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BEAUTY NEWS

Fendi abbraccia il mondo dello street style. La celebre maison di moda ha dato vita a una collaborazione tra Silvia Venturini Fendi e l’artista Hey Reilly che ha dato vita a un nuovo logo. Dalla liaison è nata una collezione dedicata all’uomo e alla donna che punta su capi sportivi e che celebra la logo-mania. Del resto, centrale nel progetto è anche il nuovo logo che unisce i due brand, ideato dall’artista scozzese.
photographed by Courtesy press office
La collezione Fendi Mania sarà presentata ufficialmente in tutto il mondo attraverso una serie di eventi che coinvolgeranno le più importanti città del mondo: Shanghai Plaza66, Tokyo G6, Hong Kong Landmark, Kuwait The Avenues, Paris St. Honoré, London New Bond Street, Moscow GUM, New York Madison Avenue e Los Angeles Beverly Hills Rodeo Drive.
Per il lancio della capsule, la maison ha dato vita a un video. Scopritelo in anteprima esclusiva su Vogue.

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Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18Karl Lagerfeld X Puma AI18
Continuano le collaborazioni del grande Karl LagerfeldL’ultima tocca il mondo dello street style. Lo stilista ha infatti realizzato una collezione con Puma.
Il progetto era nato con l’idea di ricreare un modello disegnato da Lagerfeld ispirato alla Suede Puma, ma poi la partnership si è allargata ed è nata una capsule composta da ben tredici diversi pezzi per Uomo e Donna.
 
Tra i capi Donna – tutti ispirati allo stile Karl – una Track Jacket T7 che riprende la giacca smoking con pantaloni abbinati e una T7 Jumpsuit. A completare i look anche una serie di accessori: uno zaino, una borsa a tracolla e un cappellino da baseball.
La collezione Karl Lagerfeld x Puma sarà disponibile giovedì 18 ottobre sui siti web karl.com e puma.com per la prevendita. Arriveranno presso gli store Karl Lagerfeld e Puma e in selezionati retailer e concept store il 19.

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Si è spento a Bologna Mario Bandiera, 87 anni. Visionario, coraggioso e intraprendente, l’imprenditore bolognese – fondatore della maison Les Copains e presidente di Bvm Spa (la società che controlla il marchio della maglieria italiana), è stato precursore del made in Italy nel mondo. Nominato Cavaliere del Lavoro nel 1986, Mario Bandiera inizia la sua attività negli anni 50, producendo maglie per il mercato tedesco.

Nel 1958 lancia Les Copains che ha fatto del knitwear un’arte a livello internazionale, grazie anche alla scelta di filati pregiati come il cashmere, per le collezioni firmate Les Copains. Nei suoi sessant’anni di storia la maison si è imposta sui mercati di tutto il mondo come simbolo della qualità del made in Italy, sinonimo di heritage, solidità e integrità del suo modello di business.

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Pippa Middleton è diventata mamma di un maschio. La sorella di Kate Middleton ha dato alla luce il primo figlio questa notte dopo l’una, nel reparto maternità dell’ospedale Saint Mary di Londra, lo stesso scelto dalla duchessa di Cambridge per far nascere il suoi tre figli, ultimo dei quali il principe Louis, di 5 mesi.

Il figlio di Pippa e del marito James Matthews è il primo nipote per Kate Middleton e arriva nel bel mezzo di una vera “royal baby fever”, una febbre da bebè reali, in cui l’annuncio più atteso è stato quello della dolce attesa di Meghan Markle.

Pippa Middleton ha passato una gravidanza super attiva continuando a fare esercizio per restare in forma. Nel corso dei mesi passati è stata fotografata mentre andava in bicicletta, nuotava in piscina e faceva ginnastica.

Venerdì 12 ottobre, al matrimonio di Eugenie di York, Pippa ha sfoggiato un abito verde che sosstolineava la sua linea per nulla appesantita, pur se al nono mese di gravidanza. Guardate la gallery con tutti i maternity look più belli della neo mamma qui

 

 

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La modella Saskia De Brauw è protagonista della quarta capsule collection di capi sostenibili Mango Committed per la stagione Autunno Inverno 2018 2019.

La nuova collezione di abbigliamento e accessori donna, nasce dalla necessità di allontanarci dal caos, alla ricerca di quella serenità che agisce come cura quotidiana attraverso capi rispettosi della terra.

La linea Mango Committed, nata nel 2017, è interamente realizzata con tessuti riciclati come la viscosa, o ottenuti da fibre sostenibili tra cui la lana e il Tencel™ (100% biodegradabile) ed è caratterizzata da un’estetica minimalista e colori naturali.

La campagna Autunno Inverno 2018 2019, realizzata nel parco naturale di Aiguas Tortas in Spagna, vuole comunicare le sinergie positive che possono nascere tra il mondo della moda, l’arte e l’attenzione per l’ambiente circostante, anche attraverso la partecipazione della modella e artista Saskia De Brauw, che con la sua attività creativa sostiene l’impiego di oggetti recuperati.

