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BEAUTY NEWS

Si chiama Rose Inc. ed è una nuova linea di make up, lanciata da una supermodella, Rosie Huntington Whiteley, che ha utilizzato Instagram per fare l’annuncio. Lo slogan che accompagna l’iniziativa è “Beauty from the Insider out”. Occorre dire, però, che la modella non è nuova a questo mondo, poiché attualmente ha già una linea di trucco chiamata Rosie for Autograph, venduta da Marks & Spencer, quindi solo in Inghilterra. E proprio Rose Inc. potrebbe segnare un’espansione in tutto il mondo. Non ci resta che attendere, anche se, dalle prime immagini, si ha l’impressione di entrare in un… Barbie world, dove a predominare è il rosa e l’allure zuccherosa.

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Fashion Fruits: la moda stampa frutta

Fashion Fruits: la moda stampa frutta

Cercate il tropical touch per il vostro look basic? Puntate su accessori con stampa o dettagli ananas. Ma non solo, ci sono anche banane, limoni e avocadi: perché la stampa frutta è un vero trend anche quest’estate. Scoprite di più su Glamour di giugno a pag. 70 e nella nostra gallery.

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C’è qualcosa nelle ragazze londinesi che le rende immediatamente riconoscibili e, altrettanto subitaneamente, magnetiche: un loro speciale “senso della misura” in tutto ciò che sono e che fanno. Un misto di calore europeo e distacco nordico fa sì che quando ne incontri una, come a noi è capitato con Quentin Jones, hai subito voglia di farci amicizia. Composte ma non impettite, ironiche ma non sarcastiche, selezionano con cura le parole da utilizzare. La loro eleganza non è mai urlata e, al contempo, riescono a rendere elegante la più casual delle mise. Non solo: anche quando hanno una vita scandita da un turbinio di attività diversissime, mettono da parte eventuali isterie e ostentano un controllo serafico su ogni cosa. In questo Quentin Jones è maestra. Ex modella laureata in Filosofia, è pittrice, illustratrice, regista, moglie, madre, artista. E ora, a 34 anni, anche designer: esce a fine maggio la capsule collection per Marella che porta il suo nome, Quentin Jones X Marella ART 365. Una limited edition interamente in bianco e nero, disponibile online e presso gli store Marella. L’artista accarezza mentre passeggia per il negozio milanese dove la incontriamo.

Quentin Jones fotografata da Frederico Martins.

Quentin Jones fotografata da Frederico Martins.

