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BEAUTY NEWS

La nuova collezione Autunno Inverno 2018 2019 di Isa Arfen suggella l’amicizia tra Serafina Sama e Charlotte Olympia.

©pressoffice

La giovane stilista, che ha lanciato il brand con base a Londra nel 2012, nei primi anni 2000 ha preso parte a diversi progetti internazionali legati a label importanti, come Acne, Chloé, Louis Vuitton e… Charlotte Olympia. L’incontro fu galeotto, perché unì i due nomi in interessanti collaborazioni tanto creative quanto femminili. Ultima, la collezione di scarpe dell’inverno 2019 disegnata da Charlotte Olympia per Isa Arfen.

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La figura della donna rimane centrale nell’universo di Isa Arfen: Serafina Sama è cresciuta con la mamma e le zie che le hanno saputo infondere un interessante sense of glamour, basato sulla contaminazione e il sapiente mix di colori, texture ed elementi vintage o contemporanei. Insomma, è cresciuta a pane e moda, con il fine di formare il suo stile personale, unico e riconoscibile.

Non è un caso che la collezione Autunno Inverno 2018 2019 presenta proprio diversi riferimenti, una mescolanza di stili che ritroviamo nei frequentatori di Porobello: qui una camicia vittoriana trova terreno fertile nell’esprimersi quando viene abbinata a un vestito anni 80. Niente di più anticoncezionale, niente di più cool.

©pressoffice

Le scarpe di Charlotte Olympia per Isa Arfen: sandali slides indossati con calzini di cotone rosso, sabot anni 70 da portare con pantaloni khaki o con i jeans con toppe. Di grande effetto la scelta del tacco a rocchetto, con un’ampia svasatura verso il suolo, che ci riporta subito alle affascinanti dame delle corti Settecentesche.

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Prendi la carta della più classica shopping bag firmata Christian Louboutin, foderata di rosso e stampata con il logo della Maison, trasformala secondo una tecnica signature che – non a caso – si chiama Trash, fanne una collezione di scarpe e borse che farà innamorare a prima vista le donne di tutto il mondo. È così che nasce Loubikraft, la capsule collection che rende omaggio all’illustre storia della suola rossa attraverso una selezione di modelli iconici, tra cui spiccano décolleté, ankle boots e una clutch con catenina.

Per il lancio della collezione, che sarà disponibile in esclusiva su mytheresa.com a partire da lunedì 28 maggio, Mr. Louboutin e l’e-commerce multimarca hanno realizzato un video molto speciale. Lo short movie, infatti, mostra tre ballerini impegnati in una strepitosa coreografia di Voguing realizzata dalla coreografa Dashaun Wesley – la stessa che seguì Rihanna durante l’Anti World Tour -; sullo sfondo, lo skyline di New York si alterna al fondale bianco di uno studio fotografico. Il risultato? Ve lo mostriamo in anteprima.

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photographed by Courtesy press office

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Italiani ed esposizione solare, una questione “scottante”. Pensate che solo 1 italiano su 2 si protegge sotto il sole e pur essendo la crema solare il tipo di protezione maggiormente adottato, solo il 40% usa un alto fattore protettivo. Chi pratica attività all’aria aperta mostra un po’ più attenzione, ma non applica una crema adeguata. E nel mondo? La issue non è meno rovente. Nonostante l’incidenza del melanoma cutaneo stia aumentando, solo la metà della popolazione mondiale fa uso di schermi solari e si sottopone a una visita di controllo specialistica almeno una volta l’anno.

Davanti a questo tipo di scenario La Roche-Posay, marchio leader nella dermocosmesi, già partner di 25.000 dermatologi e impegnato ad offrire prodotti ideali per il trattamento della pelle, rinnova, attraverso la campagna Save Your Skin, il suo impegno verso la prevenzione dei tumori cutanei.

Tra le numerose iniziative volte a sensibilizzare la popolazione verso i rischi di una non corretta esposizione solare, La Roche-Posay svolge, ogni anno, studi, su scala nazionale e internazionale, al fine di esplorare come cambiano nel tempo i comportamenti sotto il sole. I risultati di queste indagini mostrano quanto ancora sia fondamentale promuovere campagne di sensibilizzazione ad una corretta foto-protezione: come ha evidenziato l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno si registrano, infatti, nel mondo 232.000 nuovi casi di melanoma e tra le cause principali prevale proprio l’esposizione scorretta ai raggi UV.

Ma quali sono le buone abitudini per la pelle? La Roche Posay raccomanda di proteggersi, esporsi al sole correttamente, controllare i nei.

STEP 1 – PROTEGGERSI Indipendentemente dal tipo di pelle, dal colore o dallo stile di vita, è sempre consigliato applicare una protezione solare.

