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BEAUTY NEWS

Team credits

Photographer – Alex Black – @alexblackphoto

Model – Marina Sarovic from Photogenics LA – @marinakomesarovic + @photogenicsla

Stylist – Mindy Le Brock from The Magnet Agency – @mindy_le_brock + @themagnetagency

Stylist Assistant – Tai Kendrick

Hair and Makeup – Marina Migliaccio and Kendell Cotta from The Rex Agency – @marinamigliaccio + @therexagency

Bio

Alex Black is a New York based Director and Photographer originally from Montreal. Fascinated by fashion as a tool for self expression, Alex captures a sense of intimacy from her subjects by drawing out an authentic self within the poetic world crafted by her arthouse sensibilities. Her work has been influenced by being immersed in different cultures. Having grown up in Paris, she deals with beauty with an aesthetic of the past, driven by a strong sense of colour reminiscent of previous eras. Her subject matter has been influenced by living among the vibrant youth culture in London, Montreal and New York. She is also interested in urbanscapes as abstract shapes and forms, approaching them with the same art direction as her portraiture.

Publications include i-D, Vogue Italia, Nylon, Teen Vogue, L’Officiel USA, Refinery29 and SHOWstudio. Clients include Milk Makeup and Obama’s MBKA foundation. She has had shows at Red Hook Labs, Theory’s flagship store, Lomography NYC, and was awarded the 2017 Emerging Photographer award.

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Jonathan Anderson ha svelato il primo modello della collezione Converse x JW Anderson autunno inverno 2018.

Le immagini postate dal designer irlandese su Instagram, rivelano l’ispirazione “golosa” della nuova collaborazione con Converse. Il primo modello Converse x JW Anderson autunno inverno 2018 – che vedremo in passerella alla prossima sfilata maschile del brand diretto da Jonathan Anderson – è realizzato con materiali, texture e colori che ricordano il mondo dei dolci: tomaia di pvc sfumato come le caramelle gommose, puntale semi trasparente che richiama la gelatina ai mirtilli e lacci bouclé che sembrano ricoperti di zucchero. Anche la suola ha un nuovo aspetto “gustoso” color lampone, che strizza l’occhio ai feticisti delle scarpe.

La collezione Converse x JW Anderson autunno inverno 2018 è la quarta capsule collection delle iconiche sneakers reinterpretate da Jonathan Anderson, la prima collaborazione era stata presentata a Pitti Uomo 2017.

In attesa di scoprire tutti i nuovi modelli di scarpe Converse x JW Anderson, ecco le prime immagini pubblicate da Jonathan Anderson su Instagram.

COMING SOON @converse AS SEEN IN OUR AUTUMN WINTER 2018 RUNWAY SHOW #JWANDERSON #CONVERSEXJWANDERSON #CONVERSE

JW ANDERSON (@jw_anderson) on Jul 15, 2018 at 8:20am PDT

Il designer ha svelato anche un “dolcissimo” portachiavi a forma di donuts alla fragola.

COMING SOON @converse AS SEEN IN OUR AUTUMN WINTER 2018 RUNWAY SHOW #JWANDERSON #CONVERSEXJWANDERSON #CONVERSE

JW ANDERSON (@jw_anderson) on Jul 14, 2018 at 9:15am PDT

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Il countdown è veramente vicino, perché oggi, 16 Luglio alle ore 12:00, inizia Amazon Prime Day: solo chi è iscritto e abbonato con “Prime”, potrà approfittare di numerose offerte sulla nota piattaforma.

Se siete delle fashioniste, sicuramente non è il primo sito che vi viene in mente per poter fare shopping, ma come accade per i saldi estivi 2018, questa è una buona occasione per poter comprare qualche capo o accessorio must have dell’estate 2018, a un costo assolutamente accessibile.

Certo una macchinetta del caffè o un nuovo apparecchio per la bellezza è sicuramente utile e lo troverete sicuramente in offerta, ma cercando bene avrete l’occasione per comprare qualche fashion item perfetto per affrontare la vacanza (oltre all’asta per fare i selfie e al gonfiabile a forma di cigno).