C’è un capo che ti piace più degli altri? «La giacca kimono che indosso: di giorno la porto con pantaloni e sneakers, di sera con gonna e tacchi. Perfetto per chi, come me, dopo il lavoro magari si ferma fuori a cena». Quindi, nel disegnare la capsule, avevi in mente una donna a tua immagine e somiglianza. «Avevo in mente proprio me stessa. Mi sono chiesta: che cosa mi colpisce quando entro in un negozio?». E ti sei risposta? «Le stampe optical e gli accostamenti arditi». Et voilà. «Et voilà questa capsule dove ho preso due pattern classici come le righe e pois e li ho messi l’uno accanto all’altro. Ecco il tocco di modernità che piacerà alle ragazzine. O a chi, come me, si sente sempre ragazzina dentro, anche se ha già un figlio e ne aspetta un altro». Sarà un maschietto anche lui? «Sono quasi sicura di sì». Il primo l’hai chiamato Grey, “grigio” in italiano. Il secondo? «Aspetto la certezza che sia un bimbo, poi vaglierò un nome altrettanto originale. Pensa che tutti credono che abbia scelto “grigio” perché è la tinta che si ricava miscelando il bianco e il nero, i due colori della mia arte». Non è così? «È meno poetico: alle medie, il ragazzo più simpatico e in gamba della scuola si chiamava Grey. Mi è rimasto impresso da allora». La maternità ha cambiato molto la tua vita? «Ho ridotto le uscite serali, soprattutto ora che sono incinta: meglio stare a casa che essere l’unica sobria della festa. Inoltre, mentre prima leggevo parecchio, adesso ascolto gli audiolibri, così posso tenere lo sguardo fisso sul bambino. Ah, e poi non posso più permettermi di avere il frigo vuoto». Nessun impatto sul lavoro? «Sono diventate più tollerante: i figli ti insegnano che la perfezione non esiste. Ma anche più  efficiente: non avendo tempo da perdere, devo capire rapidamente che cosa funziona e che cosa no. Quando vivevo e lavoravo a New York, invece, potevo permettermi di “sprecare” anche dieci giorni di tentativi ed errori su progetti che non avrebbero mai visto la luce del sole». Ti eri trasferita a New York per lavoro? «Per cambiare». Per quale motivo, poi, sei rientrata a Londra? «Per mio marito. Ma lo sto convincendo a tornare negli States». Lui di che cosa si occupa? «George [Northcott, ndr] sviluppa nuovi business legati alla tecnologia. E nuovi modi di irritarmi». Stai ridendo! Raccontacene uno. «Versa il tè nel modo sbagliato». Deduco che il galateo sia importante per te. «Posso impazzire se, al ristorante, la gente al tavolo accanto al mio mangia in maniera disgustosa». Origini aristocratiche? «Sono figlia di due architetti che hanno a cuore le buone maniere». Le insegni anche a Grey? «Ho sempre pensato che sarei stata severa con lui, invece sta crescendo un po’ viziato. Sai, io sono spesso all’estero per lavoro e le tate sono più morbide». Vita movimentata: scelta consapevole o obbligata? «Consapevole. Come tutta la mia generazione, ho una soglia di attenzione bassissima. Per tener vivo l’interesse ho bisogno di cambiare spesso: città, progetti, tipo di lavoro». Ecco perché una modella si iscrive a Filosofia, si laurea, poi fa inversione di rotta e sceglie Arti Grafiche. «Filosofia mi è servita però: mi ha regalato una buona capacità analitica e l’attitudine a lavorare sodo. Qualità che tanti artisti si sognano». E del tuo passato nella moda, che cosa ti è tornato utile? «I contatti. Il fare la modella, di per sé, non è stata una grandissima risorsa». Però per alcuni dei tuoi progetti posi ancora. «A volte uso me stessa per sperimentare senza inibizioni. Per un video, per esempio, mi sono filmata completamente nuda e ricoperta di vernice nera. Non l’avrei chiesto a nessun’altra e io non mi sarei prestata con nessun altro». Perché? «Mi sarei sentita a disagio». Parli come una che c’è passata. «Ci siamo passate tutte. Ora se ne discute molto ed è un bene ma, almeno nel mondo della moda, era risaputo da tempo che le ragazze spesso si trovavano in situazioni imbarazzanti. Non si tratta solo di avances indesiderate: a 14 anni le agenzie ti permettono di posare mezza nuda in servizi ambigui, dove ti viene chiesto di assumere atteggiamenti da donna. È sbagliato, ma lo capisci dopo: a quell’età sei solo contenta di essere stata scelta». In una recente intervista, Sharon Stone ha dichiarato che, quando è uscito Basic Instinct, si è resa conto che la sua bellezza le dava un grande potere sugli uomini. Tu quando l’hai capito? «Al liceo. Tornando a casa con la divisa della scuola, notavo gli sguardi, le attenzioni di troppo. D’altra parte, proponendo icone adolescenti, la fashion industry inculca nella società l’equazione “più giovane uguale più bella”. Ora, però, grazie all’ondata di scandali, assistiamo ai primi segnali di cambiamento». Sarebbero? «C’è una grande voglia di dar spazio alle donne: nel cinema, nella moda, nell’arte, ovunque. È il momento di farsi avanti per chiunque abbia un sogno». Qual è il tuo? «Un film da regista. Dammi ancora un 5-6 anni…».
Per? «Per farmi conoscere. A fine 2018, per esempio, girerò un corto con Jessica Biel. È un primo passo». Lavori con Jessica Biel, alle sfilate vieni immortalata accanto ad Anna Wintour: i contatti non ti mancano. «Ma non bastano. Occorre instaurare un rapporto di fiducia cieca con la persona con cui collabori e con le celebs non è sempre facile: la maggior parte è troppo preoccupata di perdere il controllo della propria immagine». Una che, invece, con te ha corso il rischio? «Miley Cyrus con cui ho girato un video qualche anno fa. Lei accoglieva con entusiasmo qualsiasi mia richiesta: dalle smorfie provocanti al mostrarsi con il seno coperto solo da una croce di scotch. Non le importava di quello che avrebbero pensato gli altri. Non è da tutti essere così sicuri di sé». Tu lo sei? «Vorrei esserlo di più». Che cosa ti manca? «La certezza che dopo ogni lavoro ce ne sarà un altro. E poi un altro ancora. Ma forse questo è il prezzo da pagare per poter continuare a cambiare».