Lo sapevi che Il 60% delle persone abbronzate o con la pelle più scura non utilizza abbastanza, o per niente, la protezione solare. Questo dato sorprendente riflette l’errata convinzione, sebbene molto diffusa, che solo le persone con pelle e capelli chiari debbano proteggersi sotto il sole; in realtà anche la pelle abbronzata rischia di essere danneggiata se non correttamente protetta. Secondo alcuni esperti statunitensi, un’abbronzatura base offre alla pelle l’equivalente di una protezione SPF 3, che garantisce solo circa 10 minuti di tempo in più prima che ci si scotti al sole. I dermatologi hanno evidenziato l’importanza chiave di un comportamento responsabile sotto il sole e di una protezione solare che più si adatti alle esigenze specifiche della propria pelle.

La missione di La Roche-Posay: Ognuno ha bisogno di trovare e usare la protezione solare che più si adatti alle esigenze della propria pelle, perché nessuno è immune dai pericoli legati ad un’esposizione non corretta ai raggi UV. Nonostante le campagne di controllo e sensibilizzazione pubblica, il melanoma rappresenta ancora 1/3 dei tumori e 200.000 nuovi casi vengono diagnosticati ogni anno. Questo è il motivo per cui la missione di La Roche-Posay è sviluppare prodotti avanzati, pratici e piacevoli da utilizzare in diversi formati e texture.

STEP 2 – ESPORSI CORRETTAMENTE AL SOLE 2015: statistiche allarmanti hanno rivelato che è necessario promuovere corrette abitudini sotto il sole. I risultati di uno studio IPSOS sulle abitudini sotto il sole di circa 20.000 persone in 23 Paesi hanno rivelato grosse contraddizioni: più di 9 partecipanti su 10 sono consapevoli dei pericoli dell’esposizione al sole senza protezione, ma solo il 27% delle persone usano sempre una protezione solare sul viso. Solo il 5% dei soggetti indossano indumenti protettivi e solo il 20% prova a stare all’ombra.

2016: una rivoluzione digitale di La Roche-Posay ha realmente trasformato le cattive abitudini sotto il sole in un’azione che può salvare la vita! Profondamente calata nell’epoca delle app e del digitale, nel 2016 La Roche-Posay ha lanciato in 16 Paesi un’iniziativa educativa, uno strumento gratuito che è stato pensato per la vita moderna! My UV Patch è uno speciale adesivo trasparente contenente pigmenti fotosensibili che cambiano colore se esposti ai raggi UV al fine di indicare la variazione del livello di esposizione al sole. Ultra-sottile, ultra resistente all’acqua e adatto alla pelle sensibile, può essere indossato fino a tre giorni consecutivi.

STEP 3 – CONTROLLARE I PROPRI NEI Skin Checker: la campagna di controllo dei nei che aiuta a prevenire il melanoma. Oltre all’uso quotidiano della protezione solare, anche controllare i nei regolarmente è un dovere! «Quando si parla di tumore della pelle, la prevenzione è fondamentale: se rilevato ai suoi stadi primordiali, è decisamente curabile», afferma il Prof. Thierry Passeron.

Se tieni a qualcuno, controlla i suoi nei Il 75% delle persone si prende cura dei propri cari meglio che di se stesse. La Roche-Posay ha compreso che le persone sono più inclini a impegnarsi nel controllo dei nei dei propri cari più che per se stesse. È per questo che la marca ha pensato a dei consigli mirati ed a dei contenuti per educare le persone a controllare i propri nei e quelli degli altri.

I migliori consigli su come controllare i nei Save Your Skin, la piattaforma digitale di La Roche-Posay,presenta una serie di video educativi che spiegano come controllare i nei senza saltare nemmeno un’efelide. I consigli chiave: 1. usare un phon per controllare i nei tra i capelli e il cuoio capelluto 2. controllare in ogni piega delle pelle 3. guardare le piante dei piedi e tra le dita 4. controllare i nei in maniera ugualmente accurata sia sulla pelle chiara che scura 5. Esaminare l’interno e l’esterno delle labbra per identificare eventuali segni di melanoma

L’IMPEGNO DI LA ROCHE POSAY Dal 2001. Negli ultimi 17 anni, La Roche-Posay ha organizzato in tutto il mondo i “Melanoma Days”, eventi in cui dermatologi certificati offrono al pubblico un controllo gratuito dei nei. Ogni anno i controlli sono circa 300.000.

Dal 2015. La Roche-Posay ha messo a punto una campagna digitale – www.saveyourskin.it – mondiale di sensibilizzazione pubblica che coinvolge 34 Paesi attraverso una piattaforma online con contenuti educativi su come controllare i propri nei e quelli dei propri cari in maniera scrupolosa ed efficace. Ad oggi, oltre 80 milioni di “Skin Checkers” si sono impegnati.

