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BEAUTY NEWS

Siete alla ricerca di abiti da sposa per il 2019? & Other Stories ha dato vita a una collezione speciale di capi invernali pensati proprio per i look da matrimonio, ma che è possibile indossare anche in altre occasioni, come per esempio Capodanno o Natale.

Il focus della capsule è lo smoking in seta avorio da indossare con décolleté gioiello, poi ci sono gli abiti – wrap dress oro, long dress decorati con pizzo, ruche o applicazioni – i blazer e le bluse floreali e i pantaloni di seta. Della collezione fanno parte anche pezzi di velluto e i gioielli.

“L’idea di creare capi unici che diventino parte del proprio guardaroba e che non abbiano stagione fa da sempre parte della filosofia di & Other Stories”, spiega il brand. “Questa collezione è focalizzata principalmente su capi per le occasioni. Abiti che non sono pensati per essere indossati una sola volta, ma più volte e in modi diversi e che alla fine possono essere riconsegnati in un negozio & Other Stories che gli darà nuova vita grazie al programma di riciclo in-store”.

Guardate la gallery e scoprite la collezione sposa di Other Stories.

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Emma RobertsCara DelevingneRobin WrightAdwoa AboahLiu WenOlivia WildeShae ScottAshley Tisdale

I motivi per dire Thank U, Next (Grazie, il prossimo), come ha fatto Ariana Grande con l’ex fidanzato Pete Davidson a cui ha detto addio con una canzone e un nuovo taglio di capelli, spesso si accumulano proprio prima delle vacanze di  Natale, quando l’aria di bilanci stimola la voglia di cambiare. Fidanzato, ma non solo. E quale miglior modo per inaugurare un nuovo inizio di un taglio di capelli?

Da Instagram abbiamo raccolto 15 idee da copiare a fine 2018 – e sfoggiare quindi nel 2019 – per rinfrescare il look dandoci un bel taglio corto. Dagli hairstyle rasati e i pixie cut ai long bob che arrivano appena sotto al mento, le teste a cui ispirarsi per cominciare a sentirsi diverse già davanti allo specchio sono molte, a partire dal taglio corto e laterale da donna di potere di Robin Wright, la Claire Underwood di House of Cards.

E poi ancora: pixie cut alla Adwoa Aboah, caschetti cortissimi e super grafici alla Cara Delevingne, bob lisci e dagli angoli come lo porta Olivia Wilde, wob con o senza frangia e carré vaporosi. La scelta? Dipende da cosa si vuole trasmettere (e dalla forma del viso). Sfoglia nella gallery in alto 15 idee di tagli corti per rinfrescare il proprio look (e azzerare i bilanci prima di ripartire nel 2019).

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Sex and the City Season 1Sex and the City Season 1Sex and the City Season 1Sex and the City Season 1Sex and the City Season 2Sex and the City Season 2Sex and the City Season 2Sex and the City Season 2Sex and the City Season 2Sex and the City Season 2Sex and the City Season 2Sex and the City Season 3Sex and the City Season 3Sex and the City Season 3Sex and the City Season 3Sex and the City Season 3Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 4Sex and the City Season 5Sex and the City Season 5Sex and the City Season 5Sex and the City Season 5Sex and the City Season 5Sex and the City Season 5Sex and the City Season 6Sex and the City Season 6Sex and the City Season 6Sex and the City Season 6Sex and the City Season 6Sex and the City Movie 1Sex and the City Movie 1Sex and the City 2Sex and the City 2Sex and the City 2

Il terzo film di Sex & The City non si farà mai.  Ma questo non significa che non esista una sceneggiatura già pronta. E che sceneggiatura.

A rivelarlo il podcast Origins di James Andrew Miller che ha avuto, per la prima volta, uno scoop su quello che sarebbe stata la trama della terza pellicola della serie incentrata sulle avventure di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda. La domanda però sorge spontanea: dopo sei stagioni e due pellicole (dimenticabili) cosa altro sarebbe rimasto da vivere alle quattro amiche?

La risposta è più semplice (e dirompente) di quello che si possa pensare: il confronto con la morte. Secondo infatti quanto afferma l’attore Chris Noth, il Mr. Big della serie, il terzo film avrebbe preso il via con  la morte del suo personaggio a causa di un attacco cardiaco.