La capsule collection Committed non è l’unica iniziativa di moda sostenibile del marchio; Mango prosegue il progetto Second Chances per il riciclaggio di capi e calzature destinando il materiale raccolto al riutilizzo locale, internazionale, al riciclaggio per nuovi usi e alla valorizzazione energetica.

Guardate la gallery per scoprire la collezione sostenibile Mango Committed Autunno Inverno 2018 2019.

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Monogram Galaxy by Louis VuittonMonogram Galaxy by Louis VuittonMonogram Galaxy by Louis VuittonMonogram Galaxy by Louis VuittonMonogram Galaxy by Louis Vuitton

Dopo la capsule collection Catogram, con i gatti di Grace Coddington, Louis Vuitton presenta le borse e accessori Monogram Galaxy.

Quattro nuove bag, moderne e casual, denominate Alpha, traggono ispirazione dal mondo aereospaziale: lo zaino, che rilegge in chiave fashion l’equipaggiamento degli astronauti, la borsa hobo, che ricorda la forma lunare, la messenger e un marsupio. Si aggiunge alla capsule collection la versione Galaxy delle classiche travel bag Louis Vuitton, la borsa Keepall e il trolley Horizon.

A completare, una gamma di accessori: due modelli di sneakers e un total look denim a tema.

La collezione sarà disponibile in alcuni monomarca selezionati, a partire dal 2 Novembre.

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Queen Elizabeth II, 1948Queen Elizabeth II, 1959Princess Anne, 1977Diana, 1984Diana, 1981Sarah Ferguson, 1988Sophie Countess of Wessex, 2003Sophie Countess of Wessex, 2007Autumn Phillips, 2010Kate Middleton, 2012Zara Tindall, 2013Kate Middleton, 2014Kate Middleton, 2017Meghan Markle, 2018

Ora che è ufficiale la notizia che Meghan Markle è incinta, tutti vogliono vedere crescere il pancino della Duchessa del Sussex e scoprire i suoi outfit premaman. Fino a ieri solo qualche rumors in merito allo styling, più comfort e meno fasciato del solito, che poteva anticipare solo la notizia.

Il primo look scelto dopo l’annuncio della gravidanza ha invece mostrato con orgoglio la silhouette, indossando un tubino bianco dove s’intravedeva appena il pancino. Elegante e radiosa Meghan Markle non ha rinunciato nemmeno al tacco.

Ma quali look hanno sfoggiato, per esempio Kate Middleton o Diana, quando i media hanno annunciato la gravidanza? Per curiosità li abbiamo raccolti in questa gallery: scoprirete che la moglie di William ha scelto per lo più cappotti morbidi o svasati, mentre Lady D ha mostrato il suo pancione sotto mises colorate.

Abbiamo trovato anche il look della Regina Elisabetta II: completo gonna più giacca per la gravidanza del Principe Carlo e un cappotto verde pastello per quella del Principe Adrew.

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Cate Blanchett – Thor: RagnarokMargot Robbie - Suicide-SquadAngelina Jolie - MaleficentCersei Lannister - Il trono di spadeGrace Jones - 007-Bersaglio mobileRachel Weisz - Il grande e potente OzDakota Fanning - TwilightHelena Bonham Carter - Harry PotterRosamund Pike - Gone GirlCate Blanchett - Cenerentola Lucy Liu - Kill BillTilda Swinton - NarniaSharon Stone - Basic InstinctMichelle Pfeiffer - StardustFaye Dunaway - Mammina caraGlenn Close - Attrazione FataleRebecca Romijn - X-MenJennifer Lawrence - X-MenSienna Miller - GI Joe La Nascita dei CobraDaryl Hannah - Kill BillSarah Jessica Parker - Hocus Pocus Tre Streghe ScatenateRachel McAdams - Mean GirlsCharlize Theron - Biancaneve e il cacciatoreFaye Dunaway - Bonnie and ClydeAnne Hathaway - Il cavaliere oscuroMichelle Pfeiffer - Batman Il ritornoDemi Moore - Charlies AngelsFamke Janssen - Golden EyeAlicia Silverstone - La ragazza della porta accantoAnjelica Huston - Chi ha paura delle stregheJanuary Jones - X MenSarah Michelle Geller - Cruel IntentionsEva Green - Dark ShadowsUma Thurman - Batman e Robin