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Negli spazi londinesi della galleria Campoli Presti va in scena la personale dedicata al lavoro dell’artista americana Sarah Charlesworth (1947, New Jersey – 2013, Connecticut). L’arte della Charlesworth che, insieme ad autori a lei coevi delle cosiddetta Picture Generation, segna un contributo cruciale alla definizione della pratica fotografica negli sviluppi dell’arte contemporanea, ha un valore fortemente anticipatore nelle più recenti espressioni artistiche legate all’analisi concettuale delle immagini. In questa mostra dal titolo Available Light (la seconda che la galleria dedica all’artista), il corpus di lavori esposti, risalenti a un anno prima della morte della Charlesworth, riflettono in forme diverse il tema della luce e più in generale mettono in dialogo fra di loro svariati elementi che contemplano la relazione tra la storia dell’arte, il medium della fotografia e l’idea di artificio.

Fin dall’inizio della sua carriera, l’arte di Sarah Charlesworth si è concentrata sulla centralità della fotografia come mezzo di rappresentazione prioritario nella nostra percezione del mondo. Se in un primo momento l’artista non scattava personalmente le immagini ma se ne appropriava da quell’iconosfera creata da quotidiani e riviste, le immagini qui esposte testimoniano la fase matura della sua produzione, dove ciascun soggetto scattato dall’artista appare reificato in uno spazio assoluto, mondato da ogni contingenza con il suo ambiente di provenienza grazie al potere chiarificatore della fotografia.

Tale processo, condiviso con altri artisti concettuali della sua generazione, ha spinto la Charlesworth a concepire i suoi scatti non per il loro valore immediato e documentale, ma per le istanze e significati più intrinseci di ogni immagine, isolate su ampi sfondi monocromi che conferiscono a ciascun soggetto un tono assoluto e astratto dal reale. Questa composizione delle sue icone nello spazio trasforma ciascun composit in tableaux fotografici dall’immediato e coerente linguaggio visivo; ma invece di suggerire all’osservatore il semplice apprezzamento per il virtuosismo e per i il valore espressivo di tali composizioni, l’artista incoraggia chi guarda a decifrare e comprendere le inesauribili relazioni che corrispondono tra i soggetti presentati. La costante ricerca di Sarah Charlesworth come operatrice e teorica della visione, ha prodotto negli anni un racconto ininterrotto di “cose” e soggetti fotografati con cura e perennemente in bilico tra un approccio artistico, scientifico ma consapevole anche dei cliché della fotografia mainstream. Il forte dato cromatico, fondamentale in tutti i suoi lavori, opera una precisa funzione relazionale e simbolica tra i soggetti giustapposti: per esempio, nella celebre serie Objects of Desire (1983-1988), i soggetti legati a un immaginario feticista e sessualizzato appaiono su campi di colore rosso e nero, come per ribadire il “grado zero” della rappresentazione legata alla sessualità e alle dinamiche di potere e desiderio che intercorrono in quel tipo di sguardo.

In quel caso, come per le foto in mostra, l’attenta costruzione di cornici laccate e coordinate è una condizione imprescindibile per permettere all’immagine di diventare essa stessa oggetto nello spazio insieme bidimensionale e tridimensionale, e di non interrompere lo sguardo dello spettatore creando separazione tra immagine, cornice e schermo. Nel caso di Available Light, i colori che permeano l’intero percorso sembrano suggerire una scelta di nuances che asseconda il più possibile il tema della luce, in tutte le sue declinazioni: dal chiarore assoluto, all’azzurro, all’assenza totale di luce. La genesi di questi scatti del 2012 è da ritrovarsi nell’analisi che la luce reale (proveniente dalla finestra dello studio della Charlesworth) rifletteva su vari oggetti collezionati dall’artista in quello spazio. L’artista ha quindi sperimentato i modi in cui luce può generare un’immagine fotografica creando una costellazione di soggetti che comprendono strumenti ottici come il telescopio, ma anche fonti allegoriche di luce. Se da un lato il carattere documentale della luce nello studio dell’artista farebbe pensare a un’indagine immediata e realistica, ogni soggetto costudisce in sé un significato simbolico che contempla il concetto di “luce” nelle sue più diverse istanze, immediate e remote, metafisiche e scientifiche.

Sempre più il lavoro di Sarah Charlesworth si profila come centrale nello studio della fotografia concettuale, così come nel comprendere la natura permanente e meditativa delle immagini nell’era del chromakey, e dell’accelerazione dei principali connettori di immagini digitali attraverso cui le fruiamo.