Nella gallery troverete la nostra selezione di must have dell’estate 2018 (seguendo le tendenze moda del momento) per arrivare preparate all’ora “x”.

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Due giorni fa l’abbiamo vista a Wimbledon in compagnia della cognata Meghan Markle in un summer dress stampato di colore bianco. Ma per il secondo giorno alla grande manifestazione sportiva, dove è arrivata in compagnia di suo marito William, Kate Middleton ha deciso di puntare sui colori accesi. Ha indossato un abito di colore giallo con maniche a volant firmato Dolce & Gabbana. La borsa – una Sicily – e le pump erano invece declinate in colori neutri.

Anche Meghan Markle aveva recentemente sfoggiato un tubino  giallo per l’incontro con i giovani leader del Commonwealth a Marlborough House. La creazione era firmata Brandon Maxwell.

Guardate la gallery dedicata a Kate Middleton in Dolce & Gabbana a Wimbledon.

 

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David Beckham è solo uno dei protagonisti del nuovo documentario sulla moda maschile Uomini di Stile diretto da Loïc Prigent per il canale europeo ARTE.

Che cosa rende un uomo sexy? Che cos’è l’eleganza maschile? Chi sono gli uomini di stile?

Des Hommes Stylés – titolo originale della pellicola – risponde ad alcune delle domande più ricorrenti nella storia della moda uomo, attraverso un’allegra panoramica su tendenze, stravaganze e segreti del menswear.

Uomini di Stile è uno dei primi lungometraggi proposti dalla nuova versione di ARTE in italiano, una selezione di programmi sottotitolati del canale europeo.

Il regista, Loïc Prigent, comincia il suo viaggio alla Paris Fashion Week Autunno Inverno 2018: raccogliendo le testimonianze di alcune delle personalità più determinanti nella moda uomo contemporanea, tra cui Olivier Rousteing, Virgil Abloh e David Beckham.

Oltre alle interviste, il documentario traccia la storia dello stile maschile, alternando immagini storiche, filmati d’archivio e video delle sfilate più recenti, mettendo in connessione i personaggi della storia del costume con i protagonisti delle ultime tendenze moda. Un dialogo informale e ritmato capace di unire le figure iconiche di Luigi XIV e Charlie Chaplin alle novità stilistiche di Charles Jeffrey e Palomo Spain in una narrazione coerente a cavallo del tempo.

Guardate David Beckham e tutti i protagonisti del documentario Uomini di Stile nel video in versione integrale qui sotto.

Video di ARTE / © Bangumi

Foto di copertina © Splashnews

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Da sinistra in senso orario. Futura Case Study by Modernica, realizzata per Beyond the Streets 2018, showcase californiano di graffiti e street art. 

Vogue Italia, luglio 2018, n.815, pag. 84

Gucci. Collezione “Gucci – Dapper Dan’’.

Elisabetta Franchi. Montone rovesciato lucido. 

Martha Cooper dai ’70 fotografa la street art di Nyc. È in mostra fino al 31/8 al Calandra Italian American Institute di Manhattan. 

GCDS. Felpa di cotone ‘‘Harlem Made’’ by Teyana Taylor.

Cappello di shearling con motivo logo FF. Fendi. 

Queen Latifah. Cover del singolo “How Do I Love Thee’’ del 1991.

Balenciaga. Shopper “Bazar” di pelle con stampa graffiti.

 

Vogue Italia, luglio 2018, n.815, pag. 84

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Di recente il magazine inglese per consumatori “Which?” ha dedicato uno studio ai solari waterproof, testandone di diversi marchi in acqua clorata e salata e scoprendo che spesso la protezione dei prodotti waterproof non è così efficace come da claim pubblicitario. Specie se in acqua ci si muove (cosa che in vacanza è plausibile che avvenga, specie se a indossare la protezione solare sono i giovanissimi e i bimbi). I giornalisti inglesi hanno dimostrato con le loro prove che il fattore SPF scendeva fino al 59% dopo 40 minuti in acqua salata. Poiché quello della protezione dal sole è un tema decisamente importante (già troppe generazioni hanno fatto errori negli anni passati), abbiamo chiesto a Elisabetta Sorbellini, dermatologa dello Studio Rinaldi a Milano, di aiutarci a fare chiarezza. Per trascorrere vacanze in totale sicurezza, ecco quello che occorre sapere.