Specchio, specchio delle mie brame chi è la cattiva più bella del reame? Darsi alle forze del male ha i suoi vantaggi, vedi un guardaroba da paura, un trucco che seduce nonché un ruolo che ruba la scena all’eroina della saga in questione. Non sorprende quindi che le principali attrici di Hollywood facciano la fila per aggiudicarsi il ruolo dell’antagonista. Ci sono le perfide dei fumetti, quali Mystica di X-Men e la Hela di Cate Blanchett, la prima antagonista donna dell’universo Marvel a comparire sul grande schermo (vestita con una versione più enfatica della tutina in pelle che eravamo abituati a vedere su personaggi quali Catwoman). Ma anche streghe e demoni dimostrano di non essere insensibili al glamour, si pensi alla trasformazione di Angelina Jolie nell’alata Malefica con quelle minacciose labbra rosso sangue. Poi ci sono le cattive più comuni tra i mortali – bulli, seduttrici e criminali, interpretate alla perfezione da attrici quali Rachel McAdams, che rimane l’incarnazione della “Mean Girl” per eccellenza, la manipolatrice Catherine Tramell di Sharon Stone o la Bonnie Parker di Faye Dunaway. Ma ecco, a titolo di divertissement, la guida di Vogue – tutta al femminile – delle migliori ‘villain’ di Hollywood.

Testo di Katie Berrington e Lucy Hutchings

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È ufficiale, Versace, per la prima volta nella storia del marchio, il prossimo 2 dicembre a New York, porterà una precollezione in passerella con la prefall 2019.

La casa di moda italiana, recentemente comprata da Capri Holding Limited (ex. Michael Kors Holding), avrebbe preso la decisione di sfilate nella Grande Mela prima dell’acquisizione da parte del colosso americano, secondo quanto riportato dal sito WWD.

La data della sfilata non è stata scelta casualmente, il prossimo 2 dicembre infatti sarebbe stato il 72esimo compleanno del fondatore Gianni Versace; mentre sulla location in cui si svolgerà l’evento non ci sono ancora indiscrezioni.

New York sarà anche la sede dello show prefall 2019 di Chanel, che si terrà il 4 dicembre al l’interno del Metropolitan Museum of Art.

Versace, insieme a Gucci, Prada e Valentino, entra nel circuito delle precollezioni in passerella con sfilate itineranti in tutto il mondo e show sempre più spettacolari.

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Pete Davidson, Ariana GrandeAriana Grande, Mac MillerPete DavidsonJennifer Aniston, Justin TherouxJennifer AnistonJustin TherouxAmber Heard, Elon MuskAmber HeardElon MuskLena Dunham, Jack AntonoffLena DunhamJack AntonoffSarah Silverman, Michael SheenMichael SheenSarah SilvermanRebecca Gayheart, Eric DaneRebecca GayheartEric Dane

Amore che vieni, amore che vai. Ariana Grande e Pete Davidson si sono detti addio. Una relazione durata quanto un tramonto sull’oceano e altrettanto intensa: prima l’addio di Ariana a Mac Miller, l’entrata in scena di Pete Davidson avvistato nel backstage dei Billboard Music Awards 2018, l’ufficializzazione della loro relazione, il fidanzamento e l’annuncio di. un matrimonio in vista. Una vera e propria fiammata che, però, si è rivelata un fuoco di paglia.

Secondo quanto riporta People, l’addio sarebbe dovuto al fatto che la relazione stesse andando davvero troppo in fretta tanto che nessuna delle persone vicino alla coppia si è detta particolarmente sorpresa per la decisione presa dalla coppia.

C’è da dire che gli ultimi anni sono stati tutto meno che semplici per la popstar: dopo l’attentato di Manchester, Ariana si è trovata a fronteggiare anche la scomparsa, poco tempo dopo il loro addio, del ex compagno Mac Miller, morto per overdose. Un dolore che Arina ancora si porta dentro e che forse ha cercato di colmare con una nuova, rapidissima, relazione.

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All the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsAll the ways Meghan Markle was hiding her baby newsMeghan MarkleMeghan MarkleMeghan MarkleMeghan MarkleMeghan MarkleMeghan MarkleMeghan MarkleMeghan Markle

I fan del matrimonio reale aspettavano solo il comunicato ufficiale: infatti diversi rumors sostenevano già da alcune settimane che Meghan Markle era incinta. Ultimo indizio, il volto poco luminoso della Duchessa del Sussex alla cerimonia di Eugenie York e un cappotto blu navy leggermente svasato, abbottonato solo per metà.

I più attenti avevano già sospettato la gravidanza dopo una serie outfit non in linea con il suo stile: tagli più morbidi, piccoli ruches e capispalla lasciati aperti. La notizia ufficiale è stata pubblicata su Instagram, ma diversi look strategici hanno nascosto il pancino fino all’annuncio.

Il look incinta di Meghan Markle più sospetto è stato quello scelto per l’arrivo a Sydney: in total black, nascondeva il davanti con delle cartelle-dossier. Il nostro pensiero è andato subito a quando Grace Kelly nascose il pancino della gravidanza con la borsa Sac à Dépêches di Hermès o Beyoncé con il suo laptop.

@GettyImages

Subito dopo l’annuncio della gravidanza, il primo outfit scelto da Meghan Markle è un semplice e lineare tubino bianco sfoggiato con un paio di décolleté suede, un trench lasciato aperto e alcuni gioielli appartenuti a Diana (il bracciale e gli orecchini a farfalla).