Sarah Charlesworth, Available Light Fino al 23 giugno 2018 Campoli Presti, Londra

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La prossima Diesel Red Tag collection sarà disegnata da Glenn Martens, fondatore e direttore creativo di Y/Project.

La collezione Diesel Red Tag by Glenn Martens sarà svelata nel mese di giugno a Milano durante la Milan Fashion Week. Il 16 giugno infatti, Diesel presenterà la nuova capsule collection disehnata da Martens. Dopo il successo della scorsa collezione presentata a marzo a Parigi, a cimentarsi con il mondo del luxury denim non sarà più Shayne Oliver, ma il giovane designer inglese.

Martens, dopo gli studi alla Royal Academy of Fine Arts, ha fondato Y/Project, brand che fonde street style e tailoring e che è rigorosamente unisex.

“Questo è un momento importante per Diesel”, ha detto Renzo Rosso, “Stiamo lavorando a una serie di iniziative globali, una delle quali è Diesel Red Tag e per questo vogliamo collaborare con i designer internazionali più  visionari e rivoluzionari”. Non poossiamo dunque che approvare la scelta di Rosso anche perché siamo certi che Martens con il suo talento renderà unica, desiderabile e contemporanea la nuova collezione Diesel Red Tag.

Per acquistare invece la prima capsule collection Diesel Red Tag, composta dai 10 look disegnati da Oliver, bisognerà aspettare fino alla fine di agosto.

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Onitsuka Tiger ha annunciato ieri con evento esclusivo a 10 Corso Como, il lancio della nuova linea di footwear in limited edition MADE IN ITALY prendendo come riferimento due dei modelli di scarpe più iconici del brand e reinterpretandoli con un tocco tutto  italiano.

Leonardo Scotti, fotografo di moda e design, insieme all’agenzia creativa Motel 409, ha creato una serie di sequenze fotografiche della collezione su misura MADE IN ITALY per valorizzare il tocco italiano da cui deriva l’unicità del prodotto. Insieme hanno celebrato la collezione, ritraendo i più celebri simboli dell’architettura italiana in versione over-size. Il concept Italia Grand Tour è una guida per un viaggio alla scoperta del Bel Paese e delle sue bellezze, da Piazza San Pietro al Duomo di Milano, passando per la torre pendente di Pisa.

Con una versione unica dei due primi modelli OK Basketball MID MII e Mexico 66 MII, la nuova collezione MADE IN ITALY fonde l’heritage e il design di Onitsuka Tiger con l’abilità e il savoir-faire italiano.

Ispirati al design originale Onitsuka Tiger, entrambi i modelli entrambi unisex presentano una suola personalizzata che si rifà alla “Octopus Salad Story”. Si tratta della leggenda aziendale per cui un tentacolo di polipo, incastrato per caso sulla ciotola di insalata del fondatore Kihachiro Onitsuka, avrebbe ispirato l’innovativa suola a ventosa del primo modello di OK Basketball realizzato nel 1951.

La nuova suola è sfumata con pattern di onde giapponesi colorate di rosso come il cappello della bandiera nazionale del Giappone. La Mexico 66 mantiene il look minimale, ma per la prima volta sceglie un’inedita suola, mentre l’OK Basketball MID MII è caratterizzata da una suola in gomma e ha gli occhielli in metallo.

Disponibile in 4 colorazioni: bianco, nero, marzapane e denim scuro, i modelli Mexico 66 MII e OK Basketball MID MII presentano un packaging esclusivo nei colori della bandiera italiana.

Le sneakers MADE IN ITALY di Onitsuka Tiger sono disponibili in tre selezionatissimi store europei: 10 Corso Corso, Luisa Via Roma, Montaigne Market  a Parigi e in tutti gli Onitsuka Tiger flagship store.

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Si è tenuta ieri sera a Parigi la cena esclusiva che anticipa la sfilata Dior Cruise 2019, in programma per questa sera nelle Grandi Scuderie di Chantilly. Per l’occasione è stato scelto il ristorante icona di Montmartre La Crémaillère 1900, ribattezzato soltanto per una notte Chez Christian. Nell’intimità di un romantico giardino interno e delle sale impreziosite dalle boiserie, gli specchi e i quadri in stile liberty, sulle note di Édith Piaf, gli ospiti hanno vissuto un’atmosfera da Belle Époque davvero unica e speciale. All’evento hanno partecipato attrici, celebrity e It-girl, oltre alle muse e amiche della Maison: da Paris Jackson a Daria Strokous, fino a Camila Coelho, Sofia Sanchez de Betak e Bebe Vio.

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È uscito ieri, 24 maggio, il video di Dinero, nuovo singolo nato dalla collaborazione tra Jennifer Lopez con DJ Khaled e Cardi B.

