? Sicuramente Carey Mulligan in Chanel e Sofia Boutella in Dior. Senza dimenticare Nicole Kidman, favolosa in completo Bottega Veneta, e la splendida Keira Knightely, che in più occasioni ha puntato sul total white, lungo e firmato Chanel.

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photographed by Courtesy press office

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Da Cinecittà al Festival di Venezia, a Hollywood (e felice ritorno): conosciamo tutti la parabola di Sophia Loren, che il 20 settembre compie 84 anni. Noi vogliamo farle gli auguri in chiave fashion, ripercorrendo nella gallery l’epoca in cui rappresentava l’incarnazione della Dolce Vita. E passava da semplici abiti con scollo a cuore ai vestiti principeschi che l’hanno eletta regina di Cannes. Il suo stile era disseminato di pizzo, abiti con scollo all’americana e cristallizzato nell’estetica Dior. Indossò infatti abiti realizzati su misura dallo stilista di Dior, Marc Bohan, con tanto di collane di diamanti  e, durante gli anni 60, aggiunse al guardaroba abiti a tubino che completavano la sua nuova immagine fatta di capelli cotonati e un trucco degli occhi dall’allure felina.

Portava cappotti Guy Laroche e abiti da cocktail, borse Gucci e cappelli a secchiello. La sua silhouette era slanciata sia che portasse tailleur pied-de-poule o creazioni haute couture, come l’abito mantella a maniche lunghe di Dior che indossò nel 1966 sul set del film Arabesque.

In onore dell’84esimo compleanno della leggendaria attrice, Vogue vi porta le sue cartoline di stile più glamour.

Testo di Ellen Burley

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Vogue Italia celebra i 60 anni di carriera di Mina attraverso servizi e shooting che ne ripercorrono le tappe stilistiche e le scelte estetiche. Ascoltando chi, con lei, ha lavorato e costruito un’immagine sempre nuova, ma anche lasciando la parola ai nuovi creativi che a Mina si ispirano per decostruire/ricostruire l’immagine e giocare con la moda

Dal ’78 Mina ha scelto una forma alquanto personale di iconoclastia: la negazione pubblica di sé, radicale e sovversiva. Si è ribellata e liberata della legge somma della società dello spettacolo: ci sei solo se appari, meglio se in streaming continuo. E come la ninfa Eco, è diventata a presenza immateriale, seppur forte. Di lei è rimasta la voce, inconfondibile e indimenticabile, le copertine dei dischi, le paparazzate non richieste e sovente imbarazzanti. Che si conceda o che si neghi, Mina comanda con piglio risoluto la propria immagine. Oggi si rivela col contagocce, intabarrata in  dolcevita neri, un po’ suora, un po’ strega di Biancaneve, la treccia in nuance coi Ray Ban fumé; ieri, cambiava, trucco, parrucco e vestiti in una carambolante prefigurazione del potere pervasivo del look che lascia annichiliti e ammirati. Nell’Italietta provinciale e spensierata del boom, e in quella impensierita e un po’ meno provinciale del ’68, Mina Mazzini fu un’autentica icona di stile: un personaggio capace di scuotere perbenismo e benpensanti a colpi di atteggiamenti spregiudicati, amori impossibili e look sensazionali. Oggi Mina non è più persona, ma personaggio: è distante ma calda, statuaria ma non finta. Anzi, è proprio questo misto che la fa unica, che alla fine la avvicina al pubblico, rendendola vera e comprensibile, non entità aliena fatta di solo etere. In molte la hanno imitata e la imitano, ma lei rimane lì, sola e originale. Iperfemmina sfuggente, senza le sopracciglia.

Estratto dall’articolo di Angelo Flaccavento su “Vogue Italia” di ottobre

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Arthur Miller e Marilyn Monroe, in un servizio di Casa Vogue

La bellezza allo stato di natura, e le tante forme che assume. È quella del sogno agreste che Arthur Miller e Marilyn Monroe coltivano a Roxbury, nel Connecticut tra gli anni 50 e 60, dove per cinque anni vivono in una semplice casa del 700, con la veranda che guarda le colline circostanti, mentre lo studio dello scrittore è una capanna nel bosco, tra i rododentri in cima alla collina. È quella del fiordo sulle cui rocce si affaccia la piccola cabin che lo studio Snøhetta ha disegnato per Sølve Sundsbø, tra i più noti fotografi di moda contemporanei, e la sua grande famiglia. Ha le forme e le fragranze delle essenze e delle piante aromatiche che la scrittrice inglese Maggie Barrett ha voluto nel suo giardino in progress affacciato sulla campagna senese e che il celebre fotografo Joel Meyerowitz, marito di Maggie, ha ritratto. Oppure si declina nelle forme del Liberty dell’aristocratica villa Pisani Dossi, che dai primi del 900 domina il lago di Como. Sulle pagine di questo numero, poi, un dialogo fatto di colori, soluzioni tecniche e stilistiche sempre diverse, protagoniste le forme più attuali del progetto d’arredo a confronto con quelle della moda.

