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BEAUTY NEWS

L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018L'Uomo, novembre 2018

Kolos Halasz @ The Roster Management  in Valentino Photography: Tom Johnson Stylist: Charlotte Collet Grooming: Chi Wong @ Management Artists Casting: Arthur Mejean @ DM Fashion Studio Rea Farkas @ The Roster Management Production: Emily Miles @ Mini Title

Modelli editoriale: Arman Puzsta @ The Diary Management Kolos Halasz @ The Roster Management Teri Gaspar

 

L’Uomo, novembre 2018, n. 002, pag. 162

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Tim Walker, maggio 2002

A meno di un anno dal 50° anniversario della leggendaria passeggiata sulla Luna – era il 21 luglio 1969 – l’impresa torna d’attualità. Ufficialmente il countdown è partito lo scorso luglio con un gran gala a Cape Canaveral, in Florida, sede della stazione spaziale dove ebbe inizio l’epica avventura di tre astronauti, nonché la base da cui scrisse Oriana Fallaci, cronista per “L’Europeo”: «Il razzoporto è eccellente, circondato da dodicimila chilometri di mare profondo dove le astronavi possono precipitare senza colpir l’abitato, e la preparazione psicologica addirittura perfetta». Sul viaggio nello spazio si consumava allora l’agone tra superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica. «V’è infatti una concorrenza spietata, paragonabile a quella delle compagnie aeree che fanno lo stesso tragitto, con l’aggravante che il biglietto non è utilizzabile su entrambe le compagnie, come s’usa nei viaggi terrestri», proseguiva la giornalista. Ma l’idea che si potesse finalmente toccare quella massa diafana con quel che aveva rappresentato – dicerie intrise di magia, romanticherie letterarie, aspirazioni estreme all’altrove – coronava un sogno antichissimo, acuito per tutti gli anni 60 da un’operazione mediatica senza precedenti. Eppure, piantata la bandiera, l’entusiasmo sembrava essersi dissipato in una manciata di stagioni. Tant’è, che nel 1972 l’ultimo viaggio di Apollo veniva accolto – commentò lo scrittore Norman Mailer – «con lo stesso interesse riservato alla guerra ai confini della Bolivia».A ricordare il mito provano oggi pubblicazioni come “Apollo VII-XVII” (teNeues), un volume che ripercorre le imprese extraterrestri con uno spettacolare racconto fotografico; film come “Il primo uomo” di Damien Chazelle che, dopo aver aperto la kermesse cinematografica di Venezia, arriva questo mese nelle sale con Ryan Go-sling nei panni dell’astronauta Neil Armstrong. L’artista Luke Jerram porta invece a spasso una dettagliata riproduzione della massa sferica (scala 1:500.000) con il suo tour itinerante “Museum of the Moon”, che farà tappa in autunno in Germania, Olanda e Regno Unito. In Dani-marca, intanto, al museo Louisiana è in corso, fino a gennaio, “The Moon: From Inner Worlds to Outer Space”: una rassegna eclettica, che va «dal trattato d’astronomia “Sidereus Nuncius” (1610), manoscritto di Galileo Galilei, alle installazioni di realtà virtuale di Laurie Anderson», racconta la curatrice Marie Laurberg. «La Luna ha sempre giocato un ruolo significativo nell’arte e nella cultura, rimanendo il primo interlocutore se il quesito è il nostro posto nel cosmo». Dello stesso tenore si annuncia la mostra in programma a Parigi, al Grand Palais (4/4-22/7/2019), “La Lune. Du voyage réel aux voyages imaginaires”, che evidenzia la curiosa relazione tra realtà e fantasia, quando si parla di viaggi di questa sorta. A tal proposito, nella recente antologia “Viaggi nello spazio” (Einaudi), Fabrizio Farina ricorda come il tema sia «entrato nel nostro immaginario con il cinema: dal “Viaggio nella Luna” del 1902 di Georges Méliès a “Una donna nella Luna” del 1929 di Fritz Lang, fino a “2001: Odissea nello spazio” di Kubrick (1968) e alla saga di “Guerre stellari”»; ma sia stata la letteratura – in primis – a tessere il flirt: da Cyrano de Bergerac a Jules Verne, passando dalla fantasticheria all’ipotesi tecnologica, su cui si costruiranno poi le fondamenta dell’esplorazione spaziale.Quell’uzzolo dell’esplorazione esaltato da J.F. Kennedy – e improvvisamente interrotto negli anni 70 – alla vigilia dell’anniversario torna in agenda, e non soltanto come revival. Donald Trump mesi fa ha annunciato la prossima ripresa delle attività lunari: «Non si tratta solo di piantare la bandiera, ma di farne una base per Marte». E oggi, mentre si precisa il progetto di una stazione Nasa in orbita lunare e si solleticano appetiti mondiali – specie quelli di India e Cina –, ad accendere di nuovo la fantasia sembrano soprattutto i privati. Come Jeff Bezos, Richard Branson e, in primis, il vulcanico Elon Musk (Tesla e Space X), il quale tempo fa annunciava l’imminente spedizione di due turisti attorno alla Luna (entro fine 2018, ma la stima è già corretta al 2023) e corroborava poi la prosopopea con il lancio – effettivo – del razzo Falcon Heavy (il più potente a oggi), proprio dalla rampa di Cape Canaveral. Il razzo ha proiettato nel cosmo una Tesla cabriolet con dentro un manichino, che – ripresa dalle telecamere – si è allontanata dalla Terra fluttuando negli abissi dello spazio. Dimostrando che in fondo è anche questa la sostanza di cui è fatto il futuro: sogno.