A 17 anni da Love Don’t Cost a Thing, brano che aveva fatto conoscere la Lopez in tutto il mondo, in cui la cantante dichiarava che i suoi valori erano ben lontani dai beni materiali, con il nuovo singolo Dinero la tendenza sembrerebbe essere totalmente invertita.

Il testo e il video del brano raccontano di un mondo che ruota intorno ai soldi, alla ricchezza e all’avarizia, con Jennifer Lopez che si diletta nel gioco d’azzardo e in altre attività di svago in una villa lussuosissima, con tanto di falò di banconote per cuocere i marshmallow.

In sole 24 ore il videoclip ha raggiunto oltre 2 milioni di visualizzazioni su Youtube.

Guarda Dinero il nuovo video di Jennifer Lopez con DJ Khaled e Cardi B qui sotto.

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Tornano a collaborare il brand di streetwear e l’azienda storica del jeans, per realizzare una nuova capsule collection, Levi’s x Supreme.

Lo scorso novembre abbiamo assistito al successo dell’edizione invernale: giubbotti e salopette caratterizzati da una stampa skin-snake e da un’inaspettata fodera di plaid di bufalo nel check tartan.

Per l’estate 2018, che cosa si saranno inventati?

La moda, ogni stagione, ripropone infinite varianti della tela denim, ma Levi’s x Supreme scommette sul completo di jeans, proposto con il motivo gessato.

Nessun taglio tradizionale o troppo classico, è una versione del tuxedo che strizza l’occhio alla moda anni 90: al posto della giacca troviamo un giubbotto, e invece del pantalone c’è un comodo paio di jeans a vita alta 550.

La capsule collection Levi’s x Supreme (nella gallery alcuni fashion items) è disponibile online e in alcuni negozi Supreme selezionati, a New York, Brooklyn, Los Angeles, London and Paris.

Leggete anche: Perché i jeans strappati di Olivia Palermo sono così chic?

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Oggi, venerdì 25 maggio, ci potrebbe essere un importante sviluppo nel caso Weinstein. Secondo quanto riporta il The New York Times, in giornata l’ex produttore cinematografico accusato di molestie sessuali si consegnerà spontaneamente alle forze dell’ordine per rispondere di almeno una delle accuse che gli sono state mosse e, nello specifico, quella di Lucia Evans che ha detto di aver subito violenza da Weinstein nel 2004.

Sono passati già sei mesi da quando l’uscita dell’inchiesta scoperchiò il Vaso di Pandora delle molestie ad Hollywood, dando il via a un cambiamento epocale. Sei mesi in qui abbiamo assistito alla nascita dei movimenti #quellavoltache in Italia e poi #MeToo e #TimesUp. Sei mesi in cui la patina dorata dello star system è stata grattata via con la rabbia di chi ha finalmente l’occasione di mostrare cosa si cela dietro ai lustrini e alle pailletes, ai red carpet e al glamour dei grandi eventi.

Sei mesi in cui lotta alle disparità è tornata al centro dell’attenzione per quella che potrebbe essere una nuova primavera dei diritti civili e che sta riconsegnandoci una società più civile, nella speranza che ogni passo in avanti fatto dalla giustizia sia un ulteriore passo nella strada verso la fine di ogni discriminazione.

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Balmain ha collaborato con Natalia Vodianova per combattere la povertà infantile grazie alla vendita di una borsa speciale su Elbi.

Elbi è l’applicazione co-fondata da Natalia Vodianova, che promuove vendite e concorsi a supporto di cause benefiche.

In occasione del Red Nose Day 2018, la top model ha collaborato con alcuni brand tra cui Balmain, per combattere la povertà infantile tramite la vendita di una borsa realizzata per l’occasione. Un’esclusiva versione della classica tracolla BBox in pelle metallizzata color argento.

“Il mio obbiettivo con Elbi è di trasformare almeno l’1% di tutta l’energia che mettiamo nei social media, in azioni che hanno un impatto positivo nel resto del mondo ha commentato Natalia Vodianova.

Potete sostenere il Red Nose Day e lottare contro la povertà infantile scaricando Elbi su App Store o Google Play e acquistando l’esclusiva borsa Balmain, esemplare unico realizzato per l’occasione.

Tra gli altri prodotti in vendita su Elbi trovate anche la mitica t-shirt delle Spice Girls ridisegnata da Victoria Beckham.

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La moderna eleganza di Meghan Markle nel giorno del suo matrimonio continuerà a ispirare le spose per i look nuziali dei prossimi anni, quindi meglio fare chiarezza sui dettagli. Molto si è detto sul make-up, creato dal suo amico truccatore e Dior ambassador Daniel Martin, e ancora di più sul messy bun, creato dall’hairstylist Serge Normant, ma la manicure rimane un mistero.