Non è, infatti, la prima volta che la Duchessa sfoggia alcuni monili reali: in occasione delle nozze ha infatti indossato l’anello di acquamarina della madre di Harry.

Guardate la gallery per scoprire tutti i look di Meghan Markle che hanno celato lo stato di gravidanza.

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Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019Taller Marmo Spring Summer 2019

La collezione di Riccardo Audisio e Yago Goioechea per la prossima primavera estate 2019 continua a raccontare – seguendo la collezione Resort 2019 – l’amore dei due creativi, designers di Taller Marmo, per l’estate.

Rigorosamente made in Italy, è una lettera d’amore raccontata in una collezione versatile, composta da look che possono essere indossati in ogni momento della vacanza, dall’alba al tramonto:

Lunghi caftani e maxi bluse bohémien

Gonne voluminose a balze e top colorati realizzati in popeline di cotone a righe

Abiti ispirati agli ombrelloni di paglia, maxi-camicie e completi formati da bluse e pantaloni.

Abiti e tuniche intagliate in jacquard di misto seta e tessuti fil coupè sfrangiati

Abiti da sera in crêpe cady, raso di seta e taffetà

 

Tutti i look sono sviluppati attraverso una palette cromatica perfetta per la stagione: verde smeraldo, blu zaffiro, rosa e oro.

E per portare il mare sempre con sè, i due creativi finalisti di Who Is On Next? 2017, hanno inserito dei dettagli particolari: bottoni realizzati a mano con pezzi di vetro trovati nell’oceano.

Scoprite nella gallery tutti i look che compongono la celebrazione, bellissima, di una delle stagioni più magiche dell’anno.

#alwaysupportalent

 

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Vogue Italia ottobre 2018Vogue Italia ottobre 2018Vogue Italia ottobre 2018Vogue Italia ottobre 2018Vogue Italia ottobre 2018Vogue Italia ottobre 2018Vogue Italia ottobre 2018Vogue Italia ottobre 2018

Vogue Italia, ottobre 2018, n.818, pag.100

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Il Festival International de la Mode et de la Photographie di Hyères è uno dei palchi più straordinari per lo scouting di talenti emergenti. Ora prende il via la 34esima edizione del contest dedicato agli stilisti, ai fotografi e – dal 2017 – ai designer di accessori. Durante i quattro giorni del festival, i giovani designer – 10 per ciascuna categoria –  selezionati individualmente presenteranno la loro prima collezione durante una giornata di incontri con i membri della giuria, quindi attraverso una sfilata coordinata da Maida Gregori-Boina.

Tra i finalisti delle passate edizioni, molti nomi che sono oggi protagonisti del mondo della moda: Viktor & Rolf, Jamin Puech, Christian Wijnants,  Anthony Vaccarello, Julien Dossena, Sandra Backlund, Jean-Paul Lespagnard, Léa Peckre, Laitinen – Raasakka & Siren, Steven Tai, Satu Maaranen, Kenta Matsushige, …

C’è tempo fino al 26 novembre per l’invio delle candidature:

Ecco il link dove scaricare il regolamento completo e per tutte le info.

 

 

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Casa Vogue Ottobre 2018Casa Vogue Ottobre 2018Casa Vogue Ottobre 2018Casa Vogue Ottobre 2018Casa Vogue Ottobre 2018

Da giovani studenti del Politecnico, erano i primi anni Ottanta, si andava in giro per architetture. Non solo monumenti insigni del passato, molto più spesso si visitavano edifici contemporanei. Non era raro vederci davanti a palazzi, sedi comunali, collegi o scuole, intrufolarci dentro, fotografare di rapina. Prima a Milano, poi, allargando il raggio, nella prima cintura milanese, fino a puntate in macchina verso il Varesotto o nel Pavese. Cercavamo lavori di professori della nostra facoltà, volevamo capire come un progetto, quella cosa che imparavamo a fare sulla carta, diventasse materia, spazio, architettura.

Ricordo discussioni accese su chi preferiva l’intransigenza brutalista di Guido Canella, l’eleganza di Luigi Caccia Dominioni, il postmodernismo di Aldo Rossi. Chi puntava sulla tradizione modernista di Eugenio Gentili Tedeschi, chi sulla “misura lombarda” di Marco Zanuso. Probabilmente sembravamo curiosi come turisti, forse un po’ fanatici, come un qualunque appassionato è, in fondo. A ben vedere andavamo a studiare edifici che furono costruiti proprio per noi, per quella generazione di baby boomer nata con la crescita economica degli anni Sessanta. Tutto era possibile allora, il futuro, il progresso sembravano fuori discussione. I bambini di quel mondo, qualunque fosse l’estrazione sociale, avevano il diritto a strutture adeguate alla loro istruzione, alla loro crescita come cittadini. Quando divenni studente d’architettura quell’ideologia novecentesca stava già tramontando. Crisi petrolifere, economiche, demografiche. Ma in noi c’era ancora la voglia di imparare dalla buona architettura.