SOLARI WATERPROOF, LE FORMULAZIONI Punto primo: come fanno questi prodotti a resistere all’acqua? «Sono almeno due le strategie per ottenere protettivi solari resistenti all’acqua», spiega l’esperta. «La prima consiste nel realizzare formulazioni a fase esterna oleosa (acqua in olio) al posto delle più diffuse olio in acqua; queste formulazioni, per il fatto di avere una fase esterna oleosa, sono naturalmente idrofobiche o idrorepellenti e generalmente superano il test di resistenza all’acqua. Varianti dello stesso approccio formulativo sono le emulsioni con fase esterna organo-siliconica, caratterizzata da scarsa affinità verso l’acqua, così da risultare idrorepellenti. Il secondo metodo prevede invece la preparazione di emulsioni acqua in olio, generalmente più leggere e meno untuose, contenenti dei polimeri filmogeni più o meno idrofobici, garanzia di parziale idrorepellenza o resistenza all’acqua».

FOCUS SULLA RESISTENZA ALL’ACQUA «Consideriamo che in Europa viene misurato l’SPF prima e dopo due cicli di immersione in acqua da 20 minuti ciascuno», precisa la dermatologa. «I prodotti vengono definiti Water Resistant se, dopo duplice immersione, presentano un valore di SPF maggiore del 50% rispetto a quello iniziale». Il dubbio, a questo punto, riguarda la tipologia di solare waterproof da acquistare: sono più resistenti creme, latti o spray? «Non si può dire a prescindere», commenta Sorbellini. «Ritengo, tuttavia, che le formulazioni acqua in olio possano essere dei buoni candidati in termini di efficacia ed è più facile trovarle in creme o latti. Di contro, potrebbero essere meno gradevoli e agevoli da spalmare. Per quel che riguarda le formulazioni più fluide o in spray, hanno il vantaggio di un’ottima stesura anche su zone estese del corpo, ma potrebbero per loro natura limitare lo spessore del film protettivo».

COME APPLICARLI CORRETTAMENTE Molto, poi, sta a noi: siamo sicure di applicare correttamente il solare waterproof? Probabilmente no: «i dati di letteratura dicono che generalmente viene utilizzata la metà, 1/3 o anche meno della quantità del prodotto solare che andrebbe applicata per ottenere una protezione coerente con l’SPF dichiarato. Andando nel dettaglio, i test di laboratorio prevedono l’applicazione di 2 mg per 2 cm di prodotto solare: un tubetto da 200 ml dovrebbe quindi esaurirsi in pochi giorni. Il problema è che applicando troppo poco prodotto, rendiamo la pelle molto più esposta di quanto si creda ai danni del sole. Quest’estate, allora, iniziamo ad applicare tanto prodotto solare e con una certa frequenza, evitando di lasciare zone scoperte». E sfatiamo un falso mito: «il solare, che sia waterproof oppure no, va applicato dopo aver fatto il bagno, ma anche dopo essersi asciugati con un telo o sdraiati su un asciugamano. Solo così ci si assicura una abbronzatura uniforme e sana, scongiurando il rischio di scottature ed eritemi».

Foto in apertura KT Auleta, Beauty in Vogue, maggio 2013

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A quasi un secolo dalla nascita, l’Art Déco, col suo incrocio di motivi tribali, linee rigorose e materiali opulenti, offre spunti per nuove forme di creatività. La manifattura svizzera di lusso Richard Mille, che ha nell’ispirazione automobilistica e aerospaziale la sua cifra, ha cesellato il suo nuovo femminile, l’RM 71-01 Automatic Tourbillon Talisman, con questi riferimenti – del resto già la tipica forma tonneau della cassa cita i grafismi anni Venti. «Amo il Déco perché mescola tante tecniche artigianali, con una forte identità, ma anche l’Arts and Crafts per la sua filosofia di arte totale », spiega Cécile Guenat, direttrice delle collezioni femminili con un’esperienza nell’alta gioielleria, che del Talisman ha disegnato dieci versioni, ognuna in edizione limitata di cinque pezzi: «È una collezione completa, come la couture. Il mio lavoro si nutre di influenze varie, a volte inattese: il Talisman è nato nell’estate in cui tutti impazzivano per Pokémon Go, e il morphing ne ha influenzato certi aspetti. Due universi distinti, poi, governano l’orologio: quello più naturale delle maschere tribali, le cui geometrie hanno anticipato il design contemporaneo, e quello urbano, che si rifà al Costruttivismo russo». Ecco allora dieci quadranti in oro rosso, madreperla e onice con diamanti e zaffiri neri, che incorniciano il primo movimento della maison con tourbillon a ricarica automatica, incastonato in una cassa in oro grigio o rosso e diamanti dalle diverse trame, mentre la platina aperta sotto la gabbia del tourbillon ne lascia vedere la rotazione.