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Qauutrocentotrenta mila euro a sostegno dei designer di nuova generazione e delle start up più innovative in campo moda: questo in sintesi l’Andam Fashion Award che ha appena annunciato i 15 i brand finalisti dell’edizione 2018. Ciascuno avrà l’opportunità, nel prossimo incontro con la giuria, di presentare il suo progetto creativo per vincere uno dei 4 premi finali. “La selezione dei talenti della nostra ventinovesima edizione riflette la qualità altissima dei progetti che abbiamo ricevuto ma anche la loro varietà e soprattutto la ferma volontà dei designer di influenzare l’ecosistema francese della moda attraverso lo sviluppo e la crescita dei loro brand”. A dirlo è Nathalie Dufour, fondatrice e direttore del Premio.

Ecco quali sono esattamente i premi in palio.

  1. L’Andam Grand Prize di 250mila euro.
  2. Il Creative Label Prize con 100mila euro.
  3. L’Accessories Prize di 50mila euro.
  4. E per finire il Fashion Innovation Prize con 30mila euro.

I cinque finalisti dell’ANDAM GRAND PRIZE sono:

  1. A-COLD WALL, brand fondato da Samuel Ross, è la risposta sartoriale francese alla street culture di Londra.
  2. ATLEIN Ha già vinto il premio Andam per la prima collezione nel 2016. Il lavoro di Antonin Tron si concentra sul corpo, sulla sua tensione, l’energia e il movimento.
  3. CECILIE BAHNSEN Già finalista dell’LVMH Prize, Cecilie trae ispirazione dalle tecniche di lavorazione tradizionali e le utilizza in modi innovativi con la sovrapposizione di materiali trasparenti e opachi, che creano un look moderno e affascinante.
  4. FACETASM e il suo design nato per emozionare e divertire chi lo indossa
  5. ECKHAUS LATTA un brand americano fondato da Mike Eckhaus e Zoe Latta che sperimenta diversi linguaggi: il design, l’art performance e l’audiovisual.

I quattro finalisti per il Creative Label Prize sono invece

  1. AFTERHOMEWORK Pierre Kaczmarek ha fondato il suo brand quando aveva 15 anni (da qui il nome del suo brand – dopo i compiti). Prende ispirazione dallo street wear ed è amatissimo dagli artisti
  2. KEVIN GERMANIER Svizzero d’origine ha studiato alla Central Saint-Martins e ha fatto stage
  3. LUDOVIC DE SAINT-SERNIN Giovanissimo, ha solo 27 anni e disegna collezioni di abiti e calzature no gender.
  4. NEITH NYER Di origine brasiliana, il designer Francisco Terra ha studiato a Parigi all’Istituto Marangoni. La sua moda s’ispira alla cultura popolare. E le sue collezioni sono per lui “pezzi di un diario personale”.

I tre finalisti del Accessories Prize

  1. D’HEYGERE Stéphanie D’heyger, belga d’origine, è stato jewellery designer per Margiela e per Dior e ha appena lanciato il suo brand.
  2. PB0110. Label by Philipp Bree. Crede negli oggetti “amati” quelli che durano una vita. E per questo produce borse e accessori scegliendo in tutta Europa le migliori materie prime.
  3. WORN OFFICIAL Brand fondato nel 2015 dal duo Magdalena Brozda e Pauline Famy. Che disegnano, tra arte e design, oggetti indossabili che sono anche borse.