Mi chiedo se oggi i giovani studenti del mio Politecnico si organizzino ancora per queste curiose gite fuori porta. Quello che per me era sostanzialmente contemporaneo sarebbe, per loro, Storia. D’altronde è nella lunga durata che un’architettura dimostra la sua capacità di diventare significativa, necessaria. “Time Is on My Side” cantavano i Rolling Stones. I tempi dell’architettura scavalcano le generazioni. E chi la abita, chi la usa, se ne appropria facendone un po’ quello che vuole. Oggi che il culto di Aldo Rossi è un po’ appannato, rivedere la sua scuola a Broni, tra gli edifici allora più pubblicati al mondo, con gli intonaci sbollati, le pensiline arrugginite, dimostra quanto il fascino di Rossi stesse più negli splendidi disegni che nella capacità di costruttore.

Così come vedere oggi la simmetria monumentale dell’atrio con la fontana triangolare, smorzata da cose banali, della vita quotidiana, una bacheca, un paio di armadietti, alcune piante, la rende più umana. Sono bambini, sono insegnanti, bidelli, che vivono questi spazi, solo la capacità di essere flessibili, adattabili, li fa ancora vivi, emozionanti. Consiglierei davvero, all’ipotetico gruppo di giovani studenti, di andare a fare visita a queste architetture. Scoprirebbero l’esistenza di un progetto collettivo di architettura sociale che, coinvolgendo le migliori firme all’epoca in circolazione, ha saputo nobilitare i paesi e le periferie della più grande area produttiva del paese. Spesso sperimentando forme che forse sembravano astruse, azzardate ma che oggi riempiono di tenerezza chi le osserva. Ammirare l’opera del meno famoso Enrico Castiglioni, architetto bustocco capace di immaginare scuole sospese su ponti in cemento armato, con uno sguardo che alcuni teorici chiamano “retrofuturista”. Cioè l’idea di nostalgia per i futuri passati che non abbiamo vissuto. Quel periodo visionario che fa associare gli autogrill di quegli anni alle astronavi, le stazioni agli astroporti. Quando essere architetti non era una cosa che aveva a che fare semplicemente col gusto personale, l’effimero, il capriccio, ma significava sentirsi investiti da un ruolo, un dovere sociale irrinunciabile.

Gianni Biondillo, 52 anni, architetto, camminatore e scrittore milanese. “Il sapore del sangue” (Guanda), nuova indagine dell’ispettore Ferraro, uscirà il 15 novembre.

Testo di Gianni Biondillo Foto di Stefan Giftthaler Casa Vogue, ottobre 2018, supplemento al n. 818 di Vogue Italia, pag. 56

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Photo by Pietro Scordo

«La mia creatività, il mio spirito avventuroso li devo a Londra. Sono orgogliosa di essere nata in un melting pot di culture che ti spinge a essere sempre aperta alle sfide, alle novità». Questa, secondo la modella Cara Delevingne, è l’essenza di Her, jus firmato Burberry.

Vogue Italia, Ottobre 2018, n.818, pag. 194

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Foto. Un outfit della Linea 4 di Moncler Genius, disegnata da Simone Rocha.

«Per Moncler, questa è la fine della sfilata di moda». Così Remo Ruffini, lo scorso febbraio, aveva descritto l’impatto che avrebbe avuto Genius, il nuovo, radicale progetto del suo marchio. In quell’occasione, Ruffini aveva annunciato la decisione di abbandonare il tradizionale modello stagionale, per abbracciare un nuovo sistema: molteplici collezioni di designer e stylist – otto in tutto – da lanciare quasi ogni mese. Una valanga di Moncler, insomma. Ognuna delle otto linee è, in sé, affascinante. Quel che Karl Templer ha fatto con 1952 (Linea 2) piace ai fan dello stile americano di sapore europeo. La collezione Grenoble di Sandro Mandrino – incorporata nel nuovo ecosistema come Linea 3 – propone l’abbigliamento tecnico da sci più cool. La Linea 6 di Kei Ninomiya, prodigio coltivato in casa Comme, ha prodotto sculture che rivaleggiano per originalità con le creazioni di Craig Green per la Linea 5. Gli amanti dello streetwear hanno a disposizione la Linea 7 di Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment, e la 8 nata dalla collaborazione con Palm Angels, il marchio del direttore artistico di Moncler, Francesco Ragazzi. Forse il nome più potente del nuovo dream team di Moncler è Pierpaolo Piccioli, la cui Linea 1, con la sua teatralità monacale, è bella e sorprendente. Ma Ruffini aveva ancora un “genius” nella manica: Simone Rocha. E adesso è venuto il suo momento. Settembre vede infatti il lancio commerciale della sua Linea 4. Dal debutto del 2010, avvenuto nell’ambito dell’importante piattaforma per stilisti emergenti Fashion East, Rocha è diventata uno dei nomi più autorevoli del calendario londinese. Figlia dello stilista John Rocha, si è costruita nel tempo una sua originale identità, da romantica creatrice di un abbigliamento innovativo; che proprio nella collaborazione con Moncler ha trovato un ulteriore sviluppo.