 

Nella foto Richard Mille RM 71-01 Automatic Tourbillon Talisman: cassa in oro grigio e diamanti (52,20 x 34,40 x 12,50 mm), quadrante in oro rosso, madreperla, onice e diamanti, movimento calibro di manifattura CRMT1 scheletrato con tourbillon a carica automatica, cinturino in coccodrillo. Edizione limitata di cinque esemplari. ©Manon Wertenbroek e Arnaud Le Arazidec.

 

Vogue Italia, luglio 2018, n.815, pag. 84

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Per personalizzare i tuoi look estivi, abbiamo pensato di selezionare alcuni gioielli che potete sfoggiare anche in spiaggia. La moda dell’estate 2018 è tutto un luccichio e tintinnio, che non si limita alla sera, quando il sole è già tramontato.

Come abbiamo già visto, su Instagram le star hanno postato foto costumi impreziositi da sottili catenine: è il caso di Emily Ratajkowski che ha scelto un body jewelry sottile che parte dal collo per chiudersi sui fianchi. Kate Hudson, al posto del “chiama angeli” sceglie un pietra dura e una cintura-gioiello d’oro per sottolineare il suo girovita da mamma in attesa.

Ma l’estate è anche sinonimo di colore e divertimento, quindi il nostro consiglio è quello di giocare con le note più accese della palette cromatica e di optare per charms di ogni tipo: passiamo dai motivi sailor di Tita’ Bijoux alle bandiere di Spallanzani Jewelry, dalle nappine di Dodo ai multifili di Playcharms. Quest’euforia multicolor è seguita dai monili più pop, proposti in resine e lucite (come gli orecchini a cerchio di Alison Lou).

Di ultima tendenza, sono i gioielli con le conchiglie: affascinanti portafotuna tutti naturali che oggi impreziosiscono il look estivo con collane, bracciali e orecchini.

Guardate la gallery per scoprire i gioielli da sfoggiare in spiaggia per l’estate 2018

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There’s something disarmingly honest and sharply intelligent to James Ostrer’s work and both qualities are perfectly epitomized in his latest exhibition Johnny Just Came currently on display at the Gazelli Art House.

Curated by the director and founder of the African Arts Foundation Azu Nwagbogu, the exhibition is a tour de force into the unconfessed fear of “the other” that lingers in even the most liberal Western subconscious. Ostrer faces it and ultimately overcomes it: Johnny Just Came is like entering his mind, replaying this process over and over again – a process that in a way develops as a dialogue with curator Nwagbogu.

In such politically charged period, a powerful consideration of one’s own society-influenced prejudices and fears is more important than ever. That is why we reached out to James Oster and asked him a few questions about his compelling work. Here’s the interview.

How did the exhibition Johnny Just Came came about? Azu Nwagbogu came up to me while I was standing in front of a huge display of my work in London at Art15. With his sunglasses on (indoors) and an amazingly welcoming vibe he said straight away that he really wanted to show my work in Lagos. In that moment I was so blown away with excitement for achieving an ambition I never knew I had. Azu then asked if I would come with my work as well to Nigeria and my feelings instantly turned to fear and suspicion. It was in that moment that I started to feel, with the realness that only individual experience can deliver, just how pervasive the impact of our racial, cultural conditioning really is. In my head, I was like why have I always been so scared of Sub Saharan Africa? Why is the dominant branding of this area of the world a combination of danger, corruption, poverty and warmongering and videos of small children with either flies around their heads or holding Ak47s. It was from this position I decided to break my own taboos.