Un lutto che Carrie Bradshaw, moglie innamorata, avrebbe dovuto affrontare grazie alla vicinanza delle sue amiche. Un’occasione per le quattro donne di fare i conti con il tempo che passa, con le sue inevitabili conseguenze e con il passaggio a una nuova fase della vita. Ma allora perché il film non si è fatto? Sempre secondo quanto riporta il giornalista autore del podcast, il film avrebbe avuto come punto centrale Carrie mettendo in ombra le altre co-protagoniste. Per questo, oltre che per l’improvvisa virata drammatica del tono generale, Kim Cattrall ha rifiutato seccamente di prendere parte alla pellicola di fatto condannandola. E dire che l’idea di un Sex & The City diverso e più malinconico (intendiamo dire “ancora più malinconico”) a noi non dispiacerebbe per nulla. Peccato…

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TOM FORDSpallanzaniALESSANDRA RICHKavant & SharartRANJANA KHANCA&LOUSwarovski & Other StoriesStroiliSTVDIOGiovanni RaspiniPandoraMarniTAMARA COMOLLIROSANTICAKENNETH JAY LANETiffany & Co.Sara Weinstock

Ora, non potete dire più che non avete più nulla da mettere a Natale, a Capodanno o per una cena aziendale di fine anno. Sì, perché basta un paio di questi orecchini pendenti (vedi gallery) per trasformare il vostro outfit o dare nuova vita a un classico tubino nero. Questo perché i festive earrings catturano l’attenzione grazie alla loro misura (spesso over-sized), alla loro forma scultura o all’utilizzo di cristalli.

Tom Ford Autunno Inverno 2018 2019

Con le nappine, a cerchio e ricoperti di stones o chandelier (come quelli sfoggiati da Meghan Markle), gli orecchini pendenti sono il complemento perfetto per i party di fine anno. A dimostrarlo anche Tom Ford, alla sfilata Autunno Inverno 2018 2019.

Nell’immagine di copertina, Jerry Hall nel 1984 ©Getty Images

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Decorazioni natalizie da indossare

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FendiFendiFendiFendiFendiErdemErdemErdemRoger VivierErdemChloéChloéChloéChloéChloéCarolina HerreraTory BurchVictoria BeckhamGianvito RossiGivenchyDiorGucciGucciGucciDior

Un invito improvviso da colleghi e boss? Una serata aziendale non preventivata? Niente paura: per trovare l’outfit perfetto basta individuare il tipo di evento e scegliere il look in base al vostro stile. Vogue.it ha selezionato per voi una serie di idee imperdibili. Ecco come vestirsi per una cena di lavoro.

  • Power lady: blusa e pencil skirt. Abbiamo scelto un total look Fendi composto da coat con dettagli in pelliccia, blusa con lavorazione Sangallo, gonna stampa check e stivali da cowboy.
  • Elegante: abito midi. Quello di Erdem è floreale e cut-out. Perfetto con gli ankle boots in jacquard e la clutch gioiello Roger Vivier.
  • Workaholic con leggerezza: blazer, blusa e gonna fluttuante. Chloé propone una camicia stampa optical da abbinare a una gonna morbida e asimmetrica. Completa il look con un paio di stivaletti lace-up.
  • Bon ton ma powerful: blusa e pantaloni eleganti. Tory Burch punta sul bianco candido e sui pizzi per la sua camicia, Victoria Beckham propone dei pantaloni ampi a vita alta. Da indossare con boots vertiginosi.
  • Office addicted ma raffinata: completo giacca-pantaloni. È un grande classico da ufficio, e sfoggiato con una blusa romantica ed elegante è il massimo della ricercatezza. Come viene proposto da Dior e Gucci.

Guardate la gallery con click to shop e scoprite i nostri suggerimenti. Ecco come vestirsi per una cena di lavoro.

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Foto Marc Lebon

Cominciò così: con una sedia e un lavandino, al piano interrato. Se fino ad allora i saloni dei parrucchieri erano enclave sofisticate, l’arrivo di Cuts a Kensington Market, Londra, nel 1979 avviò una genealogia avventurosa e mai vista. Il fondatore si chiamava James Lebon, aveva 19 anni e per un anno aveva studiato da Vidal Sassoon, il suo socio Steve Brooks si unì qualche stagione dopo. I moventi erano diversi, come i personaggi naturalmente, «ma i due», racconta oggi il fratello maggiore di James, il fotografo Mark Lebon, «avevano una cosa in comune: le cattive abitudini».