Che cosa ha ispirato il suo esordio con Moncler? Volevo qualcosa che rispecchiasse la sensibilità del brand, e la mia. Ho trovato il punto d’incontro nelle incredibili pioniere dell’alpinismo dell’Ottocento, che scalavano montagne in un’epoca in cui le donne dovevano portare la sottoveste. Erano audaci, forti e femminili. Mettere in evidenza il punto vita, aggiungere volume e decorazione nei canoni di Moncler mi sembrava una cosa nuova e giusta. Ed era giusto anche partire dalla montagna, un punto fermo di Moncler. Per la seconda collezione, presentata lo scorso settembre con l’arrivo in boutique della prima, ho guardato invece al Chelsea Flower Show, durante il quale piove sempre: volevo capi che sembrassero bagnati, la leggerezza di impermeabili in vinile con fiori ricamati, una palette cromatica più diversificata, le margherite e i ranuncoli dipinti da Kerry James Marshall. Alla fine sembra il guardaroba di una tribù di giardinieri!

La sua prima collezione con una vera sfilata è del 2010, e da allora il suo stile è cambiato molto. Le emozioni guidano la mia creatività, non ne faccio mistero. Ogni collezione racconta una storia relativa a un tempo e a un luogo precisi. A volte mi sono sentita punk e ribelle, o più dolce e gentile, o fisicamente a pezzi, come quando ero incinta e stavo male da morire. Quando però guardo l’archivio, ho la sensazione che tutto funzioni armoniosamente insieme.

I pezzi si incastrano bene, come in una lingua. C’è sovrapposizione tra i clienti Moncler e i suoi? È strano, quando ho iniziato la collaborazione con Moncler ho notato che molte donne che entravano nel nego-zio di Mount Street a dare un occhio alle mie collezioni indossavano proprio delle giacche Moncler. Tantissime asiatiche, e un contingente molto interessante di signore più anziane eccentriche e cool, che amano sovrapporle a capi più leggeri. Questa osservazione, il vedere l’interazione tra le mie clienti e quelle di Moncler, ha molto influito su quello che ho fatto per la P/E 2019.

Remo Ruffini ha detto che Moncler Genius rappresenta la fine della sfilata di moda per il suo marchio. Per lei, invece, quanto è importante sfilare? Per me? È la parte migliore! È l’evento in cui tutto con-verge, dove cercare di articolare in dieci minuti quello che da sei mesi stai cercando di esprimere, è fermento, energia e magia. Questo approccio di Moncler, però, è molto interessante – è qualcosa di diverso. Sa, finora lavorare con loro è stato fantastico: abbiamo libertà creati-va e la qualità del prodotto che fabbricano è incredibile.

Vogue Italia, ottobre 2018, n.818, pag. 107

 

 

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Guido Palau nel backstage di VersaceVersaceVersaceEdie Campbell nel backstage VersaceBackstage Marc JacobsMarc JacobsGuido PalauMarc JacobsMarc JacobsBackstage DiorChristian DiorBackstage BurberryDolce & GabbanaDolce & GabbanaDolce & GabbanaGuido PalauBackstage PradaPradaPradaBackstage Ralph LaurenRalph LaurenBackstage Victoria BeckhamBackstage Victoria Beckham

testo di Hattie Crisell

Anche se il suo compito si svolge per lo più nel dietro le quinte delle sfilate, ormai da anni scelto dalle Maison più rinomate, Guido Palau è oggi una celebrità nel settore. Global Creative Director per Redken, la sua carriera è iniziata in maniera decisamente poco promettente. «Ho iniziato da Vidal Sassoon a Londra durante i primi anni ’80, ma sono stato licenziato dopo un paio di anni», racconta a Vogue tradendo una risatina. «Non ero molto bravo a fare da assistente, anzi mi venne persino detto che il lavoro di parrucchiere non faceva per me. Non saprei dire se è stato quel commento a spronarmi, ma mi sono semplicemente rivolto ad un altro salone». La sua perseveranza lo ha ripagato. Al lavoro successivo gli venne chiesto di fare da assistente durante un servizio fotografico e lì scattò la molla: il suo posto era nella moda.