 

Vogue Italia, ottobre 2018, n.818, pag. 155

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Casa Vogue Ottobre 2018Casa Vogue Ottobre 2018Casa Vogue Ottobre 2018Casa Vogue Ottobre 2018

Dio solo sa chi ebbe l’idea di piantarli, sul precipizio di Cardina, lì di fronte a Brunate, mentre Como è una virgola di case sul Lario. Certo quei cipressi in lungo filare, già alti allora a cavallo tra Otto e Novecento e dunque centenari, per i protagonisti di questa storia sono la conferma di essere giunti a destinazione. Loro sono due distinti signori milanesi, cinquantenni all’inizio del secolo breve: uno è Alberto Carlo Pisani Dossi, diplomatico e capo di gabinetto di Francesco Crispi, nonché – firmandosi Carlo Dossi – enfant prodige e protagonista della prima controcultura italiana, la Scapigliatura; l’altro è Luigi Conconi, pittore e architetto. Amici da sempre, sono finiti lassù perché Dossi sta cercando un luogo dove costruire una villa di fuga da Milano e dai traffici dei ministeri romani. Il clima politico degli anni 80 e 90 non c’è più e Dossi, tramontato Crispi, nel 1901 viene messo a riposo con un asettico telegramma. La lussureggiante vegetazione del colle, i cipressi – che allo scrittore richiamano più le premetafisiche atmosfere dipinte dell’amato Arnold Böcklin che i “giganti giovinetti” di Carducci –, il clima che sa di Mediterraneo: tutto è perfetto. Conconi pensa subito a un edificio che si adatti alla natura del luogo. «Le architetture», nota a proposito Dossi, «in genere prendono il motivo dominante dalla natura che circonda l’occhio dell’artista». Böcklin ispira le viste di scorcio, l’aggetto dei volumi architettonici, le terrazze di marmo bianco che si stagliano, tra il verde e i roseti, contro il blu del lago. Progettista tanto aperto alle declinazioni internazionali dell’Art Nouveau, dal Liberty allo Jugendstil, quanto immune alle retoriche dell’antico cui l’architettura postunitaria attinge a piene mani, Conconi, longa manus del committente, disegna un edificio razionale, ospitale, assolutamente all’avanguardia per il tempo. I locali di servizio nella parte più bassa, dove alloggia le cucine e la caldaia del riscaldamento centrale. L’unico comignolo è celato nell’obelisco scolpito da Cesare Ravasco, dedicato a “Le tre arti consolatrici della vita” (1904) nel giardino pensile retto da travi di cemento armato; poi gli appartamenti per la famiglia, ché Dossi vuole seguire da vicino i lavori; infine quelli di rappresentanza per gli ospiti. Gli spazi ufficiali si alternano a discreti salotti. Il progetto decorativo non dimentica alcun angolo, mai eccedendo. Dossi chiama i vecchi compagni che sono i migliori artisti e artigiani: Alessandro Mazzucotelli modella il ferro in fogliami e cardi; l’ebanista Eugenio Quarti crea gli arredi su misura; Carlo Agazzi gli affreschi. Poi ci sono le tele di Tranquillo Cremona, le sculture di Giuseppe Grandi. Dossi riordina i suoi immensi archivi e redige le epigrafi agli amici e alle amiche da incidere sulle colonne di due distinti porticati. È quasi un segno che il completamento dell’edificio e la scomparsa di chi lo volle cadano nello stesso anno, il 1910. Come finisce questa storia? Non finisce, perché tutto è pressoché come allora: i cipressi, gli affreschi, gli arredi, i libri. La villa ancora accoglie la famiglia che quotidianamente la vive, se ne prende cura. Gli amici, vecchi e nuovi, continuano a essere sempre i benvenuti.