Negli anni Novanta anche la BBC era passata a fiutare la storia, il barbershop nel frattempo aveva traslocato a Soho. Il caso però richiedeva grande dedizione e la televisione sfumò, mentre dopo oltre 20 anni di lavorazione la regista australiana Sarah Lewis ha presentato al “London Film Festival” lo scorso ottobre il documentario “No ifs or buts”, che racconta la storia della comunità formatasi attorno al salone e al radicale hairdresser. «Abbiamo iniziato le riprese nel ’96: dovevano durare un anno, ma non finivano mai», racconta Lewis. «Era tutto molto caotico, molto sperimentale». Sebbene James Cuts – così lo soprannominavano – avesse lasciato verso la fine degli anni Ottanta per diventare film-maker, quei primi tempi fornivano già gli elementi della leggenda: si racconta anche di decolorazioni sbagliate e turbini di capelli che cadevano da ogni parte. Ma poi c’erano quei momenti “wow”. «I tagli erano dettati dall’energia dei clienti, in collaborazione», ricorda Steve Brooks, «eravamo l’epicentro del movimento punk e new romantic». Con quell’attitudine Do-It-Yourself, sfornando mullet, creste e dreads, Cuts può dirsi il primo parrucchiere street-style. La creatività non conosceva limiti. «James usava fango, nastro adesivo, catene; modernizzava stili tradizionali come flat top, ciuffi, permanenti; motivi maculati venivano disegnati sui capelli attraverso il colore». Aggiungiamo alcuni clienti: erano i giovani David Bowie, Boy George, Tom Dixon e Nneh Cherry – a parte il primo – non ancora così celebri.

C’era sullo sfondo l’Inghilterra tatcheriana. «Erano tempi piuttosto squallidi», dice Boy George nel documentario, «ma avevamo la sensazione che tutto potesse accadere». «George all’epoca lavorava con me come stylist ed era squatter nella strada in cui io e mio fratello “squattavamo”», racconta ancora Mark Lebon. «La notte frequentavamo un locale chiamato Gaz o il Language Club, ma anche un po’ tutti gli altri: non passava sera che non uscissimo». In questa Londra plumbea andare da Cuts «era come andare al mercato rionale», disse Kenny McDonald, fondatore di “Fred Magazine”. «Era un periodo molto diverso dal nostro», spiega la regista, «non c’erano i telefonini, Internet, tutto accadeva offline e Cuts era diventato un punto di ritrovo». A un certo punto era anche una sorta di pit stop, un ufficio volante per i fashion editor che, tra una passata di phon e una spruzzata di lacca, si facevano venire delle idee per magazine come “The Face” e “i-D”, con cui lo stesso James Lebon aveva iniziato attivamente a collaborare. La comunità degli assidui frequentatori del salone si riconosceva a vista, anche dai tagli al sopracciglio che James a un certo punto praticava come signature.

«All’epoca i generi erano ben definiti, ma non da Cuts dove si creavano look androgini», commenta Steve Brooks, incalzato da Lewis, che ricorda non ci fosse complimento migliore di questo: «Non saprei dire se sei maschio o femmina!». Il superamento degli stereotipi non riguardava solo il genere. «Cuts era una specie di catalizzatore di outsider: emarginati, neri, gay… Anime simili che si attraevano. Il salone era un contenitore di diversità, come allora ancora non si vedeva nei media, ma che invece ha finito per influenzare i media. Eravamo Benetton prima di Benetton», prosegue Brooks. E infatti le vecchie pubblicità di Cuts con un ragazzo nero abbracciato a una ragazza bianca ci ricordano qualcosa. James lavorò anche a una campagna per Levi’s, fotografata da Jamie Morgan, uno degli iniziatori del collettivo Buffalo, nato attorno all’influente (e compianto) stylist Ray Petri. “Tagliamo i vostri jeans come tagliate i vostri capelli”, recitava il claim. Buffalo e Cuts condividevano la stessa attitudine all’improvvisazione e all’espressione personale. Si delineava un’estetica rivoluzionaria di uomini con la gonna, bambini in abiti da adulti, sportswear mescolato all’haute couture, modelli bianchi e neri insieme. «L’ufficio del movimento era al Bar Italia, proprio accanto a Cuts», prosegue Morgan, «facevamo casting e i prescelti venivano spediti a tagliarsi i capelli e quindi in studio. Si scattava fino a tardi, poi si passava al Club dove il casting proseguiva. Un tutt’uno di vita, lavoro e feste». Johnnie Sapong, oggi famoso hairdresser che iniziò la carriera proprio nel negozio di Soho, sospira rievocando «quell’atmosfera. Non conta tanto cosa si faceva, ma come lo si faceva! Cuts era una grande famiglia dove arte, musica e moda si mescolavano». In un vecchio video nel documentario, James Lebon, scomparso prematuramente nel 2008, si vede ancora giovane e attraente come tutti lo descrivono, mentre tiene tra le mani la ciocca riccia di una modella: «La moda per i capelli? Che sciocchezza. Penso che i capelli debbano essere acconciati per adattarsi alla persona, come essere umano. Non tanto per adattarsi a un pazzo trend rockabilly, o che altro».