Oggi Palau lavora alle sfilate e sui set dei servizi fotografici tutto l’anno, eccetto il mese di agosto, quando normalmente riposa. Per prepararsi al suo periodo di lavoro più intenso – le collezioni prêt-à-porter – contatta i vari stilisti in anticipo. «Scrivo loro via mail dicendo “Se hai qualche idea che pensi possa essere complessa o elaborata, parliamone sin da ora in modo che possa organizzarmi, ordinare capelli o quant’altro possa servirmi”». Nella maggior parte dei casi un incontro tre giorni prima della sfilata è sufficiente, ma alcuni set sono più ambiziosi; questa stagione, per esempio, Palau ha iniziato a lavorare alle acconciature pastello di ispirazione anni ’60 di Marc Jacobs ben dieci giorni prima.

Palau ritiene che la sfilata PE19 di Marc Jacobs sia una di quelle che hanno segnato l’inizio di una nuova tendenza. «È già da alcuni anni che l’approccio prevede la valorizzazione l’individualità e della naturalezza: l’idea è di presentare ognuno nella miglior versione di sé», spiega. «È un’immagine molto positiva e non svanirà, ma credo che ora stiamo assistendo al ritorno dell’elemento fantasia (o irrealtà) anche nel mondo beauty».

Sono state le modelle dai capelli XXL (inclusa Kaia Gerber) creati da Palau per la collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2018-19 di Valentino lo scorso luglio a far passare il messaggio. «Sono stato sorpreso dalla reazione. Sapevo che era un look fantastico, ma non pensavo che avrebbe suscitato una reazione del genere, una conferma che le persone amano vedere qualcosa di non reale. Forse i tempi non facilissimi che viviamo promuovono la voglia e il piacere di vedere qualcosa di esuberante e di estremo nel mondo beauty. Forse questo è un momento in cui le donne hanno bisogno di quel genere di sogno». Attraverso i racconti dei momenti clou della PE 19 di Guido Palau scopriamo le nuove tendenze in tema di acconciature e di tagli di capelli.

MARC JACOBS «L’aspetto fantastico delle sfilate di Marc Jacobs sta nel fatto che i suoi set gli assomigliano sempre, che si faccia del grunge o dell’alta moda: sono esuberanti, colorati e intrisi di gioia di vivere. Questa stagione si è ispirato a donne molto stilizzate anni ’60, ma ha voluto personalizzare e rendere proprio il concetto. È stato molto divertente, ma anche molto faticoso: l’80% delle modelle ha dovuto tingere i capelli o tagliarli. Josh Wood, il nostro direttore creativo per le colorazioni, ha usato tinte pastello molto delicate su cui stiamo lavorando in Redken già da un paio di stagioni. Per alcune delle modelle abbiamo scelto tagli corti mentre altre avevano caschetti graduati, che abbiamo cotonato per creare una sorta di acconciatura ad uovo che valorizzava molto, anche se in maniera bizzarra».

RALPH LAUREN «Adoro lavorare con Ralph. Il successo di quest’icona americana è sempre di grande ispirazione. Inoltre, è una persona davvero piacevole e dolce ed ha una profonda conoscenza della donna Ralph Lauren. Essere presente alla sfilata per il 50esimo anniversario è stato un vero piacere. La bellezza secondo Ralph è di lusso ma accessibile. Ho optato per una messa in piega utilizzando Redken Satinwear, poi non ho toccato più i capelli, il che significa che nelle tre ore successive sono diventati veri, vissuti ma con quel tocco di piega fatta di recente. È questa la donna Ralph Lauren – curata ma in maniera semplice e naturale».

PRADA «Questa stagione il look Prada era molto definito e con una frangia molto corta. Si tratta di un trend che era in voga negli anni ’50 e ’60 ma che appare nuovamente fresco e attuale. È questo a mio parere il miglior trucco sia nella moda che nel mondo beauty: identificarsi con qualcosa che è però presentato in maniera tale per cui non sei più tanto sicuro della sua origine. Abbiamo utilizzato fasce enormi su tutte le modelle. Mi sembrava qualcosa di futuristico che rievocava però anche un’icona religiosa. Poi c’è il trucco di Pat [McGrath] – le sopracciglia sono state ossigenate e tinte, e il tutto ha contribuito a dar vita a questo concetto di fashion look molto interessante. È qualcosa che adoro. Sono cose del genere che mi hanno attratto della moda. Sia che le donne indossino questo look o meno, ciò che conta è presentare qualcosa di stimolante a cui possano ispirarsi».

VERSACE «Il giorno prima della sfilata di Versace ho chiesto a Edie Campbell, “Ti sei stancata dei tuoi capelli?’”. Sono stato io che tanti anni fa le ho tinto i capelli di nero e dato quel taglio mullet – corto davanti e lungodietro. La sua carriera stava già andando bene ma quel look l’ha lanciata in maniera definitiva. Poi si è stancata di quel colore così scuro, il che è comprensibile, e si è fatta crescere i capelli: frangia pesante e ciuffetti. Quello che non volevo era che diventasse prigioniera di un certo taglio. Se non sei attenta – e questo riguarda tutte le donne – rischi di diventare il tuo taglio di capelli, tanto da non accorgertene nemmeno. Quindi le ho detto “Perché non li tagliamo e aggiungiamo un po’ di colore?” al che mi ha risposto “Sì, perché no?” Non è stata una decisione pensata o meditata a lungo, lo abbiamo fatto poco prima della sfilata di Versace. Tutto qua. Il risultato le è piaciuto molto.