The idea for the flip flops installation came from this experience in Lagos, your first trip to the African continent – can you talk to me about it? The backbone of this show is many thousands of flip flops that I found washed up on the beaches of Lagos. The first one I found was a battered Child’s Prada flip flop, an item in this context implying so many contradictions. From here I realised there were so many more, flip flops everywhere. This was at a time when the worlds media was full of footage of migrants repeatedly washing up on the beaches of Europe. I felt such a huge sense of human loss the more I found. I knew instantly I wanted to use these footwear as a visual metaphor. I started the collection process of these not long after I first arrived in Lagos three years ago. On the first day, I collected with two guys that I paid 10 dollars an hour. It was kind of fair trade style and we all worked really hard together and equally, but within 24 hours I had a number of people working for me in an entirely different context. By this point I was using bribes where money didn’t get to those that deserved it, let people work for me in conditions that previously wouldn’t be acceptable to me. I became the very thing I have made art about and challenged within my activism, I basically epitomised greed. These flip flops have become in the end a backdrop to the pseudo colonialist chieftain and all he represents centring the show.

Usually when we talk about issue of representation the common example is how the West represents the African continent – how we reduce it to a place of wars, famines and beautiful landscapes. In this scenario do you think the role for an “outsider” storyteller is still important? This is a great question and one I discussed with Azu a lot. In the end Everyone’s voice is relevant as it is a perspective from a reality that is ultimately individual. The issue for sure has been that the global representation of Africa has been skewed by mostly a non-African perspective. I completely advocate a stronger more direct message from within Africa and for institutions like Azu runs being on the global platform will increasingly help redress the balance. What excited me to do this show however was that it is from the perspective of self-reflection rather than me mindlessly creating more reportage of Africa without awareness of what I project within that. My intent is to create a wider dialogue around the subject of fear of other and how that is manipulated by those profiting from conflict. Through being honest by saying I was in fear of sub Saharan Africa and Africans, which yes rubs up against political correctness to a degree but in my honesty I have found wider honesty in others to discuss their fears that have included every type of person colour or creed in every direction. From here you can actually start to work out bridges of connection positively both literally and also through creativity.

You said in an interview “The control is being synthesised into an even more perfect subordination of the masses than ever before with digital technology. […] The reality is it’s not just white men retaining the power but it’s actually the even more emotionally disconnected white men of Silicon Valley who are absorbing all the global top-line power.” – how much is your work a response to this? My work is always a response to what I am experiencing in my life there isn’t really any separation. I have had a personal relationship with the advent of social media with close friends within the first 25 users of Instagram, invites to intimate lunches with Ceo’s and the highest level programmers of the absolute major platforms before anyone was even on them. Every single one of the most powerful people I have met is white and male and in some ways on the spectrum of autism otherwise they wouldn’t have been able to be the genius programmers they are. The algorithms of these networks and the policies that direct them have in my opinion unquestionably been negatively affected by this incredibly specific set of people. What worries me is that the decisions and accrued information of what will ultimately define the most advanced forms of IE will be skewed by a misogynist and socially unrounded micro group. Pieces like my sculpture “The End of Everything” with the head made from an oil drum and the mouth made out of computer keys spelling out, Apple, Control, Me Today acts as a totem to the power shift and the issues I worry about.

The show blends photography, sculpture and film – what changes in your creative process in each different media? Everything starts from a place of creative energy and thinking that leads to some form of physical object. It is practicalities and emotional arcs that separate the process’ and outcomes. With stand-alone sculpture I can do it entirely alone and have a lot more time to revisit as there isn’t perishable materials or a human subject acting as the skeleton of the work. The “live” sculpture on people that is ultimately presented as photography requires massive planning and is produced at a very high level octane of decision making on the day – this is perfect condition wise for happy accidents. It always takes a day or so of space until I can review these as get exhausted from the adrenaline of making them. Films so far are also very much in the planning but like all the other mediums I use there is a visceral experience with the subject and performance within the work that can’t be planned for so is very exciting when I see the outcome.