Vogue Beauty/Allure novembre 2018, pag.118

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Foto Gorunway

«La speranza è quella cosa piumata che si viene a posare sull’anima, e canta melodie senza parole», scriveva la poetessa Emily Dickinson a metà Ottocento. All’epoca viveva ad Amherst, in Massachusetts, e di sicuro non sedeva in prima fila da Marc Jacobs né risultava sulla lista vip di Dior.

Ma nessuno può negare che il suo spirito aleggiava sulle sfilate dell’autunno, dove si sono viste montagne di abiti con le piume.Da Gucci, dove c’era persino una modella con un pappagallo appollaiato sulla spalla, erano color chartreuse e danzavano sul palco. Da Loewe sembrava di sentir cinguettare uccelli con piume dalle sfumature pastello. Da 2Tom Ford un abito bianco luccicante si fondeva in una frangia di piume.

Perché tutto questo proliferare di piume proprio adesso? In fondo, in un mondo dove la situazione politica globale non è per niente facile, né divertente, aggiungere un dettaglio così vaporoso non è un po’ frivolo, o addirittura una cosa da scervellati? (Da cervelli di gallina, se vogliamo restare in tema).

Ci ho pensato parecchio, e vi dico che la risposta è: assolutamente no!

La gioia pura e frizzante delle piume è esattamente quello che ci vuole in un momento come questo. Quando i tempi sono duri vogliamo davvero ritirarci nella codardia di jeans e maglietta? No! Vogliamo combattere le forze del male con la bellezza, e annientare l’orrore con lo splendore!

Certamente questo penchant per le piume non è una novità. I nativi americani le usavano in gran quantità per decorare i loro copricapi. Nell’Europa del Sedicesimo secolo adornavano, fluenti, le maschere veneziane. Le signore di epoca vittoriana avvolgevano boa di piume intorno ai loro bei colli. Le nostre antenate edoardiane ne andavano pazze, ed erano capaci di issare un intero uccello morto sui loro già enormi cappelli. La richiesta era talmente spropositata da mettere in pericolo la sopravvivenza di intere specie di uccelli, il che fomentò la nascita di un energico movimento antipiume. All’epoca della Prima guerra mondiale, tale follia andò scemando, ma poi tornò a furoreggiare in diversi momenti del secolo scorso. Del resto, chi mai può negare il potere delle piume di aggiungere un tocco di eterea delizia anche al guardaroba più sobrio?

In tempi come questi perché non celebrare il nostro amato pianeta diventando, letteralmente e figurativamente, dei pavoni? «Sono affascinato dagli uccelli in volo», spiegava il maestro Alexander McQueen, un uomo che le piume le amava molto. «Mi ispira la forma della piuma, e anche i suoi colori, la grafica, l’assenza di peso, l’ingegneria: è tutto molto elaborato. In realtà quello che cerco di fare è trasporre la bellezza degli uccelli nelle donne». Uccelli e donne che insieme prendono il volo e si librano in alto! Potrebbe mai esserci un messaggio migliore per la prossima stagione?

 

Lynn Yaeger,Vogue Italia, novembre 2018, n.819, pag.59

*Contributing fashion editor di vogue.com e contributing writer dell’edizione americana di Vogue.