L'articolo Casa Vogue ottobre 2018. A casa di Arthur e Marilyn, e non solo… sembra essere il primo su Vogue.it.



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Fotografo e pittore milanese, Mauro Balletti scatta la prima copertina di Mina nel 1973. Dal ’78, il suo set sarà l’unico palcoscenico su cui la cantante si mostrerà, delegandogli il proprio messaggio estetico e visivo. Facendo del proprio volto lo schermo su cui leggere una traccia in più. Nel suo portfolio, il più ricco e trasgressivo ciclo di copertine della storia della musica italiana.

Raro caso di ritrattista devoto a un solo personaggio – si può pensare a Man Ray e Kiki de Montparnasse – la collaborazione tra i due è nata nel 1972 per l’intuito della cantante che, durante le riprese di uno spot per la Tassoni, chiese a Balletti diciannovenne di farle qualche scatto (lui non possedeva una macchina fotografica): «Quando ci siamo incontrati per la prima volta, Mina sapeva che io disegnavo. Perché non mi fai delle foto?  Ha visto ciò che avrei saputo fare. Pochi mesi dopo, è il 1973, c’è già la nostra prima copertina, Frutta e verdura/Amanti di valore quella con il sigaro. La vera scoperta fu però un’altra, cioè che lei sapesse subito quando la foto c’era. Non sono tanti i soggetti capaci di questo. Lei sentiva se la luce e l’inquadratura fossero giuste, se il significato voluto, fosse lì». Insieme hanno attraversato decenni di evoluzione tecnica, nella ripresa e poi nella manipolazione delle immagini. Hanno anticipato i tempi, creando incroci surreali come la copertina di Canarino Mannaro del 1994, dove Balletti ha mescolato un frame tratto da una cassetta Vhs con una stampa settecentesca. Ancora a mano, senza tecnologia. «Siamo stati i primi a creare una copertina con un’immagine digitale, Sorelle Lumière, nel 1992, con un Mac, quando per salvare un’immagine da trenta mega, ci volevano sette minuti e andavamo a bere un caffè. Nel 2001 abbiamo fatto saltare i collegamenti internet di allora, mettendo online il video Mina in Studio. Io non sono nostalgico, come fotografo, ma è lei a guardare in avanti. Ed è un caso raro, nel mondo musicale italiano in cui la tentazione diventa sempre più guardare indietro, il revival». «Forse è la sua velocità di pensiero» continua Balletti «una memoria e un cervello leonardesco, una volontà di conoscere e connettere l’intelligenza. Anche con la tecnica, una cosa non è cambiata: la velocità. Buona la prima!». Nel corso della lunga intervista su Vogue Italia, Balletti definisce il sodalizio artistico con la cantante “un rapporto d’amore, nato prima ancora di conoscerla”. E una “rappresentazione iconografica del suo pensiero”.

Estratto dall’intervista di Michele Neri su “Vogue Italia”

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i-am-cheni-am-cheni-am-cheni-am-cheni-am-chenKatie Ann McGuiganKatie Ann McGuiganKatie Ann McGuiganKatie Ann McGuiganKatie Ann McGuiganMicol RagniMicol RagniMicol RagniMicol RagniMicol RagniZILVER by Pedro LourençoZILVER by Pedro LourençoZILVER by Pedro LourençoZILVER by Pedro LourençoZILVER by Pedro LourençoZILVER by Pedro LourençoColterColterColter

La Settimana della Moda di Londra è arrivata ed è svanita in un batter d’occhio. L’edizione Primavera Estate 2019 ha visto protagonista una straordinaria varietà di talenti tra cui il deliziosamente eccentrico Richard Quinn (qui vedete la sua collezione Autunno Inverno 2018-19 ora negli store).

I debutti più interessanti di questa stagione di sfilate comprendono alcuni volti noti ma anche talenti giovanissimi freschi di laurea. Ciò che li accomuna è il desiderio di sovvertire e spingersi ai confini della moda contemporanea. Continueranno in questa direzione? Lo scopriremo seguendo la loro crescita e percorso.

i-am-chen Dalla lussureggiante brughiera dello Yorkshire alle colline di Hollywood arrivano le creazioni di i-am-chen, marchio vincitore del Fashion Scout Merit, creato dalla mente di Zhi Chen, che catturano lo spirito degli anni ’60 citando geometrie e David Hockney. Chen si ispira all’era del divertimento spensierato della moda. Il suo marchio di fabbrica, la maglieria trattata con lavorazioni di manipolazione tecnica, produce uno splendido effetto materico.