Can you talk to me about Snuffling for love Truffles? This is a 5-minute film where I have stitched myself into the skin of three pigs and am wearing the actual face of a deboned pig face on my head. The opening scene is me filling this head I am wearing with pizza slices directly through the mouth of the pig face. U need to watch the film to know more. Like Edward Munch’s “The Scream” which I see as a brilliant depiction of anxiety and depression I wanted to try and make the perfect portrait of emotional detachment and self-annihilation through consumption which are key symptoms of the technological endemic of isolation and its overall effect on human disconnection.

What is the most challenging work you produced? Every piece is a challenge in one way or another otherwise it wasn’t worth doing. I guess being in the pig suit was pretty tough as you can’t imagine how heavy that hide is. Also this may sound crazy but when I tried to sleep that night after the shoot I kept feeling like I was experiencing the last moments of the pig’s life. Each time I shut my eyes I kept feeling like I was writhing in the air while being slashed and had massive spikes of adrenaline and fear running through my veins. It is very hard to explain without sounding nuts but I honestly think I absorbed the final energy of these dying animals. What I take from that is a greater awareness of how I relate to nature and the animal kingdom at large specifically within my own food chain. Negative energy perpetuates and it needs to be dissipated.

When working on your art, where are your boundaries? I have never thought of myself having boundaries in this context. What I do know is that the healthier I become in terms of daily behaviour the more I am able to see outside of myself and empathise with those around me. Not just in terms of my intimate and family/friend’s relationships but to the human species and animal kingdom at large. Where I have found the greatest progress in my work is when I relate to those who I disagree with the most politically and react in an empathetic stance to try to understand why they respond to life the way they do. People only respond to aggression and conflict with the same behaviour. So from this perspective of learning there is greater growth intellectually and a greater chance for creating work that affects positive change.

What kind of impact do you hope to have with your art? As an artist I take a responsibility to try and document and reflect on our time with an increasing awareness of my place contextually within it. In this context it is as a white male. This show is everything to me. On a personal level, it is my ultimate self-portrait of positive change. From someone that was scared to go to Nigeria to someone that became something they didn’t recognise and then back to a person that is growing from it. The show at large is about fear of other. It is about the character traits of domination, greed, control and the addiction to these.

Johnny Just Came Curated by Azu Nwagbogu 8TH JUNE — 22ND JULY GAZELLI ART HOUSE 39 DOVER STREET, LONDON W1S 4NN

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Innovazione tecnica, glamour d’antan e stile contemporaneo. Sono i preziosi ingredienti racchiusi nella cassa d’oro rosa o di acciaio di De Ville Trésor di Omega, ultima reincarnazione del cronografo lanciato dalla maison nel 1949, oggi rielaborato ad hoc per rispecchiare l’identità delle millennial. Il suo nome, Trésor, evoca il “tesoro” all’interno dell’orologio, fin dalla sua prima apparizione esempio di precisione e design razionale. Presentato in primavera a Berlino, ha una testimonial d’eccezione, Kaia Gerber, che dalla madre Cindy Crawford, già brand ambassador della manifattura orologiera svizzera, raccoglie il testimone. Protagonista della copertina di questo mese di Vogue Italia, Kaia a soli sedici anni è già diventata il volto di una generazione: «I miei coetanei, per controllare l’ora, si affidano allo smartphone. L’orologio è piuttosto un accessorio, come un profumo o un gioiello», spiega. «Amo il Trésor perché è un orologio senza tempo, che ben mixa lusso con street style, stile classico e avant-garde». Il nuovo orologio da polso, da accostare ugualmente a sneakers e stiletti, ha un movimento al quarzo di estrema precisione, una cassa extraslim di 8,85 mm o 9,75 mm, e quadranti in tonalità blu notte, tortora, argento opalino o madreperla. Dettagli iperfemminili che includono numeri romani allungati e lavorati a sbalzo, due pavé di diamanti che si avviluppano sui bordi della cassa e un singolo diamante incastonato nella corona incorniciato da un fiore in ceramica liquida rossa. Oltre a un originale fondello a specchio: per ammirare la propria immagine.