 

Casa Vogue, ottobre 2018, supplemento al n. 818 di Vogue Italia, pag. 82

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Il 19 ottobre viene celebrato Santa Laura, la ricorrenze cristiana istituita in onore di Santa Laura di Cordoba. E' un nome molto diffuso sia in Italia che in Europa, deriva dal latino e fa riferimento all'alloro che era una pianta sacra per il Dio Apollo: ecco chi sono le star che portano questo nome.Continua a leggere

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Il pepe nero è una spezia molto utilizzata in cucina e dalle tante proprietà benefiche: favorisce la digestione e stimola il metabolismo e svolge un'azione antisettica ed espettorante. Inoltre viene molto utilizzato nelle diete dimagranti in quanto stimola la termogenesi, evitando l'accumulo di grassi. Scopriamo di più sulle proprietà di questa preziosa spezia.Continua a leggere

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I giocatori e lo staff tecnico dell’ AS Roma indosseranno nuove divise firmate BOSS per il campionato di Serie A 2018/2019  e in tutte le occasioni ufficiali del club nella stagione 2018/2019, incluse le competizioni europee. Il guardaroba, creato in esclusiva per il team, include un abito slim-fit blu scuro in materiale stretch naturale ad alta performance, camicia bianca slim-fit in cotone stretch, cravatta in seta con il logo AS Roma, cintura e scarpe in pelle.

HUGO BOSS è partner di club calcistici internazionali tra cui Real Madrid, FC Bayern, Tottenham Hotspur e Paris Saint-Germain. I look sono disponibili in tutti i negozi BOSS mentre la cravatta è disponibile in esclusiva nello store di Roma.



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È tempo di rispolverare i Dr.Martens o in generale i vostri vecchi anfibi, oppure di acquistarne di nuovi. Se pensate che la vostra età anagrafica non ve lo permetta, vi offriremo dei buoni motivi per ricredervi. Prima di tutto perché sono tantissimi i modelli di anfibi in circolazione, non sono più una prerogativa dei soli ventenni, e non è vero che sono calzature difficili da abbinare. E poi perché gli anni ’90 sono tornati di tendenza e se questa stagione volete essere davvero alla moda, non potete non possederne un paio. Gli anfibi poi sono un’ottima alternativa per chi è stanco dei soliti stivaletti modello ankle boots e ha voglia di sperimentare nuovi look dalla personalità più forte. Soprattutto nel week end e nel tempo libero.

Stile rock: anfibi rigorosamente neri, classici, magari con stringhe a contrasto, abbinati a jeans skinny, anch’essi neri, da inserire all’interno della scarpa. Se volete apparire come un vero “ribelle” allora scegliete un tipo di calzatura più elaborata, magari con decorazioni particolari come doppie zip, fibbie o anche borchie. Nella gallery i modelli di: Cesare Paciotti (che ha inserito nel tacco una parte di catena da moto) e Louis Vuitton (in pelle di vitello lucida con tramezza in tela Monogram, iniziali del brand capovolte sul lato e leggera micro-suola).