L’ispirazione per il beauty look era Edie Sedgwick, una It-girl anni ’60 che faceva parte del gruppo di Andy Warhol e aveva capelli corti e ossigenati. C’è un forte elemento British in Edie [Campbell], e la sua attitudine punk è una sorta di giustapposizione. Edie Sedgwick aveva qualcosa di molto simile – era di buona famiglia. La sua storia non ha avuto un lieto fine ma la ragazza aveva decisamente stile».

BURBERRY «Per la sua prima sfilata a Burberry, Riccardo [Tisci] voleva giocare con l’idea di un look British molto da lady e con il concetto di perbene, ecco quindi che abbiamo pensato a questi chignon molto ordinati. Scegliere qualcosa di così preciso è quasi anarchico ora come ora. Non sciocca più vedere una ragazza con la testa rasata per metà, con un taglio da maschiaccio o con i capelli in disordine, anzi è quasi naturale. Ma quando vediamo qualcosa di rifinito e preciso e che ha richiesto tempo ed energia, la cosa ha un non so che di provocatorio. La parte più difficile è che c’era un cast molto numeroso da preparare e che abbiamo dovuto tagliare i capelli a molti dei modelli. In passato impazzivo in situazioni del genere, il che non ha mai risolto nulla, quindi ora faccio la cosa contraria: assumo un approccio molto zen e mi dico che alla fine è sempre andato tutto bene».

DOLCE & GABBANA «C’era un cast di 170 modelle e modelli questa stagione a Dolce & Gabbana. Non avevamo molto tempo, anzi, e nonostante il fatto che molti dei look comprendessero foulard e fiori tra i capelli sia stato d’aiuto, c’era comunque da creare e costruire ogni singolo look. Avevamo una squadra di circa 60 persone, ma con un team di queste dimensioni è facile che qualcosa vada storto in quanto ci sono più elementi da tenere sotto controllo. Il cast era formato anche da modelle e modelli non professionisti, che tendono ad avere una propria opinione su come desiderano apparire, il che andava gestito. Quindi molta gestione, molte corse su e giù e molte persone sugli sgabelli da preparare e acconciare!»

DIOR «I capelli da Dior sono stati acconciati in maniera deliziosa grazie alle fasce che Maria Grazia [Chiuri] aveva creato per la sfilata. Si trattava di un look molto scolpito. Quando utilizzi le parrucche occorre coprire i capelli naturali, facendolo in maniera tale che non si formino protuberanze. Il metodo giusto in questo caso consiste nell’avvolgere ciocche attorno al capo. Questo look Dior era una buona versione di questo metodo e giocava col concetto di una danza avant-garde. Ho utilizzato una lacca più leggera mentre manovravo la parrucca sul capo e una lacca forte per fissarla e ottenere quella lucentezza. Poi una volta aggiunte le fasce, il risultato è diventato molto femminile. È possibile realizzare una versione molto più delicata senza utilizzare prodotti: basta pettinare indietro i capelli, dividerli in maniera da creare due code, avvolgerle e fissarle con due piccole forcine. Non deve necessariamente essere così tecnico come la versione vista sulla passerella di Dior»

VICTORIA BECKHAM «Lavoro con Victoria sin dall’inizio della sua carriera nella moda ed è meraviglioso osservare come si sia costruita il suo brand portando la gente a prenderla sul serio come stilista. Penso che lo show londinese ne sia la conferma. Mi è piaciuto molto l’aspetto maschile delle acconciature con tanto di ciuffo; sulla parte anteriore ho utilizzato Redken Guts, una schiuma in spray per elevare e creare quella riga laterale da maschiaccio.  Poi ho utilizzato Forceful 23, una lacca molto forte per creare lucentezza e altezza. Sia i capi che il beauty look erano ambiziosi  e riconoscibili, un look che credo le donne vorranno sperimentare».

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Photo by Pietro Scordo

«Questo profumo somiglia ad alcuni quadri puntinisti: ogni persona percepisce la loro luce in modo personale», dice François Demachy, Parfumeur-Créateur Dior, a proposito della sua ultima composizione: Joy.

Vogue Italia, ottobre 2018, n.818, pag. 192

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Il completo da donna con giacca e gonna è un grande classico dell’abbigliamento. Era ‘severo’ negli Anni 40, elegantissimo negli Anni 50, iper-femminile e ‘powerful’ negli Eighties. Oggi, per l’Autunno Inverno 2018-19, sull’onda del mix and match, perde il suo rigore tipico a favore della creatività, anche per l’ufficio. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo abbinamento.

Guardate la gallery dedicata al completo da donna con giacca e gonna.

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