 

Foto courtesy Omega.

Vogue Italia, luglio 2018, n.815, pag. 82

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Che a David Beckham la moda piaccia non è una novità. L’ex calciatore vanta un lungo elenco di collaborazioni con i grandi marchi della moda, la sua presenza alla London Fashion Week non fa più notizia, il suo stile impeccabile in ogni occasione, non fa certo pensare che scelga le prime cose a caso dal suo guardaroba. Anzi.

Notizia allora, di qualche ora fa, è la presenza di David Beckham in un nuovo documentario sulla moda maschile, diretto da Loïc Prigent – suo il docufilm per Louis Vuitton ai tempi di Marc Jacobs – per il canale europeo Arte. Loïc pone l’attenzione sull’interpretazione che gli uomini fanno della moda, e compie un viaggio a ritroso nella storia del costume per arrivare ai giorni nostri, il regista si è “introdotto” nella Parigi Fashion Week rubando immagini dal front row e testimonianze dai protagonisti delle sfilate. Tra loro, appunto anche quella di David Beckham.

 



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Si chiama Emporio Armani Connected la nuova linea di orologi smartwatch touchscreen firmati Emporio Armani. Caratterizzati da un design fresco, dalla più recente tecnologia indossabile e da una progettazione sofisticata che onora la tradizione del marchio nel campo dell’orologeria di precisione, i nuovi orologi – compatibili con i telefoni iPhone e AndroidTM – hanno tra le varie funzionalità aggiuntive il monitoraggio della frequenza cardiaca durante diversi tipi di allenamento, la misurazione GPS della distanza percorsa, la possibilità di fare acquisti usando Google Pay, un Google Assistant attraverso cui controllare il meteo, dare inizio alla corsa, impostare un promemoria e molto altro.

Dotati del sistema operativo Wear OS di Google e del SoC di Qualcomm, Snapdragon WearTM 2100, i nuovi smartwatch sono  disponibili in prevendita su armani.com e disponibili dall’inizio di settembre, nei negozi Armani e presso i rivenditori selezionati in tutto il mondo.



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Il torneo di Wimbledon si conferma essere sempre un buon momento per l’eleganza maschile. Da una parte i tennisti che, in campo, danno prova del loro fair play, dall’atra – o meglio sugli spalti – vi si trovano attori, cantanti, personaggi importanti della politica e della finanza che non mancano, in occasione del più antico torneo al mondo di tennis, di saper padroneggiare uno stile raffinato e sobrio al contempo.

Hannah Bagshawe and Eddie Redmayne

Eddie Redmayne Più volte citato per il suo impareggiabile stile, l’attore britannico non si è smentito nemmeno in occasione di Wilmbledon dove si è presentato con un abito firmato Ralph Lauren scelto nella tonalità del blu chiaro, da cui fuoriusciva una pochette di lino bianco, al collo una cravatta di seta della collezione Ralph Lauren Purple.

 

Tom Hiddleston

Tom Hiddlestone Dietro un semplice occhiale da vista, l’attore britannico – che in passato ha posato anche per Gucci – ha indossato un doppio petto blu firmato da Ralph Lauren con revers importanti, abbinato a una camicia azzurro pallido e a una cravatta in maglia di seta blu.

Oliver Cheshire and Pixie Lott

Olivier Cheshire Una camicia blu button-down con una cravatta a pois, il tocco di classe? La giacca crema sbottonata, con pochette e occhiale nel taschino che pare il modello Olivier Cheshire si sia fatto confezionare da Jack Davison Bespoke.

Jessica Biel and Justin Timberlake

Justin Timberlake Una t-shirt a pois sotto un completo grigio e un paio di occhiali da sole tartaruga, il 10 volte vincitore dei Grammy ha scelto un look piuttosto sinvolto per assistere ai quarti di finale femminile.

Stella McCartney and her husband Alasdhair Willis

Alasdhair Willis Elegantissimo in un doppio petto firmato dalla moglie (Stella McCarteney) il total look white sfoggiato dal direttore creativo di Hunter è la prova dell’infinita bellezza del bianco, in tutte le sue sfumarure, anche quando scelto per un paio di sneakers che Willis ha saputo portare sotto l’abito elegantissimo.