 

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Video

Polo Ralph Lauren nacque nel lontano 1967 come linea di cravatte da uomo. Negli anni, è diventato un marchio iconico di lifestyle, amato in tutto il mondo, e simbolo della high-class americana.

Oggi Polo Ralph Lauren compie 50 anni e festeggia mezzo secolo di successi con una collezione speciale pensata per la stagione autunnale.

L’ispirazione non poteva che arrivare dall’archivio del brand e dalla sua storia. Così, partendo dal suo celebre e inconfondibile stile preppy, dai suoi simboli e dai tessuti iconici è nata una collezione imperdibile. Tra i capi, varsity jacket, blazer di tweed, giacche con frange in stile western e pezzi di denim.

Per l’occasione è stata anche realizzata una campagna pubblicitaria. I protagonisti sono la modella spagnola Gala Gonzalez e l’imprenditore italiano e startupper Riccardo Pozzoli. Nel video e negli scatti, i due sfoggiano i pezzi chiave della collezione passeggiando per le strade di Londra.

La collezione Polo Ralph Lauren Fall 2018 è in vendita su ralphlauren.it e presso gli store Rinascente.

Guardate la gallery e il fashion film.

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testo di Amy Wilson Wyles

Sono poche le cose che hanno il potere di trasformarci quanto un cambio di look. La buona notizia? Le tendenze capelli più interessanti della stagione sono infinitamente più portabili del solito, sia che siate alla ricerca della colorazione perfetta o di un modo semplice e veloce per rendere più elegante il vostro look da tutti i giorni.

LA TEXTURE ULTRA-LEVIGATA La classica messa in piega torna in scena con fare persuasivo. Osservata su quasi ogni passerella, da Lanvin a Ralph Lauren, come su Instagram – basta seguire l’hashtag #glasshair – il segreto per realizzare il look consiste nell’ottenere una texture più soffice e levigata possibile. Ma se per natura i vostri capelli sono esattamente l’opposto, la buona notizia è che i trattamenti liscianti di ultima generazione non causano danni permanenti. «Hanno un pH neutro e non contengono tioglicolato di ammonio (la sostanza che rende i capelli secchi)», spiega il noto esperto in hair texture Zoltan. «Chiedete al vostro parrucchiere e se il prodotto ha pH 7, allora procedete tranquille; può essere utilizzato anche su capelli decolorati e li rende setosi e brillanti».

I passi: Nel backstage delle sfilate di Dior e Versace il prodotto “miracoloso” secondo l’hair stylist Guido Palau è Satinwear 04 di Redken – «Rende i capelli lisci come dopo il balsamo, puliti e sani». Asciugate i capelli usando una spazzola tonda, ruotandola nelle punte per ottenere un delicato risvolto che crea l’illusione di un capello pesante perché sano, anche in presenza di punte danneggiate o fragili.

Gli strumenti: Satinwear 04 di Redken, una lozione termo-protettiva che contiene particelle di cera d’api che si scioglie al calore aggiungendo lucentezza. OPPURE I prodotti della linea Discipline di Kérastase che contiene proteine del grano per levigare capelli crespi e vaporosi. OPPURE Instant De-Frizzer di Living Proof, lo spray da tenere a portata di mano: contiene cinque olii e una molecola brevettata che aiuta a domare i capelli crespi e le chiome eccessivamente voluminose.

Capelli lisci sì, ma con la riga

COLORE: IL NUOVO NATURALE È tempo di dire addio al balayage! Nonostante siamo state tutte ammaliate dai suoi toni a bassa manutenzione, in questa stagione le tecniche di colorazione note come “bagno di colore” vanno già oltre regalando un finish sempre più naturale. «Assistiamo ad un ritorno verso colorazioni discrete, dall’aspetto quasi “verginale” rispetto alle colorazioni più artificiose del passato»m spiega Nicola Clarke, creative colour director presso John Frieda Salons nonché colorista di celebrità quali Madonna e Cate Blanchett. «Abbiamo visto molti biondi baby e castani chiari delicati, colori quasi troppo belli da tingere, e che riportano il capello a com’era quando eravamo bambini».