Stile sportswear: hanno un’impronta decisamente sportiva e sono molto più comodi rispetto agli altri. Da abbinare a jeans oppure a pantaloni in felpa o in tessuti tecnici. Un’alternativa alle sneakers. Il modello Diesel in robusta pelle con dettagli consumati sulla punta ha un aspetto vissuto, ha lacci ispirati al trekking e una comoda imbottitura alla caviglia.

Stile passe-partout: per la città, la campagna o la montagna. Per quando fa freddo e per quando piove. Realizzato in pelle di vitello nera lucida, il modello di Jimmy Choo presenta una doppia suola spessa e soprattutto ha un caldo rivestimento in shearling. Il modello di Brunello Cucinelli invece si ispira al mondo dell’abbigliamento militare e ha una forma stondata sulla punta che va ad affinarsi poi sulla caviglia e sulla parte alta della tomaia. La nuance sfumata e la texture lievemente disomogenea del vitello Pull-up sono abbinate all’aspetto ricco e irregolare del feltro impiegato sulla linguetta. Da indossare con pantaloni all’interno della scarpa (skinny o anche leggermente cargo), un trench o un parka.

Stile casual-chic: raffinati nei materiali nel design, questi tipi di anfibi possono essere indossati con pantaloni in flanella, velluto, con completi formali o con abiti spezzati. In questo caso naturalmente il pantalone deve cadere sulla scarpa. Nella gallery: anfibio bimateriale di A.Testoni in morbida nappa lievemente martellata e pelle di vitello dalle intense sfumature marroni, raffinata punta a coda di rondine con giochi di bucature e pratico occhiello per facilitare la calzata.



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Procurarsi un costume da uomo adatto alla notte di Halloween è un’impresa dispendiosa in termini di tempo e denaro che alla fine serve solo ad accrescere la pila di spazzatura non riciclabile. Invece di aspettare il 1° novembre e magari cedere alla tentazione di fare il classico acquisto dell’ultima ora, sperperando inutilmente denaro, proviamo a investire una cifra un po’più alta su qualcosa da indossare anche dopo Halloween. Quale acquisto ti sta ossessionando in questo momento? Se ci fosse la possibilità di usarlo anche come un leggendario costume, potresti prendere due piccioni con una fava. Ecco 10 idee per mettere insieme le cose e trovare un’ulteriore scusa per divertirti a fare shopping.

IL POMPIERE Il costume da pompiere è un costume perfetto per Halloween. Se sei padre farai felici i tuoi figli mentre l’acchiappo è garantito nel caso fossi single. È caldo e riflettente se ci aggiungi un elmetto da cui potrai liberarti quando vuoi. Il grande vantaggio è che gli abiti ispirati ai pompieri sono di tendenza in questa stagione e quindi non devi comprare qualcosa da gettare subito tra le fiamme.

ERIK KILLMONGER Come se il mood del film Black Panther non fosse già abbastanza intonato al clima di Halloween, il supercriminale Killmonger, il tizio più abile e astuto di Wakanda, indossa i pantaloni considerati più cool negli Stati Uniti in questo momento: i calzoni mimetici da allenamento. Diciamo che il costume è una scusa per rinforzare il corredo Balenciaga e il bicipite in palestra.

WEDDING DAY, IL PRINCIPE HARRY Il principe Harry nel giorno del suo matrimonio è un costume perfetto da indossare sia per rinforzare un legame sentimentale esistente, sia per giocarsi nel modo migliore le proprie carte da single. Ti offre anche la scusa perfetta per comprare quei pantaloni a strisce laterali che hai tenuto d’occhio per buona parte dell’anno. La giacca, nel frattempo, richiede qualche piccola modifica o l’acquisto di qualcosa di simile in un negozio molto economico o su eBay.