A provare a risolverlo è stata la beauty editor di Vogue Uk Lauren Murdoch-Smith: dopo averne parlato con diversi saloni la giornalista ha dapprima escluso la nuance di smalto che era stata più quotata, Ballet Slippers di Essie, un rosa pallidissimo e brillante amato anche dalla regina Elisabetta, poi ha cominciato la sua indagine.

La nuance più simile al bianco-rosa lattiginoso leggermente opaco indossato sulle unghie da Meghan Markle è Cake Pop dello smalto semipermanente CND Shellac e per averne la conferma Lauren Murdoch-Smith ha chiamato Samantha Sweet, co-fondatrice del salone Sweet Squared, che distribuisce CND Shellac. «Pensiamo, ma non possiamo confermare, che sia Cake Pop, ma potrebbe essere anche Naked Naiveté, lo stesso che indossava Victoria Beckham. Ma io credo sia Cake Pop», le ha detto la manicurista.

La prova del nove? Come vi avevamo svelato raccontando il beauty look nuziale della Markle, pochi giorni prima del Royal Wedding la sua amica e stylist dei matrimoni Jessica Mulroney aveva dichiarato su Instagram che i suoi smalti preferiti per le spose sono le nuance più delicate degli smalti CND, postando una foto delle lacche bianche, rosa e beige di CND Vinylux (la versione non semipermanente, da indossare anche da sole a casa). Insomma, anche se manca una conferma ufficiale ora sappiamo quali smalti usare per copiare la sua manicure.

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Non si nasce Principessa ma si può sempre diventarlo. Bisogna però essere inclini al ruolo o, almeno, manifestare l’intenzione. Così, una volta rubato il cuore al principe Harry e diventata Duchessa del Sussex, Meghan Markle dovrà prendere lezioni per diventare una vera reale.

Sì, perché essere “principessa” è un privilegio che l’ex attrice dovrà conquistarsi agli occhi della Regina Elisabetta (92 anni). Dotata di classe e fascino innato, Meghan ha già dimostrato di avere la stoffa giusta nonché l’intenzione, come dimostra il recente passaggio dalla borsa a tracolla alla clutch, l’unico modello consentito dall’etichetta.

Ma non si tratterà solo di rispettare alcune precise regole di stile, perché l’obiettivo è quello di abbracciare un intero corpus di leggi non scritte in merito al comportamento.

Così la Duchessa del Sussex imparerà ad essere una reale con una maestra davvero speciale: l’assistente della Regina Elisabetta, Samantha Cohen.

Nota per avere la completa fiducia della Regina, porta un soprannome che è tutto un programma: The Panther.

Fiera del suo nickname, e nota per la sua intransigenza, per circa sei mesi si trasferirà da Buckingham Palace a Kensington per impartire (severe) lezioni reali. Insomma, un canovaccio perfetto per scrivere un libro o la trama di un film.

Samantha Cohen, The Panther, ha 49 anni ed è australiana, sposata e madre di tre figli. Si narra che in occasione di un party reale dedicato alle donne più influenti d’Inghilterra abbia declinato l’idea di invitare Victoria Beckham, perché  “i soldi non sono sufficienti per ottenere un invito a corte”.

Ma che cosa dovrà imparare la yankee Meghan per avere il consenso della Regina Elisabetta?

Anche se la moglie di Harry ha già abbandonato il mondo del cinema per sposarsi (proprio come Grace Kelly), dovrà dire addio anche a fan e autografi. Questo è solo l’inizio di una lunga lista di doveri e obblighi, a partire dal bando totale a tavola di vongole e crostacei, perché la Regina teme le allergie. Poi:

  • niente più shopping da sola: avrà un team di stylist che lo farà per lei
  • no ai soprannomi. Meghan sarà «la duchessa del Sussex». E non più Meg.
  • no a baci e dimostrazioni d’affetto in pubblico. Un protocollo che è già stato trasgredito da Harry e Meghan, nonché da papà Carlo e Camilla.
  • l’obbligo del cappellino per eventi formali
  • manicure leggera e dall’effetto nude, perché bisogna sempre essere sobrie
  • mai con le gambe accavallate
  • la Regina impartisce il ritmo: se lei mangia, tutti mangiano; se lei si alza, tutti si alzano
  • mai parlare di politica in pubblico o manifestare una determinata inclinazione

A Meghan Markle avrà una vita piena d’amore… E di regole (nella buona e nella cattive sorte).

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La fotografa finlandese Sanna Kannisto ha la rara capacità di produrre delle immagini che a prima vista sembrano assolutamente semplici, ma che a ogni sguardo successivo rivelano invece un livello ulteriore di profondità.