I tre finalisti del Fashion Innovation Prize

  1. COLORIFIX: un rivoluzionario processo di tintura basato sulla biologia sintetica che riduce drasticamente l’impatto ambientale
  2. DACO: come usare l’Intelligenza Artificiale e le tecnologie di riconoscimento delle immagini per controllare e confrontare il lavoro dei concorrenti
  3. TEKYN un servizio di produzione di moda 4.0 on-demand

A tutti loro facciamo i nostri migliori auguri!

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La giacca Kate, icona delle collezioni firmate Colombo, è stata ri-editata per venire incontro alle esigenze delle donne 2.0.

Rimane una costante il savoir-fair Made in Italy, dalla morbidezza della mano al fit impeccabile, ma il caban Wind Kate (evoluzione della Kate) è versatile, pensato per una donna dinamica che viaggia e vive la città.

È un capo outerwear moderno e chic, perfetto per il repentino cambio di temperature. L’esterno è in microfibra windproof, ricco di dettagli pratici e funzionali come la doppia chiusura e il cappuccio nascosto nel collo; l’interno è in cashmere fleece in tono, per mantenere comfort e calore a contatto con il corpo.

Kate, Wind Kate

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Molti anni prima dell’era Instagram, Marilyn Monroe era una influencer nata, con una vita sempre sotto i riflettori, perfettamente immortalata in una serie di immagini iconiche. Il primo giugno avrebbe compiuto 92 anni, la stessa età della regina Elisabetta, e la maggior parte delle sue fotografie rivela una donna sicura della propria immagine, tanto quanto le più esperte Insta-girl di oggi. Grazie ai suoi ook accattivanti, l’attrice ha rubato il cuore di celeb e fan, sia che salutasse la folla dalla macchina in parata per il concorso di Miss America (dove, nonostante non fosse tra le partecipanti, erano per lei gli applausi più fragorosi ed entusiasti), sia che si presentasse sul red carpet in uno dei tipici abiti senza spalline.

Da “A qualcuno piace caldo” a “Quando la moglie è in vacanza”, passando per “Gli uomini preferisco le bionde”, sul grande schermo Marilyn definì il ruolo della pin up bionda, una parte che le riusciva altrettanto bene anche fuori dal set. Si pensi alla sua apparizione del 1955 al gala per la raccolta fondi a Madison Square Garden dove, strizzata dentro un corsetto, fece diversi giri lungo il perimetro sul dorso di un elefante salutata da una folla in adorazione. O all’apparizione del 1954 quando assunse il ruolo di maschera per la première di “La Valle dell’Eden” per una serata di raccolti fondi a favore dell’Astor Theatre Actors’ Studio.

Anche circondata da fan e colleghi in adorazione Marilyn brillava di luce propria. Rappresentava l’esatto opposto del glamour riservato di Audrey Hepburn la quale, nonostante Truman Capote si fosse espresso a favore di Marilyn, si guadagnò la parte di Holly Golightly in “Colazione da Tiffany”. Il talento e il carisma di Marilyn erano tali che nemmeno i colleghi di Hollywood potevano negarlo. Si vedano le immagini dei tanti party glamour che frequentava dove nemmeno personaggi del calibro di Humphrey Bogart o Sir Laurence Olivier potevano fare a meno di guardarla abbagliati dalla sua stella. (È nota la foto del 1953 che ritrae Bogart ammaliato dal decolleté di Marilyn nonostante sedesse proprio accanto alla moglie, Lauren Bacall). Naturalmente, ora sappiamo che Marilyn era una donna molto più complessa di quello che le immagini sembrano suggerire: irrequieta, indipendente, fragile e misteriosa. Aveva il mondo ai suoi piedi eppure, come da lei affermato, veniva passata da un uomo potente all’altro “come un pezzo di carne”. Nonostante le tante immagini iconiche, Marilyn Monroe rimane un enigma senza tempo.

In omaggio al suo 92mo compleanno, Vogue vi invita alla scoperta delle immagini più rare di questa icona di Hollywood e dei suoi favolosi look.

di Lucy Maguire

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Dopo la presentazione digitale della collezione moda uomo, un montaggio di video e immagini, Vivienne Westwood annuncia la decisione di voler sfilare a Settembre 2018 in occasione della Londra Fashion Week.