Benedict Cumberbatch

Benedict Cumberbatch A dare il tocco di classe all’attore britannico il cappello a tesa larga con cinta in cannetè marrone.

 

Will Poulter

Will Poulter Indossando un classico completo due pezzi bli, Poulter ha dato modo ai suoi capelli elettrici e alla sua cravatta in maglia di risaltare in modo armonico con il resto. Ottima scelta.

Anna Eberstein and Hugh Grant

Hugh Grant Il fascino dell’attore è indiscutibile: perfetto nella giacca e cravatta blu, nonostante la posa, dietro a un occhiale piltot in stile anni Settanta.



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Alcune preferiscono la boxe, altre l’hula-hop, altre ancora semplici esercizi per addominali. Ma una cosa le accomuna tutte: la pancia, piatta, anzi piattissima e tonica, spesso con muscoli in evidenza. Si tratta delle modelle più famose che su Instagram, complice l’estate, amano particolarmente mettere in mostra proprio gli addominali. Ecco allora Emily Ratajkowski, regine delle pose Instagram dalla quale molto si potrebbe imparare per venire bene in foto e che già un paio di anni fa fece parlare di sé per un particolare anatomico che non tutte possono sfoggiare: la riga che attraversa l’addome e che lo fa apparire ancora più piatto.

cover

Ma anche Kendall Jenner, dalle gambe chilometriche e che quest’anno, in particolare, vediamo mettere in mostra grazie alla moda dei costumi sgambatissimi, i quali oltre a rendere le gambe chilometriche, spingono l’attenzione anche sulla pancia. Quindi annotate: se non possedete gambe lunghe, addome piatto e fianchi stretti, evitate le sgambature onde evitare che diventino perciolose! Maestre dell’addominale bene in vista sono anche le modelle brasiliane, da Alessandra Ambrosio a Izabel Goulart.

Ma quali sono le semplici regole per ottenere addominali da urlo? O anche solo una pancia piatta? – Esercizi addominali, meglio se spalmati durante tutto l’anno e non solo nel mese che precede le vacanze – Evitare cibi che creano gonfiori e ristagni, nonché le bevande gassate. – Prediligire cibi con fibre. – Applicare, sempre tutto l’anno, una crema specifica. – Bere molto.

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Stelle, stelle ovunque. È questo uno dei verdetti dell’estate 2018 in fatto di make-up, ovvero brillare soprattutto sugli occhi. I look sono facili da realizzare, vi devono solo piacere il glitter, tanto glitter, e le pagliuzze luminose. Basti vedere le make-up artist che più sono in voga oggi su Instagram, come Jenmia, di Stoccolma, che ha creato sopra alla palpebra mobile uno star rainbow abbinato a mascara color blu notte, e la youtuber Ruthie Barone che ha scelto un look glam-rock grazie a un eyeliner a banana con glitter e stelle nere nell’arcata inferiore dell’occhio.

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Carote, radicchio, albicocche: sono i tre alimenti sul podio dei “cibi che abbronzano” perché quelli in assoluto più ricchi di Vitamina A o betacarotene. A seguire, cicoria, lattuga, melone giallo e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliegie, alimenti che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni. Oltre a favorire l’abbronzatura, questi cibi hanno anche il vantaggio di mantenere l’organismo in efficienza durante la stagione calda. Merito dell’abbondante presenza di vitamine, Sali Minerali e liquidi preziosi anche nel contrastare i radicali liberi prodotti dall’esposizione solare. Frutta e verdura fresca contengono infatti tantissime vitamine A, C ed E, i migliori antiossidanti naturali.

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I benefici della curcuma sono ormai noti. Oltre a essere un potente antinfiammatorio, è anche ottima per la digestione che, grazie a un digestivo fai da te verrebbe facilitata. Si tratta di un’antica ricetta ayurvedica che riduce il gonfiore addominale ed evita indigestioni. Gli ingredienti: acqua, yogurt intero, curcuma, zenzero in polvere, pepe nero e cumino. Mescolare il tutto e bere prima dei pasti. Un cocktail ricco anche di priobiotici e dal sapore gradevole.

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