Già solo il fatto di sapere che Sanna fotografa sempre animali vivi, che rompe spesso la “quarta parete fotografica” esponendo i fondali del suo studio – uno studio da campo portatile da lei inventato con lo scopo di reggere gli umidissimi climi tropicali e liberare più facilmente gli animali una volta fotografati -, che abbia una profonda conoscenza dell’iconografia scientifica – tutti questi elementi cambiano profondamente la comprensione delle sue immagini delicate.

L’intento della mostra A Song System, alla galleria Metronom di Modena dal 30 maggio al 21 luglio 2018, è di sottolineare ancora un altro aspetto dell’arte di Sanna Kannisto: la capacità di tracciare, attraverso il suo fare fotografico, una trama sottile tra mondi diversi (che si parli di specie e habitat o di arte e scienza) e mettendoli in comunicazione.

Il titolo si riferisce al sistema del canto, una serie di strutture cerebrali scoperte nel 1976 che regolano l’apprendimento del canto negli uccelli canori, con modalità che trovano dei paralleli abbastanza sorprendenti con il modo in cui i neonati umani imparano a parlare.

La storia del tentativo di individuare un tratto che ci distingua inequivocabilmente da tutti gli altri animali è lunga e costellata di insuccessi, ma sicuramente una delle abilità più spesso indicate come criterio di separazione netta tra “noi” e “loro” è il linguaggio.

È interessante vedere come non solo questa caratteristica non sia per nulla prerogativa dell’Homo sapiens, ma che gli animali con strutture cerebrali che si avvicinano di più a quella umana in termini di apprendimento del linguaggio sono non i primati, ma alcuni cetacei, qualche pipistrello, i colibrì e, soprattutto, gli uccelli canori.

E così le immagini di Sanna Kannisto, che siano state scattate in Finlandia o nella foresta tropicale, che ritraggano uccelli o mammiferi, rivelano una vulnerabilità e una bellezza così effimera che riescono a definirci non con quello che ci distingue, ma con quello che ci accomuna: il nostro sistema del canto.

Sanna Kannisto A Song System Solo show a cura di Chiara Bardelli Nonino 30 maggio – 21 luglio 2018

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Mercoledì 16 maggio, presso la rinomata sala concerti parigina Elysée Montmartre, gli studenti della New School Parsons Paris hanno presentato le proprie collezioni di laurea all’interno di una presentazione intitolata “Hand in Hand Made”.

Ogni collezione rappresentava un omaggio ad un mastro artigiano francese. Questo tributo è stato reso possibile grazie alla primissima collaborazione tra la New School Parsons di Parigi e INMA (The Institut National des Métiers d’Art), una piattaforma francese che supporta e fa da vetrina alle eccellenze francesi e ai migliori laboratori artigiani.

Gli studenti vengono dall’Australia, dalla Svezia, da Cuba, dalla Cina e gli Stati Uniti ma non è una coincidenza che scelgano Parigi per i propri studi alla Parson School. “Probabilmente è perché è qui che si trovano le case di moda più emblematiche e famose e perché Parigi è un mix di tradizioni, lusso, storia e radici”, spiega la Direttrice di Parson Paris, Florence Leclerc-Dickler. Nell’arco di 3 mesi, grazie ad un’idea di Maurizio Galante e Tal Lancman, direttori creativi e supervisori dei Progetti di Tesi in Design di Moda, questi studenti hanno avuto l’opportunità di incontrare e lavorare assieme ad alcuni dei migliori mastri artigiani e creativi francesi, esperti nella lavorazione del bronzo, del rame e delle piume, un designer specializzato in ricamo in silicone e scultori della carta.  

Ruben Zamora-Vargas ha lavorato assieme alla modista Laurence Bossion, la quale si è formata presso gli atelier di Christian Dior, Torrente e Guy Laroche. Per la sua prima collezione – una visione nostalgica di Cuba, da cui proviene, e dell’identità cubana – Vargas ha creato baschi dal sapore militare la cui fodera interna rivela un mix di stampe camouflage e floreali. “Non avevo mai disegnato cappelli prima di incontrare Laurence spiega Ruben. Quando abbiamo incontrato i vari mastri artigiani, ne ho scelti tre che potessero aiutarmi ad esprimere ciò che volevo dire attraverso la mia collezione. Gli insegnanti hanno poi corroborato le nostre scelte”.  Lo stesso vale per Charlotte Nord, la quale, con l’aiuto di Laia Varela, designer di gioielli contemporanei, ha dato vita ad una capsule collection composta da 7 gioielli, tra cui bijoux a goccia in ottone che rappresentano le sette diverse rappresentazioni delle emozioni. “Volevo creare gioielli che accompagnassero le mie creazioni tessili e Laia mi ha insegnato tutti i procedimenti, dallo stampo in resina fino al prodotto finale “. In tutto sono stati creati 14 abbinamenti.