NICOLAS CAGE IN RAISING ARIZONA Questo tipo di costume non è particolarmente attuale, anche se Nic Cage è un sempreverde, ma ti permette di comprare un’ultima grande camicia hawaiana prima del loro letargo invernale negli scaffali in attesa della prossima estate. È anche un’eccellente mossa per una scelta dell’ultimo minuto e a basso sforzo. A parte la camicia, tutto ciò di cui hai bisogno è un paio di baffi, un po’ di peli sul petto e un cartello con la tua foto segnaletica.

SMOKEY E THE BANDIT IN PURO STILE BURT REYNOLDS Rendi omaggio a Burt Reynolds, leggenda di stile e autentica divinità nella cura del proprio aspetto, vestendoti come uno dei suoi migliori personaggi: Bo “Bandit” Darville. Avrai una scusa per acquistare alcuni abiti da cowboy firmati che continuano a spadroneggiare nell’abbigliamento maschile. In più potrai fingere di comunicare con una radio cb collegata al nulla per tutta la notte, il che sembra divertente.

GIANNI VERSACE Hai due ottime scuse per vestirti da Gianni Versace durante il prossimo Halloween. La prima è che la serie tv, The Assassination of Gianni Versace è uscita quest’anno. La seconda è che le camicie forti e fluide stile anni ‘90 vanno oggi estremamente di moda. Diciamo che se te lo puoi permettere puoi andare direttamente alla fonte arricchendo il tuo guardaroba, oppure ripiegare su una cintura con fibbia e interpretare Gianni vestendoti in nero e portando a braccetto un paio di amici estremamente alti e imbronciati.

PETE DAVIDSON Halloween mette in evidenza la BDE, la “big dick energy” di chi si sente superdotato, presente in tutti noi. Perciò recitare la parte di Pete Davidson non sarà affatto un problema. Aiuta anche il fatto che il suo stile si basi interamente su uno streetwear confortevole, che ognuno vorrebbe sempre indossare. Basta investire qualche dollaro in qualcosa di un po’ più forte del solito e indossare la felpa con cappuccio tutta la notte e il gioco è fatto.

FREDDIE MERCURY Grazie a Rami Malek e alla sua continua ossessione sull’universo stilistico degli anni ‘70, questo è un grande anno per vestirsi da Freddie Mercury. I costumi teatrali del Dio del rock britannico sono sempre belli da indossare, ma noi puntiamo sul Freddie fuori dal palco, così potrai puntare su una delle t-shirt con il logo retrò della stagione. Basta aggiungere jeans altrettanto aderenti e una parrucca della mamma.

SHAFT Il costume da Shaft è un divertimento assicurato per Halloween e un’opportunità più che unica per lanciarti su una giacca di pelle da vero fuoriclasse. Una specie di trench, anche se qualsiasi indumento stile anni ‘70 può donare l’aspetto di Richard Roundtree, a patto che sia indossato con basette finte e un maglione a collo alto come fa il detective del film in questione. In alternativa, puoi ripiegare sul remake di Samuel L. Jackson optando per la versione con impermeabile di Matrix (molto in passerella nel 2018) e la testa ben rasata.

MISTER ROGERS “Won’t You Be My Neighbor?” è il film che ha reso omaggio a Fred Rogers e anche tu puoi farlo ad Halloween indossando uno dei suoi iconici maglioncini. Assemblare il resto del costume dovrebbe essere abbastanza facile: la famosa divisa di Rogers è composta dagli elementi base di ogni abbigliamento maschile che tutti dovrebbero possedere.