Katie Ann McGuigan Con l’esito di Brexit sempre più incombente sorprende notare come la stilista irlandese Katie Ann McGuigan sia stata tra le pochissime ad affrontare la questione all’interno della propria collezione. McGuigan, che ha base a Londra, si è concentrata sul potere aggregante dello sport e sui recenti successi dell’Inghilterra ai mondiali di calcio. I suoi capi scommettono tutto sui maglioni argyle portati dai giocatori di golf e su rivisitazioni ironiche delle magliette in jersey dei calciatori. “L’aspetto più importante è divertirmi facendo ciò che faccio e andare al lavoro al mio studio ogni mattina col sorriso e l’entusiasmo dentro,” ci ha raccontato.

Colter La canadese Sherri Colter non aveva una sfilata o una presentazione questa stagione, dopotutto è solo la sua prima. Ha presentato le proprie creazioni all’interno dei Designer Showrooms al numero 180 dello Strand. “Questa collezione si fonda su ciò che amo,” ci dice citando le stampe digitali dipinte e i ricami a mano realizzati con scarti tessuti che si ispirano all’esperienze lavorative presso Anna Sui, Peter Pilotto e Erdem. La sostenibilità è un tema a lei caro: le stampe digitali sono scelte per preservare l’acqua e la produzione avviene in Europa tranne che i ricami realizzati in Inghilterra. All’insegna di una moda con una coscienza.

Micol Ragni Bjork e Rihanna sono fan della stilista italiana Micol Ragni. Il motivo è lampante: il suo debutto alla LFW è caratterizzato da quel tipo di teatro concettuale e capi che sembrano pensati appositamente per esibirsi sul palco. Micol ha dato vita ad una bellezza imponente e statuaria. La sua è una femminilità indomita e temibile. È il ritratto di una femminilità intensa in un periodo in cui il dibattito sulle politiche di genere è carico di tensione.

ZILVER by Pedro Lourenço Pedro Lourenço è un nome noto nella moda. Tuttavia, questa stagione ha presentato il suo ultimo progetto, un marchio di nome ZILVER, che rappresenta il tentativo di Lourenço di spostare il dialogo da ‘moda sostenibile’ a ‘moda etica’. La sostenibilità è spesso utilizzata come strategia di marketing,” ci spiega. Le parole ricorrenti sono “impegno” e “onestà”. La collezione dalle influenze sportive si accompagna ad etichette che spiegano da dove provengono i tessuti. Il livello di trasparenza sta diventando un fattore sempre più importante.

Yuhan Wang Questa stagione Lulu Kennedy ha selezionato Yuhan Wang, fresca di laurea al Central Saint Martins, per presentare le proprie creazioni all’interno del suo incubatore di moda Fashion East. L’expertise di Wang risiede nel modo in cui ‘disseziona’ la sessualità femminile. Lavora principalmente con tessuti trasparenti, una manifestazione del suo desiderio di scoprire cosa c’è sotto. Che sia il nuovo talento di cui parleranno tutti in futuro?

Testo di PAUL MCLAUCHLAN

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Vogue Italia celebra Mina: la cover di Mauro Balletti

 Sessant’anni di carriera. Sul numero di ottobre, Vogue Italia festeggia Mina, i suoi successi e il suo stile, nella reintepretazioni (tra le altre) di Gisele Bündchen e Carla Bruni, e anche nella versione originale. Una delle quattro copertine del numero è un’immagine inedita dell’artista, opera di Mauro Balletti, che dal 1972 è il suo ritrattista e firma di tutte le copertine (un centinaio) che dal ritiro dalle scene sono il suo unico palcoscenico.

L’immagine è ispirata alla rivoluzionaria cover realizzata nel 1950 per Vogue America dal maestro Erwin Blumenfeld. «Partendo da una mia immagine inedita di Mina», spiega Balletti, «ho voluto rendere omaggio alla splendida fotografia della modella con rossetto, neo e eyeliner di Blumenfeld: un ritratto sorprendente, che richiama la cartellonistica della Belle Époque. Ho quindi realizzato un “Frankenstein”, una delle mie operazioni estetiche che nascono quando mi accorgo, per esempio, che la bocca migliore per un’immagine è presente in un’altra foto. Qui ho tolto il naso, con l’aiuto di Stefano Anselmo, il make up artist che collabora con me da sempre. Anche questa immagine è stata concordata con Mina».

«Mina ha influenzato il costume», scrive Massimiliano Pani nel numero di ottobre di Vogue Italia dedicato a sua madre. «Già dagli inizi, le ragazze la presero a modello pettinandosi, truccandosi e vestendosi come lei, cercando di assomigliarle. Poi, dopo il ’78, la sua immagine è passata solamente attraverso le copertine dei suoi progetti musicali. Con Mauro Balletti ha costruito per eccesso e per sottrazione un infinito “photo book” di Mine-nonMine. Proprio con Mauro siamo andati, mesi fa, da Vogue Italia per proporre una collaborazione che vertesse sul lavoro di “Mina e l’immagine”».

 

Photographer and painter Mauro Balletti Make up Stefano Anselmo

 

 

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