Nel supportare gli studenti affinché acquisiscano nuove esperienze per realizzare il loro progetto, la collaborazione tra INMA e la New School Parsons Paris regala anche ai mastri artigiani un’iniezione di vitalità. “In Francia contiamo circa 280 mastri artigiani – spiega Lyne Cohen-Solal, Presidente di INMA –È importante mantenere viva la tradizione e il loro know-how ed è anche nel nostro interesse organizzare gli incontri tra i giovani studenti che creeranno la moda di domani e i mastri artigiani anche al fine di reintrodurre le loro arti nella nostra quotidianità”.

 

by Emmanuelle Courrèges

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Il meglio delle gonne più glamour, selezionate da noi di Vogue.it dalle collezioni Spring/Summer 2018, e che stanno bene a tutte le donne.

Le gonne must-have per la primavera-estate 2018 scelte da noi di Vogue.it per le donne curvy, direttamente dalle collezioni p-e 2018 dei brand che hanno sfilato a New York, Londra, Milano e Parigi.

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Sfogliate la nostra gallery per scoprire il best of delle gonne più trendy e che vestono al meglio le forme femminili, viste in passerella durante le sfilate della primavera-estate 2018.

 

Avete in programma una serata importante? Sfogliate la gallery qui di seguito, per scegliere il look perfetto per le sere d’estate, pensato per le curvy.

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In partenza per un lungo weekend fuori dal caos della città? Qui sotto la gallery di Vogue.it con i look per i weekend della Spring/Summer 2018.

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Chiamale se vuoi emozioni, cantava Lucio Battisti quasi cinquant’anni fa. Di sicuro il famoso cantautore non avrebbe immaginato che proprio lo stato emotivo sarebbe diventato cruciale anche nel mondo della bellezza. Sì, perché il nuovo approccio alla medicina estetica firmato Allergan, azienda leader in questo ambito, punta proprio su questo. «Nel corso della nostra esperienza abbiamo valutato che non sempre chi ricorre a un filler o un ritocco in generale è soddisfatto del risultato», dice Mauricio de Maio, chirurgo plastico brasiliano che ha sviluppato alcuni parametri innovativi specifici, chiamati MD Codes, per trattare le rughe del viso, secondo i bisogni autentici delle persone interessate.

«Spesso una donna si rivolge allo specialista non solo per attenuare i segni del tempo, quanto per una spinta emotiva, perché vuole mostrare agli altri  un’espressione diversa di sé, magari più allegra, più riposata, più attraente». Da qui è nata l’esigenza di organizzare corsi di aggiornamento relativi agli MD Codes ai professionisti di tutto il mondo sulla base delle reali necessità  delle pazienti. Sì, perché in altre parole, il concept de Maio-Allergan, potrebbe essere sintetizzato con uno slogan: basta inseguire solo le rughe, concentriamoci sulle emozioni.  Non a caso il medico brasiliano ha previsto una vera e propria mappatura del viso che identifica i punti dove intervenire per migliorare non il segno del tempo, ma il proprio aspetto in generale. «È importante il colloquio introduttivo», spiega ancora de Maio. «Quando ricevo una paziente per prima cosa domando quali sono le aree del viso che vuole correggere. Poi le mostro una tabella che illustra alcune caratteristiche emozionali (un’immagine più fresca, di buon umore, più magra) e le chiedo quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere, per esempio sembrare meno stanca, più giovane, non arrabbiata».

A questo punto lo specialista, combinando le parti su cui intervenire e le “emozioni” da raggiungere, ottiene il mix perfetto che soddisfa i desideri di chi si sottopone al trattamento e concide davvero con quello di cui ha bisogno. «Non si lavora sul singolo inestetismo ma su una strategia full face: per questo è fondamentale che il medico conosca perfettamente l’anatomia del viso», aggiunge il chirurgo. «Si utilizza l’acido ialuronico, a volte con tecniche diverse, a seconda che lo scopo sia  “riempire”, dare volume, ridisegnare il contouring, oppure solo regalare armonia. Di solito occorrono più sedute che vengono stabilite quando si illustra il piano d’azione alla paziente, in base, naturalmente, anche ai risultati che desidera ottenere». Tenendo presente il principio della naturalezza e della certezza perché  – assicurano gli addetti ai lavori – il tempo delle labbra a canotto e dei visi di gomma è finalmente tramontato.

Foto in apertura Ellen von Unverth, Vogue Italia, aprile 2013

Celebrities e chirurgia plastica, il prima e il dopo

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photographed by Getty Images

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