Testo originale di Megan Gustashaw per GQ US



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ValentinoNeon, come Alison BrieBeauty BayDakota Johnson x WMagPrato, come Emma StoneShiseidoPetrolio, come Ursula CorberoAnastasia Beverly HillsValentinoSmeraldo, come Lucy AleGucciLa trend setter: Emily, protagonista de Il Diavolo veste PradaYves Saint LaurentPavone, come Alessandra AmbrosioUrban DecayOttanio, come Emily Ratajkowski

Vi avevamo già detto che il lime sarebbe stato il colore-trend di stagione. Sdoganato dalla Regina Elisabetta che, lo scorso giugno, lo ha indossato dalla testa ai piedi, è stato poi indossato da Sarah Paulson, Blake Lively, Chiara Ferragni e Kim Kardashian. Ma come ogni tendenza che si rispetti, è arrivato anche nel beauty case. Se le scorse stagioni era infatti l’azzurro a trionfare sulle nostre palpebre, ecco che per l’Autunno/inverno 2018-19 è il verde quello da provare. Pensate che non stia bene a tutte o che faccia troppo effetto prato? Vi sbagliate! Basta infatti trovare la tonalità giusta in base a colore di capelli e incarnato.

Emma Stone, rossa con la pelle chiara e rosata, lo ha scelto pastello ma acceso. Alison Brie ha invece osato con un neon ed era molto chic grazie alla sua chioma color cioccolato. Alessandra Ambrosio ed Emily Ratajkowski hanno optato per una nuance scura, visto il loro incarnato olivastro, mentre Ursula Corbero, biondissima, lo ha scelto intenso, color petrolio, per dar profondità all’occhio. Bellissima anche Dakota Johnson nell’editoriale di W Magazine, con un cat-eye grafico color smeraldo perfetto per i suoi capelli ramato caldo.

La regola-guida da seguire resta insomma sempre la stessa: la classica ragazza mediterranea, con occhi e capelli scuri sta bene con un verde scuro. La bionda, dall’incarnato dorato, dovrà sceglierne uno più tenue, pastello. Con i capelli rossi si sposano tutti alla perfezione.

In più Pat McGrath ha portato sulla passerella Primavera/estate 2019 di Valentino un trucco occhi couture, con strass ton sur ton. E se anche la regina del make-up dice che l’ombretto verde è e sarà un vero trend perché non sperimentarlo sulle nostre stesse palpebre? Nella gallery i prodotti da provare e le idee trucco da copiare alle star.

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Ore e ore passate davanti allo schermo del pc, del tablet e dello smartphone, e la nostra vista che peggiora sempre di più. Alla sera ci ritroviamo più stanchi del normale perché a risentirne sono soprattutto gli occhi, che arrivano parecchio affaticati. L’acqua e una corretta idratazione sono però degli alleati di salute. «L’acqua svolge un’importante funzione per il corretto funzionamento della retina e del vitreo, elemento che si trova tra il cristallino e la retina stessa – spiega il Dott. Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation – bere la giusta quantità d’acqua, infatti, permette di proteggere e preservare l’igiene del bulbo oculare, oltre che a preservare o rallentare lo sviluppo di problematiche legate alla salute dell’intera struttura: un’accortezza importante sia quando si lavoriamo o facciamo le nostre ricerche su internet, sia quando vengono praticati gli sport elettronici attraverso i videogiochi, i cosiddetti E-Sports».

La mancanza di idratazione comporta anche una diminuzione delle lacrime e l’occhio, avendo meno protezione, si secca e diventa rosso. Vi è mai capitato a fine giornata di vedere delle macchie marroni che si muovono nel campo visivo? «Un esempio delle problematiche legate alla sovrasollecitazione dell’occhio  possiamo trovarle – prosegue il Dott. Alessandro Zanasi – nelle cosiddette miodesiosie, anche conosciute come mosche volanti dell’occhio, che vengono percepite come macchie scure di piccole dimensioni, che si muovono nel campo visivo, poiché proiettano la loro ombra sulla retina. Questo fenomeno, dovuto alla perdita di trasparenza del corpo vitreo, si tratta di addensamenti della sostanza che lo compone, la cui struttura gelatinosa è composta per il 99% d’acqua e per l’1% di fibre di collagene, acido ialuronico, cellule vitree e altre sostanze. Questo deterioramento può essere dovuto all’età o da patologie come la miopia».