I passi: «Amo la delicatezza di questo look ma non è semplice da ottenere, occorre quasi nascondere il lavoro che si è fatto sul colore», afferma Clarke. «I bagni di colore possono coprire oppure amalgamare le mèche ridando ai capelli la lucentezza di un tempo. Portate foto al vostro parrucchiere ma, soprattutto, chiedete una colorazione che ricordi i capelli di un bambino, ovvero delicata ma con la brillantezza dei capelli sani»,

Gli strumenti: Clarke consiglia di fare scorte di shampoo e balsamo Virtue Recovery per mantenere il colore. «Contiene cheratina, che contribuisce a riportare il capello alle origini». OPPURE Lo shampoo Serie Expert Pro Keratin di L’Oréal, che aiuta a reintegrare la cheratina persa e a prolungare il colore. OPPURE Se i capelli sono secchi e danneggiati a causa delle colorazioni precedenti, scegliete lo shampoo Moisture Repair di Moroccanoil: non contiene solfati ma è ricco di proteine ed olii nutrienti che mantengono il colore tra un appuntamento e l’altro.

Altri colori di capelli per il 2019

L’ACCONCIATURA, LOOK RACCOLTI ED ELEGANTI Questa stagione il mantra è: ordine davanti e “disordine” dietro grazie ad una coda lenta o ad un morbido chignon. Questo look si ispira sia a quanto visto in passerella che alla capigliatura raccolta sfoggiata per il party serale dalla Duchessa del Sussex il giorno del suo matrimonio. «Un elegante chignon apre il volto e valorizza i lineamenti», spiega George Northwood, lo stylist che ha creato il look della Duchessa per il suo matrimonio. «La morbidezza e la texture dello chignon o della coda danno ai capelli un look rilassato e naturale. Questa acconciatura rappresenta il compromesso ideale: né troppo formale, né troppo casual, ma il perfetto punto di incontro».

I passi: «Per realizzare il look a casa spruzzate la lacca sul palmo delle mani, quindi passatele tra i capelli della sezione alta per domare eventuali ciuffi ribelli. Per quanto riguarda lo chignon o la coda, prima fissatelo poi finite il look con un spray che aggiunga texture».

Gli strumenti: Il nuovo Platinum + di GHD che si adatta al vostro tipo di capelli per minimizzare eventuali danni e Cool Girl Hair di Hair by Sam McKnight OPPURE Oribe Dry Texturizing Spray.

Qualche acconciatura bon ton

GLI ACCESSORI: LE CLIP PREZIOSE Clip, clip e ancora clip. È questo il messaggio di stagione che ha visto Zadig & Voltaire, Chanel e Max Mara dimostrare in passerella il potere dell’umile forcina. Il bonus è che, a differenza degli elaborati look delle scorse stagioni, questo è uno dei più semplici da realizzare. «Queste acconciature sono le più facili in assoluto», spiega Sam McKnight, il rinomato stylist che ha creato i preziosi look visti sulla passerella di Chanel e Max Mara. «È davvero semplice da ricreare a casa e dona un tocco chic ad ogni look».

I passi: Sia che scegliate di fissare l’accessorio sulla parte posteriore della nuca o scegliate di raccogliere i capelli come visto sulla passarella di Chanel, seguite gli infallibili suggerimenti di McKnight. «Attorcigliate e girate i capelli lasciando libere le punte, quindi fissate usando una clip preziosa. Per finire – una spruzzata di lacca per mantenere e definire il look».

Gli strumenti: Modern Hairspray di Hair by Sam McKnight e fermagli di cristalli di Jennifer Behr.

Non soli clip tra i capelli…

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Foto Jackie Nickerson

No gender. No race. No nation. O invece sì, in un mondo in cui la globalizzazione prima e i flussi migratori poi hanno portato alla ribalta l’urgenza di una nuova parola, di una nuova prospettiva mentale ed estetica: l’inclusività, probabilmente l’unica soluzione alla complessità, alla contraddittorietà e ai milioni di sfumature con cui si viene in contatto ogni giorno. Zadie Smith (43 anni), esplosa come scrittrice nel 2000 a 25 anni con “Denti bianchi” (Feltrinelli), romanzo che parlava di integrazione (un’altra parola sinonimo di inclusività) a Londra, di sfumature, complicazioni e stratificazioni ha fatto il centro della propria scrittura, e nello specifico del suo ultimo libro, “Feel Free”, la raccolta di 26 tra saggi e articoli edita ora da Sur, in cui si interroga e riflette su argomenti apparentemente in-congrui tra loro (da Jay-Z a Joni Mitchell, dalla Brexit ai giardini di Roma, dal bagno di casa sua a Mark Zuckerberg), ma tenuti insieme dalla medesima domanda, che sottende allo scopo stesso della letteratura: e se le cose fossero diverse da quelle che sono? «Molte cose sono cambiate da quando avevo quindici anni», dice.