Sarà un défilé che mostrerà le collezioni donna e uomo, allineandosi così ad altre maison che hanno già scelto un unico appuntamento. Non è ancora stata fissata la data e la location (vi terremo aggiornati), mentre l’unico dettaglio certo è che salterà la sfilata di Giugno.

Così facendo, Vivienne Westwood rafforza il suo legame a doppio filo con Londra, città che ha visto il recentemente abbandono di J.W. Anderson.

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Gucci lascia Milano. Il brand ha annunciato che presenterà la collezione Primavera Estate 2019 a Parigi. Ma niente paura, si tratterà solo di una stagione. Tornerà infatti a sfilare ‘in patria’ già dal febbraio 2019. Inoltre, il marchio sta organizzando un evento speciale che si terrà presso il Gucci Hub, a Milano, il 19 settembre.

L’azienda ha comunicato anche che la decisione è stata ufficialmente condivisa con la Camera Nazionale della Moda Italiana e la Fédération de la Haute Couture et de la Mode.

Il cambiamento nasce sulla scia di un tributo alla Francia iniziato con la campagna pubblicitaria Pre-Fall 2018. Per il progetto, il direttore creativo Alessandro Michele aveva ricreato l’ambiente delle proteste studentesche di Parigi nel maggio del 1968. La sfilata Cruise 2019, inoltre, si terrà ad Arles il 30 maggio.

“Gucci è un marchio globale con radici italiane vive e profonde, che fa parte di un gruppo francese, Kering, visionario e all’avanguardia”, spiega Marco Bizzarri, Presidente e Ceo di Gucci. Quando Alessandro mi ha parlato del suo desiderio di presentare la prossima collezione a Parigi – continuando la narrativa ispirata alla Francia – ho pensato che c’erano tutti i presupposti per proseguire in questo tipo di omaggio. Abbiamo scelto di sfilare lunedì 24 settembre, che è il giorno di transizione tra le due settimane della moda di Milano e Parigi, per evitare impatti sui rispettivi calendari”.

“Camera Nazionale della Moda comprende e rispetta i motivi alla base della richiesta di Gucci di presentare la collezione Primavera Estate 2019 a Parigi per quest’occasione”, dice Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. “Attendiamo con ansia il ritorno di Gucci ad aprire la Fashion Week a Milano il prossimo febbraio”.

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Si è tenuto ieri sera lo speciale evento organizzato da Wired Italia per presentare l’ultima innovazione nel mondo della tecnologia: il nuovo avveniristico smartphone Porsche Design Huawei Mate RS. Nello store di Porsche Design, in Via della Spiga a Milano, gli ospiti sono stati invitati a scoprire il nuovo device che, grazie al suo design ricercato e alle sue caratteristiche altamente sofisticate, stabilisce un nuovo traguardo nel mobile luxury in cui design estremo e tecnologia innovativa si fondono insieme per assicurare la migliore esperienza possibile in termini di potenza ed estetica.

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Volete vestire in stile ‘Royal’? Oggi come oggi non c’è niente di più semplice. A ogni uscita pubblica di Meghan Markle e Kate Middleton il web rivela alla velocità della luce il brand che hanno scelto per l’occasione. Tra questi c’è Goat, marchio inglese lanciato da Jane Lewis nel 2001, specializzato in capi di lusso realizzati in cashmere, seta e lana. Il design delle collezioni Goat è di un’eleganza sofisticata ma super minimal e i look risultano sempre impeccabili.

La Duchessa di Cambridge, per esempio, adora gli abitini corti ad A che ha sfoggiato in più di un’occasione, i cappottini essenziali e colorati e i fluttuanti wrap dress. Meghan, Duchessa del Sussex, invece, l’ha scelto per la sua prima uscita post-wedding. Ha sfoggiato un candido tubino bianco con scollo e maniche trasparenti che ha abbinato a un bellissimo cappello firmato Philip Treacy.

Guardate la gallery dedicata a Meghan Markle e Kate Middleton e a tutte le royal vestite Goat.

 

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