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Acqua micellare dermatologica Sensibio H2O di Bioderma

(Foto: Sara Sibio)

Quando il farmacista e biologo Jean-Noël Thorel formulò, nel 1995, Sensibio H2O, la prima acqua micellare dermatologica, partiva da un pensiero che sarebbe diventato l’asse portante di Bioderma, il brand che egli stesso aveva fondato nel 1977: “Oltre a trattare la pelle, bisogna insegnarle a vivere secondo la sua biologia naturale”. Ancora oggi, è proprio questa la missione di Sensibio H2O, acqua micellare ispirata alla biologia cutanea e adatta a tutti i tipi di pelle, anche la più sensibile e reattiva. La sua formulazione unica consente all’epidermide più sensibile di resistere agli stress di origine ambientale, per molto tempo. Ecco, nel dettaglio, quali sono le caratteristiche e i punti di forza di quest’acqua micellare che rappresenta il prodotto igienico più prescritto dai dermatologi di tutto il mondo.

IL POTERE DI UNA FORMULA CON APPROCCIO ECO-BIOLOGICO Da sempre, l’obiettivo del brand Bioderma è quello di minimizzare, anche attraverso le formulazioni, il numero di agenti inquinanti e il loro impatto sull’epidermide. La formula di Sensibio H2O, che permette di detergere la pelle in profondità rispettando la sua biologia naturale, è stata sviluppata proprio per diminuire tutti i rischi causati da potenziali agenti macroinquinanti, come tensioattivi e detergenti, e persino dall’acqua utilizzata nelle formulazioni, la quale – se non adeguatamente purificata – può trasformarsi essa stessa in agente inquinante. L’acqua che Bioderma utilizza nelle soluzioni micellari è infatti altamente purificata, ovvero della medesima qualità dell’acqua utilizzata nelle soluzioni iniettabili.

IL VANTAGGIO DI USARE SENSIBIO H2O SULLA PELLE SENSIBILE Grazie alla tecnologia micellare, innovazione del Laboratoire Bioderma, l’acqua micellare dermatologica Sensibio H2O è in grado di mantenere inalterata la barriera idrolipidica cutanea. La sua formula ha un ph 5,5 simile a quello della pelle e rispetta la composizione biochimica cutanea, requisito imprescindibile per una pelle sana e vitale. Non solo: grazie all’uso di sostanze rigorosamente selezionate, eventuali tracce del prodotto rimaste sulla pelle non rischieranno in alcun modo di indebolirla. A differenza, poi, della comune acqua cosmetica, l’acqua purificata contenuta nella formula di Sensibio H2O limita il rischio di infiammazioni, poiché assolutamente priva di batteri che possono liberare sulla pelle endotossine. La sua formula è ulteriormente rinforzata da ingredienti riconosciuti per le loro proprietà lenitive, inclusi tre zuccheri naturali con azioni specifiche: il Ramnosio, che riduce le irritazioni e il rischio potenziale di allergie; il Mannitolo, che limita la quantità di radicali liberi, riducendo il danno cellulare e prevenendo i processi infiammatori; i Frutto-oligosaccaridi, che proteggono la pelle dagli agenti nocivi e riducono il rischio di sensibilizzazione cutanea.

QUANDO USARE E PERCHE’ USARE SENSIBIO H2O Al mattino, detergere la pelle del viso con Sensibio H2O aiuterà l’epidermide a liberarsi dalle tossine rilasciate durante la notte. In più, servirà a eliminare anche le particelle più fini degli agenti inquinanti presenti nell’aria che si sono accumulate sulla pelle. In questo modo, attraverso pori totalmente liberi e detossificati, la cute potrà assorbire con più facilità i successivi trattamenti skincare.

Usata la sera, prima di andare a letto, l’acqua micellare dermatologica detossifica i pori dalle particelle sensibilizzanti accumulate sulla pelle, assicurando una detersione profonda e una rimozione totale di trucco, inquinamento, sebo, tossine, cellule morte. Sensibio H2O offre inoltre una sicurezza garantita per la pelle sensibile del viso, anche sulla delicata zona del contorno occhi, grazie alla sua eccellente tollerabilità.

Acqua Micellare dermatologica Sensibio H2O di Bioderma

Acqua Micellare dermatologica Sensibio H2O di Bioderma

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