«Oggi abbiamo a disposizione un mondo sconfinato di immagini diverse e tutte naturali di quello che siamo, che siamo tutti. Siamo cambiati, ci vediamo diversi. Non sono particolarmente interessata al soggetto “moda”, che però ultimamente ha portato in passerella proprio l’inclusività, ma sono felice del fatto che ci siano in giro sempre più facce, e sempre più diversificate. A me interessano i cambiamenti strutturali. E forse ci stiamo arrivando». La sua, di faccia, è bellissima per una per-fetta alchimia di geni (quelli inglesi del padre e quelli giamaicani della madre): «Quando ero piccola cercavo di essere attraente, ma non secondo il canone di bellezza imperante allora, quello delle modelle emaciate e pallide. Oggi guardo il mio volto nello specchio e lo vedo cambiare, e in questo modo devo prendere atto che esiste una nuova immagine di me stessa con cui devo confrontarmi ogni giorno che passa. Per tutti, sempre, è doloroso invecchiare, e io non faccio eccezione. Con-fesso che l’idea di morire mi terrorizza, ma riesco razionalmente ad accettare che verrà un tempo in cui farò più fatica a fare qualunque cosa, perfino a respirare. Quello che non vorrei mai è perdere la mia lucidità. Quanto alla bellezza, faccio fatica a definirla in modo generale, universale. Io, per esempio, non mi sento bella, ma ho ammirazione per il mio corpo, per la mia salute di ferro, per la mia forza, per il fatto che non mi ammalo mai: questo mi sembra incredibile» – e nel saggio “Flaming June” racconta come il suo tentativo di integrarsi all’estetica britannica universitaria degli anni 90 fu appendere alla parete della sua stanza a Cambridge il poster del dipinto “Flaming June” di Frederic Lord Leighton. Madre di due bambini (Katherine e Harvey, avuti dal marito Nick Laird, poeta e scrittore), considera l’educazione dei figli un’emergenza quotidiana.

«Non ho idea di quello che succederà. Ho avuto una madre, i miei figli hanno me, ma non so cosa ne verrà fuori. La certezza è che qualunque tipo di madre proverò a essere comunque sbaglierò, farò degli errori. Se fossi il tipo di donna che rinuncia a tutto per stare con loro, loro penserebbero che sono una cretina; se fossi una donna in carriera penserebbero che li trascuro. Io sono aperta nei loro confronti come lo è stata mia madre nei miei. E arriverà un momento in cui apprezzeranno il tipo di madre che sono stata, perché a me è successo così con la mia». Diventata (suo malgrado) anche un’icona di stile, Zadie Smith è fondamentalmente basic: «Forse il mio è un limite, ma non capisco chi indossa un capo carissimo e “di moda” per l’unica ragione che è carissimo e di moda. La moda che funziona così non mi interessa affatto. Ma adoro vestirmi con uno stile che riesca a esprimere il modo in cui mi sento quel giorno. Non sono attratta dai brand, ma questo non significa che non indossi anche cose costose, se esprimono la mia personalità e il mio sentire. Un vestito, qualunque vesti-to, deve funzionare su di me per piacermi».

Al piacere (e alla felicità) è dedicato uno dei saggi di “Feel Free”: «La mia felicità sono i miei figli, di sicuro. E la scrittura. Il piacere invece lo trovo in molte altre cose, nel cibo, nell’alcol, in certi momenti della mia vita anche nelle droghe. Il piacere per me risiede in cose che creano sensazioni come il cinema, o leggere». Coltivare le amicizie, lavorare qualche ora in pace, fare esercizio fisico, stare un po’ con i figli entrano nel novero delle azioni che rendono felice Zadie Smith: «Rifacendomi al titolo del mio libro, “Feel Free”, sentirsi liberi, credo che abbia diversi significati a seconda delle circostanze, delle persone. A costo di fare la figura del predicatore medievale, sono convinta che sia importante che la gente si ricordi che un giorno morirà, qualunque sia la sua attività, il suo posto nel mondo: la notizia fondamentale è che questa vita è breve. Se questa cosa ce l’hai chiara in testa, cambia anche il tuo comportamento nel presente. Io ricordo sempre a me stessa che ci sono dei limiti, che la vita ha un limite, e che questo comporta delle responsabilità. Non serve a niente illudersi che la tecnologia cambierà le cose: i limiti sono comuni a tutti». «Quanto alla libertà, ci si può sentire liberi dai figli (e a me talvolta capita), dalle relazioni, da quello che non ci piace. Mi rendo conto che ancora una volta sto parlando di felicità, della felicità che deriva dal sentirmi libera di fare quello che desidero.

Elena Dallorso,Vogue Beauty/Allure novembre 2018, pag.122

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Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019Rahul Mishra Spring/Summer 2019

“Quando le porte della memoria sono aperte, ti trovi di fronte alla precisione dei dettagli preservati da qualche parte nel tuo essere, come le gocce di rugiada sulle foglie di loto” racconta Rahul Mishra, protagonista nell’edizione 2013-14 dell’International Woolmark Prize, che in esclusiva assoluta per Vogue.it spiega la nascita della sua collezione Primavera/Estate 2019. Gossamer, questo il nome della collezione, comprende pezzi preziosissimi come un top frutto di 45 ore di lavorazione, necessarie per cucire a mano 115 foglie di tessuto impreziosite da 50 cristalli Swarovski in ogni foglia.

Il designer condivide con noi la immagini poetiche e agresti del suo giardino in India, dove disegnando con la figlia tra le ortensie dopo una giornata di pioggia ha trovato l’ispirazione per i meravigliosi e preziosi capi, impreziositi di Swarovski, che hanno sfilato a Parigi nel Settembre scorso: “La casa in cui vivevamo era vicino a uno stagno. C’erano pavoni, fiori e alberi. Per abbinare l’idiosincrasia della memoria, ho mescolato i bianchi con pezzi colorati dove ho ricamato il paesaggio del mio villaggio. La memoria non segue neppure un filo cronologico: per me è una tela immaginata piena di cose che hai accumulato dal passato. Come quando disegnavo i fiori blu con mia figlia su una montagna. Quei fiori blu hanno trovato il loro posto in questa collezione. Un ricordo speciale nella mia memoria è di una mattina, quando finalmente la pioggia si era calmata, e l’unico suono che si potesse udire era il cadere goccia a goccia dell’acqua dalla vegetazione circostante: uscii fuori per respirare l’aria fresca quando notai la bellezza pura delle gocce di cristallo su le foglie a forma di cuore della malva indiana.

La natura è sempre stata per me fonte primaria di ispirazione, così ho voluto trasformare questo momento perfetto regalatomi dalla rugiada mattutina in un’opera d’arte per la collezione Primavera/Estate 2019. Il fenomeno naturale della cristallizzazione ha ispirato l’uso di Swarovski, realizzati con elementi naturali come quarzo e minerali, questi splendidi cristalli sono stati interpretati come delicate gocce di rugiada; dispersi su foglie ricamate a mano su fine organza, mi hanno permesso di ottenere un gioco di luce arioso e trasparente, illuminando la collezione. In un piccolo villaggio vicino a Nainital, mia figlia Aarna e io sedevamo sotto il sole primaverile, intenti a disegnare. Non potevo fare a meno di ammirare la bellezza che mi circondava: centinaia di ortensie blu di varie dimensioni e tinte audaci, diverse nelel forme, sono state ispirazione profonda per questa collezione. Catturare la vivida bellezza delle ortensie è stato un compito arduo, ci sono voluti mesi di ricerca e sviluppo per creare una superficie completamente fatta a mano: petali di organza ricamati a mano sui toni del blu sono stati applicati su tessuti leggeri e impreziositi da cristalli Swarovski per creare una resa realistica delle bellissime ortensie. Con ogni movimento del capo, le ortensie fatte a mano combinate con i cristalli riflettono la bellezza mozzafiato dei fiori che ho trovato a Nainital. I Gossamer, dicono, sono dei piccolissimi ragni che producono sottilissime ragnatele. Questi sono i fili della memoria con cui ho tessuto questa collezione”.

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